martedì, ottobre 10, 2006

Due, ma buoni

Una serie di microeventi di vita quotidiana mi hanno recentemente condotta a ricordare con una certa intensità i due complimenti più belli che io abbia mai ricevuto in vita mia.
Entrambi mi sono stati riportati, ovvero sono stati pronunciati in mia assenza: cosa che li rende automaticamente più veri e pertanto più lusinghieri. E in entrambi casi la relatrice è mia sorella, il che li rende veritieri e affidabili.

Il primo. Anni fa, dopo avermi incontrata in spiaggia insieme ad alcuni miei amici, e dopo che sia io che i suddetti amici siamo andati via, mio cognato dice a mia sorella: "Oh, ma certo che gli amici di tua sorella sono uno meglio dell'altro".
Ebbene sì: so scegliermi gli amici. Per carità, qualche cantonata l'avrò pure presa, ma in linea di principio ho questo talento. Il che non vuol dire che io vada sempre a beccare le persone migliori sulla faccia della terra: ma di certo vado a beccare quelle che sembrano fatte apposta per donarmi qualcosa, e per lasciarsi donare qualcosa da me. E devo dire che ci sono poche cose che mi diano altrettanta soddisfazione. Sono fiera di me e di loro. Una conversazione con uno/una di loro, un pranzo veloce in compagnia, uno scambio di mail, una chiacchierata via MSN, una riunione di lavoro, un incontro fugace per strada, una serata a mangiare una pizza... anche le cose più scontate mi lasciano un dolcissimo sapore in bocca e una sensazione che si può riassumere in "sono orgogliosa che tu sia mio/a amico/a, non so cosa ho fatto di buono nella vita per meritare il tuo affetto, ma ti ringrazio per tutto quello che mi dai e che mi permetti di darti".

Il secondo. Qualche anno fa, in un periodo nel quale stavo passando una serie di grane col lavoro, in particolare sembrava che stessi per perdere il mio lavoro più importante, l'amica che su questo blog in passato ho rinominato Sandy, chiacchierando sempre con mia sorella e parlando appunto di me e di questa situazione, se ne esce con: "Mi dispiace che stia passando un momento difficile, ma comunque non mi preoccupo più di tanto; tanto lei cade sempre in piedi".
Bè, per una narcisista / egocentrica come me, ci sono poche affermazioni che mi fanno andare così tanto in brodo di giuggiole e al tempo stesso mi terrorizzano. Mi fa sentire molto fiera il fatto di sentirmi stimata da una persona che a mia volta stimo immensamente: mi dico "cavoli, lei... non una persona qualsiasi, dico LEI... pensa questo di me?!?" Mi viene la pelle d'oca. Poi, però, rifletto sulle conseguenze di una tale affermazione, e cioè sul desiderio di esserne all'altezza. Ci riesco? Non ci riesco? Davvero cado sempre in piedi? Mah... temo di no! Eppure, se ciò nonostante mi è stata riconosciuta una tale abilità, beh, continuo a sentirmene onorata. E nei momenti in cui sento un po' di terreno franarmi sotto i piedi, tornare con la memoria a questo genere di sensazione, aiuta. Ma aiuta davvero tanto.

sabato, settembre 23, 2006

300 - il Video Journal

Tempo ventiquattr'ore e il trailer del film 300, ispirato all'omonima graphic novel di Frank Miller, a sua volta ispirata alla vicenda degli Spartani alle Termopili, è stato tolto dalla circolazione... la Warner non ha gradito che il file fosse trapelato in giro per la rete prima che i loro dirigenti lo ufficializzassero. Peccato. Qualcosa di interessante comunque c'è, a partire dal Video Journal della produzione: backstage, interviste, filmati vari. Da vedere!http://300themovie.warnerbros.com/video_journals.html
Ah, per la cronaca, il manzo nella locandina del film è il protagonista, ovvero Gerard Butler... l'interprete del povero Fantasma Dell'Opera di Webber / Schumacher. Decisamente, come Leonida rende molto, ma MOLTO meglio!

venerdì, settembre 22, 2006

Basita

Questa è breve, ma merita.
Due o tre giorni fa: giornata di sole, ora di pranzo, mi reco al parco. Ho con me un libro contenente dei saggi di semiotica del fumetto e devo assolutamente studiarne per bene uno, nel minor tempo possibile e quindi con la massima concentrazione possibile, per ragioni di lavoro. Sono armata di occhiali da sole e Ipod, per isolarmi più che posso. Mi piazzo su una panchina, tiro fuori il mio armamentario, apro il libro e inizio a studiare il saggio, sottolineando alcuni passaggi a matita.
Insomma: posto che uno non avesse proprio il Q.I. di un branzino, era alquanto evidente che stavo studiando.
Improvvisamente, al margine del mio campo visivo vedo muoversi qualcosa. Alzo lo sguardo e mi ritrovo un tizio, seduto su una panchina accanto alla mia, che muove la mano davanti a me per attirare la mia attenzione.
Tolgo un auricolare in modo da non passare completamente da cafona, lo guardo e lui (indicando la copertina del libro, che mostra una vignetta di un fumetto d'epoca): "Cos'è, un rebus?"
Già qui resto basita da questa domanda così arguta e dalla evidente intenzione del tizio di attaccare bottone, nonostante (ribadisco) fosse e-vi-den-te che ero intenta a una lettura e che non avevo intenzione di distrarmi.
Rispondo, con un tono che non ammetteva possibilità di errore: "No, è un libro di testo, sto stu-dian-do". Tradotto: e - tu - dannato - rompiballe - devi - lasciarmi - studiare.
Lui (e qui tocchiamo veramente l'apice), scuotendo la testa e con l'espressione di un rettile appena emerso da mesi di letargo: "Ah, io non li so fare, i cruciverba..."
La mia mascella precipita a terra e sfoggio lo sguardo di chi non capisce se (A) sta dicendo sul serio, (B) mi sta pigliando per i fondelli, (C) sono su Candid Camera.
Sono passati alcuni giorni e tuttora mi viene da guardami alle spalle col timore di ritrovarmi pedinata da un operatore con una cinepresa. Ma si può?!?

giovedì, settembre 21, 2006

Un regalo mica da poco

Qualche giorno fa è successa una cosa molto bella. Che non sto a spiegare adesso, la svelerò più avanti, perché dovrà in un certo senso essere ufficializzata a breve, ma intanto volevo comunicare ai lettori del mio blog che per almeno mezza giornata sono stata molto felice e soddisfatta di me stessa. No, non è nulla di trascendentale, non ho vinto miliardi a una lotteria e questa cosa non cambierà la mia vita. Ma mezza giornata di felicità e soddisfazione è un regalo mica da poco.

mercoledì, settembre 13, 2006

Impagabile

Appena tornata da una cena per pochi intimi: Collega 1, Collega 2 (buon compleanno!) e Grande Capessa. Pare che il mio trend "cerchiamo di condurre una vita vagamente normale" stia continuando e ancora non mi sembra del tutto vero. Ho addirittura azzardato un "domattina mi considero in ferie"... cose dell'altro mondo.
Non posso esimermi dall'appuntare una perla di conversazione generosamente elargita da Collega 1, che fa concorrenza ai capolavori di Lisa di qualche giorno fa.

"Il fatto che lui sia ricco non c'entra, loro due si amano immensamente. Però coi soldi si amano meglio".

...e poi ne ha sfornate un altro paio che adesso non ricordo, modificherò il post appena mi tornerà la memoria. Ad ogni modo, Collega 1, sei impagabile.

martedì, settembre 12, 2006

Ronf

Ore 3:24 del mattino. Appena tornata da casa del grafico dopo aver chiuso la rivista. E aggiungi quello, e correggi quest'altro, e sistema quell'altro ancora...
Insomma: la prossima volta che mi punge vaghezza di congratularmi con me stessa per una giornata trascorsa pacificamente e senza stress, qualcuno mi ricordi di aspettare il mattino dopo, ché non si sa mai.
Ma cribbio!

lunedì, settembre 11, 2006

Una giornata memorabile

...e non certo per i tristi ricordi che si porta dietro (le Twin Towers stanno ancora sul gozzo a tutti) ma per come le sue fasi si sono stranamente concatenate.

Ore 8:30, in piedi (si consideri che ero andata a nanna verso l'una e mezza causa lavoro).
Colazione NON ingoiata con l'imbuto, pappa e coccole per le micie, normali attività mattiniere. Controllo posta elettronica, smaltimento di alcune piccolezze di lavoro (SENZA guardare di continuo l'orologio).

Ore 10:00 circa, esco di casa, prendo la bicicletta (tempo meraviglioso, soleggiato ma con leggera brezzolina fresca) e liquido alcune commissioni (banca, edicola, ufficio postale), dopodiché vado nell'ufficio dell'associazione con cui abitualmente collaboro. Sistemo tutta una serie di lavori che avevo in mente, sento al telefono un'amica che non sentivo da una vita e (forse) le rimedio un lavoretto, passo del tempo piacevole assieme a Collega 1 e Collega 2 ("eh, tu blogghi troppo!"), faccio un po' di coccole a Grande Capessa Stressata, infine me ne vado tranquilla e rilassata (!!!) verso le 13:15.

Passo al supermercato, compro due tramezzini e una macedonia, dopodiché mi infilo dentro il parco, trovo un alberello solitario con tanta ombra, mi ci piazzo sotto e mi concedo un mini picnic. Clima meraviglioso, panorama molto bello, poca gente, brezzolina gradevolissima. Mi autoimpongo di non avere fretta e NON ingoiare con l'imbuto neanche qui. Mi rincretinisco di beatitudine.

Finisco TRANQUILLAMENTE di mangiare e di leggere l'ultimo numero di Julia. Mi alzo, raccatto i resti del pranzo, li butto via, risalgo sulla bibicletta e passo a casa, dove rimango un paio d'ore. Pappa e coccole alle micie, smaltimento di nuova posta elettronica e altre cosette.

Verso le 16:00 esco di nuovo e vado dal bici-meccanico, perché durante la mattinata mi ero accorta che un pedale della bicicletta non era a posto (e così faccio finalmente aggiustare anche il cavalletto). Gli lascio la bicicletta, che sarà pronta domani, e vado di nuovo a piedi all'ufficio, dove in capo a un paio d'ore completo altre cose che avevo in ballo, una in particolare che ho sistemato insieme a Collega 2. Finisco persino di correggere le bozze della rivista per cui lavoro.

Mi incammino verso casa, riesco a passare da lattaio e macellaio prima che chiudano SENZA dover correre i 400 metri piani. Investo un quarto d'ora di tempo nell'andare in macchina dal grafico che impagina la rivista per lasciargli le bozze corrette. Poi a casa. Pappa e coccole alle micie, sistemazione della spesa in frigo e negli stipetti, smaltimento di nuova posta elettronica, scrittura di questo post, in attesa che torni mio marito e sia ora di cena (che NON ingoierò con l'imbuto).

Uno dice: giornata normale.
E' per questo che nel mio caso è memorabile.

Poi vabbè, stasera verso le 22:00 mi toccherà andare dal grafico a controllare le ultime cose e chiudere la rivista, ma che cavolo, mica si può pretendere la Luna, no? E poi, sì, ho delle preoccupazioni, una in particolare che mi fa stare molto in pensiero, non è che il mondo sia improvvisamente cambiato: eppure oggi qualcosa era diverso.

P.S. Per chi oggi ridacchiava dopo aver letto il post di ieri sulle deficienti sgnaccherone, aggiungo che Lisa può permettersi tali commenti sulle suddette perché è sgnacchera come e più di loro. Una perché è ingegnera mica deve essere pure 'na cozza.

domenica, settembre 10, 2006

Lisa's vocabulary

Appunti dopo una sera al ristorante indiano con amici, tra cui la mitica Lisa Foletti (ebbene sì, qui si fanno nomi e cognomi!) che ci ha elargito le seguenti perle:

"L'imprevisto andrebbe previsto".

"Le cose buone, se uno le ha in casa le mangia, se non le ha non le mangia. Quindi è meglio se non le ha".

"Le partecipanti al programma «La pupa e il secchione» sono delle deficienti sgnaccherone".

La suddetta signorina è neolaureata in ingegneria edile con specializzazione nell'edilizia antisismica. Non si direbbe. ;-)

giovedì, settembre 07, 2006

Un solenne giuramento

E poi si lamentano che spesso e volentieri mi comporto da snob. Ma come evitarlo, quando è tanto evidente che una gran percentuale dell'umano consorzio è composto da vagabondi e imbecilli?
Oggi ho trascorso un irritante quarto d'ora nell'ufficio postale principale della città in cui abito. Non ero sola, bensì con due colleghi a cui toccava l'ingrato compito di avere a che fare con l'impiegata, allo scopo di spedire esattamente 53 raccomandate per l'estero e 6 per l'Italia. Eravamo in tre perché ciascuna raccomandata non era una semplice busta, bensì un pacchettino del peso di circa 650 grammi, contenente il catalogo di una manifestazione a cui abbiamo lavorato quest'estate; e questi cataloghi andavano spediti a tutte le persone che a suo tempo ci avevano inviato del materiale utile alla manifestazione.
All'ufficio, io pensavo sostanzialmente a scaricare dalla macchina gli scatoloni con le buste. Non sono quasi mai entrata nel merito del dialogo fra l'impiegata e i miei colleghi, perché (A) la cosa mi riguardava solo entro certi limiti, e (B) loro per ragioni di lavoro avranno a che fare con questo ufficio postale anche in futuro, quindi è meglio che non siano in cattivi rapporti con l'impiegata, mentre io lì dentro posso anche non mettere mai più piede.

L'andazzo è stato il seguente (le battute in corsivo sono solo PENSATE).
Collega 1: Buongiorno, abbiamo una cinquantina di raccomandate per l'estero da spedire, più alcune per l'Italia.
Impiegata (con gli occhi sbarrati e impanicati): Cinquanta..?!
Guarda gli scatoloni che il Collega 2 ed io andavamo scaricando dalla macchina all'ufficio.
Impiegata (con lo sguardo del batrace): Ma ci vorrà tanto...
Io: Ammappa, oh, questa è un genio.
Collega 2: Sono passato ieri l'altro a informarmi, mi ha detto di preparare una distinta numerata con tutti gli indirizzi in modo da velocizzare le operazioni. Ecco la distinta.
Impiegata (visibilmente incastrata e pertanto delusa): Ah...
Io (già schiumando di rabbia): Ci ho messo qualcosa come sedici ore di lavoro a preparare i pacchettini e stilare la distinta, adesso questa non ha voglia di attaccare cinquantatrè stupide etichette e compilare cinquantatrè stupidi cedolini?
Impiegata: Allora se sono tutte numerate e me le passate in ordine, io attacco i cedolini adesivi per la spedizione facendo riferimento alla distinta numerata, quindi non sto a controllare se gli indirizzi sono quelli giusti, eh? IO NON CONTROLLO NIENTE!
Collega 1 (con aria cameratesca e scherzosa): Ma certo, sono tutte in ordine, non c'è bisogno che controlli nulla... sembriamo un po' invorniti ma in realtà siamo bravi!
Io: Chi è che sembra un po' invornito...?!?

Passiamo i pacchettini uno ad uno all'impiegata, che attacca i cedolini (tempo complessivo dell'operazione: cinque minuti, NON cinque ere geologiche, checché lei ne abbia potuto pensare).
Impiegata: Non è che avete anche già fatto il conto di quello che dovete pagare?
Collega 1 (sfoderando apposito foglio con conteggio): Ma certo, eccolo qui.
Io: Questa è scema. Lascia che facciamo il conto noi? E se scrivevamo 300 euro invece che 490?
Impiegata: Allora, per le raccomandate estere sono 490 euro.
Io: 'Sta cosa devo ricordarmela per l'anno prossimo.
Collega 1: E poi ce ne sono alcune per l'Italia.
Impiegata (sospirando): Ah, dì... passamele...
Io: In miniera. Questa deve andare in miniera.
Impiegata: Non vi servono tutti i numeri di codice per il rintracciamento, vero? Cioè, io non sto mica a ricopiarveli tutti! Vi do il primo e l'ultimo, quelli nel mezzo non sono progressivi, ma andando un po' per tentativi potete comunque trovarli...
Collega 2 (riflettendo ad alta voce): Non credo che servano... anche se forse...
Impiegata (con aria di sufficienza): Ma è proprio importante, 'sta roba?
Io: Pezzo di cretina, se non fosse importante non userei delle raccomandate!
Collega 1: Beh, sì... cioè...
Io (intervenendo per la prima volta): Diciamo che non sarebbe male sapere se sono arrivate.
Impiegata: Ah, ma tanto anche monitorando i numeri sul sito delle Poste, al massimo venite a sapere quando i pacchetti lasciano l'Italia, non cosa succede dopo!
Io (intervenendo per la seconda volta): Lo so, ma se i destinatari dicono che non hanno ricevuto nulla, con il codice si può far partire il reclamo.
Impiegata (con tono sostenuto): Ah, sì, il reclamo...
Io (intervenendo per la terza e ultima volta con domanda trabocchetto): Se lei ci dà gli estremi del primo e dell'ultimo pacchetto, poi si può risalire ai numeri intermedi?
Impiegata (chiaramente non avendo la più pallida idea di cosa rispondere): Sì... credo di sì...
Io (decidendo che non avrei più proferito parola, perché è inutile donare perle ai porci): CREDI di sì? Ma certo che NO, deficiente, NO che non ci si può risalire, ne ho fatte a DECINE di spedizioni internazionali negli ultimi due anni e LO SO che non si possono identificare inequivocabilmente i numeri se non ce li scrivi uno per uno o non ci dai tutte le matrici dei cedolini!
Collega 1: Dài, non importa, in qualche modo facciamo...
Impiegata: Ecco, bene, questo è il primo e questo è l'ultimo. Qui c'è la ricevuta, con il totale da pagare per le spedizioni per l'estero più quelle per l'Italia.

La Collega 1 paga, poi tutti e tre ce ne andiamo. Fuori dall'ufficio:
Collega 1: Con loro ti tocca fare così, inutile ragionarci...
Il Collega 2 scuote la testa con sconfortata rassegnazione.
Io: No, scusate, vi chiamo a testimoni di un solenne giuramento. Fatte salve circostanze veramente drammatiche in cui uno deve per forza adattarsi a qualunque cosa... tipo guerre, carestie, epidemie di peste... io giuro che non andrò MAI a fare l'impiegato statale. Giuro. MAI. Piuttosto mi prostituisco. Se è così che ci si deve ridurre a stare dietro a uno sportello...

La Collega 1 salta sul suo scooter, il Collega 2 sulla sua bicicletta, io mi dirigo verso il parcheggio dove ho lasciato la macchina. Un nuovo giorno destinato a lasciare il segno per la mia aumentata sfiducia nella specie umana, sottospecie degli statali scaldasedie.

sabato, settembre 02, 2006

Purché si sappia che si tratta di un messaggio...

"I testi finzionali vengono a soccorso della nostra pochezza metafisica. Noi viviamo nel gran labirinto del mondo, più vasto e più complesso del bosco di Cappuccetto Rosso, di cui non solo non abbiamo ancora individuato tutti i sentieri, ma neppure riusciamo a esprimere il disegno totale. Nella speranza che ci siano delle regole del gioco, l'umanità attraverso i millenni si è posta il problema se questo labirinto avesse un autore, o più autori. E ha pensato a Dio, o agli Dei, come ad autori empirici, come a dei narratori, o come a un autore modello. Di una divinità empirica ci si chiede come sia, se abbia la barba, se sia un Lui, un Esso; se viva nei cieli o sulla vetta dell'Olimpo; se sia nato o esistito da sempre, e persino (ai giorni nostri) se sia morto, come Marx e Freud. Una divinità Narratore è stata cercata ovunque, nelle viscere degli animali, nel volo degli uccelli, nel roveto ardente e nella prima frase dei Dieci Comandamenti. Ma alcuni, certamente i filosofi, ma anche molte religioni, lo hanno cercato come Regola del Gioco, come la Legge che rende (o che un giorno renderà) il labirinto del mondo percorribile e comprensibile. In questo caso la divinità è qualcosa che noi dobbiamo scoprire nel momento stesso in cui scopriamo perché siamo in questo labirinto, o almeno indoviniamo come ci viene chiesto di percorrerlo.
[...]
C'è una regola aurea per ogni criptoanalista o decrittatore di codici segreti, e cioè che ogni messaggio può essere decrittato purché si sappia che si tratta di un messaggio. Il problema col mondo reale è che ci stiamo chiedendo da millenni se ci sia un messaggio e se questo messaggio abbia un senso. Con un universo narrativo noi sappiamo per certo che esso costituisce un messaggio e che un'autorità autoriale sta dietro a esso, come sua origine o come insieme di istruzioni per la lettura.
Così la nostra ricerca dell'autore modello è la ricerca dell'Ersatz di un'altra immagine, quella di un Padre, che si perde nella nebbia dell'infinito, per cui non ci stanchiamo mai di domandarci perché ci sia dell'Essere piuttosto che il Nulla."

Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, Milano, Bompiani, 1994, pp. 141-143.

giovedì, agosto 31, 2006

Aggiornamento planetario

Tanto per non lasciare il discorso in sospeso... la conferenza mondiale degli astronomi a cui avevo accennato qualche post fa, non solo NON ha optato per inserire i tre nuovi pianetini nel novero dei pianeti "ufficiali" del sistema solare, ma grazie a un sistema di nuove definizioni, da quello stesso novero ha pure escluso Plutone. Adesso sì che per gli astrologi sono cavoli acidi... cielo, mi domando se sopravviverò.

martedì, agosto 29, 2006

Recensione fumetto: Rat-Man Collection 53


Recensione? Ma quale recensione. Una recensione dovrebbe esaminare trama, disegni, personaggi, ritmo e chissà quante altre cose. Io qui mi limito a dire che ci sono stati momenti in cui ho creduto di morire dal ridere, più che negli altri albi di Rat-Man letti da un paio d'anni ad oggi. Roba dal mal di pancia... oddio non ne posso piùùùùù...

mercoledì, agosto 23, 2006

Dalla Svezia con talento


Chi mi conosce sa che una delle mie passioni è il musical Cats. Una delle cose che apprezzo di questo spettacolo è che, grazie alla vaghezza con cui personaggi e trama sono trattati (altrimenti detto, dai detrattori, "Cats non ha una trama, Cats ha personaggi banali"), ha dato ampio spazio di manovra ai fan per realizzare fan-art e fan-fiction, alcune veramente splendide. Stasera, in questi dieci minuti liberi, vorrei spudoratamente pubblicizzare il sito di Michaela Oloffson, una giovane pittrice svedese che si è specializzata in illustrazioni fantasy (unicorni, draghi, sirene...) e in dipinti (ad olio, colori acrilici, matite, ecc) sui personaggi di Cats e sugli attori che li hanno interpretati nel corso del tempo. Sono piccoli capolavori... io stessa ne ho acquistati alcuni e li ammiro ogni giorno sulle pareti di casa mia. Grazie, Michaela, per aver messo il tuo talento a disposizione dei fanatical cats come me.

domenica, agosto 20, 2006

Le miniere chiamano!

Notizia al telegiornale di ieri sera: tre nuovi pianeti potrebbero essere prossimi a far parte del nostro sistema solare. A suo tempo sono stati battezzati Cerere, Caronte e UB313-Xena; dico "a suo tempo" perché in realtà la loro esistenza era già nota, ma non si era ancora pensato di catalogarli come "pianeti". Un convegno di astronomi riunito a Praga dovrà votare, il 25 agosto, per decidere se considerarli ufficialmente parte del sistema solare in quanto pianeti oppure no.
Risultato: gli astrologi dibattono su quando, se e come inserire questi nuovi corpi celesti nel calcolo delle influenze astrali, degli oroscopi e cose del genere.
Insomma, a un certo punto al TG intervistano una autorevole astrologa (seeee... autorevole quanto lo sarei io a parlare di astrofisica) e, fra le varie cose, le chiedono la sua opinione professionale sul potenziale nuovo pianeta Cerere. E lei cosa dice? Che a suo giudizio è sicuramente un corpo celeste "positivo", anche perché, denominandosi Cerere, richiama significati di affetto e prolificità (non ricordo quali parole esatte abbia usato, ma il senso era questo).
Ma 'sta gente davvero pensa che siamo tutti una banda di idioti?!?!?!
Ma se 'sto pianetino l'avessero chiamato Pigmalione, che sarebbe successo? E se l'avessero chiamato Pino? O Agilulfo? Quali remoti significati avrebbe richiamato?
Ma andassero a lavorare nelle miniere di carbone in Cina, andassero...

mercoledì, agosto 16, 2006

L'uomo della strada

Qualche mese fa ho comprato e letto con soddisfazione il libro Siamo una massa di ignoranti: parliamone, scritto da Flavio Oreglio. Lo trovo un raro concentrato di cultura e arguzia, pur non condividendone tutte le tesi. Dove però mi trovo pienamente d'accordo con quest'uomo, dove non muterei quasi una virgola del suo pensiero e di come lo espone, è alle pagine 75-79, che qui riporto integralmente. Dico che non muterei quasi una virgola perché, a dire il vero, non sono del tutto convinta che dietro a certe assurdità televisive si nascondano sempre e solo interessi politici: secondo me vi sono interessi economici ben più significativi (sponsor, audience, ecc). Ma la sostanza non cambia poi tanto. Le parti in rosso sono quelle che personalmente urlerei a gran voce (e a voce ancora più alta se, oltre a segnarle in rosso, le ho messe pure in grassetto).

Come va oggi il nostro sistema di relazioni?
Mai come in questo momento il dibattito infuria. Il luogo deputato sono i mass media, soprattutto la TV.
Tutti parlano, è importante l'opinione di tutti, dalla portinaia al Presidente della Repubblica, dal calzolaio al Papa. Con l'ovvio accorgimento che se parliamo di Costituzione ne discutiamo con il calzolaio, se l'argomento sono le scarpe interroghiamo il Presidente della Repubblica, e quando si parla di gnocca l'opinione che ci interessa è quella del Papa.
Per la verità nei dibattiti convergono persone di ogni tipo.
Ci sono lo scienziato, il filosofo, il teologo, l'economista, lo psicologo, lo psichiatra, il sociologo, l'esperto di comunicazione, il critico d'arte (queste le "opinioni autorevoli")... e poi c'è lui: l'uomo della strada, il cittadino "normale", la persona "qualunque", la "casalinga di Voghera"...
Questi squallidi stereotipi - mettetevelo bene in testa - stanno a indicare queli che non contano un cazzo.
È la verità.
Non bisogna offendersi perché la dico, bisogna offendersi perché è la verità (che viene taciuta).
Ma perché, se non contano un cazzo, sono lì?
Perché sono rappresentanti di una grande moltitudine e sono coloro che vanno convinti.
Gli si dà il contentino della partecipazione, ma la verità è che convincere le loro menti (e quelle di chi ascolta a casa) è l'obiettivo della discussione.
È il significato profondo della democrazia.
Democrazia significa "governo del popolo" (dal greco demos = popolo; kratos = forza, potere).
Il "demos" è importante, perché il demos nel momento elettorale deciderà chi deve essere il capo branco.
Bisogna tirare acqua al proprio mulino, perché in politica, ma soprattutto in democrazia, conta il "numero".
Non ha importanza quello che dico, l'importante è che al momento giusto mi votino.
Devo convincere il demos a seguirmi, costi quel che costi, con le buone o con le cattive, con la persuasione o con l'inganno.
L'uomo della strada è il bene più prezioso di una democrazia, perché è attraverso il possesso di questo bene che si può arrivare ad appropriarsi di tutti gli altri beni.
Sia dato spazio quindi alla gente comune!!!
La ritroviamo dovunque: nei quiz, nelle trasmissioni dove le coppie si scannano, negli studi dove i giovani vengono messi sotto esame mentre i genitori piangono per la gioia o per la delusione...
Ma il massimo viene raggiunto nei "reality show".
I reality hanno un doppio scopo.

1. Recuperare mummie e vecchie cariatidi dello spettacolo, disposte a tutto pur di non vedere spegnersi i riflettori su di loro (e questo ci interessa poco).
2. Dare alla persona qualunque la possibilità di diventare "famoso" (e questo ci interessa molto).

I reality sono la comunicazione del nulla.
Trovo agghiacciante che una persona durante la sua giornata smetta di vivere per guardare una banda di idioti che fa finta di vivere.
E poi si corre a vederli dal vivo!!!
"Questa sera alla discoteca Marduk ci sarà Ermenegilda del Grande Fratello!"
Fantastico!
Ermenegilda è una ragazza di provincia che ha finalmente coronato il suo sogno.
È andata in TV! È diventata famosa!
Ha trombato davanti alle telecamere ed è stata sorpresa con le dita nel naso ben tre volte.
Il 15° giorno ha anche ruttato.
Uno strepitoso fenomeno mediatico.
La discoteca si riempie di gente che ha voglia di toccare con mano l'evento dell'anno.
"Astolfo della Talpa fa da padrino all'inaugurazione del nuovo centro commerciale 'Spendiuncazzo & Comprimerda'."
Astolfo è famoso per aver bestemmiato davanti alle telecamere mentre si grattava il culo. Ha avuto una storia con la Contessa Dei Miei Coglioni e poi l'ha mandata a cagare durante la diretta del martedì.
Una cosa da non perdere!
La TV non ti cambia. Se sei un pirla e vai in TV non diventi intelligente. L'unica cosa che ottieni, dopo esserci stato, è che sanno tutti che sei un pirla.
Lo "scemo del villaggio" è sempre esistito, il villaggio globale non poteva esserne privo.
Il villaggio globale ha bisogno dello scemo globale.
Ormai il gioco è quello di sfruttare l'idiozia più che di combatterla.
Una volta si diceva: il popolo è ignorante, quindi deve essere istruito.
Oggi si tende a dire: il popolo è ignorante? Bene, approfittiamone!!!
All'uomo della strada piace sentirsi importante? Facciamoglielo credere! Così di convince che la nostra è una società dove i sogni possono diventare realtà.
Perché questa è la democrazia, signori!
Questa è la "nostra" democrazia! Un prodotto delizioso che dobbiamo esportare!
Il paese dei balocchi? No, il paese degli allocchi!!!
"La democrazia è grande e la TV è il suo profeta!!!
Partecipazione!!! Ci vuole partecipazione!!!
Partecipazione ai quiz, ai talk show, a Miss Italia, ai 'reality'..."
Un dubbioso abbozza timidamente: "Veramente pensavo..."
"PENSARE?!!?? Non devi pensare!!! Ma come ti permetti? 'Si può spegnere ogni tanto il pensiero'... Te lo dice anche una 'star anticonformista' come Vasco Rossi!!!
Divertiti, vai a ballare, ridi coi comici... devi distrarti!
Pensa alle cose semplici... la gnocca, i cani abbandonati, la moda, il gossip...
Leggerezza! Ci vuole leggerezza! La vita è già difficile per i fatti suoi! Occorrono momenti ludici! Con tutte le cose brutte che succedono!!!"
"Appunto, come mai succedono?" chiede ancora il dubbioso...
"Succedono. È la vita, ragazzo! È la vita del cazzo! Non puoi farci niente. NON PENSERAI MICA DI POTER CAMBIARE IL MONDO, VERO??!!"
Il dubbioso va sradiacto, è la cancrena della società!
Il dubbioso si è quasi estinto, ormai l'uomo della strada è convinto di vivere nel migliore dei mondi possibili.
Bene, lo dico senza remore: l'uomo della strada ha rotto i coglioni!

domenica, agosto 06, 2006

La resa?

Non mi succedeva da tempo di trascorrere un periodo così intenso, e per certi versi pesante, da un punto di vista emozionale. Succede, per carità: ogni tanto, succede. E non si tratterebbe di nulla di particolare, se si limitasse a capitare e poi a svanire. Però, però. Quando invece fa suonare campanelli d’allarme e mette in mostra coincidenze che forse non sono tali, allora dà da pensare.

Insomma, riassumendo. Più o meno per tutto luglio una mia cara amica, che qui chiamerò Sandy, ha avuto dei guai di salute che mi hanno spinta a passare molto tempo con lei: non solo per umana preoccupazione, ma perché Sandy oltre che un’amica è anche una collega, sicché dovevamo lavorare insieme e il mio compito consisteva, in sostanza, nell’alleviare quanto più possibile la sua fatica. Perché naturalmente Sandy non è certo un’impiegata che può mettersi in malattia: è come me, una sbandata nell’anima, una che non timbra cartellini, una a cui piace sentirsi una scheggia impazzita. La domanda è: ma Sandy può ancora permetterselo? Ha una famiglia numerosa che conta su di lei; ha un marito che mal sopporta il suo continuo essere occupata, essere stressata, essere indaffarata (perché va bene lavorare e realizzarsi, ma non a scapito degli affetti); ha un figlio che le telefona ogni due per tre, perché vuole sapere dove diavolo finisce la sua mamma tutti i giorni, cosa la impegna tanto, perché torna sempre a casa tardi. Eppure, ogni anno, scattano certe dinamiche per cui Sandy si butta ancora nella mischia, non importa se sta bene o no, non importa se riesce a dormire o no, non importa se è a rischio collasso o no. Si butta e trascina con sé il mondo, il SUO mondo: famiglia, colleghi, amici. Che non sanno dirle di no, che si sentono in dovere di capirla, di aiutarla, di essere alla sua altezza: perché, se Sandy è capace di lavorare ventiquattr’ore al giorno senza pause, come posso io non essere in grado di fare lo stesso?

Ieri ho sentito per telefono un’altra amica, che qui chiamerò Carrie. Un’altra che ha scelto uno stile di vita libero, impegnativo, sempre sul filo del rasoio, in un ambiente difficile e competitivo. Una delle migliori, forse LA migliore. Ma è anche un ambiente con un ricambio generazionale spietato, un ambiente nel quale Carrie “funziona” sempre meno. Un ambiente che, in una settimana, le ha dato tante e tali batoste da causarle un abbattimento che mai da lei mi sarei aspettata. Perché Carrie è un uragano come Sandy, non molla mai, non si arrende mai, non ha mai pace. E invece stavolta è crollata.

Poi mi guardo io stessa, quella che non vuole timbrare il cartellino, né dipendere da nessuno, quella che sul lavoro vuole cento committenti diversi per non legarsi eternamente a nessuno dei cento, quella che si annoia al minimo cenno di routine, quella che recita con ardore la parte del cane sciolto, anzi spesso e volentieri anche la parte del burattinaio dietro le quinte: le persone giuste sanno dove sono e cosa faccio, le altre non importa (perché cercare i riflettori quando l’anonimato è tanto più comodo?). Ma anche quella che quest’estate, vuoi per stare dietro a Sandy, vuoi per una concomitanza di incarichi e impegni, ha abbassato la sua qualità della vita ad un livello non più accettabile e inizia solo ora a vedere la luce.

Allora, forse non sono coincidenze. Forse il tempo dei cani sciolti e delle schegge impazzite è finito? Forse gli anni e le circostanze ci stanno riportando a rientrare nel gregge, tutte noi che non abbiamo voluto accettare i binari della normalità? Quelle che non hanno lo stipendio fisso a fine mese, che un mese cantano vittoria e il mese dopo non sanno dove sbattere la testa, devono avviarsi verso la resa?
Non ho energie per cercare una risposta adesso…la domanda fa già abbastanza male da sola.

lunedì, maggio 29, 2006

Fumetti in caduta libera

Ne succedono di cose, in una settimana.

E' uscito il terzo film degli X-Men ed è molto deludente, neanche da mettere coi primi due. Jean Grey non combina una mazza fino alla fine (o quasi), la questione di Fenice Nera viene spiegata (banalmente e incoerentemente) in due minuti due, il simbolo della Fenice (che alla fine del secondo film appariva subdolamente fra le acque del lago) nemmeno lontanamente utilizzato, Ciclope liquidato come niente fosse, Wolverine sempre con la canottiera di fuori da eroe depresso/sfigato/svaccato che ormai speravamo di esserci lasciati alle spalle. E qualcuno mi spieghi perché mai Tempesta dovrebbe fare quella assurda rotazione su se stessa a novanta miglia orarie quando non ce n'è nessunissimo motivo (senza contare la totale assenza di relazione umana fra lei e Jean: "ha fatto la sua scelta" e buonanotte... ma sicuro, proprio tipico di Tempesta). Almeno gli effetti speciali dei fulmini sono riusciti bene, e le reazioni dei mutanti all'idea della Cura sono sufficientemente credibili.

Il sito di Comicscode (www.comicscode.net) ha chiuso. La gente cresce, il tempo libero diminuisce, lavoro e famiglia prendono il sopravvento. Peccato perché era un gran bel sito.

Anche la ComiConvention di Milano non vedrà la prossima edizione. Sconfitta dalla concorrenza (leale e non), dalla crisi di vendite e da chissà che altro. Io non ci andavo da tempo, ma ai bei tempi era un appuntamento importante. Nel frattempo Lucca annuncia il ritorno della fiera nel centro della città. Ma logisticamente sarà possibile?!?

I diritti dei fumetti DC per l'Italia sono passati alla De Agostini. E' un bene? Un male? Per i classici Batman, Superman eccetera, non credo cambi molto (anche se dubito che pubblicheranno i TPB di Wonder Woman, così a me toccherà prenderli in originale...). Ma la sezione Vertigo, che è stata promossa e portata agli attuali livelli di vendite e popolarità dalla Magic Press con sforzi sovrumani, potevano anche lasciarla dov'era. Tra l'altro mi chiedo che ne sarà della ristampa integrale di Sandman e Preacher, tanto per citare due titoli a caso. Certo la De Agostini potrebbe avere gioco più facile nelle librerie di varia, e contribuire alla diffusione del Verbo Vertigo al di fuori del circuito dei nerd. Sperém.

Lazarus Ledd chiude, unico fumetto popolare di formato bonellide, ma NON edito da Bonelli, a raggiungere il traguardo dei 150 numeri. Non sempre le storie mi facevano impazzire, e Lazarus in quanto tale non era l'uomo dei miei sogni, ma come testata ha avuto un'importante funzione di talent-scout e lancio di nuovi disegnatori. Questo ingrato compito ora se lo beccano a metà la Star Comics (con Jonathan Steele) e l'Eura Editoriale (coi bisettimanali). E ovviamente la Rete.

A questo punto inizio ad aver paura di alzarmi dal letto la mattina...

martedì, maggio 23, 2006

I've never been to me

E' stato un puro caso imbattermi in questa canzone, che non conoscevo. Ma a volte il caso agisce per il meglio...

Charlene - I've never been to me - 1977

Hey lady, you lady, cursing at your life
You're a discontented mother and a regimented wife
I've no doubt you dream about the things you'll never do
But, I wish someone had talked to me
Like I wanna talk to you

Oh, I've been to Georgia and California and anywhere I could run
I took the hand of a preacher man and we made love in the sun
But I ran out of places and friendly faces because I had to be free
I've been to paradise but I've never been to me

Please lady, please lady, don't just walk away
'Cause I have this need to tell you why I'm all alone today
I can see so much of me still living in your eyes
Won't you share a part of a weary heart that has lived million lies?

Oh, I've been to Niece and the Isle of Greece while I've sipped champagne on a yacht
I've moved like Harlow in Monte Carlo and showed 'em what I've got
I've been undressed by kings and I've seen some things that a woman ain't supposed to see
I've been to paradise, but I've never been to me

Hey, you know what paradise is?
It's a lie, a fantasy we create about people and places as we'd like them to be
But you know what truth is?
It's that little baby you're holding, it's that man you fought with this morning
The same one you're going to make love with tonight
That's truth, that's love...

Sometimes I've been to crying for unborn children that might have made me complete
But I took the sweet life, I never knew I'd be bitter from the sweet
I've spent my life exploring the subtle whoring that costs too much to be free
Hey lady...
I've been to paradise, but I've never been to me

domenica, maggio 07, 2006

Mica male

A volte ti fa bene. Passi settimane, anzi mesi, in uno stato un po' sbattuto, sempre un sacco di stanchezza addosso, insegui il mondo pregando che rallenti, sotto sotto ti chiedi perché lo fai e non trovi risposte, con la coda dell'occhio noti pezzi di vita che si sfaldano. Quando ti fermi ti accorgi pure che qualcuno aveva bisogno di te e tu non c'eri. L'umore va alle ortiche, ti sfuggono sospiri di accidia pura fino al midollo.
Poi un giorno, per lavoro, devi tirare fuori dallo scaffale un volume che non apri da anni. Lo sfogli, ne rileggi qualche pagina, e arrivi alla battuta che avevi dimenticato.
Mi piace il mito di questo paese.
Il mito americano: che gli uomini semplici e onesti, nati dalle sue grandi pianure e dalle foreste e sotto il suo cielo l'hanno resa una nazione e si dimostreranno degni di lei al momento opportuno.
A ben guardare è falso.
Ma è comunque un buon mito da onorare.
Bè... che cazzo, ci voleva.

martedì, febbraio 28, 2006

Joe Kubert, un mito

E' stato pubblicato in rete un articolo di Joe Kubert e Rafael Medoff riguardo alle famose vignette satiriche che hanno scatenato le proteste dei mussulmani.
Ed io ho deciso che amo Joe Kubert. Non è che le sue idee siano originali o inedite, ma la chiarezza con cui le espone è mirabile, e soprattutto c'è grande rigore sposato con grande serietà. Per la serie: dico le cose educatamente, ma sia chiaro che dico come stanno.

IL POTERE DI UNA VIGNETTA
di Joe Kubert e Rafael Medoff
traduzione di Fausto Colasanti
I Musulmani di tutto il mondo si sentono profondamente offesi dalla rappresentazione del fondatore dell’Islam, Maometto, in vignette satiriche apparse recentemente su un quotidiano danese, e successivamente pubblicate su giornali di altri Paesi europei.
Nel Medio-Oriente ed oltre, folle di dimostranti Musulmani si sono sollevate infuriate. In Libano e in Siria le ambasciate danesi e di altri Paesi europei sono state date alle fiamme. Nei territori palestinesi sono stati esplosi colpi di arma da fuoco contro il Centro Culturale Francese, gli uffici dell’Unione Europea sono stati assediati, ed un cittadino tedesco scambiato per danese è stato rapito per poi essere rilasciato dopo breve tempo.
E la situazione potrebbe peggiorare. A Ramallah dei dimostranti hanno cantato “Bin Laden è il nostro amato, la Danimarca deve essere fatta saltare in aria!”. A Gaza un sacerdote ha auspicato che “cadano delle teste” come risposta alle vignette. A Londra una donna musulmana portava un cartello con scritto “Preparatevi al vero Olocausto”.
Per essere una forma d’arte che a volte viene erroneamente considerata come minore, queste vignette hanno sollevato una reazione mortalmente seria.
La verità sulle vignette di satira politica è che sono una delle più potenti forme di comunicazione. Gli editorialisti possono riempire pagine su pagine di commenti che restano poco notati, ma un’efficace illustrazione trasmette una scossa intellettiva ed emozionale decisamente maggiore delle parole scritte. E questa non è una novità. Le vignette di satira si vedono in giro praticamente da sempre, infastidendo e offendendo i loro bersagli probabilmente sin dalla preistoria. I primi umani che avevano scarsi risultati nella caccia, è facile che tornando a casa trovassero loro stessi presi in giro in disegni sulle pareti delle caverne.
Nel corso della storia, le illustrazioni satiriche hanno spesso avuto un impatto molto più importante di quanto si possa generalmente immaginare. Una vignetta del 1884 che prendeva in giro il candidato repubblicano alle elezioni presidenziali James Blaine, pubblicata nella prima pagina del New York World di Joseph Pulitzer, ebbe un ruolo chiave nello stato di New York per il successo del candidato democratico Grover Cleveland, che gli permise di vincere la contesa per la Casa Bianca. Durante la Prima Guerra Mondiale, il governo statunitense teneva in tale considerazione i vignettisti da fondare l’Ufficio dei Cartoons, per coinvolgere gli autori nelle campagne di supporto per gli sforzi bellici. Alla fine dell’800 e nei primi del ‘900, alcuni politici arrabbiati di Pennsylvania, New York, California, Indiana ed Alabama, talmente infastiditi dagli strali dei vignettisti, arrivarono ad introdurre delle leggi che tentavano di regolamentare in maniera restrittiva quello che i vignettisti potevano o non potevano disegnare.
Anche se queste leggi furono inizialmente approvate, vennero successivamente abrogate. Ma come reazione alla controversia sulle vignette danesi, c’è chi chiede nuove restrizioni. Il Vaticano ha affermato che “Il diritto alla libertà d’espressione… non può comprendere il diritto di offendere il sentimento religioso dei credenti”.
La censura sarebbe un errore. Darebbe a qualsiasi gruppo religioso il potere di veto sulle vignette – o sulle parole scritte, o sui discorsi – dei propri oppositori. Sì, i vignettisti possono essere offensivi. E sfortunatamente ci sono occasioni in cui degli artisti cercano coscientemente di essere oltraggiosi, al fine di ottenere attenzione. Si può ricordare quando a New York dei disegnatori rappresentarono dei simboli religiosi cristiani in maniera shockante e offensiva. Ma questo non giustifica le rivolte e la censura. In una società civile, la gente risponde all’arte offensiva senza entrare nel museo che la espone o rifiutandosi di comprare quel particolare giornale che la pubblica.
L’anno scorso un giornale studentesco della Rutgers University, The Medium, pubblicò una vignetta orribilmente offensiva dove veniva rappresentato un Ebreo spaventato seduto su di un palco, di quelli che si vedono al luna park dove si devono abbattere pupazzetti o colpire bersagli con una palla, posizionato sopra ad un forno, con un cartello che esortava i passanti a colpire l’Ebreo e farlo cadere nel forno. La vignetta fu giustamente denunciata come un insulto alla memoria dell’Olocausto. E alcuni critici esortarono l’amministrazione dell’università a sospendere i finanziamenti per il giornale. Ma nessuno ha bruciato il Campus della Rutgers o cercato di decapitare l’editore del The Medium.
I leaders occidentali stanno criticando blandamente la situazione danese, sperando di evitare di gettare benzina sul fuoco della rabbia musulmana. Alcuni dei loro commenti hanno lasciato a desiderare. Il portavoce del Dipartimento di Stato ha affermato che le vignette danesi su Maometto sono disdicevoli come le vignette anti-Giudaiche che spesso appaiono sui quotidiani arabi. Ma sicuramente dovrebbe riconoscere anche che le vignette danesi sono apparse in quotidiani indipendenti, che il governo danese non può controllare. Le caricature antisemite della stampa araba sono in genere pubblicate in quotidiani su cui i governi esercitano un controllo totale, la cui pubblicazione potrebbe essere sospesa in qualsiasi momento, se questi governi volessero.
Cosa più importante, i governanti occidentali dovrebbero dire chiaramente che anche se i Musulmani trovano le vignette offensive, la loro reazione è assolutamente inaccettabile. Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di stabilire delle regole di base per condurre un dibattito civile, senza cercare modi per compiacere o tener buone le folle infuriate. Sicuramente dovremmo tendere a cercare di vivere in un mondo governato dalla ragione e dalla civiltà, piuttosto che in uno dove i vignettisti o i loro editori devono temere per le loro vite.