venerdì, gennaio 08, 2010

Come farsi ammazzare in ospedale

Va bè, il destino si accanisce su di me e mi invita, mediante coincidenze e segni vari, a raccontare questa cosa. E io la racconto. Tema generale: malasanità, argomento di cui proprio in questi giorni parlano tanto i mass-media, sostenendo in linea di massima la tesi che la sanità italiana non è cattiva ma esistono poche mele marce che ovviamente andrebbero eliminate.

Io su questa tesi ho molti dubbi, se non altro perché in ogni occasione in cui mi è capitato di avere a che fare con gli ospedali negli ultimi due anni, ci fosse stata una volta in cui le cose sono filate lisce. L'ultima riguarda un parente di mio marito, un signore sulla cinquantina che, per rispetto della privacy, chiamerò con il nome fittizio di Pasquale.

Allora, succede che, tre o quattro settimane fa, Pasquale ha un incidente catastrofico cadendo col motorino, investito da un ragazzo che viaggiava anch'esso in motorino. Pasquale cade, si rugola per terra, si fa un sacco di abrasioni e si frattura pure qualche osso (e meno male che aveva il casco). Quando riceve i primi soccorsi, visto che è tutto uno scortico, gli somministrano della penicillina... e lui comincia a sentirsi mancare il fiato e a dare gran brutti segni. Insomma scoprono che Pasquale è gravemente allergico alla penicillina, e poco ci manca che lo spediscano all'altro mondo.

In qualche modo lo recuperano, dopodiché ovviamente lo ricoverano in ospedale, lo bendano, lo ingessano, ecc. Gli fanno anche una serie di esami e lastre varie, per verificare se ci sono lesioni interne. Di lesioni interne non ne trovano, ma grazie a quelle lastre scoprono che ha un aneurisma all'aorta (ormai così gonfia che rischia di scoppiare) e una valvola cardiaca malfunzionante; roba che stava rischiando la pelle senza saperlo.

Ringraziando a questo punto l'incidente che ha permesso di scoprire il pericolo, lo portano in non so quale ospedale di Bologna dove viene operato: gli sistemano l'aorta e inseriscono una sorta di valvola artificiale che fa le veci di quella "malata".

Lo riportano a Rimini, ma la convalescenza non va come previsto e Pasquale, di giorno in giorno, non migliora. Viene fuori che certi valori non sono quelli che dovrebbero, sicché c'è addirittura l'ipotesi che la valvola artificiale non funzioni a dovere e che si debba tornare a Bologna e rifare tutto da capo. Ovviamente, prima di procedere con una cosa tanto invasiva e impegnativa, predispongono una batteria di esami più approfonditi, uno dei quali necessita di lunghi preparativi, tra cui stare a digiuno tre giorni.

Insomma Pasquale fa i suoi tre giorni di digiuno, si fa somministrare farmaci e flebo di ogni tipo, e finalmente arriva il giorno del super-esame. Un'infermiera si presenta nella stanza di buon ora e procede con una serie di preparativi. Avete presente, no? "Beva questo", "inghiotta quest'altro", "adesso stia fermo che le attacco la flebo", ecc ecc. A un certo punto, Pasquale inizia a sentirsi male, gli manca l'aria, respira a fatica. La moglie chiede: "Scusi, ma cos'è quella roba che gli ha dato poco fa?" E l'infermiera risponde, serafica: "Penicillina".

Morale della storia: la moglie quasi ammazza l'infermiera, Pasquale quasi ci rimette le penne; il super-esame va chiaramente a monte (tre giorni di digiuno e schifezze varie buttati alle ortiche), lo portano di corsa in rianimazione, gli salvano la pelle per il rotto della cuffia, e adesso è da tre giorni in terapia intensiva.

Naturalmente, la famiglia di Pasquale è concentrata sul fatto che lui sta male e che da questa odissea non si riesce a venire fuori, quindi mettersi a fare denunce o cercare responsabili non è una loro priorità, sono tutti in ben altre faccende affaccendati. Passando dal particolare al generale, la mia idea è che il personale medico responsabile di errori marchiani come questo se la cavi più spesso di quanto non si venga a sapere, perché quando sei lì dentro tutto quello che vuoi è uscire e riprendere a farti la tua vita (anche se ovviamente non ti dimenticherai mai i casini che ti hanno combinato) e quindi alla fine, sebbene con dubbi e rimpianti, finisci per passarci sopra e lasciar stare.

Nel caso di Pasquale e della penicillina, peraltro, non credo che ci vorrebbe una laurea per individuare chi è il cretino che deve assumersi la responsabilità dell'erroruccio che poteva costare la pelle a Pasquale. O è l'infermiera che ha somministrato la penicillina (se nel protocollo dell'ospedale è previsto che sia l'infermiera a controllare che il paziente non sia allergico); o è il medico che ha predisposto la somministrazione della penicillina (se il controllo della cartella medica toccava a lui); o sono quelli che hanno soccorso Pasquale dopo l'incidente e non hanno scritto nella sua cartella medica che è allergico alla penicillina e che già ha rischiato grosso. Non è che si debba andare a cercare tanto lontano, o mi sbaglio?

Altri miei amici e conoscenti hanno recentemente avuto brutte esperienze, magari non drammatiche come queste (a volte sì!) ma comunque significative. Anche i miei giorni nel reparto di ostetricia, quando è nata la mia bambina, sono stati puntellati da una serie di inefficienze e idiozie che uno si chiede se certi dottori e infermieri li scelgano a sorte fra dei coltivatori di patate guatemaltechi. E se nel giro di un paio d'anni io sono venuta a conoscenza di sei o sette esempi di malasanità grave (non gravissima, non provocante la morte di nessuno, ma comunque grave), vuol dire che qui non ci sono "poche mele marce", c'è tutto un frutteto che è andato a puttane.

Concludo con un invito, alle mie conoscenti che hanno attraversato la loro parte di brutte esperienze (vuoi sulla loro pelle, vuoi su quella di amici o parenti), di scrivere come è andata, e se non hanno un blog possono approfittare del mio. In fondo è un modo per raccogliere un po' di testimonianze che diano l'idea della quantità di casi che possono verificarsi. Il tribunale dei diritti del malato raccoglie moltissime segnalazioni, ma io resto convinta che sia una percentuale non elevata, rispetto alla totalità dei casi. Capisco che manchi la voglia di impelagarsi in cause e denunce (io stessa non ho avuto nessuna voglia di mettere alle corde quella rintronata di ostetrica che ho avuto la disgrazia di incontrare: volevo solo andare a casa, riprendermi dal cesareo e godermi la mia bambina), ma almeno un contributo a identificare la dimensione del fenomeno possiamo darla. Se vi va...

mercoledì, gennaio 06, 2010

Norvegese, come no...


«Vieni un po' a vedere...»
«Cosa?»
«C'è un documentario sui gatti a pelo lungo, stanno parlando del norvegese...»
«Bello!»
«Sì, ma sai cosa? Da quello che dicono, mi sa che la nostra gattona è proprio una norvegese...»
«Dici? A me sembra più un incrocio random di centomila tipi di gatti a pelo lungo.»
«No, no, ascolta...»
Televisione: "Hanno la peculiarità di questi ciuffetti di pelo nelle orecchie..."
«Vedi?»
«Hmm...»
Televisione: "La loro pelle secerne una sostanza oleosa che si deposita sul pelo e lo rende quasi del tutto impermeabile. Purtroppo questo particolare sebo può anche creare nodi e matasse di pelo..."
«Vedi?»
«Hmm...»
Televisione: "...motivo per cui bisognerebbe spazzolare il norvegese almeno una volta al giorno."
«Ah sicuro... spiegaglielo, alla belva!»
«Però, vedi che sembra proprio il nostro caso?»
Televisione: "Un norvegese in pieno inverno infoltisce il suo pelo in modo da avere una bella criniera folta e anche i proverbiali "calzoncini" di pelo nelle zampe posteriori."
«Vedi?»
«Hmm...»
Televisione: "Un'altra caratteristica dei norvegesi è la forma della zampa, che appare come "palmata", il che li rende in grado di nuotare e di sentirsi in confidenza con l'acqua..."
«Vedi?»
«Hmm...»
Televisione: "Si tratta inoltre di gatti dalla vivace e spiccata intelligenza."
«...»
«...»
«No, vabbè, niente norvegese...»
«Eh, dai, lasciamo stare che è meglio...»

Adesso è inverno sul serio

Due (forse tre) settimane di gelo e neve su mezza Italia, a una persona normale dovrebbero bastare per avere forte la sensazione dell'inverno. A me no. A me servono due cose affinché non solo il cervello, ma anche tutto il resto si sintonizzi sull'idea dell'inverno, del freddo pungente, del brutto tempo, delle giornate corte.


La prima è il profumo del calicantus, questo arbusto semisecco e un po' sgraziato, che sembra sia sempre lì lì per morire, e invece è proprio fatto così, burbero e scontroso. Infatti fiorisce d'inverno, senza nessuna fretta, quando gli sembra il momento giusto, quando riesce a intercettare qualche ora di raro sole invernale. Tutto quello che ha di dolce e amichevole deve averlo messo nel profumo dei suoi fiori, che spandono un aroma delicatissimo in grado di colpirti le narici quando meno te lo aspetti. Passeggi per strata pensando agli affari tuoi e all'improvviso, zot! il profumo del calicantus. Quando abitavo a casa dei miei, e due piante di calicantus le avevamo in giardino, era uso tagliarne qualche ramoscello fiorito e metterlo in salotto: profumava tutto l'ambiente per giorni. A me non sembra inverno finché non sento il profumo del calicantus, e qualche giorno fa l'ho sentito: in modo inaspettato e sorprendente, com'è giusto che sia.


Poi c'è il pettirosso. Per anni e anni da quando ero piccola (diciamo pure qualcosa tipo trent'anni), puntuale ogni inverno, a un certo punto mio padre mi chiamava in cucina e, dalla porta a vetri, mi indicava una macchiolina saltellante nel giardino, dicendomi: "Hai visto? E' tornato il nostro pettirosso!"
Figuriamoci se per trent'anni poteva essere lo stesso pettirosso a tornare fedelmente; eppure, non c'è stato inverno in cui un pettirosso (forse una dinastia: nonno, padre, figlio, nipote...) non sia venuto a mangiare le bricioline di pane di fronte al portico. A me non sembra inverno finché non vedo un pettirosso, e stamattina ne ho visto uno nel cortile di una casa del mio quartiere, becchettare qua e là. Con la stessa saltellitudine del "nostro" pettirosso di campagna, così da farmi fare un bel respiro di aria fredda e, finalmente, davvero invernale.

lunedì, gennaio 04, 2010

Buffi robottini vaganti

Una delle cose che non so mai dove infilare quando mi trovo in fase di riordini, è Roborally. Lì per lì mi verrebbe da ficcarlo in qualche sportello, incastrato in mezzo ad altre carabattole che uso una volta ogni morte di papa, ma poi non ci riesco mai. Perché Roborally è un gioco talmente simpatico, e ha pure una scatola così bella (cosa per me non trascurabile, e se fossi esterofila quale sono, userei il termine packaging), che mi piace tenerlo in vista.


Il gioco parte immaginando che ci sa una vecchia fabbrica in disuso nella quale si aggirano dei robottini ancora impegnati a seguire la loro programmazione (mi viene in mente Wall-e...), che devono muoversi evitando buche, aggirando ostacoli, passando su tapirulan, sparando agli altri robottini se danno fastidio, e cose del genere. La cosa divertente è che ciascun giocatore, all'inizio di ogni turno, deve decidere in anticipo il percorso che il suo robottino compierà in quel turno, utilizzando una limitata serie di mosse che ha a disposizione. Cosicché, nel momento in cui sul tabellone di gioco si muovono due o più robottini, è inevitabile che prima o poi i percorsi prestabiliti di ciascuno entrino in collisione e modifichino le carte in tavola senza che ci sia più alcuna possibilità di porre rimedio ai disastri incombenti.


L'ultima volta ci abbiamo giocato un paio di mesi fa, da allora sta lì in un angolino a prendere la polvere, ma non dispero. Nel frattempo mi diverto navigando il sito ufficiale di Roborally e in particolare la demo, che è molto ben fatta. Se amate i giochi dove ci vuole un po' di ragionamento ma la malasorte è in agguato dietro ogni angolo, dovete provarlo almeno una volta. Fosse per me, non dovrebbe mancare in nessuna ludoteca!

Dylan Dog: "Mater Morbi"

Non sono una lettrice abituale di Dylan Dog, ne acquisto qualche albo qua e là giusto quando so che è scritto e/o disegnato da qualche sceneggiatore e/o disegnatore che apprezzo in particolar modo. Questo albo, "Mater Morbi" (di Recchioni / Carnevale) lo aspettavo da un bel po' di tempo e mi è molto piaciuto.


Dopo tutta l'incredulità e la rabbia che ho ingoiato al tempo del ricovero e della morte di mio padre (cosa di cui ho scritto qui), e dopo tutto il rancore che ho provato e ancora provo nei riguardi dell'esercito di deficienti in cui mi sono imbattuta nel reparto di ostetricia quando è nata la mia bambina (cosa di cui non ho ancora scritto perché mi viene la bile viola al solo pensiero e finisce sempre che mi passa tutta la voglia), un racconto sul tema della malattia svolge una "funzione esorcismo" niente male. Tanto più se scritta da uno sceneggiatore (Roberto Recchioni) che purtroppo conosce fin troppo bene ciò di cui parla, e disegnato da un artista (Massimo Carnevale) di quelli che probabilmente sfornano capolavori anche quando scarabocchiano i tradizionali ghirigori-passatempo durante le telefonate.

Lo trovate in edicola fino al 26 gennaio (il 27 esce il Dylan successivo), accattativillo perché ne vale la pena.

domenica, gennaio 03, 2010

Il viaggio mentale di Wonder Woman

In questi giorni sto facendo ordine tra libri e scaffali, e stamattina mi è venuto in mano il primo volume dell'edizione italiana di Trinity (di Fabian Nicieza e Mark Bagley), una storia che vede protagonisti Superman, Batman e Wonder Woman. Ho già scritto, in una recensione pubblicata su Fumo di China n. 175, che non è stata una lettura avvincente, ma non mi ero ancora mai soffermata su una pagina che ho trovato tristemente significativa. Ve la incollo qui, nella versione in lingua originale:


Capito l'impasse? Se le raccomandano di farsi curare la ferita sembrano troppo apprensivi in virtù del fatto che lei è una donna, e se non glielo raccomandano, sembra che ciò accada perché non vogliono fare la figura degli apprensivi in quanto lei è una donna.

Ma quanto è contorta questa cosa?!?

Se sei una persona che nella vita prende parte a battaglie e a combattimenti, non importa che tu sia uomo o donna, può capitare che ti procuri delle ferite, e in questo caso i tuoi compagni d'arme cosa fanno? Devono raccomandarti di darti una rattoppata, punto e basta! Cosa sono tutte 'ste menate che lo sceneggiatore ha messo in bocca al personaggio di Wonder Woman, che solitamente ha il buon senso di non farsi di 'sti viaggi mentali?

Non sarà che il continuo ed esasperante confronto fra i sessi che nella vita ci ritroviamo dietro ogni angolo di strada (difficoltà e magra retribuzione delle donne sul lavoro, scarsissima partecipazione delle donne alla politica, perdita d'identità degli uomini che percepiscono le donne come troppo aggressive, svalutazione degli uomini da parte delle donne che li percepiscono troppo zerbini o a seconda dei casi troppo maiali, ecc ecc ecc), sta generando poco a poco una specie di costante coda di paglia che conduce a ridicoli casi di sovrainterpretazione come questo?

Che poi, finché troviamo 'ste cose nelle pagine di un'avventura (bruttina) di supereroi, pazienza... ma ormai ne sento delle belle anche in real life. Tra cui un esponente politico che dice, a una mia conoscente che è venuta a trovarmi per le vacanze: "Vorrei affidarti questo certo assessorato, lo so che è un ambito di cui non capisci niente, ma sai com'è, bisogna che ci sia una donna...". Viva le pari opportunità, eh.

Ma una volta tanto...

...non potrebbe capitarmi di lavorare su una serie di fantascienza dove i personaggi non sembrino usciti da un manicomio? Boh, sarà che tutti hanno una gran voglia di emulare Evangelion, ma potrebbero anche sforzarsi di inventare qualcosa di meglio.

sabato, gennaio 02, 2010

Bat-Coyote contro Spider-Papero...

Bene bene, e così il 31 dicembre, con il voto ufficiale degli azionisti Disney, si è concluso l'affare del secolo: la Disney ha definitivamente acquisito la Marvel Comics. Ai tempi del primo annuncio, qualche mese fa, ne sono state dette di cotte e di crude, soprattutto dagli apocalittici che temono un'ingerenza della Disney nell'ambito strettamente creativo Marvel, all'insegna del buonismo e del bambinismo. Io non ci credo e mi inserisco così nella schiera degli integrati, che vedono questa partnership semplicemente come speculare di quella tra Warner Bros e DC Comics: un'occasione, proprio per i creativi Marvel, di avere sottomano un megacanale distributivo, quello disneyano, già inserito capillarmente in qualsiasi settore dell'entertainment: giochi, videogiochi, gadget, merchandising, home theatre, cinema, tv, carta stampata...


Al massimo mi preoccupo un po' dell'effetto duopolio che due simili colossi possono generare, ma in fondo, anche tornando al solo settore del fumetto, negli USA già c'era un duopolio (Marvel/DC) che non ha impedito ad altri prodotti di emergere, vuoi perché intrinsecamente validi (Cerebus, Strangers in Paradise, Bone...), vuoi perché capaci di cavalcare mode e tendenze (tanti titoli della Top Cow secondo me rientrano in questo discorso). Quindi, anche da questo punto di vista, sono preoccupata fino a un certo punto.


Ovviamente solo il futuro rivelerà se mi sbaglio o se ho ragione.

venerdì, gennaio 01, 2010

La saga del citofono, parte seconda

Tutti coloro che fossero rimasti con il fiato sospeso dinanzi all'incerta sorte del citofono di questa casa possono rilassarsi: ci siamo quasi.

Infatti, il Ghigo (nella sua tradizionale tenuta da lavoro domestico "pigiama & ciabatte") e le sue due imprescindibili assistenti si sono messi al lavoro per montare il citofono nuovo...



...ma nonostante tutta la buona volontà...



...e nonostante il tradizionale ottimismo...


...il citofono non va.

O meglio: apre cancello e portone, ma non permette la comunicazione fra interno ed esterno, insomma è muto (per carità, sempre meglio che sventrato e penzoloni come l'avevo lasciato io).

Ci siamo rassegnati e a giorni verrà l'elettricista. Vi faremo sapere...

Poco musical, ma buono

Il 2009 è stato, per forza di cose, un anno molto domestico. L'ultima vera musical-vacanza me la sono concessa lo scorso dicembre, quando il Ghigo ed io abbiamo fatto uno di quei bei tour de force londinesi in cui nell'arco di 5 giorni riesci a vedere 9 spettacoli. Naturalmente, visto che ero al quinto mese di gravidanza, mi sono anche esibita in un breve svenimento in piena Oxford Street, ma che dire: l'avevamo messo in conto.

Tra parentesi, fra i tanti spettacoli visti c'era pure Piaf, interpretato dall'argentina Elena Rogers (quella del revival londinese di Evita insieme a Philip Quast). Temevo che per i miei gusti fosse uno spettacolo un po' troppo tetro, e invece mi è piaciuto un sacco (oh, poi tetro lo era eccome, intendiamoci). E voilà il trailer:



Dicevamo: nel 2009, quindi, niente viaggi e niente musical (e niente dischi o DVD, perché eravamo palesemente in tutt'altre faccende affaccendati), con due eccezioni: Mamma Mia a Milano in marzo (lo UK Tour passava dal Teatro degli Arcimboldi) e Chicago, sempre UK Tour, stavolta al Teatro Rossetti di Trieste in dicembre.

Come dicevo, erano degli UK Tour. C'erano quindi forti aspettative di professionalità, precisione e talento. Aspettative NON deluse! Entrambi gli spettacoli sono stati godibilissimi e di superqualità, con interpreti uno più bravo dell'altro, alcuni già noti, altri piacevoli scoperte. Chicago poi, si sa, fa parte della mia "top-triade del musical" (Cats, Follies, Chicago), e vedere nuovamente quelle belle coreografie, quei movimenti millimetrici, quella macchina da palcoscenico così splendidamente rodata e tuttavia sempre nuova, è stata un'emozione che mi era mancata parecchio. Ci aggiungo pure la chiacchierosissima compagnia (era una vita che volevo concedermi una giornata a tu per tu con Jaime Sommers e ci sono riuscita) e il piacere di conoscere Stefano Curti, direttore del teatro oltre che gran signore (dopo tutte le peste e corna che avevo detto a mari e monti anni fa, a proposito delle lacune organizzative quando la versione concerto di Elisabeth al Castello d Miramare saltò causa temporalone, tutto mi aspettavo meno che mi offrisse da bere).
Cast: stellare, come si conviene a un UK tour. C'era il rodatissimo Gary Wilmot nel ruolo di Billy (l'avevo già visto a Londra anni fa quando aveva preso il posto di Michael Ball in Chitty Chitty Bang Bang) e una sconosciuta-mai-sentita-prima-ma-incredibilmente-brava Twinnie-Lee More nel ruolo di Velma. Come faccia ad essere così sensazionale a 22 anni, praticamente neodiplomata, lo sa solo lei; sono sicura che calcherà i palcoscenici del West End per un pezzo.

Mi sarebbe tanto piaciuto assistere alla versione italiana di Avenue Q, come pure allo spettacolo degli Oblivion, ma ormai temo che sia troppo tardi. Sto invece resistendo, almeno per ora, alla tentazione di andare a vedere la versione italiana di Cats. La domanda in realtà è una sola; posso proprio io non andare a vedere il Cats italiano, per giunta targato Compagnia della Rancia e quindi presumiblmente curato e professionale? Eh. Non lo so. I pareri di amici con i quali spesso condivido gusti e giudizi, insieme alle clip disponibili in rete, fino ad ora mi stanno rendendo molto recalcitrante. Continua a sembrarmi un pigiama party più che un musical (il mio musical!!!) e fatico all'idea di sopportare quei costumi e quelle maschere per due ore e mezza. Ma probabilmente cederò al desiderio di metterlo comunque "a curriculum".

Va bè, due musical in un anno per me sono un insulto, ma la nascita di una bimba, come dire, ha un tantinello di precedenza. Sono comunque contenta al ricordo di questi Mamma Mia e Chicago... ah che soddisfazione, ah che bravi, ah che professionalità... a proposito, l'avrò mica già detto che erano entrambi UK Tour?!?

giovedì, dicembre 31, 2009

Happy New Year

Ed ecco gli auguri di fine anno, con lo stesso sistema degli auguri di Natale. :-)

venerdì, dicembre 25, 2009

Christmas Bells!

Vero che va bene se, invece che scrivere qualche frasetta di auguri, lascio parlare un po' di musica al posto mio?

sabato, dicembre 05, 2009

"Sventrato" vuol dire "sventrato"

Giovedì, ore 12:45. Arriva la mia signora ucraina (quella che una volta a settimana viene a darmi una mano con le pulizie "da mal di schiena", a me interdette causa infiammazione ormai cronica del nervo sciatico) e suona il citofono, ma il "beeeeeeep" del citofono (che ha un volume molto alto e spaventa regolarmente la mia bambina) decide di non fermarsi. Il suono insiste, fisso e lacerante, finché non sollevo la cornetta e allora smette d'improvviso. Desumo che si fosse incastrato il pulsante, o che un filo stesse facendo un contatto che non doveva, e non ci penso più.

Un'oretta dopo, proprio mentre sto dando la pappa alla bambina, il furibondo "beeeeep" riparte, e a nulla valgono i tentativi umani di fermarlo: sollevare la cornetta, premere in continuazione i pulsanti che aprono cancello e portone, alzare e abbassare ripetutamente la levetta che accende e spegne la comunicazione con l'esterno... niente da fare. Nel frattempo la bambina piange, la signora ucraina tenta di calmare la bambina e fa peggio... un disastro.

Decido di passare ai metodi disumani.

Stacco il contatore della luce (rendendomi conto solo poi che anche il computer era acceso...), ma niente da fare: evidentemente il citofono prende la corrente dal contatore esterno, quello condominiale. Allora afferro il citofono, contestualmente tirando giù tutti i santi del Paradiso, e lo sbatacchio con tutte le mie forze, nella speranza di sbloccare il misterioso ipotetico contatto che si è bloccato. Col risultato che mi ritrovo in mano la copertura in plastica, mentre il "beeeeeeep" assordante continua imperterrito e tutti i meccanismi interni del citofono a quel punto sono visibili. Inclusi un sacco di fili colorati. Schizzo in cucina, afferro le forbici con la copertura in plastica e assalgo il citofono in perfetto stile Psycho. Al secondo affondo, il suono cessa.

Sogghigno di soddisfazione.

Calmo la bambina, finisco di darle la pappa e gioco un po' con lei, dopodiché la metto a nanna per il pisolino del pomeriggio. A quel punto mando una mail al Ghigo in ufficio:
"Ehm... se riesci a venire a casa a un'ora decente, bisognerà andare a comprare un citofono nuovo, perché quello vecchio l'ho personalmente sventrato... poi ti spiego."

Lui arriva a casa puntualmente fornito di citofono nuovo comprato all'OBI. Esamina con uno sguardo la scena del delitto e balbetta:
"Ma... ma... ma cosa è successo?"
"Io e il citofono abbiamo litigato".
"Ma... ma... i fili sono tutti tagliati!"
"Lo so, sul momento non ho trovato altro modo per farlo smettere di suonare, avrei voluto vedere te con lei che piangeva in continuazione e quel suono assordante nelle orecchie!"
"Ma... ma... se i fili sono tutti tagliati e penzoloni, io adesso come faccio a capire come collegare i fili al citofono nuovo?!?"
"Ah."
"Non ci posso credere..."
"Oooh, insomma, alla peggio chiameremo un elettricista... e poi non ti avevo mica scritto che si era ROTTO il citofono, ti ho chiaramente scritto che l'avevo SVENTRATO!"
"Roba da matti... voglio fotografarlo..."
"Già fatto."

Il seguito alla prossima puntata.

Testimonianze dalla scena del delitto.
Foto 1 (panoramica):


Foto 2 (dettaglio):

lunedì, novembre 09, 2009

The Wake

E quel giorno alcuni di loro presero la parola. E alcuni restarono in silenzio.

Ma non c'è bisogno di riferire ogni sermone e discorso fumebre. Dopotutto eravate presenti. Potete aver dimenticato, nelle ore di veglia, qul che avete sentito quel giorno...

Ma vi tornerà in mente nei dolci, perduti, attimi di passaggio tra la veglia e il sonno profondo...

ricorderete le voci sussurranti degli dei della terra e del cielo...

le risate acute dell'innocente Caos...

il mormorio angosciante del freddo Ordine...

Le voci dei vivi. le voci dei morti.

Affolleranno il vostro sonno fino alla morte.


E poiché questoè un sogno...
e non dovrete mai dimenticare che si tratta di un sogno...

non sarete sorpresi quando di colpo, senza alcuna mediazione, come accade nei sogni...

il mausoleo non è più un mausoleo... voi tutti vi trovatre su un ponte.


Il mausoleo si è trasformato in un ponte? O è sempre stato così? O vi siete lasciati alle spalle il mausoleo dopo un misterioso viaggio?

Non sapreste dirlo.


Ma quella che avete scambiato per una bara è indubbiamente una barca.


Ora, mentre la barca comincia lentamente a scivolare, la ragazza nell'abito rosso si rivolge a tutti voi.

E le sue parole spiegano tutto.


Vi danno la pace. E il senso delle cose.


La ragazza dice addio a suo fratello.


E a quel punto fluttuate senza corpo, nel cielo, sovrastando il mondo.


E come capita nei sogni, non potete fare altro che osservare.


E a quel punto,
lottando per restare lucidi,
con la speranza che non finisca mai,

certi che il sogno, una volta interrotto, non tornerà mai più...

...vi svegliate.

Ed è un nuovo inizio.

[Neil Gaiman, "Sandman: The Wake"]

domenica, settembre 27, 2009

venerdì, settembre 25, 2009

Raffa forever

Questa sera ho cenato tardi (il tempo vola sempre via quando lavoro a qualcosa che mi piace) ma nonostante fossero già le nove, la mia scricciola era di ottimo umore - di solito intorno a quell'ora inizia ad essere un po' idrofoba perché ha fame e sonno. Così l'ho piazzata nella sua seggiolina e ci siamo fatte compagnia mentre io mangiavo e il suo biberon si scaldava (il Ghigo era uscito per un impegno).

Per distrarla ulteriormente accendo la tivù, quella piccola della cucina, e in cosa mi imbatto? Programma I migliori anni della nostra vita, condotto da Carlo Conti. Lì per lì volevo cambiare canale istantaneamente, ma proprio in quel momento parlavano degli anni Ottanta (i miei!!!) e presentavano il Gruppo Italiano che cantava "Tropicana" (mioddio da quanto tempo!!!), quindi sono rimasta su Rai Uno... anche perchè ogni singola canzone io la cantavo a mia volta tipo karaoke e facevo così la gioia della piccina, che se c'è una cosa che adora, è sentir cantare la sua mamma.

E in questo quadro idilliaco (io canto, la piccola mi guarda come se avesse una visione mistica, la canzone finisce, io faccio un sacco di moine alla piccola in attesa della canzone successiva, lei mi sorride beata), Carlo Conti inizia a introdurre il prossimo brano con la solita sfilza di banalità: pezzo indimenticabile, interpreti bravissimi, bla bla bla... e arriva al dunque: Aleandro Baldi e Francesca Alotta con "Non amarmi" (avete presente? se non l'avete presente e non ricordate il testo, non capirete mai il finale di questo post - ecco qua un link al testo).

L'incanto svanisce ed io - colta da un ricordo folgorante - inizio a ridere come una disperata, piegata in due, mentre la piccola mi guarda perplessa... poi mi riprendo e le canto anche questa, ma intanto i ricordi sono tornati a quasi vent'anni fa in quel di Bologna, nell'appartamento che condividevo con alcune amiche quando andavo all'università.

Una di queste, la mitica Raffa: persona in gambissima e con un carattere attivo e socievole che le ho sempre invidiato, ma con una singolare propensione a travisare nomi e parole.

Esempio 1.
"Va bè, ragazze, io capisco che il tal tizio si sia comportato male, però vorrei anche scagliare una freccia in favore di..."
"Raffa, si dice spezzare una lancia..."

Esempio 2.
"Uuuuh, che bel sole! E' proprio vero, il mattino si vede dal buongiorno!"
"Raffa, si dice il buon giorno si vede dal mattino..."

Ma la più bella.
"Alzi un po' la radio? C'è quella canzone di Aleandro Baldi e Francesca Alotta..."
"Uh sì, volentieri, piace anche a me! Anche se, a dirla tutta, non è che abbia mai capito fino in fondo il motivo di tutti i problemi che si fanno i protagonisti della canzone..."
"Bè, insomma, non è che sia una relazione come tutte le altre, direi che hanno le loro ragioni."
"Ma scusate, dov'è il problema? Di rapporti a distanza è pieno il mondo!"
"Rapporti a dist...? Raffa, ma di che stai parlando?"
"Eh, che lui sta in Inghilterra e lei in Italia, no?"
"?!?!?!?!?"
"Dài, quando lui dice «Non amarmi perché vivo a Londra»!!!"

mercoledì, settembre 23, 2009

Pubblicità da macaco a macaco

Nel corso di una sessione di pulizie d'autunno, ho trovato dietro un mobile un volantino pubblicitario che evidentemente era scivolato là dietro. L'avevo ricevuto l'anno scorso e lo avevo subito catalogato nella sezione "pubblicità ideata da macachi e diretta ad altri macachi".
Voilà il corpo del reato (cliccateci sopra per vederlo ingrandito):


Visto il giochino?
In teoria, ti regalano un'agenda.
Poi però, beh, non è proprio del tutto un regalo, devi spendere 60 centesimi.
Infine, cara cliente, il diritto al regalo devi pur guadagnartelo, bastano 5 euro di spesa e l'agenda è tua...

Ecco, io vorrei solo sapere se qualcuno ha effettivamente ritagliato il coupon e visitato il negozio. Solo questo vorrei sapere, già.

martedì, settembre 15, 2009

Eccessi di strategia

Ore 6:50, la bimba inizia a mugolare.
Ore 7:20, è decisamente sveglia e mi alzo, la vado a prendere, la cambio, ecc.
Ore 8.30, colazione.
Ore 10.00, fa un pisolino nella carrozzina mentre mia sorella la porta a spasso.
Ore 10.40, si sveglia.
Ore 12.45, inizia ad agitarsi e io penso: "tra che si è svegliata presto stamattina, e ha dormito pochissimo - appena 40 minuti - nella carrozzina, questa mi arriva all'ora di pranzo - che per lei sarebbero le 14 circa - imbufalita, un po' per la fame e un po' per il sonno.
Ore 12.55, ben PRIMA che si imbufalisca, la piazzo nell'altalenina elettrica, così magari fa una piccola nanna.
Ore 15.40, cioè ora: sta ancora dormendo...


venerdì, settembre 11, 2009

Leggenda e mediocrità

Qualche mese fa, quando è morta Farrah Fawcett, ci sono rimasta molto male e ho scritto due righe anche qui sul blog. In quelle due righe, specificavo che il mio dispiacere era dovuto sostanzialmente alla perdita di un'icona della mia infanzia e giovinezza, ma non ho attribuito a Farrah qualità interpretative e artistiche superiori alla media o che so io. Ciascuno è libero di affezionarsi a chi gli pare, anche a sproposito, ma deve sapere (nei limiti del possibile) i motivi di tale affetto.

In questi giorni tutti piangono la morte di Mike Bongiorno, e questo lo capisco perché si trattava di una figura storica della televisione italiana. Capisco di meno la mitizzazione del personaggio, l'attribuirgli caratteristiche che difficilmente gli venivano concesse quando era in vita.

Quindi, da snob quale sono, mi concedo di citare queste righe da Wikipedia:

Agli inizi degli anni sessanta Umberto Eco gli dedica il celeberrimo saggio Fenomenologia di Mike Bongiorno, nella quale la tecnica comunicativa del conduttore viene analizzata dal noto scrittore in maniera accademica. Umberto Eco rintracciava le radici profonde del successo di questo personaggio nella sua "mediocrità assoluta" grazie alla quale «lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti».

(inciso: il che è poi, aggiungo io, un modo di fare tv precursore dei reality show)

L'articolo di Eco è disponibile per intero qui. Ci si potrà trovare più o meno d'accordo con le tesi che espone, ma almeno sarà una via critica e onesta di guardare a una persona che non c'è più, rendendogli un servizio migliroe rispetto all'adagiarsi sul finto obbligo morale per cui dei morti si deve sempre e solo parlare bene.

sabato, settembre 05, 2009

venerdì, settembre 04, 2009

Qui stiamo esagerando

Io non appartengo alla schiera di quelli secondo cui la metà dei mali del mondo è colpa di Berlusconi. Non lo ritengo uno stupido ("Non diventi milionario se sei stupido", diceva Tony Stark su Ultimate Avengers), mi astengo dall'appellarlo con insulti e nomignoli vari, e non credo che come politico sia peggio di altri o più corrotto di altri, anzi su certe cose mi sa che è pure più bravo di tanti.

Non appartengo nemmeno alla schiera di chi sostiene che, nel caso dei grandi nomi della politica, pubblico e privato debbano essere una cosa sola. Non me ne fregava una cippa se Clinton se la faceva con la stagista (ho sempre ritenuto che fossero questioni che riguardavano solo lui e soprattutto sua moglie), figuriamoci cosa me ne frega se Berlusconi si porta in camera la escort.

Arrivo perfino ad apprezzare che non sia un politico imbalsamato, che a volte si lasci scappare la battuta, che faccia cucù alla Merkel; siamo nell'epoca in cui Obama va in giro in maniche di camicia, e di mummie stecchite ce n'è in giro fin troppe.

Però, la sindrome "faccio tutto io e decido tutto io e mi permetto tutti gli atteggiamenti che mi pare e non voglio sentire dissensi o discussioni", quella mi sta davvero sulle palle. E quindi, questa foto "ritoccata" che gira per la rete la pubblico pure io...


...incollando queste poche righe di spiegazione da Diegozilla:

«Quella foto è stata scattata durante una conferenza stampa assieme a Putin. Berluscrotalo fa il gesto di "sparare con un mitra" rivolto a una giornalista russa che ha fatto una domanda non gradita. Un paio di settimane prima, qualcuno aveva ucciso Anna Politoskaia.»

Tutto questo solo per dire che di un certo tipo di sfrontatezza ne hanno le scatole piene anche quelli che non si riconoscono nelle chiacchiere della sinistra e che non hanno nessuna simpatia per la sinistra, anzi che che di sinistra proprio non ne vogliono sapere.

Però, santa pazienza, a tutto c'è (o dovrebbe esserci) un limite.

Opening numbers

Cercando altre cose su YouTube, mi sono casualmante imbattuta nell'opening number di Ragtime... e da lì sono entrata nell'opening numbers mood. :-)


Ragtime




Chicago (nella versione argentina!)




Cats




Elisabeth



sabato, agosto 29, 2009

Irresistibile...

Dio c'è, ora c'ho le prove!!!

Dal Corriere della Sera: "Ascolti flop, chiude il Big Brother britannico".

Me felice! ^___^

Ovviamente, nello stesso tempo qui in Italia lo stesso programma sembra vivere una nuova giovinezza, sono cose che capitano: ma con un po' di fortuna, chissà, prima o poi anche nel resto del pianeta potremo mandare cordialmente all'inferno tutti i reality di 'sto mondo, e lasciare che in tivù ci vada gente più capace e talentuosa della media, invece che meno.

giovedì, agosto 13, 2009

Chiaro e diretto

Qualche post fa, citavo Filippo Facci come bravo giornalista e libero pensatore: eccone qui una delle tante prove. Bravo. Bravo. Bravo.

martedì, agosto 11, 2009

Brillante giornalismo...

...tanto brillante che mi verrebbe voglia di bruciare il mio tesserino.

Pochi minuti fa, il conduttore del TG1 chiama in diretta telefonica il padre della ragazza che fu uccisa da quel tizio che alcuni giorni fa era stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, ed oggi è stato nuovamente arrestato.

Allora, qual è la notizia? La scarcerazione.

Su cosa varrebbe la pena di informare i telespettatori? Sui perché e i percome del nuovo arresto; su come sia stato possibile arrestare nuovamente questo tizio senza infrangere la legge che aveva permesso la scarcerazione; magari su come si potrebbe modificare in futuro questa stessa legge, in modo da evitare altri eventi analoghi.

E invece il TG1 che fa? Dopo aver liquidato la notizia in pochi secondi, chiama al telefono il padre di quella poveretta, gli chiede come si sente oggi (ma come volete che si senta?!? Pensate che improvvisamente sia tutto passato?!?), se ha recuperato un po' di fiducia nella giustizia (perché un po' di retorica sulla giustizia non fa mai male), e poi, la ciliegina sulla torta: "Signor Bellorofonte, un'ultima cosa: un pensiero per Barbara. Come la ricorda?"

MA COME VOLETE CHE LA RICORDI?!? Uno già perde una figlia, la perde perché gliel'ammazzano, si trova costretto a scrivere a un quotidiano per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni competenti, vive un calvario di dolore e ricordi, e deve pure sentirsi fare 'sta domanda da cerebrolesi?

Bravo TG1, proprio bravo. Dopo l'autocelebrazione per gli ottimi dati di ascolto ottenuti nei giorni del terremoto in Abruzzo, mancava giusto questa bella uscita.

Poi, per carità, uno magari suggerirebbe anche al signor Bellorofonte di non esporsi oltre lo stretto necessario ai mass-media, che lo sappiamo tutti come funzionano... ma lui non è un professionista dell'informazione, a lui un errore (essersi reso disponibile per quella telefonata in diretta) si può perdonare. Alla redazione del TG1, una domanda così imbecille non si può perdonare.

mercoledì, luglio 29, 2009

Domanda da un milione di dollari

Ma secondo voi, Myspace serve ancora a qualcosa?
Altrimenti detto: vale la pena che io investa una bella parte del mio tempo per sistemare la mia pagina Myspace (ferma da una vita) e quella del festival per cui lavoro (idem)?
O tanto vale fare piazza pulita di Myspace e riversare tutto su Facebook?
Domande, sempre domande...

Folgorante

Sulle prime avevo pensato "commovente", ma poi, dovendo scegliere un solo aggettivo da usare come titolo di questo post, ho pensato che "folgorante" andasse meglio. E' così che mi viene da descrivere questo libro a fumetti, Rughe, scritto dallo spagnolo Paco Roca che già avevo apprezzato con la sua prima opera pubblicata in Italia, Il faro.

Rughe è uscito quasi da un anno, ma io ero in altre faccende affaccendata e ho potuto recuperare solo ora, approfittando della generosità di un'amica che me ne ha data una copia in omaggio. Basta leggere le prime due pagine, anzi no, la prima pagina e metà della seconda, per capire che questo autore ha deciso di affrontare un tema a dir poco straziante (la terza età alle prese con il morbo di Alzheimer) in modo leggero e delicato, e ha trovato il modo di farlo utilizzando fino in fondo gli strumenti che il medium Fumetto gli offre, con grande perizia.
In effetti, trovo difficile immaginare che la stessa storia possa essere raccontata con la medesima efficacia attraverso un altro mezzo. Forse, ma proprio forse, se ne potrebbe fare un film (ammesso di avere a disposizione un regista con gli zebedei quadrati) o, meglio ancora, un film di animazione che riprenda certe finezze del libro unendo ad esse le proprie peculiarità (ci vedrei bene un regista come Simone Massi, tanto per dire).

Se qualcuno fosse rimasto incuriosito da queste righe e volesse leggere il volume, può trovarlo nelle fumetterie, oppure nelle librerie che hanno un reparto fumetti sufficientemente fornito, oppure ordinandolo direttamente dal suo editore Tunuè. Ne vale la pena fino all'ultimo centesimo.

martedì, luglio 28, 2009

Riguardo al blog-sciopero dello scorso 14 luglio...

...avevo scritto che avrei fatto alcune precisazioni e poi me ne sono dimenticata. Niente di trascendentale, comunque spiego subito: secondo me il cosiddetto "decreto Alfano" sull'informazione online è una cretinata, scaturita dalle menti di persone magari pure benintenzionate, ma che non si intendono a sufficienza della rete da riuscire a fare delle leggi ad hoc (non che questo sia un peccato capitale, intendiamoci: che la giurisprudenza riesca a star dietro all'evoluzione della tecnologia mi sembra un'utopia).

Detto questo, sono d'accordissimo da un lato con Filippo Facci quando scrive "i proprietari di blog e di siti internet per il prossimo 14 luglio hanno indetto uno sciopero: in pratica significa che non aggiorneranno i loro blog con ciò ritenendo - mi scuseranno ancora - che gliene freghi qualcosa a qualcuno". E' vero, non gliene frega niente a nessuno. Ma a volte le cose si fanno anche perché ce ne frega qualcosa solo a noi stessi.
[Inciso per chi parte col pregiudizio nella testa: Facci scrive sul Giornale, ma è un libero pensatore e infatti a suo tempo ne ha dette di tutti i colori, ad esempio, sulla proposta di testamento biologico del centrodestra.]

Dall'altro lato, mi trova d'accordo anche Paolo Attivissimo quando scrive che "il silenzio e l'adunata in piazza sono la negazione della cultura della Rete" e soprattutto che "Il contrasto alla stupidità non si fa adottando le regole degli stupidi. Si fa diventando più intelligenti, più svelti, più preparati. Si fa sfruttando le debolezze dell'avversario".

Eppure ho fatto "sciopero" lo stesso, quantomeno per far sapere agli amici che secondo me quel decreto è una cretinata. :-)

lunedì, luglio 27, 2009

Lavorucci sparsi

Ultimamente non ho quasi mai preso nota di alcuni titoli su cui mi sono trovata a lavoricchiare... èccheli qua, tanto per.

Michiko e Hatchin


Hello Kitty


Code Geass


Gurren Lagann

Fregata in pieno

Ieri sera il Ghigo, la Cucciolina ed io abbiamo fatto un giro nel tendone di Rimincomix e siamo andati a caccia di DVD. C'era uno stand che li vendeva a prezzi davvero ridicoli e quindi ne abbiamo presi una decina. Fra questi, ero convinta di essermi portata a casa le Special Editions della Bella Addormentata e della Sirenetta (entrambi Disney)... senonché, tornata a casa, mi sono resa conto che avevo ragione solo in uno dei due casi. La Bella Addormentata, tutto okay; ma quello che io avevo scambiato per il DVD della Sirenetta, in realtà è il prequel, intitolato La Sirenetta. Quando tutto ebbe inizio. Naturalmente grafica, loghi e packaging sono fatti apposta per trarre in inganno e la sottoscritta ci è cascata in pieno. Verrebbe da dire che "Non ci si può fidare nemmeno della Disney", ma temo proprio che non sia una grande scoperta.

venerdì, luglio 17, 2009

I finti hackers di Facebook

Giusto per ricordare a tutti che, prima di passare in giro qualunque fesseria vi arriva per email, soprattutto le minacce di virus in grado di fare cose talmente mirabolanti che nemmeno il padreterno, vale la pena informarsi:
http://attivissimo.blogspot.com/2009/07/ilenia-visca-non-e-un-hacker-e-una.html

martedì, luglio 14, 2009

Oggi sciopero


Oggi: adesione all'appello di Diritto Alla Rete contro il DDl Alfano.
Domani: commenti, precisazioni e distinguo.

domenica, luglio 12, 2009

Telefonata lampo

«Pronto? Ciao mamma, sono io... volevo dirti, lo so che a quest'ora dovevamo già essere da te con la bambina, ma lei oggi ha un po' scombinato gli orari e quindi non ha ancora mangiato... le do da mangiare proprio adesso e poi veniamo subito da te, va bene?»

«Sì sì, certo, tanto io sono qui.»

«Stavo anche pensando... siccome dopo avremmo anche un altro mezzo impegno e stiamo accumulando un po' di ritardo, non è che avresti da darci un tozzo di pane per cena, così non dobbiamo ripassare a casa? Proprio una cosa al volo, tipo due fette di prosciutto, roba del genere, qualcosa da stare leggeri...»

«E però, anche tu che impiastro che sei, a fartelo venire in mente così tardi!!! A questo punto tutto quello che posso offrirvi sono i cappelletti fatti in casa col brodo di cappone, il bollito di carne con la mostarda mantovana, i fichi dei miei alberi e un po' di gelato!!!»

sabato, luglio 11, 2009

Senso pratico

Per certe cose gli inglesi non li batte nessuno. Ecco a voi, da ChicagoBlog (recentemente aggiunto fra i miei link della colonna di destra), un estratto dal un articolo di Oscar Giannino a proposito di una iniziativa della FSA inglese, riguardante la trasparenza delle banche nei confronti degli investitori:

"Stanca della sostanziale indifferenza degli intermediari finanziari britannici - nel modello UK ricadono tutti sotto la sua supervisione - l’Autorità ha preso una decisione radicale. Tutti gli intermediari che ricevano più di 500 richieste e proteste entro ogni semestre dovranno non solo girarle per esteso alla FSA, ma questa organizzerà cinque diversi files pubblici in cui istituto per istituto si renderà noto quanti sono i complaints sul totale della clientela, quali sono i tempi di risoluzione, quanti quelli che sfociano in contenzioso giudiziario, e via proseguendo. Il tutto, naturalmente - ha aggiunto il capo della retail division della FSA Dan Waters, con un sorriso a 24 denti - a carico degli stessi soggetti regolati, visto che sarebbe improprio che l’Autorità spendesse più denaro del contribuente per l’inefficienza degli intermediari…. Un bell’esempio da seguire, direi."

giovedì, luglio 09, 2009

Perplessità giornalistiche

Il New York Times di oggi pubblica un breve articolo sul primo giorno dei lavori del G8, raccontando cosa hanno fatto i vcari capi di stato. Fra le altre cose, c'è questo capoverso:
«Mr. Obama also shook his head in a modest gesture of disbelief in front of the collapsed facade of the main city government office.»
Siamo a questo punto? Bisogna prendere nota se Obama scuote leggermente la testa per esprimere sconcerto davanti alle rovine di un terremoto?

E poi dovrei preoccuparmi di quello che scrive la stampa estera (il Guardian, naturalmente, fa il possibile per insistere con la tesi delle sherpa calls e delle fonti anonime secondo cui il G8 italiano è stato organizzato da cani, ma non aggiunge nuovi elementi) . Chiunque può pensare quello che vuole del governo italiano, ma se vogliono sputtanare un paese intero, quantomento dovrebbero dimostrare di saper fare del giornalismo di altissimo livello, mentre qui mi pare che sia le pagine di cronaca, sia quelle di analisi politica, siano tutto sommato nella media.

I giornalisti e i commentatori di Sky TG24 che ieri si sono occupati della diretta da L'Aquila fornivano contenuti molto più interessanti, elaborati e soprattutto equilibrati, nel mettere in luce gli aspetti sia positivi che negativi, sia tranquilli che controversi, dei vari elementi sul piatto (organizzazione logistica, agenda dei lavori, punti salienti dei discorsi ufficiali, ecc). Altro che New York Times! E per inciso, anche Repubblica e il Giornale potrebbero prendere esempio, altrimenti l'informazione data ai lettori sarà sempre a senso unico (ovviamente con sensi unici opposti fra di loro), senza mai fornire le basi per un'elaborazione critica e autonoma, che impedisca di idolatrare o demonizzare le persone.

mercoledì, luglio 08, 2009

Ma che bella questa "With one look"!

Strumentale, solo pianoforte, suonata a orecchio e senza spartito. L'inizio in particolare, è struggente.



Poi, vabbè, fa sempre bene ricordarsela anche cantata da una che ci sa fare. ;-)

lunedì, luglio 06, 2009

Cervelli di gallina

Secondo post di fila caratterizzato da una certa vis polemica... sorry. Spero nei prossimi giorni di trovare qualcosa di più simpatico da scrivere.

Cervelli di gallina, primo esempio.
Qualche giorno fa, mentre il Ghigo ed io passeggiavamo per il parco con la nostra frugoletta nella carrozzina, abbiamo assistito alla seguente discussione inferocita e urlata.
LUI: «Per una volta che riesco a liberarmi e a passare mezza giornata con te e le bambine, devi proprio rovinare tutto? Possibile che non ti vada mai bene niente?!?»
LEI: «Guarda che io sono settimane che mi do da fare per organizzare l'estate per le bambine!»
LUI: «Allora sai cosa ti dico, secondo me la tua organizzazione dell'estate delle bambine fa schifo!»
E via dicendo.
Il tutto a mezzo metro dalle suddette bambine, che avranno avuto dai quattro ai sei anni. Possibile che due genitori la cui relazione è evidentemente fallita non siano capaci di trattenersi dallo sparare queste scenate davanti alle figlie piccole?!? Ma quando hanno distribuito il cervello, questi due imbecilli erano assenti e si sono messi in fila per la distribuzione di segatura?!?!?
Proponimento che è apparso come un flash, contemporaneamente nella mente mia e del Ghigo: dovessimo mai avere problemi coniugali anche grossi, mai litigare in quel modo davanti alla nostra piccola, ma proprio mai.

Cervelli di gallina, secondo esempio.
Telegiornale RAI. Nell'ambito di un servizio sull'ennesimo montepremi miloinario del Superenalotto, la giornalista fa qualche domanda di rito a gente qualsiasi, fra cui "Cosa farebbe se vincesse 83 milioni di euro?"
Primo tizio: «Smetterei subito di lavorare!»
Secondo tizio: «Ah, se avessi tutti quei soldi... farei la corte a lei!»
Due mirabolanti messaggi arrivano così al pubblico...
Primo: se hai tanti soldi, smetti di lavorare. Non "fai una donazione a un ente benefico", non "avvia un'attività in proprio e crea dei posti di lavoro", non "investi quei soldi in modo che fruttino e contribuisci a combattere la crisi"... no. Solo un pensiero: smettere di lavorare.
Secondo: se un uomo ha tanti soldi, ha successo con le donne. Ennesimo contributo al perpetuarsi dello stereotipo secondo cui le donne vanno con gli uomini danarosi (che in alcuni casi sarà anche vero, ma perché bisogna insistere su quei casi e non rendersi conto che ci sono milioni di donne che scelgono il proprio copmpagno in base a tutt'altri criteri?!?).
Viva la TV pubblica, eh.

giovedì, luglio 02, 2009

Tanti complimentoni...

Il 2 dicembre, in questo post, esprimevo le mie perplessità su questo progetto che, a vederlo così di primo acchito, mi sembrava un'accozzaglia di burocratese, vacuità e prevedibilità.

Peraltro, l'aggiornamento pubblicato in aprile con il titolo "A che punto siamo", emanava esattamente lo stesso odore di fritto e rifritto, la stessa sensazione di inutile astrattezza e lo stesso tanfo di politichese.

Senonché, il 30 giugno è stato presentato un Documento di Sintesi che espone lo stato dell'arte di 'sta cosa, con tanto di paroloni come "mission", "vision", "governance"... ma fatemi il piacere. E poi: in novantaquattro incontri diconsi no-van-ta-quat-tro, questo è ciò a cui siete arrivati?! Una sfilza di luoghi comuni e banalità (*), scritta in un linguaggio degno del peggior burocrate statale (**) e infarcita di stucchevoli autoelogi (***)?

- Esempi (i maiuscoli e il colore rosso sono nel documento originale) -

(*) Il futuro dei territori evoluti (Europa - Stati Uniti …) passa dalla loro capacità di saper creare una nuova economia e un nuovo stile di vita che sappia METTERE LE PERSONE AL CENTRO, renderle SOGGETTO PROTAGONISTA DELLO SVILUPPO.

(**) Nel documento qui sviluppato non viene trattata una parte che rappresenta un aspetto saliente del modello di piano strategico adottato, ovvero la metodologia di partecipazione utilizzata, tema che sarà invece oggetto di trattazione specifica all’interno del documento finale. Anche in questa sede merita, tuttavia, di essere sottolineata l’importanza rivestita da un processo partecipativo che ha visto i rappresentanti della società civile attivamente coinvolti, mediante un lavoro strutturato sotto forma di laboratori di partecipazione guidati da esperti qualificati, nell’elaborare proposte concrete sulla base degli obiettivi individuati per i diversi ambiti tematici.

(***) La vera innovazione del nostro Piano è UNA GRANDE SFIDA (che sentiamo di poter vincere). [.....] Lavorando su questa intuizione i gruppi di lavoro si sono potuti sentire veramente anticipatori e pionieri. [boooooommm! - questo commento ovviamente è mio, NdS]

- Fine degli esempi -

Faccio poi notare che anche la persona meno maliziosa del mondo non può non accorgersi che, su 23 pagine di documento...
- 6 pagine sono riempite da illustrazioni superflue, oppure titoloni e titoletti che potevano occupare tre righe in cima a una pagina qualsiasi (le pagine 6 e 7 superano abbondantemente il limite del ridicolo).
- Le ultime 5 pagine sono testi brevi corredati da illustrazioni (nello specifico si tratta di mappe) ben poco chiare. Cosa sono le macchie grigie a pagina 21, le macche gialle / rosse / blu a pagina 22, gli asterischi rossi a pagina 23? Perché non c'è una legenda, unica cosa che sarebbe stata utile, come è stato fatto (sebbene in modo grezzotto) a pagina 19?
- L'intero documento è scritto a caratteri cubitali. Adatto a una presentazione con (immagino) proiezioni su schermo, ma ridondante e vuoto se deve essere un file riassuntivo da offrire agli utenti del sito.

Il tutto sponsorizzato e/o patrocinato da Comune, Provincia, Fondazione Cassa Di Risparmio e Camera Di Commercio. Poi dicono di volere che le istituzioni e la pubblica amminstrazione si avvicinino ai cittadini, come no.

AGGIUNTA: Gli scrittori di burocratese che volessero imparare a scrivere come persone normali, non dovrebbero poi fare chissà quanti sforzi: è solo questione di esercizio. Potrebbero cominciare leggendo questo blog (magari partendo da questo post oppure da quest'altro o da quest'altro ancora). E' gratis e impagabile. Ricordo anche un divertente articoletto di Umberto Eco che traduceva in italiano corrente un testo scritto in burocratese, ma non riesco più a trovarlo fra i tanti suoi libri che ho in casa; aggiornerò il post se e quando spunterà.

domenica, giugno 28, 2009

Percezioni

Due o tre giorni fa, arrivano due notizie simili nei TG.

La scomparsa di Michael Jackson, mi rendo conto che è un evento importante per la cultura pop e che di artisti come lui in quel campo ce ne sono pochi (solo Madonna, credo). Tuttavia, non è una cosa che mi tocca o che "sento" davvero.

Che sia morta Farrah Fawcett, invece, questo mi sta proprio tanto ma tanto sulle palle. A certe icone dell'infanzia non dovrebbe essere permesso morire. So long, Jill Munroe.

Edit: qui un bell'articolo di Daria Bignardi.

sabato, maggio 16, 2009

Un mese fa...

...alle 21.55, veniva alla luce la mia bambina, e ancora non sono entrata del tutto nell'ordine di idee di essere diventta mamma. Sono un po' rintronata, un po' incredula, soprattutto un po' incucalita perché ovviamente l'impegno è notevole e si dorme pochino.

Avrei mille cose da scrivere, non solo quelle che avevo brevemente elencato in fondo a questo post, ma anche diverse altre (critiche all'organizzazione ospedaliera, commenti sui parenti che hanno perso la testa al limite del ridicolo per la bimba, vari argomenti di conversazione tipici da neogenitori di cui ora capisco il senso...). Purtroppo stanchezza e rincretinimento la fanno ancora da padroni e quindi devo nuovamente rimandare, prima o poi ce la farò. Ma almeno il primo mese di vita della piccola lo volevo "celebrare". ^__^

giovedì, aprile 09, 2009

Tutto in una frase (circa)

Questo post è poco più di un appunto, ma lo butto giù lo stesso perché riguarda il mio "tormentone filosofico" preferito, mio malgrado. In due parole, oggi stavo leggendo un articolo di giornale riguardante le vittime del terremoto in Abruzzo, e nel quale a un certo punto sbucava questa frase: "La coscienza umana sopporta la necessità del morire e in questo ha visto la vita divina sorreggere il sentimento del contrasto tra lo spirito che si sente immortale e un corpo che sa di morire".

Non condivido affatto la prima parte della frase. Secondo me, non è che la coscienza umana sopporti la necessità del morire: non "sopporta" proprio un bel niente, semmai subisce un brutale dato di fatto perché non ha alcun modo di opporvisi. Anche la questione della vita divina, mah! Secondo me, a sorreggere il sentimento del contrasto può essere la vita divina, ma solo per chi crede (vuoi con vera cognizione di causa, vuoi per assorbimento dottrinario acritico). Gli altri, ciccia.

La seconda parte della frase è invece l'espressione perfetta di uno stato di cose che personalmente ho sempre nel cervello, più o meno consapevolmente a seconda dei momenti, ma ad ogni modo in misura maggiore rispetto a tutte le persone con cui mi sia mai capitato di parlarne: "lo spirito si sente immortale, ma il corpo sa di morire".

Non passa giorno in cui io sia abbastanza distratta o indaffarata da non pensarci, non trascorro mai più di 24 ore senza che la mia mente vaghi in questo genere di pensieri per almeno qualche minuto. E' per questo che, lo dico sinceramente, vivo anche la gravidanza più come una fonte di interrogativi, timori e perplessità, che come quella sorgente di gioia "automatizzata" (e francamente un po' retorica) che tutti si aspettano: "Aaaah, che meraviglia, metti al mondo una nuova vita". Sì, grazie, a questo ci arrivo da sola: il punto è che metto al mondo una vita mor-ta-le, proprio come la mia, e questa semplice cosa da sola è più che abbastanza per farmi chiedere in continuazione perché deve funzionare così, qual è la ragione metafisica suprema per cui non mi sono state date alternative, come mai la stragrande maggioranza delle persone si limita a rimuovere questo pensiero, o a liquidarlo in modo superficiale, senza renderlo invece il solo grande interrogativo che valga la pena di essere tenuto a mente in continuazione sperando di trovare almeno una ipotesi di risposta, una briciolina di riflessione utile.

sabato, marzo 28, 2009

Brividi in sovraimpressione

Post odierno, parte prima.

Costretta a un po' di riposo forzato a causa di panzona + pressione alta, ogni tanto mi succede di accendere la tivù, e non sempre in orari in cui c'è roba decente da vedere... infatti di solito la spengo quasi subito. L'altro giorno però ho fatto in tempo a notare una scritta che scorreva in sovraimpressione su un canale (credo) Mediaset e che diceva una cosa del tipo: "Sei segretamente innamorato di una persona da tanto tempo, ma non ti dichiari perché temi che ti risponda picche? Allora chiama questo numero!"
Desumo che si tratti dei preparativi per un nuovo programma televisivo, un mezzo reality lontano parente di Stranamore. Allora, a parte che mi viene l'orticaria all'idea che già non bastassero i vari Isola dei famosi, Grande fratello, Amici, Ricomincio da qui, X-factor, Fattoria e altre varie amenità, non riesco a non esibirmi nel seguente ragionamento.

Tanto per cominciare, se temi che il tuo amore segreto ti risponda picche, molto probabilmente una ragione c'è. Però, chissà, magari sei così disperatamente innamorato da volerle veramente provare tutte per conquistare la tua preda, e allora decidere di rivolgerti a questo programma va considerato appunto an act of desperation, davanti al quale posso solo essere dispiaciuta per te, ma in fondo in fondo provare un vago sentimento di comprensione.

Però, fatto salvo questo caso limite, quali altre ipotesi rimangono per i potenziali concorrenti?
Secondo me, solo due.

Caso 1. Sai che il due di picche è probabile, ma ritieni che una dichiarazione fatta in televisione, con l'aiuto dello staff di uno pseudo-reality, abbia qualche speranza di convincere la tua preda a prenderti in considerazione. O hai ragione e la preda ci casca, e allora hai una cotta per un/una deficiente, o hai torto e la preda non solo non ci casca, ma nel frattempo ti sei messo/a nella condizione di prenderti il due di picche in diretta nazionale.

Caso 2. Sai che il due di picche è probabile, e che te lo beccherai in diretta nazionale in quanto la tua preda non è un/una deficiente, ma non resisti alla tentazione di... andare in televisione! Uuuuh, aaah, oooh, la televisione! Beeeellaaaaa! Che figaaataaaa! Ti becchi il due di picche davanti a mezzo mondo, ma vuoi mettere la soddisfazione di condividere i tuoi (prevedibili e scontati) affari di cuore con il resto del mondo? Iiiiih, che emoziooooneeee!!!
Indovina un po' in questo caso chi è il/la deficiente...

Post odierno, parte seconda.

Lo so che aggiorno poco il blog, e pensare che di cose da scrivere ne avrei (un post sul toto-nome della nascitura, uno sulle indegne assurdità del settore moda-bimbo, uno sul mio quasi-nullo uso di Facebook e sul paradossale motivo per cui mi ci sono comunque iscritta, uno sulle comiche del corso preparto, uno su alcuni bei fumetti che ho letto di recente, uno su una significativa battuta di Wolverine da un vecchio episodio di Ultimate X-Men, uno sul film di Watchmen, uno sul testamento biologico, uno sui prelati dalla bocca larga...), ma purtroppo questo periodo è caratterizzato da un forte calo di energie emotive e mentali. Sarà una conseguenza del metabolismo alterato dalla gravidanza, non so che dire: speriamo che passi.

venerdì, febbraio 27, 2009

Consolazioni niente male

Giornatacce. Mal di schiena, pancia che pesa, gambe indolenzite, testa insonnolita, mani e piedi che partecipano al campionato mondiale di ritenzione idrica... però nell'arco di due giorni ho rimediato i biglietti per Oklahoma! della BMST a Bologna (la serale di martedì prossimo) e per il tour di Mamma Mia! a Milano (la pomeridiana di sabato prossimo). Eccheccavolo, bisognerà pure tenersi un po' su!


Domani, così per gradire, un giretto a Mantova Comics, ultima mia fiera prima dell'avvento dell'Apocalisse. Niente lavoro, voglio solo gironzolare fra gli stand e rivedere un paio di amici, tutto molto tranquillo. Aaaah, yes, full relax.

domenica, febbraio 15, 2009

Raffinato giornalismo

Quindi, fatemi capire: se io sono una giornalista e sto seguendo un importante processo in cui due persone sono accusate di omicidio, ovvero un argomentino leggero e frivolo, è del tutto normale che mi soffermi a commentare come sono vestiti gli imputati e se magari indossano una maglietta che riporta una strofa di una nota canzone.

Non fa una piega.

Anzi, mi ricorda una scena dal secondo atto del musical Chicago, quando la giornalista Mary Sunshine cura la direttissima radiofonica del processo per l'omicidio di Fred Casely, e racconta con attenzione quali abiti e quali scarpe indossa l'imputata Roxie Hart.

Eh. Peccato solo che quella di Chicago dovrebbe essere una satira, NON la realtà.