giovedì, novembre 18, 2010

Se non costa, non vale

Da snob garantita e conclamata, non ho aderito al nuovo "trend" che dilaga su Facebook, overo quello che dai suoi promotori viene così promosso: «Per la "Giornata internazionale per l'Infanzia" del 20 novembre cambia la foto del tuo profilo di Facebook con quella di un eroe dei cartoni animati della tua infanzia e invita i tuoi amici a fare lo stesso... lo scopo? Per diversi giorni non vedremo una sola faccia "vera" su Facebook ma un'invasione di ricordi d'infanzia :) FORZA RAGAZZI! Voglio proprio vedere cosa mettete...»

Il sito d'informazione Nuova Società, in questo articolo, precisa: «Andando oltre l'idea simpatica che ha coinvolto la rete, occorre precisare lo scopo dell'iniziativa, quello di ricordare la Carta dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza ratificata il 20 novembre 1995, un documento internazionale per promuovere con più incisività il benessere dei minori.»

Bene: capisco la trovata goliardica e il gusto di fare una specie di gioco tutti insieme. Ma allora avrei preferito che, appunto, semplicemente di un gioco si trattasse. Come quando, l'anno scorso, le donne scrivevano un colore nel proprio status, senza dare spiegazioni e lasciando gli uomini a chiedersi che senso avesse. Era semplicemente la risposta alla domanda "Di che colore è il reggiseno che indossi in questo momento?". Appunto, un gioco.

Siccome invece su certi argomenti non mi pare il caso di essere faciloni e nemmeno giocherelloni, a me 'sta storia di cambiare l'avatar sembra l'ennesima trovata in cui, aderendo d'istinto e con le migliori intenzioni, ci si culla nell'illusione di fare qualcosa per una giusta causa. E in realtà non si fa un accidente di niente, come peraltro nella quasi totalità delle "campagne sociali" di Facebook: e metti questa foto nel profilo, e condividi questa frase, e se non la condividi sei un bastardo, e aggiungi questo fiocchetto che simboleggia la lotta per la salvezza dei rarissimi elefanti a pallini... allora, o tu per gli elefanti a pallini fai effettivamente qualcosa (per esempio una donazione all'ATEP, Associazione per la Tutela degli Elefanti a Pallini), o tutte queste belle parole e bei disegnini su Facebook non impediranno agli elefanti a pallini di passare a miglior vita. E non mi tirate fuori la storia della sensibilizzazione, perché dal momento che 'ste menate fanno il giro dei tuoi amici e degli amici degli amici, al 99% toccano persone che su quegli argomenti sono già sensibilizzate.

Più in generale, sposo l'idea che se una cosa non ti costa nulla (soldi / tempo / lavoro / fatica / quel che è), allora non vale nulla. Almeno un gesto concreto minimo, ci deve stare. Oggi ho preparato un pacchetto di vestiti che a Micaela non vanno più bene, domattina li passo alla Caritas che li distribuirà ad altri bambini meno fortunati e meno abbienti di Micky. A quel punto e solo a quel punto, potrei anche decidere di cambiare il mio avatar per qualche giorno. O, al limite, potrei farlo se fossi consapevole di agire concretamente per la causa dei diritti dei bambini in altre occasioni con una certa regolarità, non per forza questa settimana (ma, lo ammetto, non è il mio caso).

Va da sé, l'avatar sarebbe questo. Non solo un personaggio della mia infanzia, ma un personaggio che, fra tanti gesti eroici, ha compiuto anche quello di adottare una ragazzina povera.

Benvenuto, Shin Mazinger Z

Bè, poteva decisamente capitarmi una serie migliore...


...ma tutto sommato anche peggiore. Dài che va bene così!

mercoledì, novembre 17, 2010

Faticosa e struggente lentezza

Da tempo, per numerose ragioni, faccio fatica a impegnarmi nella lettura di un solo libro alla volta; c'è sempre qualcosa che si inserisce, qualcosa che devo leggere al volo, qualcosa che non può aspettare... però, con la dovuta calma e pazienza, ciò che inizio, poi lo finisco.

Ma una fatica come con Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, non l'avevo mai fatta. Una fatica bella e appassionante, sia chiaro, una fatica di quelle che vorrei continuassero a lungo; e forse proprio per questo procedo a rilento, per rimandare il più possibile la lettura dell'ultima pagina.

C'è uno stile impegnativo, che mescola italiano e inglese non solo pescando dei vocaboli da una lingua e inserendoli nell'altra, ma anche adattando all'italiano costruzioni sintattiche anglosassoni, roba che se negli ultimi anni non avessi intensamente coltivato il mio inglese (e comunque non basta mai), capirei la metà di quel che c'è scritto. Ci sono personaggi asciutti, descritti con tale sicurezza da farteli sentire veri come se ti stessero di fronte, con i loro vestiti infangati, le loro barbe sfatte e le loro armi che si inceppano. Ci sono eventi troppo quotidiani per essere avventurosi, troppo prosaici per lasciare spazio all'epica o alla poesia, eppure ogni azione di guerriglia ti sembra di vederla, ogni partigiano caduto ti sembra di conoscerlo, ogni contadino coinvolto ti sembra di capirlo intimamente.

Vado avanti poco poco alla volta, due o tre pagine al giorno, lasciando scorrere il tempo lentamente, proprio come per Johnny che vive una Resistenza fatta soprattutto di lunghe attese, di inverni freddi che non passano mai, di poche, sparute azioni di guerriglia che sembrano non portare mai a niente.

Quest'estate avevo divorato Una questione privata (dello stesso autore) nell'arco di un paio d'ore, scorrendo pagina dopo pagina quasi in preda a un raptus mistico; invece, Il partigiano Johnny mi sta facendo riscoprire il piacere della lentezza e della costanza. Piano, piano, piano.

martedì, novembre 16, 2010

Sono già passati due anni

Qualche giorno fa ho ricevuto per posta uno scatolone del mio pusher, contenente la solita infornata mensile di fumetti, tra cui alcuni arretrati che da tempo speravo di rimediare. Tra questi un paio di albi collegati alla saga Marvel de L'iniziativa ("saga" è il termine più decente che mi sovviene, in questo caso penso che "cross-over" non sarebbe appropriato), uno dei quali il volumetto che raccoglie la miniserie in 6 numeri dedicata a Sub-Mariner. Storia gradevole, disegni accettabili (anche se a volte sembrano una brutta copia di Alan Davis), insomma un volume non imprescindibile ma comunque un tassello significativo negli eventi Marvel di fine 2007.

Niente di che, insomma, eppure quando ho avuto l'albo nelle mani, mi è scappato un piccolo tuffo al cuore. Perché la copertina è di Michael Turner, e perché l'idea che Michael Turner non ci sia più, già da un paio d'anni, ancora non l'ho digerita.


Sarà che era del 1971, proprio come me. Sarà che, insieme a tanti altri lettori, a suo tempo avevo sgranato gli occhi davanti alle sue tavole di Witchblade pensando "e questo da dove è uscito?!?". Sarà che si è sempre dedicato al fumetto popolare e avventuroso, quello a cui sono più affezionata. Sarà che le sue donnine avevano sì quella noiosa aria da top model "anvedi quanto so' bbona colle chiappe de fòri", però non era tutto lì, e nei suoi disegni c'era anche dell'altro. Sarà perché ha contribuito a creare la saga di Witchblade che tutto sommato qualche bel momento l'ha avuto. Sarà per le sue copertine di Identity Crisis e di Civil War, piccoli preziosi gioielli messi a guarnire due diademi già regali.

Non lo so. Sarà che quando una persona così piena di grazia e talento muore ancora giovane, ho sempre questa sensazione che sia stata commessa una solenne ingiustizia, e che per di più non ci sia nessuno con cui prendersela.

lunedì, novembre 15, 2010

Similitudini fumettose

Praticamente la stessa gag, e io me la rido a crepapelle ogni volta.
Bè, magari con la chiosa di Rat-Man me la rido un po' di più. :-)

Soffritti, Brrémaud e Reynès, Il negozio di animali, ed. Comma 22

Leo Ortolani, "Che ci sia l'intelligenza!", su Il Rat-Man enigmistico, ed. Panini Comics

martedì, novembre 09, 2010

Verso i Rifugi Oscuri

La nave veleggiò nell'Alto Mare e passò ad Ovest, e infine, in una notte di pioggia, Frodo sentì nell'aria una fresca fragranza, e udì dei canti giungere da oltre i flutti. Allora gli parve che, come quando sognava nella casa di Bombadil, la grigia cortina di pioggia si trasformasse in vetro argentato e venisse aperta, svelando candide rive e una terra verde al lume dell'alba.

Ma per Sam la sera diventò buia, mentre si teneva in piedi sulla riva, e guardando il grigio mare vide soltanto un'ombra sulle acque che scomparve presto a Occidente. Rimase a lungo lì immobile, udendo soltanto il sospiro e il mormorio delle onde sulle spiagge della Terra di Mezzo, e il rumore penetrò sino in fondo al suo cuore.

[J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli"]

mercoledì, novembre 03, 2010

One singular sensation...

Quando mi capita di sentirmi domandare, da qualche amico "profano", cosa ci trovo nei musical, mi viene da pensare che fra le tante risposte dovrebbe sempre avere un ruolo di primo piano questo video.

Potrebbe tranquillamente intitolarsi "la ricerca della perfezione".

martedì, novembre 02, 2010

La prego, professore...

...si faccia ricrescere la barba. Davvero.
:-)


domenica, ottobre 31, 2010

venerdì, ottobre 29, 2010

Mamma contro Pooh: 1 a 0 e palla al centro

Ore 21.30, cioè quando bisogna mettersi nell'ordine di idee di portare la cucciola nel lettino.

La cucciola mi guarda e pronuncia con fermezza una delle sue parole chiave: «Pù». Che sta per "Winnie the Pooh", che a sua volta sta per "voglio guardare Winnie the Pooh in televisione".

Penso: No, il DVD di Winnie no... proprio adesso, mannaggia...

Faccio la finta tonta e chiedo: «Come? Vuoi guardare Pooh?»
Risposta secca: «Scì».

Penso: Prima di vietare Pooh a quest'ora, provo a suggerire un'alternativa. Non funzionerà MAI, ma ci provo lo stesso.

«E se invece Micky e la mamma giocassero insieme alle costruzioni?»

Senza nemmeno soffermarsi a riflettere, la cucciola caracolla verso il sacchetto delle costruzioni, me lo porta sul divano, lo rovescia e mi mette i pezzi in mano. ^___^

lunedì, ottobre 18, 2010

FdC 185

Segnalazione lampo: è in edicola il numero 185 di Fumo di China, al quale ho collaborato uno zinzinino, con due recensioni: una sui due numeri speciali de Le Rose di Versailles di Riyoko Ikeda, editi da d/books (voto: 4 su 5), e una sul primo volume della nuova collana Red Robin, di Christopher Yost eRamòn Bachs, edita da Planeta DeAgostini (voto: 2 su 5).

domenica, ottobre 17, 2010

Obiettivi televisivi

Oggi, tra un lavoretto domestico e l'altro, ho fatto mente locale sui programmi televisivi che vorrei seguire nei prossimi mesi.

Anzitutto TV Talk, il sabato pomeriggio su Rai3. L'avevo seguito in maniera occasionale l'anno scorso, vorrei cercare di essere più costante quest'anno.

Poi darei volentieri un'occhiata a Effetto Domino, il lunedì alle 23.50 su La7 (soccorrimi videoregistratore...). La speranza è che sia un programma serio e divulgativo, che parla di economia senza pregiudizi ideologici.

Sempre su La7, sperimenterei anche InnovatiON, il sabato in tarda mattinata: chiacchiere e case history sulla tecnologia in tutte le sue forme.

Ancora su La7, sono tornate le care vecchie Invasioni Barbariche il venerdì sera, e qui ci va un gigantesco "bentornata Daria".


Sulla Rai, in dicembre dovrebbe arrivare Chorus, il nuovo talent show di Milly Carlucci. Normalmente odio e detesto i talent show e i reality show, ma a questo vorrei dare una possibilità, in virtù dell'argomento (corpi di ballo) e della conduttrice (che è parecchio brava e difficilmente la butta in cagnara). Se poi l'anno prossimo riparte anche Ballando con le stelle, non solo vorrei cercare di guardarlo (tanto c'è già mio marito che è appassionato di ballo e non se ne perde una puntata), ma anche di commentarlo sul blog.


Su FoxLife, il lunedì sera c'è la terza stagione di SOS Tata, l'unico reality show che serve a qualcosa (anzi, nel mio caso serve a molto... anche se, per forza di cose, sta diventando un po' ripetitivo).

E infine, sul fronte fiction, la domenica sera c'è il buon vecchio NCIS su Rai2 (che in teoria vorrei seguire, in pratica mi ritrovo sempre con qualcos'altro a cui pensare). Fra un po' dovrebbe anche partire la settima stagione di Desperate Housewives... e a quel punto, una sera a settimana non ci sono per nessuno!!!


Troppa roba? A dire il vero avrei anche in mente l'acquisto di una vagonata di cofanetti di telefilm vari, primo fra tutti Heroes che non ho mai seguito come si deve in tv... mah, vedremo, intanto prima di nanna mi riascolto il video di Vanessa Williams (nuova guest star di Desperate) che canta Kiss of the Spider-Woman. Broadway, quanto mi manchi...

sabato, ottobre 16, 2010

Fumetto e Comunicazione - quinta parte

Indice delle puntate precedenti:
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte


Questo post è direttamente collegato al precedente; non aggiunge concetti nuovi, ma insiste sugli esempi di pubblicità "diverse dal solito".

Per esempio vorrei iniziare aggiungendo, a quello delle trenta famiglie di cui ho parlato la volta scorsa, altri due casi sempre targati Ikea.

Uno è il making of della recente campagna pubblicitaria “Happy Inside”, dove si vede un centinaio di gatti usufruire allegramente dei mobili Ikea. Se la campagna in quanto tale ha fatto il suo dovere, il making of è diventato una “campagna nella campagna”, è cliccatissimo in rete e ha ottenuto nuova visibilità per il marchio dell'azienda da sponsorizzare.


La campagna pubblicitaria "Happy Inside".


Il making of di "Happy Inside"

L’altro caso è una campagna pubblicitaria solo e rigorosamente online, organizzata per la promozione di un nuovo punto vendita. Copio spudoratamente dal blog di Giovanna Cosenza:

Il manager del punto vendita Gordon Gustavsson ha aperto un profilo Facebook, si è fatto un po’ di «amici» e ha cominciato a caricare foto dei suoi showroom, invitando gli «amici» a taggare gli oggetti fotografati col proprio nome: il primo che taggava un oggetto lo aveva vinto, cioè poteva passare da Ikea e portarselo a casa.
Ben presto gli amici si sono moltiplicati, come le richieste di altri oggetti da taggare…


Il video che racconta la storia della campagna Ikea su Facebook.

Segnalo anche un’altra azienda che ha consapevolmente deciso di allontanarsi dal mondo patinato e irraggiungibile delle campagne pubblicitarie tradizionali: la Dove (quella delle saponette). Con la costituzione del fondo “Dove per l’autostima” e la produzione di tre (fino ad ora) brevi cortometraggi in tema, fra cui il celeberrimo Evolution, all'interno della "campagna per la bellezza autentica", Dove si è creata una fetta di fedeli consumatrici che non si limitano a consumare, ma piuttosto condividono un pensiero, un ideale, uno stile di vita: ovvero che al mondo le top-model sono pochine, e che le donne normali non portano la taglia 38.

Una fra le immagini delle campagne pubblicitarie Dove.

Inutile dire che a queste utenti e consumatrici, più consapevoli e più smaliziate di altre, ci si rivolge soprattutto via internet.

E per concludere questa quinta parte, ecco i tre cortometraggi Dove. Nell'ordine, "Onslaught", "Evolution" e "Amy".







- fine quinta parte -

E bravo Palmiro

In mezzo a un libro trovato a casa dei miei, ho trovato un piccolo ritaglio di giornale, che sicuramente era stato mio padre a conservare.
Ecco il testo:

«E' per me motivo di particolare orgoglio avere rinunciato alla cittadinanza italiana, perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte di più del migliore cittadino italiano».
Queste parole furono pronunciate da Palmiro Togliatti, delegato al 16° congresso del PC svoltosi a Mosca nell'estate del 1930.

E a questo tizio(lo stesso che parecchi anni dopo avrebbe assunto una posizione come dire un tantino comoda su foibe e affini), noi ancora gli intitoliamo le strade italiane.

venerdì, ottobre 15, 2010

Ricetta - Tortino di riso e zucchine

Dedicato alla mia amica Mimma, e anche a tutte le mamme che in qualche modo devono propinare un minimo di verdura ai bambini.

INGREDIENTI
4 zucchine grosse
250g di riso
1/2 bicchiere di latte
140g di Philadelphia
2 cucchiai di parmigiano
50g di farina

PROCEDIMENTO
Mettere a bollire il riso.
Contemporaneamente, tagliare le zucchine a pezzettini piccoli e metterle a rosolare nell'olio con sale e pepe; quando sono cotte, scioglierci dentro il Philadelphia, poi spegnere il fuoco.
Aggiungere alle zucchine la farina e il latte, e rimescolare bene.
Poi aggiungere il riso lessato e il parmigiano, e rimescolare bene.
Versare il tutto in una pirofila imburrata.
Lasciare in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti.
A fine cottura, si può decidere se servire direttamente dalla pirofila con una paletta, o se capovolgere il tutto su un piatto, e poi tirare via la pirofila, in modo che sembri una specie di zuccotto da tagliare a fette. Ma attenzione che è facile si appiccichi un po' al fondo della pirofila, quindi succede che ribaltando lo "zuccotto" ci scappino crepe e quant'altro.

Tempo medio di preparazione: io ci metto un'oretta, dal momento in cui metto l'acqua sul fuoco e inizio a tagliare le zucchine, al momento in cui sforno il tutto.

Grado di difficoltà: ovviamente è una cavolata! Resta sempre valida la regola base di tutte le cose che cucino: se ci riesco io, ci riesce chiunque. :-)

Bye bye, Sarah


Non sapevo quando sarebbe arrivata questa storia di Nathan Never, ma doveva arrivare. La attendevo da mesi, forse anche da un anno o due. E un po' ci contavo, che l'avrebbero realizzata Michele Medda e Roberto De Angelis.

Bè, è arrivata, è andata come doveva andare, è stata inserita in un contesto diverso da quel che si poteva pensare, mi ha dato la soddisfazione che speravo.

Grazie di cuore. ^___^

mercoledì, ottobre 13, 2010

Fumetto e Comunicazione - quarta parte

Indice delle puntate precedenti:
Prima parte
Seconda parte
Terza parte


È vero, ora come ora i grandi mezzi di comunicazione di massa hanno ancora un potere comunicativo superiore a quello della rete. Ma proviamo a guardare un po’ più avanti, pensando ad esempio alle statistiche secondo cui gli utenti del web aumentano esponenzialmente anno dopo anno, e diventano sempre più utenti attivi, invece che solo passivi. Quindi non si limitano a guardare dei siti web e a trarne informazioni, ma comunicano, commentano, interagiscono.

Da questo punto di vista, fare promozione in rete, sfruttando community e social network, significa sperare che prenda veramente piede – anche più di quanto non abbia già fatto – il fenomeno dell’invertising.

Invertising è un neologismo che nasce in opposizione al più noto advertising. Sta a indicare un nuovo modo di fare pubblicità, basato non più sulla comunicazione di massa e sui grandi numeri, ma sulla frammentazione dei target e sulle comunità – virtuali o meno – che quegli stessi target vanno a costituire. Insomma la versione moderna e tecnologica del passaparola. Per approfondire, si possono visitare li sito www.invertising.it e l’omonimo gruppo su Facebook.

Ecco un video che, sfrondato degli eccessi di retorica e di entusiasmo (manco l’invertising fosse la soluzione a tutti i mali del mondo), rende abbastanza bene l’idea delle destinazioni verso cui ci si sta muovendo.



In Italia, il “profeta” dell’invertising è un pubblicitario di nome Paolo Iabichino, che su questo tema ha anche scritto un libro. Non l’ho ancora letto ma conto di farlo, poi vi saprò dire. Nel frattempo, Luisa Carrada ne ha parlato qui.

La cover del libro di Paolo Iabichino.

Iabichino ha anche fatto una presentazione dell’invertising, al Festival dell’Economia, il 1 giugno 2009. Dura quasi un’ora ma vale la pena di essere vista e ascoltata con attenzione. La potete trovare a questa pagina, cliccando sul video numero 3 (non sono riuscita in nessun modo a linkarlo direttamente, sorry).

Bene; a partire dal minuto 21 del suo intervento, Iabichino dice quanto segue.

Qualche anno fa, la rivista Business Week ci parlò dei blog e di come questi avrebbero cambiato il nostro modo di fare business. Qualche mese dopo, fu la stessa Business Week a dire “Beyond blogs”, cioè “oltre i blog”. Non è più un fatto di rete, non è più un fatto di tecnologia: le persone sono connesse – grazie alla rete – in maniera nuova, in maniera inedita. E grazie a questa capacità di conversazione, stanno seriamente ridefinendo i paradigmi della comunicazione e della pubblicità. Significa che, forse, tutta quell’attenzione che noi [pubblicitari] mettevamo nell’execution, nel “pregio artistico” di ciò che facciamo, in qualche caso dovrà lavorare a favore dell’experience.
Ora vi faccio vedere una campagna che io trovo molto particolare, in questo senso.

[a questo punto viene proiettato un video con voce registrata fuori campo]
“Mamma, papà, perché non dormiamo qui, stanotte?”
Una frase, un’innocente richiesta di un bimbo ai suoi genitori, si è trasformata in una simpatica operazione di marketing dell’Ikea, la popolarissima catena svedese di ipermercati del mobile, presente un po’ ovunque.
Nella sede norvegese di Oslo, la direzione del centro d’arredamento ha selezionato e invitato una trentina di famiglie a trascorrere, appunto, una notte lì con loro, dormendo sui letti in esposizione e provando direttamente il conveniente comfort delle proposte in vendita. Ci è sembrata un’idea carina e accattivante, dice il portavoce dell’Ikea in Norvegia: “le famiglie scelte per questa iniziativa si sono dimostrate felici di toccare con mano la nostra ospitalità e la qualità dei nostri mobili.”

[Paolo Iabichino riprende a parlare]
Questi hanno avuto l’idea di far passare la notte nei loro magazzini e nei loro showroom a una trentina di famiglie, che sono state accolte, sono state intrattenute. Trenta famiglie. A noi hanno insegnato che bisognava andare in televisione per parlare a un sacco di gente. Questi hanno fatto un’operazione destinata a trenta famiglie. Le hanno ospitate, le hanno intrattenute, hanno letto le favole ai bambini, hanno offerto loro la colazione la mattina. Hanno fatto vivere a queste persone una esperienza.

Un magazzino Ikea a Roma.


L’unico commento che aggiungo io è il seguente: se una cosa del genere l’ha fatta l’Ikea, ovvero un colosso che può permettersi tutte le pubblicità del mondo e tutti i canali mass-mediatici del mondo, allora si vede che i vertici dell’Ikea - mica gli ultimi arrivati - l’hanno ritenuto un metodo efficace.

- fine quarta parte -

martedì, ottobre 12, 2010

Fumetto e Comunicazione - terza parte

Indice delle puntate precedenti:
Prima parte
Seconda parte

Stavamo dicendo: crisi. Nel generale, e nello specifico.

Eppure, ci sono sintomi “fumettosi” che sembrano ben lontani da un’idea di crisi. Rispetto a qualche anno fa, le case editrici sono proliferate, le proposte editoriali anche, la presenza nelle librerie di varia pure. Quello del fumetto è insomma un mercato in movimento, brillante, vitale, che cerca anche collegamenti con altri mercati e altri media (musica, cinema, letteratura…). C’è la possibilità, per gli autori, di ottenere visibilità, grazie al web ma non solo. Ci sono associazioni culturali che si fanno in quattro per dare delle opportunità, per divulgare, per far conoscere. Ci sono tentativi editoriali coraggiosi, che non sempre vanno in porto, o non sempre hanno una periodicità frequente né una distribuzione ottimale, ma dimostrano voglia di fare e di osare.

Insomma, non c’è solo la crisi. Se almeno si riuscisse non dico a sfondare, ma a fare breccia nel muro che separa il Fumetto (e la lettura in genere) dal Resto Del Mondo, forse qualche risultato lo si otterrebbe, perché le proposte non mancano.

Da questo punto di vista, è possibile contare sulle istituzioni?
Secondo me no, per due motivi.

Il primo motivo: quando ci ha provato lo Stato, a promuovere la lettura, ha sfornato una campagna pubblicitaria, che molti ricorderanno, basata sullo slogan “passaparola”, con quell’aspetto un po’ patinato e un po’ finto tipico (purtroppo) delle campagne istituzionali. Freddina, evanescente, fintamente bucolica… insomma poco concreta e, secondo me, poco efficace. Eccola qui:



Un po’ meglio quest’altra, che se non altro è più vivace e racconta una micro-storia...



Purtroppo, però, anche quando parte con delle idee non malvagie, la pubblicità istituzionale si porta letteralmente dietro – per sua natura – il marchio delle istituzioni, che a un popolo mediamente stomacato dai comportamenti della politica e dagli sprechi statali non fa certamente simpatia.

Spaventosa poi questa campagna realizzata dalla Fieg (Federazione Italiana Editori di Giornali) per promuovere la lettura – nello specifico – di giornali e riviste. Due immagini distinte, una per le donne e una per gli uomini:

Le due immagini (donne/uomini) della campagna Fieg.

Capito il messaggio? Non è che, se leggi, fai qualcosa di gratificante, migliori te stesso, trovi svago, fantasia, divertimento, cose interessanti… no: la sintesi è che, se leggi, sei un figo, sei uno "da salotto buono". Se non leggi, sei uno sfigato che nessuno si fila.

[per inciso e per infierire, qui trovate l'elenco dei vocaboli usati nella versione per uomini e in quella per donne: che malinconia!]

Insomma, le istituzioni e i grandi enti, pur con tutto l’impegno e – soprattutto – tutta la possibilità di investimento economico sui cui possono contare, non mi pare che brillino per fantasia, originalità ed efficacia.

Il secondo motivo: sono tempi di vacche magre. I tagli che l’attuale governo ha imposto sul fronte della cultura in generale (fra le conseguenze di cui si è parlato recentemente, c’è ad esempio la difficoltà per le biblioteche di acquistare nuovi libri) di sicuro non incentivano la lettura. Cito questa situazione come semplice dato di fatto, senza voler emettere giudizi positivi o negativi sui tagli di Giulio Tremonti; giustificati o meno che siano, comprensibili o meno che siano, costituiscono un ulteriore problema.

Se dunque il pubblico non serve, resta il privato, ovvero l’arte di arrangiarsi. Cosa nella quale gli editori e più in generale i piccoli e medi imprenduitori sono maestri, ma sempre – temo – nell’ambito del proprio microcosmo, quello di cui parlavamo all’inizio di tutto questo discorso. Peraltro, anche i nostri più grandi editori fumettosi non sono mica delle multinazionali, e non potrebbero permettersi di investire in costosissime campagne di sensibilizzazione alla lettura del Fumetto.

Cosa rimane?

Personalmente, riesco a individuare un solo canale in grado di dare risultati utili, ovvero la rete: unico strumento a basso costo che anche le piccole imprese hanno a disposizione, e che con il passare del tempo dovrebbe diffondersi sempre di più, soprattutto per quel che riguarda community e social network.

Obiezione: “Sì, ma vuoi mettere internet con stampa e televisione?”
Vero. Ma forse le cose stanno cambiando.

- fine terza parte -

Meno male, almeno questi due

Quando, mesi fa, ho letto questo post sul blog di Andrea Voglino, ci sono rimasta male come e più di lui. Da quel blog mi giungeva la notizia dell'interruzione di una bella collana di ristampe di Batman, con storie che - al contrario di Andrea - io NON ho già in altre edizioni e quindi presumibilmente non leggerò mai, il che non sarà la morte di nessuno ma io a Batman sono affezionata, e le avrei lette volentieri.

A parte la delusione e a parte il fatto che i commenti di Andrea sulle maniere un po' cafone della Planeta mi hanno fatto venire lo sbuzzo per un articolo che pubblicherò prima o poi (spero) su Fumo di China, dedicato ai rapporti diretti fra editori e lettori nell'era del web, ecco dicevo, a parte questo, il mio primo timore è stato: e se adesso mi piantano a metà anche le ristampe economiche dei Giovani Titani e di Batman & gli Outsiders, che sono entrambe a un solo numero dalla fine?

Panico. Non ho nemmeno osato chiedere informazioni al mio pusher (sarà lo stesso di Andrea?), anzi ho cercato di prenderla con stoicismo e anche con un po' di snobismo: "Oh beh, se quei due volumetti mi arrivano con le prossime spedizioni, bene, altrimenti pazienza".

Ecco: sono arrivati e quasi quasi mi scappa la lacrimuccia. ^___^

lunedì, ottobre 11, 2010

Micaela ed io: secondo anniversario

Oggi è l'11 ottobre: sono passati due anni dal giorno in cui la ginecologa mi disse "Ma signora, lei è incinta di tredici settimane!" e io poco ci mancò che svenissi sul colpo.

Se qualcuno mi chiede il giorno del compleanno di Micaela (che è il 16 aprile), mi serve sempre un attimo per fare mente locale. Ma l'11 ottobre, è una data che proprio non mi si leva mai dal cervello. °___°