venerdì, settembre 30, 2011

Scadenze pressanti...

...ma se non altro è tutta roba buona. :-)


Claymore



Mazinkaiser SKL



Gundam Unicorn

giovedì, settembre 29, 2011

Goodbye

Questa mattina, a Milano, ultimo saluto a Sergio Bonelli.

Io non potrò esserci fisicamente, ma col cuore sì.


foto di Emanuela Oliva
emanuelaoliva@alice.it - 340.6997343

lunedì, settembre 26, 2011

sabato, settembre 17, 2011

Squalification

Stasera ho guardato la puntata d'esordio della nuova stagione di "In Onda" (La 7). Riassunto in tre battute:

1. Sostituita Luisella Costamagna con Nicola Porro. Avrei preferito di gran lunga che sostituissero Luca Telese (in casa mia detto "l'uomo dalla coda di paglia"), ma Nicola Porro ci può stare. Non è imparziale e prende posizioni prevedibili su ogni cosa... ma perché, la Costamagna e Telese (e un bel tot di altri giornalisti) non lo fanno? Almeno così ci sono in studio due visioni ben contrapposte. Però se qualcuno sa dove va a finire la Costamagna, me lo dica che vorrei seguirla ancora.

2. Primo ospite, Antonio Martino. Chiaro e preciso nell'esposizione delle sue tesi. Magari pessimista, magari disfattista, ma concreto e logico. Peccato solo che non potesse sparare a zero sui suoi colleghi di partito, come intimamente vorrebbe.

3. Secondo ospite, in collegamento da non so dove, Don Gallo. Un concentrato di sciocchezze e banalità, di frasi senza un capo né una coda, di slogan degni del peggior Facebook da osteria. Mi chiedo: ma invitare un soggetto così arruffapopolo e confusionario non squalifica automaticamente una trasmissione? Nella redazione di La 7 sono impazziti? Possibile che non ci fosse una persona in grado di esporre le stesse tesi ma argomentandole con uno straccio di logica e nel rispetto della lingua italiana?

La prossima puntata, non so mica se la guardo.


P.S.


Uh, questi mi piacciono. :-)

lunedì, agosto 22, 2011

Impegni recenti

Ultimamente, ecco a cosa mi sono dedicata (o mi sto ancora dedicando):


Cartoon Club


Tokyo Magnitude 8.0



Welcome to the N.H.K.



Dear Boys



Dancouga

mercoledì, marzo 23, 2011

Ingannevole o solo un po' viscida?

E' la domanda che mi pongo quando mi arriva una mail il cui oggetto è "Solo fino al 4 aprile, in regalo il 20% dei tuoi acquisti", e aprendola mi ritrovo questa pubblicità:


Adesso io non sono una pubblicitaria (Dio me ne scampi) né una comunicatrice professionista, però qualcosa che non mi quadra ci sta. Sicuro sicuro.

venerdì, marzo 04, 2011

Nuovo lavoro in corso

Di solito non amo le serie "scolastiche", questa invece non sembra male. :-)



Special A

giovedì, novembre 18, 2010

Se non costa, non vale

Da snob garantita e conclamata, non ho aderito al nuovo "trend" che dilaga su Facebook, overo quello che dai suoi promotori viene così promosso: «Per la "Giornata internazionale per l'Infanzia" del 20 novembre cambia la foto del tuo profilo di Facebook con quella di un eroe dei cartoni animati della tua infanzia e invita i tuoi amici a fare lo stesso... lo scopo? Per diversi giorni non vedremo una sola faccia "vera" su Facebook ma un'invasione di ricordi d'infanzia :) FORZA RAGAZZI! Voglio proprio vedere cosa mettete...»

Il sito d'informazione Nuova Società, in questo articolo, precisa: «Andando oltre l'idea simpatica che ha coinvolto la rete, occorre precisare lo scopo dell'iniziativa, quello di ricordare la Carta dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza ratificata il 20 novembre 1995, un documento internazionale per promuovere con più incisività il benessere dei minori.»

Bene: capisco la trovata goliardica e il gusto di fare una specie di gioco tutti insieme. Ma allora avrei preferito che, appunto, semplicemente di un gioco si trattasse. Come quando, l'anno scorso, le donne scrivevano un colore nel proprio status, senza dare spiegazioni e lasciando gli uomini a chiedersi che senso avesse. Era semplicemente la risposta alla domanda "Di che colore è il reggiseno che indossi in questo momento?". Appunto, un gioco.

Siccome invece su certi argomenti non mi pare il caso di essere faciloni e nemmeno giocherelloni, a me 'sta storia di cambiare l'avatar sembra l'ennesima trovata in cui, aderendo d'istinto e con le migliori intenzioni, ci si culla nell'illusione di fare qualcosa per una giusta causa. E in realtà non si fa un accidente di niente, come peraltro nella quasi totalità delle "campagne sociali" di Facebook: e metti questa foto nel profilo, e condividi questa frase, e se non la condividi sei un bastardo, e aggiungi questo fiocchetto che simboleggia la lotta per la salvezza dei rarissimi elefanti a pallini... allora, o tu per gli elefanti a pallini fai effettivamente qualcosa (per esempio una donazione all'ATEP, Associazione per la Tutela degli Elefanti a Pallini), o tutte queste belle parole e bei disegnini su Facebook non impediranno agli elefanti a pallini di passare a miglior vita. E non mi tirate fuori la storia della sensibilizzazione, perché dal momento che 'ste menate fanno il giro dei tuoi amici e degli amici degli amici, al 99% toccano persone che su quegli argomenti sono già sensibilizzate.

Più in generale, sposo l'idea che se una cosa non ti costa nulla (soldi / tempo / lavoro / fatica / quel che è), allora non vale nulla. Almeno un gesto concreto minimo, ci deve stare. Oggi ho preparato un pacchetto di vestiti che a Micaela non vanno più bene, domattina li passo alla Caritas che li distribuirà ad altri bambini meno fortunati e meno abbienti di Micky. A quel punto e solo a quel punto, potrei anche decidere di cambiare il mio avatar per qualche giorno. O, al limite, potrei farlo se fossi consapevole di agire concretamente per la causa dei diritti dei bambini in altre occasioni con una certa regolarità, non per forza questa settimana (ma, lo ammetto, non è il mio caso).

Va da sé, l'avatar sarebbe questo. Non solo un personaggio della mia infanzia, ma un personaggio che, fra tanti gesti eroici, ha compiuto anche quello di adottare una ragazzina povera.

Benvenuto, Shin Mazinger Z

Bè, poteva decisamente capitarmi una serie migliore...


...ma tutto sommato anche peggiore. Dài che va bene così!

mercoledì, novembre 17, 2010

Faticosa e struggente lentezza

Da tempo, per numerose ragioni, faccio fatica a impegnarmi nella lettura di un solo libro alla volta; c'è sempre qualcosa che si inserisce, qualcosa che devo leggere al volo, qualcosa che non può aspettare... però, con la dovuta calma e pazienza, ciò che inizio, poi lo finisco.

Ma una fatica come con Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, non l'avevo mai fatta. Una fatica bella e appassionante, sia chiaro, una fatica di quelle che vorrei continuassero a lungo; e forse proprio per questo procedo a rilento, per rimandare il più possibile la lettura dell'ultima pagina.

C'è uno stile impegnativo, che mescola italiano e inglese non solo pescando dei vocaboli da una lingua e inserendoli nell'altra, ma anche adattando all'italiano costruzioni sintattiche anglosassoni, roba che se negli ultimi anni non avessi intensamente coltivato il mio inglese (e comunque non basta mai), capirei la metà di quel che c'è scritto. Ci sono personaggi asciutti, descritti con tale sicurezza da farteli sentire veri come se ti stessero di fronte, con i loro vestiti infangati, le loro barbe sfatte e le loro armi che si inceppano. Ci sono eventi troppo quotidiani per essere avventurosi, troppo prosaici per lasciare spazio all'epica o alla poesia, eppure ogni azione di guerriglia ti sembra di vederla, ogni partigiano caduto ti sembra di conoscerlo, ogni contadino coinvolto ti sembra di capirlo intimamente.

Vado avanti poco poco alla volta, due o tre pagine al giorno, lasciando scorrere il tempo lentamente, proprio come per Johnny che vive una Resistenza fatta soprattutto di lunghe attese, di inverni freddi che non passano mai, di poche, sparute azioni di guerriglia che sembrano non portare mai a niente.

Quest'estate avevo divorato Una questione privata (dello stesso autore) nell'arco di un paio d'ore, scorrendo pagina dopo pagina quasi in preda a un raptus mistico; invece, Il partigiano Johnny mi sta facendo riscoprire il piacere della lentezza e della costanza. Piano, piano, piano.

martedì, novembre 16, 2010

Sono già passati due anni

Qualche giorno fa ho ricevuto per posta uno scatolone del mio pusher, contenente la solita infornata mensile di fumetti, tra cui alcuni arretrati che da tempo speravo di rimediare. Tra questi un paio di albi collegati alla saga Marvel de L'iniziativa ("saga" è il termine più decente che mi sovviene, in questo caso penso che "cross-over" non sarebbe appropriato), uno dei quali il volumetto che raccoglie la miniserie in 6 numeri dedicata a Sub-Mariner. Storia gradevole, disegni accettabili (anche se a volte sembrano una brutta copia di Alan Davis), insomma un volume non imprescindibile ma comunque un tassello significativo negli eventi Marvel di fine 2007.

Niente di che, insomma, eppure quando ho avuto l'albo nelle mani, mi è scappato un piccolo tuffo al cuore. Perché la copertina è di Michael Turner, e perché l'idea che Michael Turner non ci sia più, già da un paio d'anni, ancora non l'ho digerita.


Sarà che era del 1971, proprio come me. Sarà che, insieme a tanti altri lettori, a suo tempo avevo sgranato gli occhi davanti alle sue tavole di Witchblade pensando "e questo da dove è uscito?!?". Sarà che si è sempre dedicato al fumetto popolare e avventuroso, quello a cui sono più affezionata. Sarà che le sue donnine avevano sì quella noiosa aria da top model "anvedi quanto so' bbona colle chiappe de fòri", però non era tutto lì, e nei suoi disegni c'era anche dell'altro. Sarà perché ha contribuito a creare la saga di Witchblade che tutto sommato qualche bel momento l'ha avuto. Sarà per le sue copertine di Identity Crisis e di Civil War, piccoli preziosi gioielli messi a guarnire due diademi già regali.

Non lo so. Sarà che quando una persona così piena di grazia e talento muore ancora giovane, ho sempre questa sensazione che sia stata commessa una solenne ingiustizia, e che per di più non ci sia nessuno con cui prendersela.

lunedì, novembre 15, 2010

Similitudini fumettose

Praticamente la stessa gag, e io me la rido a crepapelle ogni volta.
Bè, magari con la chiosa di Rat-Man me la rido un po' di più. :-)

Soffritti, Brrémaud e Reynès, Il negozio di animali, ed. Comma 22

Leo Ortolani, "Che ci sia l'intelligenza!", su Il Rat-Man enigmistico, ed. Panini Comics

martedì, novembre 09, 2010

Verso i Rifugi Oscuri

La nave veleggiò nell'Alto Mare e passò ad Ovest, e infine, in una notte di pioggia, Frodo sentì nell'aria una fresca fragranza, e udì dei canti giungere da oltre i flutti. Allora gli parve che, come quando sognava nella casa di Bombadil, la grigia cortina di pioggia si trasformasse in vetro argentato e venisse aperta, svelando candide rive e una terra verde al lume dell'alba.

Ma per Sam la sera diventò buia, mentre si teneva in piedi sulla riva, e guardando il grigio mare vide soltanto un'ombra sulle acque che scomparve presto a Occidente. Rimase a lungo lì immobile, udendo soltanto il sospiro e il mormorio delle onde sulle spiagge della Terra di Mezzo, e il rumore penetrò sino in fondo al suo cuore.

[J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli"]

mercoledì, novembre 03, 2010

One singular sensation...

Quando mi capita di sentirmi domandare, da qualche amico "profano", cosa ci trovo nei musical, mi viene da pensare che fra le tante risposte dovrebbe sempre avere un ruolo di primo piano questo video.

Potrebbe tranquillamente intitolarsi "la ricerca della perfezione".

martedì, novembre 02, 2010

La prego, professore...

...si faccia ricrescere la barba. Davvero.
:-)


domenica, ottobre 31, 2010

venerdì, ottobre 29, 2010

Mamma contro Pooh: 1 a 0 e palla al centro

Ore 21.30, cioè quando bisogna mettersi nell'ordine di idee di portare la cucciola nel lettino.

La cucciola mi guarda e pronuncia con fermezza una delle sue parole chiave: «Pù». Che sta per "Winnie the Pooh", che a sua volta sta per "voglio guardare Winnie the Pooh in televisione".

Penso: No, il DVD di Winnie no... proprio adesso, mannaggia...

Faccio la finta tonta e chiedo: «Come? Vuoi guardare Pooh?»
Risposta secca: «Scì».

Penso: Prima di vietare Pooh a quest'ora, provo a suggerire un'alternativa. Non funzionerà MAI, ma ci provo lo stesso.

«E se invece Micky e la mamma giocassero insieme alle costruzioni?»

Senza nemmeno soffermarsi a riflettere, la cucciola caracolla verso il sacchetto delle costruzioni, me lo porta sul divano, lo rovescia e mi mette i pezzi in mano. ^___^

lunedì, ottobre 18, 2010

FdC 185

Segnalazione lampo: è in edicola il numero 185 di Fumo di China, al quale ho collaborato uno zinzinino, con due recensioni: una sui due numeri speciali de Le Rose di Versailles di Riyoko Ikeda, editi da d/books (voto: 4 su 5), e una sul primo volume della nuova collana Red Robin, di Christopher Yost eRamòn Bachs, edita da Planeta DeAgostini (voto: 2 su 5).

domenica, ottobre 17, 2010

Obiettivi televisivi

Oggi, tra un lavoretto domestico e l'altro, ho fatto mente locale sui programmi televisivi che vorrei seguire nei prossimi mesi.

Anzitutto TV Talk, il sabato pomeriggio su Rai3. L'avevo seguito in maniera occasionale l'anno scorso, vorrei cercare di essere più costante quest'anno.

Poi darei volentieri un'occhiata a Effetto Domino, il lunedì alle 23.50 su La7 (soccorrimi videoregistratore...). La speranza è che sia un programma serio e divulgativo, che parla di economia senza pregiudizi ideologici.

Sempre su La7, sperimenterei anche InnovatiON, il sabato in tarda mattinata: chiacchiere e case history sulla tecnologia in tutte le sue forme.

Ancora su La7, sono tornate le care vecchie Invasioni Barbariche il venerdì sera, e qui ci va un gigantesco "bentornata Daria".


Sulla Rai, in dicembre dovrebbe arrivare Chorus, il nuovo talent show di Milly Carlucci. Normalmente odio e detesto i talent show e i reality show, ma a questo vorrei dare una possibilità, in virtù dell'argomento (corpi di ballo) e della conduttrice (che è parecchio brava e difficilmente la butta in cagnara). Se poi l'anno prossimo riparte anche Ballando con le stelle, non solo vorrei cercare di guardarlo (tanto c'è già mio marito che è appassionato di ballo e non se ne perde una puntata), ma anche di commentarlo sul blog.


Su FoxLife, il lunedì sera c'è la terza stagione di SOS Tata, l'unico reality show che serve a qualcosa (anzi, nel mio caso serve a molto... anche se, per forza di cose, sta diventando un po' ripetitivo).

E infine, sul fronte fiction, la domenica sera c'è il buon vecchio NCIS su Rai2 (che in teoria vorrei seguire, in pratica mi ritrovo sempre con qualcos'altro a cui pensare). Fra un po' dovrebbe anche partire la settima stagione di Desperate Housewives... e a quel punto, una sera a settimana non ci sono per nessuno!!!


Troppa roba? A dire il vero avrei anche in mente l'acquisto di una vagonata di cofanetti di telefilm vari, primo fra tutti Heroes che non ho mai seguito come si deve in tv... mah, vedremo, intanto prima di nanna mi riascolto il video di Vanessa Williams (nuova guest star di Desperate) che canta Kiss of the Spider-Woman. Broadway, quanto mi manchi...

sabato, ottobre 16, 2010

Fumetto e Comunicazione - quinta parte

Indice delle puntate precedenti:
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte


Questo post è direttamente collegato al precedente; non aggiunge concetti nuovi, ma insiste sugli esempi di pubblicità "diverse dal solito".

Per esempio vorrei iniziare aggiungendo, a quello delle trenta famiglie di cui ho parlato la volta scorsa, altri due casi sempre targati Ikea.

Uno è il making of della recente campagna pubblicitaria “Happy Inside”, dove si vede un centinaio di gatti usufruire allegramente dei mobili Ikea. Se la campagna in quanto tale ha fatto il suo dovere, il making of è diventato una “campagna nella campagna”, è cliccatissimo in rete e ha ottenuto nuova visibilità per il marchio dell'azienda da sponsorizzare.


La campagna pubblicitaria "Happy Inside".


Il making of di "Happy Inside"

L’altro caso è una campagna pubblicitaria solo e rigorosamente online, organizzata per la promozione di un nuovo punto vendita. Copio spudoratamente dal blog di Giovanna Cosenza:

Il manager del punto vendita Gordon Gustavsson ha aperto un profilo Facebook, si è fatto un po’ di «amici» e ha cominciato a caricare foto dei suoi showroom, invitando gli «amici» a taggare gli oggetti fotografati col proprio nome: il primo che taggava un oggetto lo aveva vinto, cioè poteva passare da Ikea e portarselo a casa.
Ben presto gli amici si sono moltiplicati, come le richieste di altri oggetti da taggare…


Il video che racconta la storia della campagna Ikea su Facebook.

Segnalo anche un’altra azienda che ha consapevolmente deciso di allontanarsi dal mondo patinato e irraggiungibile delle campagne pubblicitarie tradizionali: la Dove (quella delle saponette). Con la costituzione del fondo “Dove per l’autostima” e la produzione di tre (fino ad ora) brevi cortometraggi in tema, fra cui il celeberrimo Evolution, all'interno della "campagna per la bellezza autentica", Dove si è creata una fetta di fedeli consumatrici che non si limitano a consumare, ma piuttosto condividono un pensiero, un ideale, uno stile di vita: ovvero che al mondo le top-model sono pochine, e che le donne normali non portano la taglia 38.

Una fra le immagini delle campagne pubblicitarie Dove.

Inutile dire che a queste utenti e consumatrici, più consapevoli e più smaliziate di altre, ci si rivolge soprattutto via internet.

E per concludere questa quinta parte, ecco i tre cortometraggi Dove. Nell'ordine, "Onslaught", "Evolution" e "Amy".







- fine quinta parte -