domenica, aprile 22, 2007

Sarà mia

Tempo di vendite e acquisti.
Cioè: vendere la moto vecchia (Honda NSR 125 color giallo-blu-bianco) e acquistarne una nuova (più maneggevole, più comoda, con l'accensione elettrica, col manubrio più alto, col motore meno scorbutico, con la possibilità di andarci in autostrada, con un colore più discreto).
Si parte con le ricerche, ed inizialmente l'obiettivo è una Kawasaki ZZR 250, ma trovarla è un casino. Ce ne sono poche, e fra quelle poche, svariate sono di un insignificante color alluminio che mi fa passare la voglia di comprarla. Poi ne trovo una su ebay (color nero e blu, tenuta benissimo, prezzo abbordabile, una figata), mi ci butto anema e core, ma il venditore cambia idea (maledetto!) e decide che non vuole venderla più.
Allora mi incavolo, e oggi perdo il pomeriggio in giro per concessionari e rivenditori. E mi imbatto in questo gioiellino:
Dicesi Suzuki Bandit 400.
Vecchiotta, per carità... 15 anni sul groppone. Ma in fondo anche la mia attuale Honda di anni ne ha , e li porta benissimo. E poi questa Bandit è tenuta bene, è stata ben collaudata, risistemata, ha percorso 27.000 chilometri che non sono un'esagerazione, e da come si presenta potrebbe farne altri 50.000 come niente.
E poi è nera, un colore che le sta da dio.
Ci salto sopra, tolgo il cavalletto laterale, afferro il manubrio... come stare in poltrona. Sedile comodo, altezza perfetta, tocco terra con l'intera pianta del piede. Una goduria. Certo, l'estetica primi anni Novanta ha i suoi punti deboli: contachilometri e contagiri cromati sono inguardabili. Senza contare il fanale anteriore, rotondo tipo luna piena, e il clacson, anch'esso rotondo, che si lascia vedere senza ritegno proprio sotto il fanale:

Ma a casa indago un po' e scopro che c'è una soluzione... un cupolino con fanale annesso, e dietro il quale si possono nascondere tanto il clacson quanto il contachilometri e il contagiri. Insomma una piccola operazione di lifting che risolverebbe ogni guaio...Insomma è mia. Scanso imprevisti, E' MIA. Yeah...

mercoledì, aprile 11, 2007

La prima crisi di nervi dell'anno...

...non è stata mia! ^__^

Con balzo felino, in realtà abbastanza prevedibile, la Donna Burocratica batte in volata tutti gli altri membri dello staff di Cartoon Club e si lascia andare a un terrorizzante urlo di disperazione, seguito da sprezzante domanda retorica ("MA SIAMO MATTI?!?!?!"), dopo aver letto le istruzioni, arrivate via mail, sulle esigenze di allestimento di una delle mostre che dobbiamo mettere in piedi quest'estate.

Ed è solo l'11 aprile.

Chi sarà il prossimo a crollare...?

lunedì, aprile 09, 2007

E tu da che parte stai?

...ma da quella del Capitano, ovvio.

Ehm... questa la capiscono solo i comics-nerd, ma mi piaceva inserirla lo stesso.

www.civilwar.it

^__^

domenica, aprile 08, 2007

Loreena McKennitt in concert

Due settimane fa sono stata a Bologna per il concerto di Loreena McKennitt, che credo sia stato IL più bel concerto che io abbia mai visto. Assolutamente perfetto per me: a teatro e non in uno stadio né in un palazzetto; musica non mainstream ma nemmeno troppo originale da non capirci niente; una voce potente ma non inutilmente ostentata; un gruppo di musicisti affiatati (tra cui Caroline Lavelle che da sola sarebbe valsa il prezzo del biglietto); una scaletta equilibrata e coinvolgente.
La musica di Loreena McKennitt è ormai da tanti anni per me una presenza costante e discreta; nei miei momenti più felici questa musica c'era, nei momenti più oscuri anche. Dopo averla scoperta (come credo abbia fatto mezzo mondo) con l'album The Mask and Mirror, ho ripescato altri album, poi ho acquistato il doppio CD del suo primo live, allo stesso tempo apprendendo con tristezza del suo lungo ritiro dalle scene, dovuto a un triste evento nella sua vita privata. Ed ora, è stata una vera gioia assistere al suo trionfale ritorno, dopo parecchi anni di assenza.
Qui sotto, tre brani che mi sono cari: The Bonny Swans per ovvi motivi (^_^); The Highwayman perché è il mio genere preferito di canzone (ovvero racconta una storia - e qui caliamo un velo pietoso sul video amatoriale che ho trovato, ma non è che ci fossero tante alternative per sentire la canzone integralmente); e Tango to Evora perché è stato l'ultimo bis del concerto.





giovedì, aprile 05, 2007

Così di colpo

Ed ecco che inaspettatamente, senza preavviso...

Dopo più di un anno che quella certa persona che dico io non stava bene, perdeva peso, non riusciva a mangiare, vomitava quasi ogni giorno, soffriva di ipertensione, appariva debole, a volte faticava a stare in piedi...

Dopo mesi e mesi e mesi di preoccupazione, di tensione, di paura...

Dopo così tanto tempo in cui il mio chiodo fisso era "ti prego rimettiti in sesto, ti prego curati, ti prego fai il possibile per guarire" e la mia attività più frequente era trovare ogni possibile scusa per tenerla d'occhio...

...stasera come niente fosse mi dice "sono un po' ingrassata".

Ho un groppo in gola (di gioia, s'intende) e devo ancora riprendermi.

Ma di certo non ho mai avuto un più bel groppo in gola in vita mia.

giovedì, marzo 29, 2007

Un'altra recensione!

Il mio "parto" Bam! Sock! può vantare un'altra bella recensione: evviva! ^__^
Questa è stata pubblicata sulla rivista Fumetto (edita dall'A.N.A.F.I.) ed è stata scritta da Gianni Brunoro, il decano dei saggisti italiani, quindi per me di particolare valore. Accanto alla recensione del mio libro, c'è la recensione di Le regine del terrore, un testo sulle sorelle Giussani (le creatrici di Diabolik) scritto da Davide Barzi, stimato amico e collega. Cliccare sull'immagine per vederla ingrandita e leggibile.

Art Collection - 8

Visto che ero in argomento dal post precedente... questo è un disegno di Michela Da Sacco, realizzato l'anno scorso durante una manifestazione che avevo contribuito ad organizzare. In quell'occasione, avevamo raccolto alcuni disegni da vendere per beneficenza (incassi devoluti qui), e questo in particolare me l'ero comprato io stessa. Raffigura Desdemona Metus, protagonista della serie L'Insonne, creata da Giuseppe Di Bernardo e pubblicata da Free Books. Bello il personaggio, belle le storie, fenomenali le copertine (ah, ma prima o poi un disegno di Marco Checchetto riuscirò ad averlo!!!), ed intensamente affascinante questa pin-up.

Chiamale "modifiche redazionali"...

Oggi è "scoppiato" in rete un piccolo caso fumettistico che cito perché riguarda un'amica nei cui confronti nutro la massima stima e solidarietà. Si tratta di Michela Da Sacco, una delle componenti del gruppo EdenStudio del quale ho parlato su questo blog qualche mese fa. Michela ha lavorato per un annetto e mezzo su un episodio di Nick Raider che fa parte della miniserie dedicata dalle Edizioni If all'omonimo personaggio. Senonché la lavorazione procede a fasi alterne, tra infinite richieste di modifiche, pressioni di varia natura, momenti morti in cui era impossibile lavorare (se un disegnatore non riceve la sceneggiatura, su che base deve inventarsi le tavole?), pretese di velocizzazione che non possono non andare a scapito della qualità, e una serie di altre cose. Ultima delle quali, l'assegnazione dell'ultimo mazzetto di pagine a un altro disegnatore.
Sembrava finita lì (il che già non era esaltante). Invece ora l'albo esce in edicola e, sorpresa sorpresa... gran parte delle tavole di Michela è stata modificata e reinchiostrata da un altro disegnatore. Alcuni esempi di tavole originali e tavole pubblicate si trovano su questa pagina web.
Adesso io non dico che il lavoro di Michela fosse un capolavoro che non andava minimamente toccato: anzi, in passato ho visto tavole di Michela meglio riuscite di queste. Di sicuro il committente ha il diritto di dare il suo giudizio sul lavoro finito. E se ci sono delle correzioncine da fare, è prassi abbastanza consolidata che le faccia fare a qualche disegnatore in redazione, così ha subito sott'occhio il risultato. Però, (A) qui non si parla di qualche correzione ma di un intervento pesante e continuo, e (B) il risultato delle correzioni non sempre migliora le cose.
Insomma, un'azione eccessiva e scorretta, e soprattutto di cui Michela non è stata MAI neppure avvertita. Ennesimo caso di pressapochismo del fumetto italiano, e poi ci stupiamo se il settore è in crisi nera...!!!

Fresh Air Explosion

Spot Vigorsol esilarante... ^___^

Un ricordo londinese

L'ultima settimana è stata stracolma di cose da fare (sai che novità), ma complessivamente positiva e in grado di rimettermi in moto alcune rotelle che si erano fermate per un po'. Diciamo che al momento sono di buon umore, e quindi avevo pensato di buttare giù due righe sui famosi 15 giorni londinesi di febbraio. Eppure, più ci penso e più mi rendo conto che non ho nulla di poi così originale o interessante da raccontare. Immagino che non sorprenderei nessuno dicendo che i musical che sono andata a vedere mi hanno incantata (per la cronaca, erano Chicago, Cabaret, Blood Brothers, Wicked e Mary Poppins), come pure non sarei granché innovativa dicendo che a Londra mi sento ormai come a casa. Quindi mi limiterò a UN ricordo, di quelli che normalmente tenderei a snobbare, ma che vi devo dire, ogni tanto mi "abbasso" ai sentimentalismi. ;-)
Metropolitana, Circle Line. Seduti davanti a me, un lui e una lei... età complessiva, MENO dei miei anni. Lei, indiana o pakistana: carina, un bel sorriso, molto dolce, vestita con jeans, una maglietta e una giacchina, niente di che. La semplicità fatta persona. Lui, cresta punk alta 15 centimetri, maglietta bianca e giacca di pelle nera con borchie, pantaloni scozzesi (una gamba nera e gialla, l'altra gamba nera e blu) e anfibi d'ordinanza.
Me-ra-vi-glio-si. E innamorati cotti. Si guardavano come se sulla faccia della terra esistessero solo loro. A un certo punto lei si volta a guardare l'elenco delle fermate, ma lui non le toglie gli occhi di dosso un secondo. Era incredibile assistere alla scena di quel ragazzino conciato in quel modo, che presupporrebbe l'essere un "duro", ammirare la sua ragazza come fosse stata un angelo sceso in terra. Una dolcezza e un'adorazione che non ho visto tanto spesso.
Londra è un piccolo paradiso anche per questi spettacoli della durata di una dozzina di fermate, che valgono quanto i musical migliori. Anzi di più.

domenica, marzo 11, 2007

Smaccata autopromozione

Pianin pianino, il mio libro su "come e perché gli eroi dei fumetti si gonfiano di sberle" sta ottenendo qualche segnalazione - breve quanto vogliamo, ma utile a far sapere della sua esistenza. Quindi, pubblici ringraziamenti a quanti stanno aiutando in questo senso (e puntualizzo che lo stanno facendo completamente di loro iniziativa, io non ho nemmeno osato fare richieste in tal senso).

Quindi, Bam! Sock! è stato segnalato su AF News...

...citato sul blog di Daniele Barbieri in data 19 gennaio...

...e sul sito dell'AISS (Associazione Italiana di Studi Semiotici).

Un paio di recensioni, oltre a quella che ho segnalato qualche settimana fa, dovrebbero essere pubblicate nei prossimi mesi su carta. Il libro è inoltre stato messo in vendita in rete da diversi distributori, specializzati e non (Internet Book Shop, NDA, Kelkoo, Gullivertown, Hoepli e altri.
Bè, dai: sono contenta. :-)

venerdì, marzo 09, 2007

Piccolezze nel bene e nel male

Le ultime 48 ore sono state insolitamente irritanti - eccetto quelle utilizzate per dormire e per lavorare con il Tecnouomo e Colei Che Può. Alcune persone da cui attendevo notizie non me ne danno, altre mi danno notizie che non vorrei, altre spariscono dalla faccia della terra lasciandomi questa specie di senso di "abbandono" che razionalmente so non essere giustificato, ma emotivamente riesce a prendermi lo stesso (e permetto così che mi mettano nella condizione di fare lo stesso con altre persone che non c'entrano nulla). E poi mio marito è via tutta la settimana per lavoro. E poi è via anche la Grande Capessa. E poi non mi funziona il Messenger. E poi tre o quattro dei miei corrispondenti abituali sono via anche loro. E poi altri vengono meno ad alcuni impegni che in un certo senso avevamo deciso insieme (cose che forse per loro non contavano allo stesso modo in cui contano per me). E poi il forum di Cats è offline. UFFA. Da tempo non ero così scocciata e facilmente irritabile.
Ma a volte basta una sciocchezza per ritrovare un po' di buonumore. Questo trailer amatoriale (ma amatoriale mica poi tanto!) l'ho trovato per caso girellando su Youtube. Vecchio di due anni, ma assolutamente meraviglioso!

martedì, marzo 06, 2007

Due articoli belli

Fumetti di carta è un sito che parla non solo di fumetti, ma in generale di arte (tutta: letteratura, musica, cinema, ecc) e cultura, con una spruzzata di attualità.
Mi piace citare gli ultimi due aggiornamenti del sito perché ciascuno contiene almeno un articolo che ho apprezzato in modo particolare.
Uno lo ha scritto Alessandro Bottero e riguarda i libri di Gianpaolo Pansa (da Il sangue dei vinti in poi). Narcisisticamente parlando, questo articolo mi piace perché espone un punto di vista che condivido in pieno. Insomma è come se lo avessi scritto io (salvo che Bottero si è documentato meglio e più di me).
L'altro articolo è stato scritto da Orlando Furioso (è il suo vero nome!!!), una persona squisita che mi onoro di annoverare fra i miei amici, anche se lo sento pochissimo e lo vedo ancor meno. L'articolo parla di come, in un episodio di Diabolik, sia stato affrontato il tema dell'omosessualità. E anche qui mi trovo in pieno accordo con Orlando e soprattutto con la sua critica al concetto di "tolleranza". Da anni la penso esattamente come lui al riguardo, e mi fa piacere trovare nelle sue parole un riscontro esatto dei miei pensieri. Prossimamente su questi schermi, il mio spin-off all'articolo di Orlando.

domenica, marzo 04, 2007

So long, Mr Cavandoli

Vengo a sapere solo oggi che due giorni fa, a Milano, si è spento Osvaldo Cavandoli, uno dei più geniali cartoonist che il nostro paese abbia mai potuto vantare. Nell'ambito di Cartoon Club, il festival di fumetti e cartoni animati per cui lavoro, stavamo da tempo pensando all'ipotesi di allestire una mostra su di lui e sul suo mitico personaggio, la Linea. Purtroppo, l'età avanzata di Cavandoli e le sue condizioni di salute sempre più precarie ci hanno impedito di offrirgli questo omaggio finché era ancora in vita. Forse sarà possibile mettere in piedi la mostra uno dei prossimi anni, come tributo post-mortem. Ma non è la stessa cosa.
Io non ho mai conosciuto Cavandoli di persona; ricordo solo di averlo visto un paio di volte quando veniva qui come ospite di Cartoon Club (essendo presidente onorario delle giurie dei concorsi organizzati in seno al festival), ma non siamo mai stati presentati. Eppure, se penso alla genialità che aveva infuso nei suoi lavori e all'importanza che ha avuto negli anni passati per i miei colleghi, mi sembra di aver perso qualcuno di importante.
Buon viaggio, signor Cavandoli. So long!

lunedì, febbraio 26, 2007

Normalità...

Recente titolo del Wall Street Journal: "In Italia i governi tornano a cadere come le foglie: la politica a Roma è tornata alla normalità".
Insomma un grande passo (di gambero) verso la credibilità internazionale...

Vanteria

Questa recensione (cliccare sull'immagine per vederla ingrandita e leggibile) è stata pubblicata sul numero 49 del mensile Scuola Di Fumetto. Inutile dire che mi riempie di orgoglio e che lusinga come non mai il mio già elevato narcisismo. ^___^

domenica, febbraio 25, 2007

Così si fa!

Un paio di giorni fa, riunione di lavoro per pianificare la manifestazione estiva.

Grande Capessa raccomanda alla Donna Burocratica di tenere le fila per tutto quel che concerne affissioni di manifesti, striscioni, totem e affini. La Donna Burocratica prende appunti e poi puntualizza: "Prima di dare tutto per scontato, lasciami il tempo di fare una verifica sui costi, perchè potrebbero essere aumentati parecchio grazie alla nuova finanziaria. Fino all'anno scorso la radio privata per cui lavoro pagava 36 euro all'anno per tenere uno striscione affisso nella strada XY, quest'anno ci hanno comunicato che i 36 euro di tassa rimangono invariati, ma hanno aggiunto un canone di 150 euro all'anno..."

Io alzo gli occhi al cielo e commento: "Li avete già dovuti pagare?"

Lei: "Ma figurati, una radio piccola come la nostra? Abbiamo tolto lo striscione!"

Prenda nota, signora Finanziaria. E' così che si manda avanti l'economia di un paese, no? Ma andassero davvero a casa... *sigh*

martedì, febbraio 20, 2007

Metabolizzazione

Back home. Tornata a casa dopo un breve (brevissimo) periodo di "vacanza-studio-lavoro" a Londra. Ora lo so che amici e conoscenti vorrebbero leggere una sorta di cronaca, sapere di tutto di più, leggere chi ho visto - cosa ho fatto - dove sono stata, ecc. Abbiate pazienza: non ancora. Troppo spiazzante sul momento, troppo scoglionante ora.
Devo ancora metabolizzare (e il fatto di essere stata torturata dal dentista stamattina... come dire, non aiuta).

domenica, gennaio 28, 2007

Il mio chiodo fisso


Siccome questo blog è letto sostanzialmente da degli amici, ho deciso di "confessare" su di esso il mio chiodo fisso, di cui a volte mi capita di parlare con i suddetti amici. Francamente trovo che sarebbe inutile parlare (qui e altrove) di tante cretinate senza poi avere il coraggio di affrontare le cose più serie, quelle che sotto sotto scavano sempre e non se ne vanno mai. Quelle che riguardano la mia percezione della vita, del mondo, di quelle cose troppo grosse per potere capire fino in fondo ma che, volente o nolente, avverto in una certa maniera che da tanto tempo mi lascia del grande amaro in bocca (alimentato anche dal fatto che, al momento, non ho la fortuna di credere in alcun tipo di fede - o almeno di crederci fino in fondo).

Negli ultimi tre giorni ho lavorato presso una mostra, allestita per la Settimana Della Memoria, intitolata La Shoà a fumetti. Praticamente facevo da assistente a un esperto che forniva alle classi delle scuole medie alcune nozioni di base sui fumetti che hanno parlato dell'Olocausto, fra i quali ovviamente il posto d'onore spetta a Maus di Art Spiegelman.

A furia di sentir ripetere questa lezione, ho focalizzato alcune immagini meglio di altre e ho deciso che quella per me più straziante (ripeto, PER ME, una sensazione del tutto personale dovuta alla MIA e SOLO MIA percezione delle cose) è quella che ho riportato qui.

Perché questa immagine mi fa tanta impressione?

Più che l'immagine in quanto tale, sono le didascalie (scritte nel linguaggio traballante e sgrammaticato di un ebreo polacco immigrato dopo la guerra negli USA, ricordando il momento della deportazione e l'arrivo ad Auschwitz): "Siamo arrivati a campo di concentramento di Auschwitz. E sapevamo che di qui noi non uscivamo più. Sapevamo... che ci uccidono con gas e poi buttano in forni. Era il 1944... sapevamo tutto. Ed eravamo qui".

Sapevamo è la parola chiave. La MIA parola chiave.

In effetti, non è ad Auschwitz che sto pensando. La conoscenza astratta di quel che accadde allora non ha mai avuto la possibilità (ne mai ce l'avrà) di filtrare davvero attraverso la mia mente, perché, io credo, è qualcosa di troppo grande e inconcepibile per essere compreso da chi non ci è passato.

Ma credo che la consapevolezza sia, nelle situazioni drammatiche di ogni ordine e grado (da quelle totalmente allucinanti come l'Olocausto a quelle più usuali e quotidiane come la nostra semplice esistenza in quanto tale), la nostra condanna.

Nostra nel senso "di noi esseri umani".

Noi sappiamo. Sappiamo troppo. E troppo poco.

Sappiamo che la nostra vita ha un termine. Che siamo condannati a una fine. Sappiamo che, nella maggior parte dei casi, la nostra aspettativa di vita si allunga a scapito della qualità di quella stessa vita. Sappiamo che, negli anni della vecchiaia, è possibile e sempre più probabile che non solo il nostro corpo ceda, ma anche la nostra mente. Sappiamo che potremmo ridurci a corpi viventi senz'anima. Sappiamo che dovremo essere accuditi per ogni minima idiozia. Sappiamo che diventeremo un peso morto per i nostri familiari. Sappiamo che dovremo affrontare umiliazioni e solitudine. Sappiamo che arriveremo a un punto in cui l'unico obiettivo di una giornata vuota, inutile e noiosa sarà di far sera. Sappiamo che, da un certo momento in avanti, la morte sarà l'unico evento che ci attende e perderemo così il senso del futuro.

E se questo non accadrà negli anni della vecchiaia più avanzata, è perché accadrà prima. Perché (a meno di non far parte di una minoranza di persone che lasciano questo mondo all'improvviso), ci ammaleremo e, andando oltre le bugie che ci verranno dette da amici e parenti, capiremo che la fine sta arrivando. E penseremo solo ad essa perché, anche qui, perderemo il senso del futuro, quell'unica cosa che dà un senso allo scorrere dei giorni.

Sappiamo tutto questo.

E non sappiamo il perché di tutto questo. Forse lo speriamo, forse alcuni credono di saperlo, eppure anche loro in fondo al cuore, lo ammettano oppure no, socraticamente sanno di non sapere. Perché, se avessero davvero le idee tanto chiare, non proverebbero dolore e disperazione alla morte di una persona cara, non sentirebbero quella pugnalata ancestrale che viene sferrata da qualche parte nel profondo della coscienza e dice "per lui/lei è tutto finito e per me è solo questione di tempo".
Come per Vladek Spiegelman ad Auschwitz (e so che il paragone è oltraggioso e irriverente), noi sappiamo tutto questo.
E siamo qui.

martedì, gennaio 23, 2007

Questione di metodo

Qualche giorno fa ho malauguratamente acceso la TV e sono capitata su L'Italia sul Due (ohi, son disgrazie che capitano). L'argomento di discussione era "Matrimonio o convivenza?" e ovviamente c'era un tot di ospiti, ciascuno dei quali diceva la sua. Tra gli altri un tipo, che non ho idea di chi fosse, il quale una volta interpellato esordisce con: "Non ho le competenze giuridiche, né teologiche, né sociologiche per occuparmi della questione, comunque penso che...", ecc ecc.

E qui trascrivo, a titolo di mio commento con briciola di malcelata aria di sufficienza, un breve estratto da Come si fa una tesi di laurea di Eco (uno dei libri più utili che esistano al mondo), al paragrafo sull'orgoglio scientifico (pag. 198 dell'edizione Tascabili Bompiani, XXXI ristampa, 1994):
"Non vi è nulla di più irritante di quelle tesi (e talora accade anche con dei libri a stampa) in cui l'autore avanza continuamente delle excusationes non petitae.
Non siamo qualificati per affrontare un tale argomento, tuttavia vorremmo azzardare l'ipotesi che...
Cosa non siete qualificati? Avete dedicato dei mesi e forse degli anni all'argomento scelto, avete presumibilmente letto tutto quel che c'era da leggere su di esso, ci avete pensato su, preso appunti, e ora vi accorgete di non essere qualificati? Ma cosa avete fatto tutto questo tempo? Se non vi sentite qualificati, non presentate la tesi. Se la presentate è perchè vi sentite pronti e in ogni caso non avete diritto a scusanti. Quindi, una volta esposte le opinioni degli altri, una volta fatte presenti le difficoltà, una volta messo in chiaro che su un dato argomento sono possibili risposte alternative, buttatevi. Dite tranquillamente "riteniamo che" o "si può ritenere che". Nel momento in cui parlate, voi siete l'esperto. Se si scoprirà che siete un esperto fasullo, peggio per voi, ma non avete il diritto di essere esitanti. Voi siete il funzionario dell'umanità che parla a nome della collettività su quel dato argomento. Siate umili e prudenti prima di aprir bocca, ma quando l'avete aperta siate superbi e orgogliosi. [...] Naturalmente dovrete aver lavorato in modo da sentirvi la coscienza a posto. ma questa è un'altra faccenda. Qui si sta facendo una questione di stile".

Adesso, uno dice: ma un dibattito in un talk-show televisivo non ha la pretesa di scientificità di una tesi di laurea.
E allora a cosa servono?, chiedo io. Se la persona interpellata in TV ne sa quanto me, perché dovrei perdere il mio tempo ascoltandola?
In termini più crudi: ospite televisivo qualsiasi che vieni interpellato sui massimi sistemi, se hai qualcosa di meglio da dire che non sia un'opinione qualsiasi, bene. Altrimenti taci, che fai più bella figura - e chiediti che ci stai a fare lì, a parte scaldare la poltrona.