Questo è il blog di Valentina Semprini. Parla di fumetti, musical, vita privata e altro. Quindi contiene chiacchiere, segnalazioni, immagini, video, riflessioni, sfoghi, recensioni... insomma, è un blog: che vi aspettavate? :-)
sabato, gennaio 18, 2014
Bye bye, tesserino
mercoledì, gennaio 01, 2014
My 2013 in two shots
...and my resolutions for 2014:
- complete first book
- complete unfinished short tales
- build an author's platform
- hold on with my diet
- organize p-e-r-f-e-c-t-l-y the new house
- at least 2 or 3 trips to UK, 1 to Canada
...and it's more than enough!
sabato, novembre 09, 2013
Hunab K'u

Udii dire:
- Addio.
Bisognava averla attesa all'erta quella parola per poterla udire, ma infine la udii. Von Ebrennac pure la udì, e si raddrizzò, e il suo volto e tutto il suo corpo parvero distendersi come dopo un bagno riposante.
E sorrise, di modo che l'ultima immagine che io ebbi di lui fu un'immagine sorridente. E la porta si chiuse e i suoi passi svanirono in fondo alla casa.
L'indomani, quando scesi a prendere la mia tazza di latte mattutina, era partito. Mia nipote aveva preparato la colazione, come ogni giorno. Mi servì in silenzio. Bevemmo in silenzio. Fuori un pallido sole splendeva attraverso la nebbia. Mi parve che facesse molto freddo.
[Vercors, "Il silenzio del mare"]
venerdì, novembre 08, 2013
It's over!
Gender gap e autogol finanziari
Due relatori - Paolo Rebuffo e Giovanni Baudo - hanno illustrato una serie di argomenti che ruotavano, grosso modo, intorno a questi concetti:
1. L'Italia e l'Europa hanno davanti a sé anni catastrofici dal punto di vista economico
2. I redditi e i risparmi dei cittadini subiranno ogni genere di sventura
3. Meglio essere preparati e fare il possibile per reggere il colpo nel modo migliore
Circa un quarto del seminario è stato speso per illustrare i punti 1 e 2. I rimanenti tre quarti, per sviluppare il punto 3, parlando ad esempio di titoli in borsa, di beni rifugio (oro, argento, ecc), di mercato immobiliare e via dicendo.
Ho trovato il seminario interessante e, soprattutto, utile. Però c'è stata una cosa che mi ha stupita: la quasi totale assenza di donne nel pubblico.
Eravamo circa trecento in sala. Per quanto ho potuto vedere dando una rapida occhiata alla platea, di donne ce n'erano cinque (me compresa).
A questo si aggiunga che, occasionalmente, i relatori si sono sentiti in diritto di fare dello spirito sul ruolo delle donne quando si parla di economia: un ruolo nullo, quando non il ruolo di quelle che remano contro.
Due esempi (chiaramente non sto riportano delle dichiarazioni letterali, ma delle parafrasi, credo attendibili, di quanto ho ascoltato).
Paolo: "Se uno, come me, vuole prendere la residenza fuori dall'Italia - perché non è più disposto a sopportare questo vergognoso inferno fiscale e politico - ma non vuole costringere anche la famiglia a fare altrettanto - perché è comunque una scelta radicale, che compromette amicizie, affetti e quant'altro - allora deve chiedere la separazione. E vallo a spiegare a tua moglie che lo fai SOLO per una ragione pratica, che non hai smesso di volerle bene, che stai solo proteggendo i risparmi di una vita per la sicurezza dei vostri figli. Anche questo è un passaggio difficile, la moglie mica lo digerisce facilmente".
Giovanni: " Secondo me, al momento non conviene fare investimenti immobiliari, per le ragioni che abbiamo appena visto. Al limite come prima abitazione, ma non è detto. Anzi, meglio stare in affitto, e resistendo coraggiosamente contro le insistenze della moglie! Perché, lo sapete, la donna quando c'è di mezzo la casa... eh, le donne sono così, vogliono la casa, loro proprio ci tengono... e tu puoi spiegare all'infinito i motivi per cui è meglio lasciar stare, ma loro no, eh no, loro prima o poi ci tornano, ti dicono che sì, hai ragione, però, insomma, la casa, la casa, la caaaasaaaaaa..."
Il secondo esempio, in particolare, è stato abbondantemente condito da risatine e faccette buffe. Chiariamo: sto parlando sempre e comunque di due relatori preparati e competenti, che hanno messo in piedi un signor seminario, e non voglio fare della polemica fine a se stessa o metterli in cattiva luce. Eppure, l'inesistente partecipazione di pubblico femminile e l'atteggiamento cameratesco e ironico che emergeva da alcuni interventi andavano tutti in una sola direzione: di economia, di risparmi, insomma di cose serie, è meglio che si occupino gli uomini. Alle donne vogliamo bene, per carità, sono le nostre mogli, fidanzate e compagne, ma quando si parla di soldi, di investimenti, di mercati... inutile, a queste cose dobbiamo pensare noi. Noi uomini.
Quindi, se anche persone in gamba come loro fanno (più o meno consapevolmente) passare questo messaggio, la situazione è grave.
Eppure, sarebbe troppo facile prendersela con loro. Mi hanno dato fastidio le battutine e le risatine di quel genere? Un po' sì. Ma, sotto altri punti di vista, ho comunque trovato i due relatori persone simpatiche, colte, intelligenti. Qualche risatina in meno ci poteva stare: ma niente su cui non si potesse sorvolare.
Quello su cui invece NON si può sorvolare, è il fatto che su trecento iscritti, solo cinque fossero donne. Che a sentire un convegno - nemmeno troppo costoso, troppo tecnico o troppo difficile - su un argomento fondamentale come "il mio paese è in crisi nera, meglio avere gli strumenti giusti per non colare a picco", quasi nessuna donna abbia sentito il bisogno di dire "ci vado".
Sto parlando di una platea di persone appartenenti a uno strato sociale medio-alto, dal punto di vista sia culturale che economico. Gente che dovrebbe/potrebbe avere le basi necessarie per comprendere almeno la metà (e non è poco) di tutto ciò che veniva discusso, e per riprendere in un secondo momento l'altra metà.
Anche io non posso dire di aver capito proprio tutto - tutto - tutto. Ma un bel po' sì, e questo basta a farmi dire di aver speso bene la giornata.
Quindi, una domanda.
DONNE, DOVE ACCIDENTI ERAVATE, QUEL SABATO? DALL'ARROTINO?!?
O quantomeno, dove stavano le mogli, fidanzate e compagne di chi era presente?
A casa coi bambini? Okay, coi bambini qualcuno deve pur stare, e non sempre ci sono nonni o babysitter a disposizione.
Forse qualcuna era al lavoro. Chi per esempio ha un'attività commerciale, non può chiudere proprio di sabato.
Ma, insisto, signore mie, eravate tutte al lavoro? o tutte a casa coi bambini?
Non prendiamoci in giro: anche fra le mie conoscenze personali - e io di amiche, sparse per la penisola, ne ho veramente tante - non ce n'è UNA che si interessi, anche solo a livello dilettantesco, di economia (a meno che proprio non studino economia e commercio o non lavorino nell'ambiente, e per "ambiente" intendo qualcosa di più che stare allo sportello di una banca).
Versano i soldi dello stipendio in banca, pagano affitto e bollette, e fine della storia.
Qualcuna potrebbe dire: ma se arrivo sì e no a fine mese, una volta pagati affitto e bollette, cosa dovrei fare? Occuparmi di investimenti in borsa, per farci cosa? Non ce li ho, i soldi da investire!
No. Io stavo parlando - ribadisco - di persone appartenenti a un ceto economico almeno medio, gente che qualche soldino da parte lo ha messo. Donne che, se sabato fossero state lì, avrebbero imparato - per esempio - di quali strumenti servirsi per verificare che la loro sia una banca solida, di cui fidarsi. Avrebbero imparato che, se per caso la banca salta per aria, anche loro ne pagheranno le conseguenze, con i loro soldi (non entro nel dettaglio: se vogliono sapere come e perché, stavolta che si informino). Oppure avrebbero imparato che forse non è il momento più giusto per investire nel mattone (se per caso ci stavano pensando). Oppure avrebbero imparato cosa sta succedendo a certi beni rifugio come l'oro, e se e quanto varrebbe la pena di investirci.
Si parla tanto del gender gap index in Italia. Di una presenza scarsa, irrilevante, di donne nei ruoli chiave della politica, della scienza, della finanza, dell'economia.
Ogni tanto, seguo i blog e gli interventi televisivi o radiofonici di persone che del discorso "femminile" in Italia si occupano (ad esempio Giovanna Cosenza, Marina Terragni, Lorella Zanardo...). Non lo faccio con grande costanza, ma se mi capita di trovare una segnalazione su questi temi, o anche solo un link condiviso su Facebook, vado sempre a dare un'occhiata. Ormai ne ho letti a decine. Eppure non ricordo di aver letto interventi che perorassero la causa di una maggiore cultura economica e finanziaria nelle donne.
Ricordo male? Qualcuno ci sarà stato? Forse sì, ma se non hanno lasciato traccia nella mia memoria, vuol dire che non erano numerosi né incisivi. Mentre, secondo me, è un tema su cui si dovrebbe insistere.
Quindi, se anche persone in gamba come loro trascurano questo argomento, la situazione è grave.
Insomma: vuoi vedere che, in parte, la famosa irrilevanza ce la andiamo a cercare?
"Ah, no, io con quelle cose non voglio avere niente a che fare..."
"No, no, io no, quando si parla di soldi proprio non ci capisco niente, non sono capace..."
"Eh, ma noi donne siamo portate per altre cose, noi siamo più filosofiche, più artistiche, più spirituali, meno razionali..."
PALLE.
Io sono laureata in filosofia, ho lavorato per diciassette anni tra fumetti e cartoni animati, adesso mi sto dedicando a scrivere racconti e un romanzo, a casa mi prendo cura di una bambina, due gatte e un cane (e un marito). Sul mio computer, in questo momento, ho tre finestre aperte. Una è questo testo che sto scrivendo, poi ce n'è una con le slide del convegno, e un'altra dove ho cercato in rete una ricetta per delle stramaledette mele cotte (sono a dieta).
Non vedo dove stia la contraddizione. Non vedo perché, anche se mi piace leggere, andare al cinema e a teatro (dando così spazio ai miei gusti in fatto di emozioni, svago e cultura), questa sera io non possa usare un'oretta (mica chissà quanto, eh!) a ripassare come funzionano gli ETF.
La questione, su queste cose, non è se per quell'argomento tu sia portata o no.
(Portata. Ma per favore. In quanti si sentono portati per le analisi finanziarie o i grafici che misurano l'andamento dello spread?)
La questione è che, al punto in cui siamo, non ci possiamo permettere di rimanere nella più crassa ignoranza. Donne e uomini. Tutti. L'assenza di cultura economica e finanziaria è un cancro che corrode la nostra società, e permette a gente come Alessandro Profumo o Corrado Passera, o quelli ai vertici del MPS, di continuare a fare quello che vogliono senza pagarne le conseguenze, perché tanto nessuno ci capisce una mazza e quindi nessuno può davvero farsi un'opinione sul loro operato.
Se poi la donna media vuole sempre e comunque delegare ad altri (mariti, fidanzati, compagni) la gestione delle finanze di famiglia, nessuno può costringerla. Però, in due si ragiona meglio che in uno. E quattro occhi vedono meglio di due. E se fra qualche tempo, a causa della vostra incompetenza in materia (e solo a causa di quell'incompetenza) avrete fatto scelte stupide e rischiose, che vi porteranno sul lastrico, poi non venite a piangere da me. Perché l'unica differenza, tra me e voi, non è che io sia più intelligente o più portata. È solo che io, un'oretta ogni tanto, la uso per quelle robe lì. E il vergognoso gender gap index italiano a volte non è colpa nostra, ma a volte sì.
P.S. Due ottime persone (un uomo e una donna!) che, con parole e competenze migliori delle mie, parlano di cultura economica e - soprattutto - di come passarla alle giovani generazioni, sono Glauco Maggi e Maria Teresa Cometto. Qui c'è il loro blog: http://figliesoldi.ormedilettura.com/
venerdì, novembre 09, 2012
Not a day goes by

E’ un filo sottile, il dolore. Un filo rosso. E ci lega, ci stringe, penetra così a fondo che ci dimentichiamo di averlo dentro. Curiamo le cicatrici, come se fossero quelle il male, Poi un giorno, improvvisamente, il filo si tende, strappa tutto, apre la pelle. E se lo segui, se guardi dove va a finire, va a finire dentro a un altro. Un altro come te. Un altro che lo sa.
[Paola Barbato, "Il filo rosso"]
venerdì, giugno 01, 2012
Torno?
mercoledì, novembre 09, 2011
venerdì, settembre 30, 2011
Scadenze pressanti...
Claymore

Mazinkaiser SKL

Gundam Unicorn
giovedì, settembre 29, 2011
Goodbye
Io non potrò esserci fisicamente, ma col cuore sì.

foto di Emanuela Oliva
emanuelaoliva@alice.it - 340.6997343
lunedì, settembre 26, 2011
sabato, settembre 17, 2011
Squalification
1. Sostituita Luisella Costamagna con Nicola Porro. Avrei preferito di gran lunga che sostituissero Luca Telese (in casa mia detto "l'uomo dalla coda di paglia"), ma Nicola Porro ci può stare. Non è imparziale e prende posizioni prevedibili su ogni cosa... ma perché, la Costamagna e Telese (e un bel tot di altri giornalisti) non lo fanno? Almeno così ci sono in studio due visioni ben contrapposte. Però se qualcuno sa dove va a finire la Costamagna, me lo dica che vorrei seguirla ancora.
2. Primo ospite, Antonio Martino. Chiaro e preciso nell'esposizione delle sue tesi. Magari pessimista, magari disfattista, ma concreto e logico. Peccato solo che non potesse sparare a zero sui suoi colleghi di partito, come intimamente vorrebbe.
3. Secondo ospite, in collegamento da non so dove, Don Gallo. Un concentrato di sciocchezze e banalità, di frasi senza un capo né una coda, di slogan degni del peggior Facebook da osteria. Mi chiedo: ma invitare un soggetto così arruffapopolo e confusionario non squalifica automaticamente una trasmissione? Nella redazione di La 7 sono impazziti? Possibile che non ci fosse una persona in grado di esporre le stesse tesi ma argomentandole con uno straccio di logica e nel rispetto della lingua italiana?
La prossima puntata, non so mica se la guardo.
P.S.
lunedì, agosto 22, 2011
Impegni recenti
Cartoon Club
Tokyo Magnitude 8.0
Welcome to the N.H.K.
Dear Boys
Dancouga
mercoledì, marzo 23, 2011
Ingannevole o solo un po' viscida?

Adesso io non sono una pubblicitaria (Dio me ne scampi) né una comunicatrice professionista, però qualcosa che non mi quadra ci sta. Sicuro sicuro.
venerdì, marzo 04, 2011
Nuovo lavoro in corso
giovedì, novembre 18, 2010
Se non costa, non vale
Il sito d'informazione Nuova Società, in questo articolo, precisa: «Andando oltre l'idea simpatica che ha coinvolto la rete, occorre precisare lo scopo dell'iniziativa, quello di ricordare la Carta dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza ratificata il 20 novembre 1995, un documento internazionale per promuovere con più incisività il benessere dei minori.»
Bene: capisco la trovata goliardica e il gusto di fare una specie di gioco tutti insieme. Ma allora avrei preferito che, appunto, semplicemente di un gioco si trattasse. Come quando, l'anno scorso, le donne scrivevano un colore nel proprio status, senza dare spiegazioni e lasciando gli uomini a chiedersi che senso avesse. Era semplicemente la risposta alla domanda "Di che colore è il reggiseno che indossi in questo momento?". Appunto, un gioco.
Siccome invece su certi argomenti non mi pare il caso di essere faciloni e nemmeno giocherelloni, a me 'sta storia di cambiare l'avatar sembra l'ennesima trovata in cui, aderendo d'istinto e con le migliori intenzioni, ci si culla nell'illusione di fare qualcosa per una giusta causa. E in realtà non si fa un accidente di niente, come peraltro nella quasi totalità delle "campagne sociali" di Facebook: e metti questa foto nel profilo, e condividi questa frase, e se non la condividi sei un bastardo, e aggiungi questo fiocchetto che simboleggia la lotta per la salvezza dei rarissimi elefanti a pallini... allora, o tu per gli elefanti a pallini fai effettivamente qualcosa (per esempio una donazione all'ATEP, Associazione per la Tutela degli Elefanti a Pallini), o tutte queste belle parole e bei disegnini su Facebook non impediranno agli elefanti a pallini di passare a miglior vita. E non mi tirate fuori la storia della sensibilizzazione, perché dal momento che 'ste menate fanno il giro dei tuoi amici e degli amici degli amici, al 99% toccano persone che su quegli argomenti sono già sensibilizzate.
Più in generale, sposo l'idea che se una cosa non ti costa nulla (soldi / tempo / lavoro / fatica / quel che è), allora non vale nulla. Almeno un gesto concreto minimo, ci deve stare. Oggi ho preparato un pacchetto di vestiti che a Micaela non vanno più bene, domattina li passo alla Caritas che li distribuirà ad altri bambini meno fortunati e meno abbienti di Micky. A quel punto e solo a quel punto, potrei anche decidere di cambiare il mio avatar per qualche giorno. O, al limite, potrei farlo se fossi consapevole di agire concretamente per la causa dei diritti dei bambini in altre occasioni con una certa regolarità, non per forza questa settimana (ma, lo ammetto, non è il mio caso).
Va da sé, l'avatar sarebbe questo. Non solo un personaggio della mia infanzia, ma un personaggio che, fra tanti gesti eroici, ha compiuto anche quello di adottare una ragazzina povera.
Benvenuto, Shin Mazinger Z
mercoledì, novembre 17, 2010
Faticosa e struggente lentezza
Ma una fatica come con Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, non l'avevo mai fatta. Una fatica bella e appassionante, sia chiaro, una fatica di quelle che vorrei continuassero a lungo; e forse proprio per questo procedo a rilento, per rimandare il più possibile la lettura dell'ultima pagina.
C'è uno stile impegnativo, che mescola italiano e inglese non solo pescando dei vocaboli da una lingua e inserendoli nell'altra, ma anche adattando all'italiano costruzioni sintattiche anglosassoni, roba che se negli ultimi anni non avessi intensamente coltivato il mio inglese (e comunque non basta mai), capirei la metà di quel che c'è scritto. Ci sono personaggi asciutti, descritti con tale sicurezza da farteli sentire veri come se ti stessero di fronte, con i loro vestiti infangati, le loro barbe sfatte e le loro armi che si inceppano. Ci sono eventi troppo quotidiani per essere avventurosi, troppo prosaici per lasciare spazio all'epica o alla poesia, eppure ogni azione di guerriglia ti sembra di vederla, ogni partigiano caduto ti sembra di conoscerlo, ogni contadino coinvolto ti sembra di capirlo intimamente.Vado avanti poco poco alla volta, due o tre pagine al giorno, lasciando scorrere il tempo lentamente, proprio come per Johnny che vive una Resistenza fatta soprattutto di lunghe attese, di inverni freddi che non passano mai, di poche, sparute azioni di guerriglia che sembrano non portare mai a niente.
Quest'estate avevo divorato Una questione privata (dello stesso autore) nell'arco di un paio d'ore, scorrendo pagina dopo pagina quasi in preda a un raptus mistico; invece, Il partigiano Johnny mi sta facendo riscoprire il piacere della lentezza e della costanza. Piano, piano, piano.
martedì, novembre 16, 2010
Sono già passati due anni
Niente di che, insomma, eppure quando ho avuto l'albo nelle mani, mi è scappato un piccolo tuffo al cuore. Perché la copertina è di Michael Turner, e perché l'idea che Michael Turner non ci sia più, già da un paio d'anni, ancora non l'ho digerita.

Sarà che era del 1971, proprio come me. Sarà che, insieme a tanti altri lettori, a suo tempo avevo sgranato gli occhi davanti alle sue tavole di Witchblade pensando "e questo da dove è uscito?!?". Sarà che si è sempre dedicato al fumetto popolare e avventuroso, quello a cui sono più affezionata. Sarà che le sue donnine avevano sì quella noiosa aria da top model "anvedi quanto so' bbona colle chiappe de fòri", però non era tutto lì, e nei suoi disegni c'era anche dell'altro. Sarà perché ha contribuito a creare la saga di Witchblade che tutto sommato qualche bel momento l'ha avuto. Sarà per le sue copertine di Identity Crisis e di Civil War, piccoli preziosi gioielli messi a guarnire due diademi già regali.
Non lo so. Sarà che quando una persona così piena di grazia e talento muore ancora giovane, ho sempre questa sensazione che sia stata commessa una solenne ingiustizia, e che per di più non ci sia nessuno con cui prendersela.
lunedì, novembre 15, 2010
Similitudini fumettose
Bè, magari con la chiosa di Rat-Man me la rido un po' di più. :-)













