Questo è il blog di Valentina Semprini. Parla di fumetti, musical, vita privata e altro. Quindi contiene chiacchiere, segnalazioni, immagini, video, riflessioni, sfoghi, recensioni... insomma, è un blog: che vi aspettavate? :-)
sabato, maggio 29, 2010
La chiave blu

«Ma la stampante, proprio non va più?»
«Non so cosa dirti... fino a qualche giorno fa, se nel carrello c'era più di un foglio e avviavi una stampa, si piantava tutto, quindi stampavo sempre un foglio alla volta. Adesso, non funziona più nemmeno così.»
«Dici che non c'è speranza?»
«Non lo so, magari tu che sei più pratico riesci a metterci le mani e a capire dove s'intoppa. Vedi questo segno sul foglio? Fa sempre così, si blocca e in cima al foglio viene fuori questa specie di sbeccatura.»
«Ci provo.»
Clank clank. Swiiiish. Vrrrrr. Ka-tunk!
«Scoperto qualcosa?»
«Eh. Tipo come se ci fosse incastrata dentro la chiave di plastica blu di Micaela che non trovavamo più?»
mercoledì, maggio 05, 2010
Tre
Qualche anno fa, mi misi davanti al fatto compiuto che non ce la facevo più, a stare dietro a TRE lavori: adattamenti, Cartoon Club e FdC.
Così mollai FdC (mi scappa qualche collaborazione ogni tanto ma nulla di paragonaible, come impegno, al lavoro redazionale).
Un anno fa, è arrivata Micaela.
Perché mi sono resa conto soltanto adesso che adattamenti + Cartoon Club + Micaela fa di nuovo TRE?
Forse perché da giorni mi sento perennemente esausta e vorrei solo dormire. Vado in giro con gli occhi a mezz'asta e continuo a ripetermi "oddio che sonno, oddio che sonno, oddio che sonno".
Quindi ora ho la certezza che, prima possibile, qualcosa dovrà saltare, almeno in parte.
E ho la speranza che quel "prima possibile" sia davvero presto. Dopotutto, non ho mica ammazzato nessuno... zzzzzzzzz...
Così mollai FdC (mi scappa qualche collaborazione ogni tanto ma nulla di paragonaible, come impegno, al lavoro redazionale).
Un anno fa, è arrivata Micaela.
Perché mi sono resa conto soltanto adesso che adattamenti + Cartoon Club + Micaela fa di nuovo TRE?
Forse perché da giorni mi sento perennemente esausta e vorrei solo dormire. Vado in giro con gli occhi a mezz'asta e continuo a ripetermi "oddio che sonno, oddio che sonno, oddio che sonno".
Quindi ora ho la certezza che, prima possibile, qualcosa dovrà saltare, almeno in parte.
E ho la speranza che quel "prima possibile" sia davvero presto. Dopotutto, non ho mica ammazzato nessuno... zzzzzzzzz...
domenica, aprile 25, 2010
Piccoli miracoli
Ecco amore, la mamma ha cucinato le soglioline per la sua bimba.Topolino bello, vieni che è ora della pappa, guarda che ci sono le soglioline! Aààmmm, buone le soglioline!
Dai, tesoro, per piacere, solo qualche morsicino. I bimbi devono mangiare il pesciolino perché è tanto buono e fa tanto bene. E queste soglioline la mamma le ha pulite, salate e fritte con burro e salvia perché così hanno un bel saporino e facciamo tanti bei bocconcini.
Su, apri la boccuccia... àààmmmm...
Coraggio, prottino, non ti sto chiedendo la luna... una sogliolina la mangi tu e una la mangia la mamma. Vedi la mamma che mangia la sogliolina? Mmmm, com'è buona la sogliolina!
Adesso prova tu. Ecco un bel bocconcino, adesso tu apri la bocca e...
Vabbè, amore, ho capito. Usciamo e andiamo a farci una pizza.
Ecco, credevo che sarebbe andata così.
Invece ha mangiato la sogliola dal primo all'ultimo filetto.
Poi non ditemi che non sono miracolata.
martedì, aprile 20, 2010
lunedì, aprile 19, 2010
Bum!
Mi pare che si stia un po' esagerando.
Apprezzo il fatto che tra Guerra Segreta, Secret Invasion e Dark Reign ci siano state numerose occasioni per rivangare il passato Marvel e colmare delle lacune qua e là, o meglio per inventarsi delle lacune da colmare (le infiltrazioni degli Skrull, le operazioni degli Illuminati, ecc). Bendis mi piace sia come soggettista che come sceneggiatore.
Sulla questione Nick Fury, però, mi pare che si inizi a esagerare. Credo che l'apice lo abbiamo raggiunto sul primo volume di Secret Warriors: Nick Fury agente del nulla (n. 81 della collana Marvel Mix). A parte la sensazione che ultimamente nell'universo Marvel non si possa muovere foglia se Fury non vi è implicato in qualche modo, la splash page nella quale salta fuori che, dietro allo Shield, sotto sotto c'è sempre stata l'Hydra, mi pare che rasenti il ridicolo.
Lo dico sinceramente, a me è scappata una risata e ho detto "Seeeee, bum!".
Stiamo entrando nel reparto "non so più cosa inventarmi per farvi sobbalzare sulla sedia"? O in qualche modo Bendis (che in questo caso è coadiuvato ai testi da Jonathan Hickman) mi renderà tutto credibilissimo e plausibilissimo? Per ora rimango scettica, ma attendo i prossimi volumi.
Sperando, per inciso, che nel frattempo la collana Marvel Mix venga epurata dai giochini di parole scemi che compaiono nel colophon alla voce "editor"... groan.
Apprezzo il fatto che tra Guerra Segreta, Secret Invasion e Dark Reign ci siano state numerose occasioni per rivangare il passato Marvel e colmare delle lacune qua e là, o meglio per inventarsi delle lacune da colmare (le infiltrazioni degli Skrull, le operazioni degli Illuminati, ecc). Bendis mi piace sia come soggettista che come sceneggiatore.
Sulla questione Nick Fury, però, mi pare che si inizi a esagerare. Credo che l'apice lo abbiamo raggiunto sul primo volume di Secret Warriors: Nick Fury agente del nulla (n. 81 della collana Marvel Mix). A parte la sensazione che ultimamente nell'universo Marvel non si possa muovere foglia se Fury non vi è implicato in qualche modo, la splash page nella quale salta fuori che, dietro allo Shield, sotto sotto c'è sempre stata l'Hydra, mi pare che rasenti il ridicolo.
Lo dico sinceramente, a me è scappata una risata e ho detto "Seeeee, bum!".
Stiamo entrando nel reparto "non so più cosa inventarmi per farvi sobbalzare sulla sedia"? O in qualche modo Bendis (che in questo caso è coadiuvato ai testi da Jonathan Hickman) mi renderà tutto credibilissimo e plausibilissimo? Per ora rimango scettica, ma attendo i prossimi volumi.
Sperando, per inciso, che nel frattempo la collana Marvel Mix venga epurata dai giochini di parole scemi che compaiono nel colophon alla voce "editor"... groan.
venerdì, aprile 16, 2010
1 year = 525600 minutes
Premessa: di solito non metto foto della mia bimba su internet, c'è tanta gente squinternata in giro. Queste sono un'eccezione.
Un anno fa, più o meno a quest'ora, nasceva Micaela. Era così, un cartoccino di buffissimo essere umano affogato in una tutina troppo grande. Pesava 4,340 chili ed era alta mezzo metro tondo tondo.

Adesso è così (70 centimetri di altezza per nove chili e mezzo di peso):

Ogni giorno mangia un biberon di latte a colazione, una pappa da bimbo a pranzo (brodo di verdura + carne + olio + parmigiano), una merenda variabile (yogurt, frutta, biscotti) e una cena da adulto anch'essa variabile (spaghetti al pomodoro, tortino di riso e verdure, polpette in umido, pesce bollito con carote e patate, pizza, cassoni, involtini di pollo, tagliatelle al ragù, ravioli coi funghi...).
La settimana scorsa ha mangiato il suo primo gelato (un euro di fiordilatte alla Gelateria della Piazzetta).
E' golosa di "panetti", nome con cui abbiamo ribattezzato i "Bocconcini con semi di sesamo" della Conad. (grazie Simona che ce li hai fatti conoscere!)
Ha otto dentini davanti e due premolari seminascosti.
Sa gattonare, si alza in piedi appoggiandosi a mobili e persone, e inizia a balbettare qualche parola.
La prima parola è stata "Tatte".
Non vuol dire "latte", né "mamma" né "babbo".
Vuol dire "gatto", e tutto sommato in questa casa c'era da aspettarselo.

Comunque dice anche "pap", che vuol dire "babbo", e "memmemmemmemmemmemmemme" (numero di sillabe a variabilità random) che vuol dire "mamma".
Viene regolarmente chiamata "prottino" o addiruttura "prot". Un prot, nel linguaggio di questa casa, è una pernacchietta puzzolentissima tipica di bambina piccina... ora non ne fa più come un tempo e non c'è più bisogno delle maschere antigas, ma il nome è rimasto.
"Prottino, vieni che dobbiamo cambiarci".
"E' ora di mettere a nanna il prottino".
"Mi sa che al prot sta venendo il raffreddore".
Dorme insieme a un pupazzo di Winnie the Pooh.
Prima di andare a nanna, le cantiano sempre "Cam-camini cam-camini spazzacamin" e, talvolta, anche altri brani dal repertorio di Mary Poppins. Ma "Spazzacamin" non manca mai.
Subito prima di andare nel lettino, salutiamo educatamente insieme l'armadio della sua camera e gli auguriamo la buonanotte.
Gioca con un'infinità di cose, tra cui chiavi degli stipetti, calamite da frigorifero e una sorta di juke-box per bimbi che suona un sacco di musichine discretamente assordanti.
Conosce a memoria tutte le greatest hits di Belinda Carlisle. Ha ascoltato oggi per la prima volta "Le tagliatelle di nonna Pina" e non le è dispiaciuta.
Si veste nella maggior parte dei casi di blu e/o rosso.

Quando solleva le braccia in alto, si aspetta che tutti facciano altrettanto dicendo "su le manine!" con grande entusiasmo. A quel punto, forte dell'apprezzamento ricevuto, si batte le mani da sola (e si aspetta che tutti facciano altrettanto dicendo "Brava Micky! Batti le manine, brava Micky!"). E come gran finale, saluta con la manina.
Sta volentieri con le nonne e va pazza per sua zia, con cui passa un sacco di tempo e fa un sacco di cose (passeggiate, compere, giochi).
Ama toccare il naso dei suoi pupazzi e delle persone e vuole che qualcuno faccia l'elenco: "il naso di Winnie... il naso della mamma... il naso del babbo... il naso della zia... il naso della nonna...".
L'altro giorno ha battezzato i nasi di tutte le commesse del Prenatàl.
Inizia in questo periodo a ricevere i primi divieti, cosa che la fa imbestialire. Tipo:
"No le dita nella presa di corrente."
"No bam bam sulla faccia della mamma."
"No tirare la coda al gatto."
"No tirare i baffi al gatto."
"No tirare il pelo al gatto."
"No bam bam sul muso del gatto."
Inizia anche a ricevere alcuni insegnamenti fondamentali, tipo:
"I capelli della mamma sono attaccati alla mamma."
"Il naso della mamma è attaccato alla mamma."
"La testa del gatto è attaccata al gatto."
E via su questa linea.
Ovviamente sono solo le prime cose che mi vengono in mente pensando a lei. Ce ne sarebbero altre centomila, ma per un blog può bastare.
Aggiungo solo che si chiama Micaela in onore di una mia amica carissima (sebbene la senta di rado), e continuo ad essere molto fiera di questa scelta.
E poi aggiungo che essere alle prese con una creaturina così piccola e così bisognosa di tutto, è immensamente meno stressante e più piacevole se si condividono progressi e timori con altre persone che sono alle prese con la stessa esperienza. Nel mio caso, le altre mamme del corso preparto con cui occasionalmente si organizzano delle rimpatriate. Anche gli altri bimbi ovviamente compiono il loro primo anno di vita in questo periodo e immagino che anche per le altre mamme il concetto di "un anno" sia ben diverso da come lo era mai stato.
Stringi stringi, un anno da misurare in amore. :-)
Seasons Of Love
Five hundred twenty five thousand six hundred minutes
Stagioni d'amore
Un anno fa, più o meno a quest'ora, nasceva Micaela. Era così, un cartoccino di buffissimo essere umano affogato in una tutina troppo grande. Pesava 4,340 chili ed era alta mezzo metro tondo tondo.

Adesso è così (70 centimetri di altezza per nove chili e mezzo di peso):

Ogni giorno mangia un biberon di latte a colazione, una pappa da bimbo a pranzo (brodo di verdura + carne + olio + parmigiano), una merenda variabile (yogurt, frutta, biscotti) e una cena da adulto anch'essa variabile (spaghetti al pomodoro, tortino di riso e verdure, polpette in umido, pesce bollito con carote e patate, pizza, cassoni, involtini di pollo, tagliatelle al ragù, ravioli coi funghi...).
La settimana scorsa ha mangiato il suo primo gelato (un euro di fiordilatte alla Gelateria della Piazzetta).
E' golosa di "panetti", nome con cui abbiamo ribattezzato i "Bocconcini con semi di sesamo" della Conad. (grazie Simona che ce li hai fatti conoscere!)
Ha otto dentini davanti e due premolari seminascosti.
Sa gattonare, si alza in piedi appoggiandosi a mobili e persone, e inizia a balbettare qualche parola.
La prima parola è stata "Tatte".
Non vuol dire "latte", né "mamma" né "babbo".
Vuol dire "gatto", e tutto sommato in questa casa c'era da aspettarselo.

Comunque dice anche "pap", che vuol dire "babbo", e "memmemmemmemmemmemmemme" (numero di sillabe a variabilità random) che vuol dire "mamma".
Viene regolarmente chiamata "prottino" o addiruttura "prot". Un prot, nel linguaggio di questa casa, è una pernacchietta puzzolentissima tipica di bambina piccina... ora non ne fa più come un tempo e non c'è più bisogno delle maschere antigas, ma il nome è rimasto.
"Prottino, vieni che dobbiamo cambiarci".
"E' ora di mettere a nanna il prottino".
"Mi sa che al prot sta venendo il raffreddore".
Dorme insieme a un pupazzo di Winnie the Pooh.
Prima di andare a nanna, le cantiano sempre "Cam-camini cam-camini spazzacamin" e, talvolta, anche altri brani dal repertorio di Mary Poppins. Ma "Spazzacamin" non manca mai.
Subito prima di andare nel lettino, salutiamo educatamente insieme l'armadio della sua camera e gli auguriamo la buonanotte.
Gioca con un'infinità di cose, tra cui chiavi degli stipetti, calamite da frigorifero e una sorta di juke-box per bimbi che suona un sacco di musichine discretamente assordanti.
Conosce a memoria tutte le greatest hits di Belinda Carlisle. Ha ascoltato oggi per la prima volta "Le tagliatelle di nonna Pina" e non le è dispiaciuta.
Si veste nella maggior parte dei casi di blu e/o rosso.

Quando solleva le braccia in alto, si aspetta che tutti facciano altrettanto dicendo "su le manine!" con grande entusiasmo. A quel punto, forte dell'apprezzamento ricevuto, si batte le mani da sola (e si aspetta che tutti facciano altrettanto dicendo "Brava Micky! Batti le manine, brava Micky!"). E come gran finale, saluta con la manina.
Sta volentieri con le nonne e va pazza per sua zia, con cui passa un sacco di tempo e fa un sacco di cose (passeggiate, compere, giochi).
Ama toccare il naso dei suoi pupazzi e delle persone e vuole che qualcuno faccia l'elenco: "il naso di Winnie... il naso della mamma... il naso del babbo... il naso della zia... il naso della nonna...".
L'altro giorno ha battezzato i nasi di tutte le commesse del Prenatàl.
Inizia in questo periodo a ricevere i primi divieti, cosa che la fa imbestialire. Tipo:
"No le dita nella presa di corrente."
"No bam bam sulla faccia della mamma."
"No tirare la coda al gatto."
"No tirare i baffi al gatto."
"No tirare il pelo al gatto."
"No bam bam sul muso del gatto."
Inizia anche a ricevere alcuni insegnamenti fondamentali, tipo:
"I capelli della mamma sono attaccati alla mamma."
"Il naso della mamma è attaccato alla mamma."
"La testa del gatto è attaccata al gatto."
E via su questa linea.
Ovviamente sono solo le prime cose che mi vengono in mente pensando a lei. Ce ne sarebbero altre centomila, ma per un blog può bastare.
Aggiungo solo che si chiama Micaela in onore di una mia amica carissima (sebbene la senta di rado), e continuo ad essere molto fiera di questa scelta.
E poi aggiungo che essere alle prese con una creaturina così piccola e così bisognosa di tutto, è immensamente meno stressante e più piacevole se si condividono progressi e timori con altre persone che sono alle prese con la stessa esperienza. Nel mio caso, le altre mamme del corso preparto con cui occasionalmente si organizzano delle rimpatriate. Anche gli altri bimbi ovviamente compiono il loro primo anno di vita in questo periodo e immagino che anche per le altre mamme il concetto di "un anno" sia ben diverso da come lo era mai stato.
Stringi stringi, un anno da misurare in amore. :-)
Five hundred twenty five thousand moments so dear
Five hundred twenty five thousand six hundred minutes
How do you measure , measure a year?
In daylights, in Sunsets
In midnights,in cups of coffee
In inches, in miles
In laughter, in Strife
In five hundred twenty five thousand six hundred minutes
How do you measure
A year in the life?
How about love?
How about love?
How about love?
Measure in love
Seasons of love, seasons of love.
Five hundred twenty five thousand six hundred minutes
Five hundred twenty five thousand journeys to plan
Five hundred twenty five thousand six hundred minutes
How do you measure the life
Of a woman or a man
In truth that she learned
Or in times that he cried
In bridges he burned
Or the way that she died
It's time now - to sing out
Though the story never ends
Let's celebrate, remember
A year in the life of friends
Remember the love, remember the love,
remember the love
Measure in love
Oh you got to you got to remember the love
You know that love is a gift from up above
Share love, give love, spread love
Measure, measure your life in love
Seasons of love
Seasons of love
Measure your life, measure your life in love
Five hundred twenty five thousand six hundred minutes
How do you measure , measure a year?
In daylights, in Sunsets
In midnights,in cups of coffee
In inches, in miles
In laughter, in Strife
In five hundred twenty five thousand six hundred minutes
How do you measure
A year in the life?
How about love?
How about love?
How about love?
Measure in love
Seasons of love, seasons of love.
Five hundred twenty five thousand six hundred minutes
Five hundred twenty five thousand journeys to plan
Five hundred twenty five thousand six hundred minutes
How do you measure the life
Of a woman or a man
In truth that she learned
Or in times that he cried
In bridges he burned
Or the way that she died
It's time now - to sing out
Though the story never ends
Let's celebrate, remember
A year in the life of friends
Remember the love, remember the love,
remember the love
Measure in love
Oh you got to you got to remember the love
You know that love is a gift from up above
Share love, give love, spread love
Measure, measure your life in love
Seasons of love
Seasons of love
Measure your life, measure your life in love
Stagioni d'amore
525. 600 minuti
525.000 momenti preziosi
525. 600 minuti
Come lo misuri un anno?
In giorni, in tramonti
In notti, in caffè
In centimetri, in chilometri
In risate , in battaglie
In 525. 600 minuti
Come lo misuri un anno di vita?
Perché non con l’amore?
Perché non con l’amore?
Perché non con l’amore?
Misura con l’amore
Stagioni d’amore
Stagioni d'amore
525. 600 minuti
525.000 viaggi da progettare
525. 600 minuti
Come misuri la vita di un uomo o una donna?
In quante verità lei ha imparato?
O in quante lacrime lui ha versato?
In quanti ponti lui ha tagliato?
O nel modo in cui lei è morta?
- E’ ora di cantare
Anche se la storia non finisce mai
Festeggiamo, ricordiamo,
un anno di vita dei nostri amici
Ricorda l’amore
Oh, devi , devi ricordare l’amore
L’amore è un dono del cielo
Condividi l’amore, dai amore, diffondi l’amore
Misura la tua vita con l’amore
Stagioni d’amore
Stagioni d'amore
Misura la tua vita, misura la tua vita con l’amore
525.000 momenti preziosi
525. 600 minuti
Come lo misuri un anno?
In giorni, in tramonti
In notti, in caffè
In centimetri, in chilometri
In risate , in battaglie
In 525. 600 minuti
Come lo misuri un anno di vita?
Perché non con l’amore?
Perché non con l’amore?
Perché non con l’amore?
Misura con l’amore
Stagioni d’amore
Stagioni d'amore
525. 600 minuti
525.000 viaggi da progettare
525. 600 minuti
Come misuri la vita di un uomo o una donna?
In quante verità lei ha imparato?
O in quante lacrime lui ha versato?
In quanti ponti lui ha tagliato?
O nel modo in cui lei è morta?
- E’ ora di cantare
Anche se la storia non finisce mai
Festeggiamo, ricordiamo,
un anno di vita dei nostri amici
Ricorda l’amore
Oh, devi , devi ricordare l’amore
L’amore è un dono del cielo
Condividi l’amore, dai amore, diffondi l’amore
Misura la tua vita con l’amore
Stagioni d’amore
Stagioni d'amore
Misura la tua vita, misura la tua vita con l’amore
lunedì, aprile 12, 2010
Non sono convinta...
Generalmente non sono un tipo sospettoso e detesto le dietrologie, ripeto, detesto le dietrologie. Se non altro perché sono contrarie al principio di economia e al rasoio di Ockham che mi piace tanto.
Però ogni tanto mi capita di fare un'eccezione. A dire il vero, stavolta, due.
Mettiamola così... va bene, potevo (dovevo!) leggere meglio i testi descrittivi sulle riviste di informazione libraria; potevo (dovevo!) leggere quegli stessi testi in giro per la rete; potevo (dovevo!) essere meglio informata in quanto "professionista del settore" (detesto anche etichette di questo genere...).
Ma da banale lettrice che a volte non ha sempre tutti i neuroni del cervello sempre e solo orientati su testi descrittivi e cronologie da nerd, se mi passano rapidamente sotto gli occhi due cover come queste, senza che abbia il tempo di scandagliarle a dovere, penso che la prima sia uno speciale di Gotham Central dedicato al Commissario Gordon, e l'altra sia uno speciale di Batman scritto da Grant Morrison. Invece no.
Insomma, con tutti i miei limiti e i miei "potevo/dovevo", continuano a sembrarmi due cover un po' furbette. Pazienza, c'è comunque dentro roba discreta.
Però ogni tanto mi capita di fare un'eccezione. A dire il vero, stavolta, due.
Mettiamola così... va bene, potevo (dovevo!) leggere meglio i testi descrittivi sulle riviste di informazione libraria; potevo (dovevo!) leggere quegli stessi testi in giro per la rete; potevo (dovevo!) essere meglio informata in quanto "professionista del settore" (detesto anche etichette di questo genere...).
Ma da banale lettrice che a volte non ha sempre tutti i neuroni del cervello sempre e solo orientati su testi descrittivi e cronologie da nerd, se mi passano rapidamente sotto gli occhi due cover come queste, senza che abbia il tempo di scandagliarle a dovere, penso che la prima sia uno speciale di Gotham Central dedicato al Commissario Gordon, e l'altra sia uno speciale di Batman scritto da Grant Morrison. Invece no.
Insomma, con tutti i miei limiti e i miei "potevo/dovevo", continuano a sembrarmi due cover un po' furbette. Pazienza, c'è comunque dentro roba discreta.
I puntini sulle i
Ecco, in ritardo, ma alla fine arrivo. Per chi avesse perso il sonno sugli errori da me commessi nella micro-analisi contenuta in questo post, e da me medesima anticipati in quest'altro post, voilà la soluzione.
Ricapitolando, la micro-analisi riguardava questa vignetta di Silvia Ziche (alla quale ormai fischieranno le orecchie non poco):
Io avevo scritto che in quella vignetta succedevano sette cose, ovvero:
- La contessa Agnese esclama "Paperina!"
- La contessa Agnese allunga il piede in avanti
- Paperino inciampa nel piede della Contessa Agnese generando il suono "pic"
- Paperino compie la traiettoria semicircolare rappresentata dalla doppia linea cinetica
- Paperino impatta col terreno generando il suono "crash"
- Paperina si gira di scatto
- Paperina chiede "Sì, signora?"
Bene: ecco l'errore di metodo. Se in alcuni casi decido di separare, per così dire, l'aspetto visivo da quello uditivo, allora devo farlo sempre, non posso fare un po' così e un po' cosà. Quindi un elenco più sensato sarebbe questo:
- La contessa Agnese esclama "Paperina!"
- La contessa Agnese allunga il piede in avanti
- Paperino inciampa nel piede della Contessa Agnese
- Inciampando, Paperino genera il suono "pic"
- Paperino compie la traiettoria semicircolare rappresentata dalla doppia linea cinetica
- Paperino impatta col terreno
- Impattando, Paperino genera il suono "crash"
- Paperina si gira di scatto
- Paperina chiede "Sì, signora?"
Oppure anche questo:
- La contessa Agnese allunga il piede in avanti mentre esclama "Paperina!"
- Paperino inciampa nel piede della Contessa Agnese generando il suono "pic"
- Paperino compie la traiettoria semicircolare rappresentata dalla doppia linea cinetica
- Paperino impatta col terreno generando il suono "crash"
- Paperina si gira di scatto chiedendo "Sì, signora?"
Sono entrambi corretti, perché entrambi metodologicamente coerenti. Insomma, bene l'uno o l'altro, ma non il primo che avevo scritto a suo tempo.
Passando poi all'errore di contenuto che avevo commesso, eccolo in questa frase:
"il disegno in quanto tale non può che limitarsi a rappresentare un singolo istante".
Bè, ecco, premettendo che si tratta comunque di cercare il pelo nell'uovo, avrei dovuto scriverlo meglio. Il disegno su cui ci stiamo incaponendo rappresenta più singoli istanti, mettendoli però in fila all'interno di un'unica vignetta. E' per così dire la cornice a ingannare per un attimo e a dare la sensazione di un istante unico, ma poi il senso di lettura e i vari elementi in campo (personaggi, battute, onomatopee) riconducono il nostro cervello alla corretta assimilazione della vignetta. Operazione che, peraltro, viene notevolmente aiutata dalla lettura della vignetta calata nel suo contesto, come giustamente mi faceva notare bacci88 che mi fornisce, gentilmente, la tavola intera:

E per oggi abbiamo finito di girare intorno al nostro ombelico, nevvero? :-)
Ricapitolando, la micro-analisi riguardava questa vignetta di Silvia Ziche (alla quale ormai fischieranno le orecchie non poco):
Io avevo scritto che in quella vignetta succedevano sette cose, ovvero:- La contessa Agnese esclama "Paperina!"
- La contessa Agnese allunga il piede in avanti
- Paperino inciampa nel piede della Contessa Agnese generando il suono "pic"
- Paperino compie la traiettoria semicircolare rappresentata dalla doppia linea cinetica
- Paperino impatta col terreno generando il suono "crash"
- Paperina si gira di scatto
- Paperina chiede "Sì, signora?"
Bene: ecco l'errore di metodo. Se in alcuni casi decido di separare, per così dire, l'aspetto visivo da quello uditivo, allora devo farlo sempre, non posso fare un po' così e un po' cosà. Quindi un elenco più sensato sarebbe questo:
- La contessa Agnese esclama "Paperina!"
- La contessa Agnese allunga il piede in avanti
- Paperino inciampa nel piede della Contessa Agnese
- Inciampando, Paperino genera il suono "pic"
- Paperino compie la traiettoria semicircolare rappresentata dalla doppia linea cinetica
- Paperino impatta col terreno
- Impattando, Paperino genera il suono "crash"
- Paperina si gira di scatto
- Paperina chiede "Sì, signora?"
Oppure anche questo:
- La contessa Agnese allunga il piede in avanti mentre esclama "Paperina!"
- Paperino inciampa nel piede della Contessa Agnese generando il suono "pic"
- Paperino compie la traiettoria semicircolare rappresentata dalla doppia linea cinetica
- Paperino impatta col terreno generando il suono "crash"
- Paperina si gira di scatto chiedendo "Sì, signora?"
Sono entrambi corretti, perché entrambi metodologicamente coerenti. Insomma, bene l'uno o l'altro, ma non il primo che avevo scritto a suo tempo.
Passando poi all'errore di contenuto che avevo commesso, eccolo in questa frase:
"il disegno in quanto tale non può che limitarsi a rappresentare un singolo istante".
Bè, ecco, premettendo che si tratta comunque di cercare il pelo nell'uovo, avrei dovuto scriverlo meglio. Il disegno su cui ci stiamo incaponendo rappresenta più singoli istanti, mettendoli però in fila all'interno di un'unica vignetta. E' per così dire la cornice a ingannare per un attimo e a dare la sensazione di un istante unico, ma poi il senso di lettura e i vari elementi in campo (personaggi, battute, onomatopee) riconducono il nostro cervello alla corretta assimilazione della vignetta. Operazione che, peraltro, viene notevolmente aiutata dalla lettura della vignetta calata nel suo contesto, come giustamente mi faceva notare bacci88 che mi fornisce, gentilmente, la tavola intera:

E per oggi abbiamo finito di girare intorno al nostro ombelico, nevvero? :-)
mercoledì, marzo 31, 2010
Giugno musical-e?
Ma se io in giugno o giù di lì, andassi a vedere Evita a Forlì, e Beauty and the Beast a Milano? Il primo non l'ho mai visto, il secondo solo una volta a Broadway... quasi quasi... eh?
Ammesso e non concesso, chiaramente, di riuscire a superare il senso di fastidio per le traduzioni italiane, ma quello è un problema mio. Che comunque vale solo per Beauty and the Beast, mentre Evita arriva dritto dal Regno Unito, grazie al cielo. :-)
Ammesso e non concesso, chiaramente, di riuscire a superare il senso di fastidio per le traduzioni italiane, ma quello è un problema mio. Che comunque vale solo per Beauty and the Beast, mentre Evita arriva dritto dal Regno Unito, grazie al cielo. :-)
domenica, marzo 28, 2010
Tentazione fortissima...
Riyoko Ikeda sarà in Italia i primi di giugno!!!Avrò nella vita un'altra occasione per vedere dal vivo l'autrice di Lady Oscar? No.
Quindi potrò mancare questa sua visita in Italia? No.
Vabbè, non me la sento di avere già delle certezze (viaggiare fino a Cuneo è lunghetta), ma come minimo devo tentare.
Terna secca sull'Annuario del Fumetto

Sono appena tornata da Cartoomics, dove fra le altre cose ho sfogliato l'Annuario del Fumetto 2010, che era stato portato in fiera in anteprima e arriverà nelle edicole e nelle fumetterie la prossima settimana.
Ci sono tre miei contributi. Uno è la mia partecipazione alla "top five": ogni collaboratore segnala e commenta brevemente i 5 fumetti che più ha apprezzato nel corso dell'anno passato (nel mio caso: Non è stato un pic-nic! di Stefano Babini, Secret Invasion di Brian Bendis & Leinil Yu, All Star Superman di Grant Morrison & Frank Quitely, Diario di fiume e altre storie di Gipi, e infine Caravan n. 8 di Michele Medda e Werner Maresta). Mi sono divertita a saltellare fra editori e generi.
Poi c'è un'intervista alla brava Federica Manfredi, che riprende le fila della sua carriera da dove l'avevamo lasciata quando la intervistai alla fine del 2005 (v. Fumo di China 136 di cui Federica fece anche la cover - stupenda). Quindi si parla dei suoi lavori per la Marvel, la Tokyopop e la IDW, casa editrice per la quale la signorina sta disegnando nientemeno che i fumetti di Star Trek. Intervistare Federica è sempre un enorme piacere, perché risponde ad ogni domanda con precisione e completezza ed è disponibile a nuove richieste e aggiunte, ma devo purtroppo ammettere che l'intervista del 2005 era venuta molto meglio. Perché? Ma perché era stata fatta dal vivo, poi registrata e sbobinata, mentre in questo caso abbiamo dovuto arrangiarci via email, come ormai bisogna fare quasi sempre. Però dal vivo è tutta un'altra cosa e il risultato finale ne guadagna in termini di spontaneità, scorrevolezza, coerenza. Resta il fatto che anche questa ultima intervista pubblicata sull'Annuario è parecchio interessante, soprattutto (secondo me) per il trasporto e lo slancio che Federica comunica parlando del suo fumetto Fire & Water, del quale se tutto va bene vedremo anche una versione su carta, oltre che l'assaggio online.
Infine, sull'Annuario c'è un mio articolone (nel senso che occupa ben 4 pagine) intitolato "Fenomenologia del riassuntino - Dal fumetto seriale al graphic novel e (soprattutto) ritorno", che era partito dalle considerazioni che avevo anticipato qui ma si è poi allargato molto più di quanto immaginassi e addentrato in territori a cui sulle prime non avevo pensato. Ne sono soddisfatta e spero lo saranno anche i lettori: per adesso ho incassato l'apprezzamento di Marcello Toninelli che già mi fa contenta.
Naturalmente sull'Annuario c'è tanta altra roba che merita la lettura, ma se qualcuno volesse criticare o approfondire i miei contributi insieme a me, sa dove trovarmi.
A Cartoomics ho anche rivisto tanti amici, partecipato all'incontro sulla critica del fumetto e visto per la prima volta il massiccio catalogo della mostra L'Audace Bonelli allestita a Napoli, ma ne parlerò in qualche altro post.
venerdì, marzo 26, 2010
Sabato in vacanza
Domani parteciperò, insieme ad alcuni amici e colleghi, a questo incontro...Dalle 14 alle 15 La critica e i fumetti: quale futuro? Incontro a cui intervengono Luca Boschi, Laura Scarpa, Gianni Miriantini, Nessim Vaturi e le associazioni ANAFI, Cartoon Club, Centro Pazienza e Anonima Fumetti.
...che fa parte del programma dell'Agorà di Cartoomics.
E' un po' lavoro e un po'vacanza, perché è la prima fiera che mi concedo da quando è nata la terremotina e sono proprio contenta di questa piccola pausa. :-)
Nel pomeriggio si gironzola, si fanno acquisti e si guarda un po' di Cosplay, anche perché mi sa che vedrò un paio di facce note... vero, SimoMaggie alias Elphaba?
martedì, marzo 23, 2010
In castigo dietro la lavagna!
Al volo: ve lo ricordate questo post, che aveva a che fare con questa vignetta della bravissima Silvia Ziche?
Bene. Nella mia dottissima disquisizione sui meccanismi narrativi che regolano le logiche spazio-temporali della vignetta, ci sono non uno, bensì due errori (uno di metodo e uno di contenuto). Bacchettate sulle mani a me che li ho compiuti, e a voi che non ve ne siete accorti!!!
No, quali sono gli errori non ve lo dico adesso; vi lascio il tempo di pensarci e, se volete, di discuterne con me via mail o via blog (ma NON, vi prego, via Facebook che ormai non lo apro nemmeno più). Poi ne riparliamo per bene la settimana prossima. :-)
Bene. Nella mia dottissima disquisizione sui meccanismi narrativi che regolano le logiche spazio-temporali della vignetta, ci sono non uno, bensì due errori (uno di metodo e uno di contenuto). Bacchettate sulle mani a me che li ho compiuti, e a voi che non ve ne siete accorti!!!
No, quali sono gli errori non ve lo dico adesso; vi lascio il tempo di pensarci e, se volete, di discuterne con me via mail o via blog (ma NON, vi prego, via Facebook che ormai non lo apro nemmeno più). Poi ne riparliamo per bene la settimana prossima. :-)
Bilotta, Casali & Camuncoli: thank you so much!
Lo so, lo so. Sono stata molto prolifica di post in gennaio, poi ho diradato e infine ho lasciato passare più di un mese senza degnarmi di scrivere una riga (e giustamente Giangidoe mi richiama all'ordine; grazie, Giangi. ^__^). Non è che mi sia disamorata del blog, anzi! Ma all'improvviso il tempo libero si è drasticamente ridotto e quindi ho un po' "sbandato". Qualcosa doveva pur farne le spese.
Il fatto è che verso l'inizio dell'anno si era prospettato un periodo a dir poco moscio dal punto di vista professionale, quindi da una parte io ho fatto un po' di "autopromozione" per riprendere a scrivere e intervistare, e dall'altra la mia Boss (non la Grande Capessa di cui ho scritto in passato, bensì un'altra Boss) ha fatto la stessa cosa per la sua azienda, di cui io sono collaboratrice esterna.
Bè, sapete una cosa? Ha funzionato. Troppo, e su entrambi i fronti.
Quindi nell'arco di un mese ho prodotto diverse paginette e ho messo mano a un paio di nuove serie animate il cui adattamento è stato (ed è tuttora, soprattutto per una di esse) un mezzo incubo. Motivo per cui, di quest'ultima cosa non ho una gran voglia di raccontare, perché d'accordo, è stata stimolante, ma che faticaccia...!
Molto più divertente è stato tornare a scrivere articoli e fare interviste. Da qui in poi mi piacerebbe segnalare le loro uscite e ringraziare le persone interessate, e comincio con Alessandro Bilotta che mi ha concesso un'intervista in occasione dell'uscita della sua nuova miniserie Valter Buio (Star Comics). L'intervista si trova sul numero 179 di Fumo di China, ora in edicola. Fiumi di ringraziamenti anche a Sergio Gerasi, autore della copertina. Bella, vero?
Più o meno nello stesso periodo in cui intervistavo Alessandro, ho avuto anche il piacere di intervistare Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli per conto del festival del fumetto BilBOlBul, presso il quale è stato presentato il film-documentario "Hugo in Africa", girato quando Casali & Camuncoli sono andati in Etiopia a documentarsi sul set de Gli Scorpioni del Deserto di Pratt, per realizzare il loro contributo appunto alla saga degli Scorpioni. Come Alessandro, anche Matteo e Giuseppe sono stati precisi ed esaurienti nelle loro risposte, anzi diciamola tutta: hanno lavorato molto più di me! L'intervista è stata poi pubblicata online sul blog di BilBOlBul a fine febbraio.
Prossimamente (spero!), un post sulle cose che ho preparato per l'Annuario del Fumetto 2010, un post su una certa creaturina di nome Gioia a cui voglio tanto bene, e un post su due volumi di fumetti un po' truffaldini. E fra cinque minuti, un post breve con il quale mi metto da sola i puntini sulle i. Sono una masochista.
Infine, una comunicazione di servizio: per chi sarà a Cartoomics sabato 27, ci si vede lì!
Il fatto è che verso l'inizio dell'anno si era prospettato un periodo a dir poco moscio dal punto di vista professionale, quindi da una parte io ho fatto un po' di "autopromozione" per riprendere a scrivere e intervistare, e dall'altra la mia Boss (non la Grande Capessa di cui ho scritto in passato, bensì un'altra Boss) ha fatto la stessa cosa per la sua azienda, di cui io sono collaboratrice esterna.
Bè, sapete una cosa? Ha funzionato. Troppo, e su entrambi i fronti.
Quindi nell'arco di un mese ho prodotto diverse paginette e ho messo mano a un paio di nuove serie animate il cui adattamento è stato (ed è tuttora, soprattutto per una di esse) un mezzo incubo. Motivo per cui, di quest'ultima cosa non ho una gran voglia di raccontare, perché d'accordo, è stata stimolante, ma che faticaccia...!
Molto più divertente è stato tornare a scrivere articoli e fare interviste. Da qui in poi mi piacerebbe segnalare le loro uscite e ringraziare le persone interessate, e comincio con Alessandro Bilotta che mi ha concesso un'intervista in occasione dell'uscita della sua nuova miniserie Valter Buio (Star Comics). L'intervista si trova sul numero 179 di Fumo di China, ora in edicola. Fiumi di ringraziamenti anche a Sergio Gerasi, autore della copertina. Bella, vero?
Più o meno nello stesso periodo in cui intervistavo Alessandro, ho avuto anche il piacere di intervistare Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli per conto del festival del fumetto BilBOlBul, presso il quale è stato presentato il film-documentario "Hugo in Africa", girato quando Casali & Camuncoli sono andati in Etiopia a documentarsi sul set de Gli Scorpioni del Deserto di Pratt, per realizzare il loro contributo appunto alla saga degli Scorpioni. Come Alessandro, anche Matteo e Giuseppe sono stati precisi ed esaurienti nelle loro risposte, anzi diciamola tutta: hanno lavorato molto più di me! L'intervista è stata poi pubblicata online sul blog di BilBOlBul a fine febbraio.
Prossimamente (spero!), un post sulle cose che ho preparato per l'Annuario del Fumetto 2010, un post su una certa creaturina di nome Gioia a cui voglio tanto bene, e un post su due volumi di fumetti un po' truffaldini. E fra cinque minuti, un post breve con il quale mi metto da sola i puntini sulle i. Sono una masochista.
Infine, una comunicazione di servizio: per chi sarà a Cartoomics sabato 27, ci si vede lì!
mercoledì, febbraio 17, 2010
I Dreamed a Dream

Posso dirlo, o sta tanto, tanto male?
Posso dirlo, o qualche casalinga tracagnotta vorrà spararmi addosso con la lupara?
Posso dirlo, o qualche difensore del politically correct vorrà stirarmi con la macchina sulle strisce pedonali?
Va beh, io lo dico: a me Susan Boyle non sembra tutto 'sto fenomeno.
Intendiamoci: la voce ce l'ha e la sa usare (a parte che si nota spaventosamente il cambio di registro sulle note alte, ma è un peccato veniale). Però, che questa donnetta rappresenti chissà quale rivincita del vero bel canto sulle regole dello showbiz, proprio non mi sembra.
Semmai, è una rivincita del personaggio bruttino nel mondo delle top-model e delle siliconate, questo sì; e intendiamoci, non è poco.
Ma la signora non è una cantante sopraffina, non è una di quelle che con la voce fanno veri miracoli: non è Barbra Streisand, non è Aretha Franklin, non è Giorgia. Potrà arrivarci continuando a studiare e a raffinare il potente strumento che la natura le ha regalato, ma la sua interpretazione di "I Dreamed a Dream" non è tutta 'sta cosa, nonostante ormai la gente sia convinta che quella sia una canzone di Susan Boyle, proprio come in tanti credono che "Memory" sia una canzone di Barbra Streisand invece che un brano tratto da Cats, che poi Barbra Streisand ha inciso in un suo disco.
Se ci fosse una reale rivincita del bel canto sullo showbiz, allora a Sanremo ci inviterebbero, che so... Ruthie Henshall, Lea Salonga, Kerry Ellis, Judy Kuhn, Laura Michelle Kelly, Maria Friedman o qualsiasi altra brava interprete del teatro musicale del West End o di Broadway. Ma le regole dello showbiz, se a volte accettano di lasciarsi infrangere da qualche sporadico caso di "bruttina di talento", difficilmente portano le telecamere nei teatri, dove si nasconde la gente davvero in gamba; c'è il pericolo che poi gli spettatori televisivi imparino a distinguere il grano dalla crusca.
Qui sotto, "I Dreamed a Dream" cantata da Susan Boyle, live a Sanremo; cambio di registro troppo evidente, parole non sempre nitide, interpretazione accettabile.
Qui, invece, la stessa canzone cantata da Ruthie Henshall, live alla celebrazione dei 10 anni del musical Les Miserables; voce precisa senza una sbavatura, cambi di registro impercettibili, interpretazione densissima (tanto da arrochire la voce sulle parti in cui il personaggio si lascia prendere dalla collera) nonostante si tratti di una versione concerto del musical: gli interpreti sono in costume ma non c'è una "vera" messa in scena.
La vedremo mai, una Ruthie Hanshall ospite di uno spettacolo di massa come Sanremo? Mah. Ricordo che, anni fa, Vanessa Williams fu invitata al Pavarotti & Friends. Poteva essere l'inizio di un percorso, invece fu un caso isolato. Speriamo nel futuro.
venerdì, febbraio 12, 2010
Autostima

Due microeventi odierni mi hanno fatto tornare alla mente un ricordo singolare.
Primo microevento. Insieme alle amiche che ho conosciuto un annetto fa al corso preparto, avevamo organizzato una rimpatriata con i pargoli... poi in realtà abbiamo dovuto annullare tutto perché è venuto giù un mezzo nubifragio e nessuna mamma era entusiasta all'idea di mettersi in ballo con macchina, passeggino, ombrello e quant'altro, ma sta di fatto che ero stata per un paio di giorni nel [mode rimpatriata corso preparto on].
Secondo microevento. Saltellando per siti e blog, mi imbatto in questo, nella cui homepage campeggia questa frase: "E' molto facile trascorrere un'ora parlando dei propri problemi. Quando parliamo dei nostri sogni invece, cinque minuti ci sembrano lunghissimi: gli ostacoli ci fanno credere che siano sogni impossibili".
Alla lettura di quelle righe, i neuroni hanno fatto zot e hanno ricostruito un ricordo che risale al suddetto corso preparto. Prima lezione: ci si presenta, ci si conosce, insomma le solite cose. Siccome oltre che un corso sugli aspetti più pratici della gravidanza e del parto doveva essere anche un'occasione di relax fra ragazze/donne che avevano tutte in corpo la stessa eccitazione e la stessa fifa, si cominciava con un esercizio un po' new age: "Dividetevi a coppie e raccontate l'una all'altra cinque vostri pregi", dice la coordinatrice del corso.
Aveste visto le facce.
"Cinque pregi?"
"In che senso?"
"Cioè delle cose buone di noi?"
"Delle qualità?"
"Ma cinque?!?!?"
"Cinque sono tante..."
Sembrava che ci avessero chiesto di scalare l'Everest. A me venivano in mente più che altro delle referenze da colloquio di lavoro... "So scrivere bene in italiano, ho dato l'esame del First Certificate per la lingua inglese, non mi spaventa l'idea di lavorare anche tante ore di seguito..." Ma ovviamente non era quello il genere di pregi che dovevamo rivelare.
Poi, vabbè, in qualche modo tra una risata e l'altra, ce la siamo cavata. Sinceramente non ricordo cosa ho tirato fuori, tranne una mia qualità nella quale credo molto, che è la fedeltà (se ti viene l'idea di tradire la persona con cui stai, lasciala che fai prima; secondo me, chi tradisce ha un forte sostrato di cretineria nel suo DNA).
Ma a parte il risultato dell'esercizio, è stato sorprendente constatare quanto l'idea di scovare aspetti piacevoli di se stessi, e di doverli pure raccontare a qualcun altro, fosse comica e imbarazzante. Non me ne ero mai resa conto prima.
P.S. Ah... cosa c'entra la foca all'inizio, volete sapere? E' la fotografia che all'epoca mandavo agli amici che mi dicevano "dài, mandami una foto di te col pancione". Tanto, più o meno la stazza era quella... :-P
venerdì, febbraio 05, 2010
Alcune considerazioni su "Nine"
Ieri sono finalmente andata al cinema a vedere Nine (e ho fatto bene, perché già da oggi non lo danno più). Non mi è affatto dispiaciuto, e a fronte del sei, massimo sei e mezzo, che gli aveva dato Simona (amica e "musical-journalist" di Cineblog), io arriverei a un sette, e forse pure sette e mezzo.

Devo ammettere che questo film ha un grosso problema, il quale influisce un po' su tutto il resto: una lentezza esasperante nello sviluppo della trama. A teatro funziona meglio, perché essere lì di persona, dal vivo, permette di godersi al massimo tutti quegli altri elementi a cui la trama fa da collante e che sono però, loro, la ragion d'essere di un musical: le voci, le canzoni, la musica dal vivo, gli arrangiamenti, i recitati, le coreografie... invece il cinema ha bisogno di un ritmo più veloce, di un minimo susseguirsi di eventi. A meno che non sia quel tipo di cinema in cui la trama è costituita proprio dal non-succedere, ma allora stiamo parlando di un cinema diverso e più raffinato, e Rob Marshall non è mica Antonioni.
Altra questione (occhio, qui partono gli spoiler): quando, a venti minuti dalla fine, una svolta nella trama finalmente arriva e conduce al finale, non è sufficientemente motivata. Cosa imprime la svolta al comportamento e alle azioni di Guido? Il fatto che l'amante si sia quasi uccisa? Il fatto che la moglie lo abbia piantato? Aver sognato la madre che gli dice (udite udite) "solo tu puoi decidere il tuo cammino"? I due anni passati lontano da tutto e da tutti? La chiacchierata con l'amica costumista? Insomma cosa? Potrebbe essere uno di questi elementi, potrebbe essere un misto di tutti, potrebbe essere la semplice consapevolezza di essere un cretino e un bugiardo senza spina dorsale; qualunque cosa sia, io non l'ho capito.
Il cast.
Lui, bravo. Il doppiatore, no. Il personaggio in quanto tale è di quelli che a me fanno saltare i nervi dopo un quarto d'ora ma questo è un problema mio, non sopporto i molluschi che passano il tempo ad autocommiserarsi. Nella vita come nei film.
Judi Dench, Fergie e Marion Cotillard: brave a recitare come a cantare, il che in un musical è un elemento un filino importante. Personaggi, forti e credibili, espressivi. Il meglio del film.
Kate Hudson: lei sarà anche brava ma il suo personaggio è inutile, una sciacquetta prevedibile e scontata. Se non altro, ha la funzione di mettere in moto la prima, vaga presa di coscienza del protagonista che, miracolo, decide di non andare con una sciacquetta.
Sofia Loren: poco più di un cameo, ma ben riuscito. Se lui per la madre deve avere questa specie di ammirazione divina, e se bisogna insistere sull'italianità del tutto, chi meglio di una leggenda vivente come la Loren.
Penelope Cruz e Nicole Kidman: che spreco. Per il personaggio di Carla, della serie "sembro una sciocchina ma in fondo non lo sono", non c'era bisogno di scomodare la Cruz. Quanto alla Kidman, va bene la necessità di inserire una vera diva nel ruolo, appunto, della diva, ma santo cielo se una poi deve cantare "Unusual Way", almeno che sappia cantare! (soprattutto quando nel CD più recente che c'è in commercio, il Broadway Revival 2003, "Unusual Way" è cantata da Laura Benanti, mica una vocina qualsiasi, quasi un'ottava sopra).
Qui, una ripresa pirata di Nine a Broadway (con Laura Benanti e Antonio Banderas); "Unusual Way" inizia circa a metà video.
Qui, "Unusual Way" cantata da Nicole Kidman e montata su immagini del film. Scremando il tutto dai miracoli degli studi di registrazione, credo si capisca cosa intendevo dire.
La colonna sonora: c'è chi lamenta la mancanza di grandi pezzi memorabili, a parte "Be Italian" e (forse) "Cinema Italiano". Ma è un musical, mica la Pausini. Non deve contenere brani orecchiabili al primo ascolto, deve essere qualcosa di più raffinato, qualcosa che si impara col tempo. La "Overture delle Donne" e la stessa "Unusual Way" a me sembrano deliziose (quest'ultima anzi direi struggente, la classica canzone sui rimpianti e le occasioni mancate). Che Maury Yeston non sia un mostro sacro del teatro musicale si sa, eppure qui ha fatto un lavoro onesto.
Belli l'opening e l'ending. Quest'ultimo, in particolare, con la carrellata delle protagoniste che riemergono poco a poco dalla scenografia, mi pare un bell'equivalente filmico dei final bows teatrali, che io trovo sempre commoventi.

L'inserimento dei numeri musical nel film: un po' troppo autoscopiazzato da Chicago. Preferisco i film dove la musica e il canto fanno parte della trama senza cercare scuse o escamotage; come in Moulin Rouge, per intenderci. Se il musical è un genere, teatrale e cinematografico, in cui i personaggi comunicano e si esprimono cantando e ballando oltre che parlando, allora che lo facciano e buonanotte, senza andare a scomodare allucinazioni, sogni, incubi e visioni. Per esempio la scena della fontana (quella fra Guido e Claudia) mi è piaciuta, altre molto meno.
Grandeur. La cosa buona dei musical hollywoodiani è che non hanno problemi di budget. Questo significa scenografie enormi, sfondi e panorami infiniti (Roma da tutte le parti, Roma nei palazzi e nei monumenti, Roma nelle fontane e nei tramonti, Roma, Roma, Roma!), orchestra numerosa, cori idem. Tutto ciò che può essere potenziato rispetto alla versione teatrale, che lo sia! Altrimenti perché farlo al cinema? E un bel po' di quel sette o sette e mezzo, alla fine sta proprio qui. Sta nella potenza: degli arrangiamenti, delle scenografie, e di quei due o tre personaggi di cui sopra. Da soli, tengono in piedi la baracca e la risollevano dal livello medio-basso a cui troppo spesso si avvicina.

Devo ammettere che questo film ha un grosso problema, il quale influisce un po' su tutto il resto: una lentezza esasperante nello sviluppo della trama. A teatro funziona meglio, perché essere lì di persona, dal vivo, permette di godersi al massimo tutti quegli altri elementi a cui la trama fa da collante e che sono però, loro, la ragion d'essere di un musical: le voci, le canzoni, la musica dal vivo, gli arrangiamenti, i recitati, le coreografie... invece il cinema ha bisogno di un ritmo più veloce, di un minimo susseguirsi di eventi. A meno che non sia quel tipo di cinema in cui la trama è costituita proprio dal non-succedere, ma allora stiamo parlando di un cinema diverso e più raffinato, e Rob Marshall non è mica Antonioni.
Altra questione (occhio, qui partono gli spoiler): quando, a venti minuti dalla fine, una svolta nella trama finalmente arriva e conduce al finale, non è sufficientemente motivata. Cosa imprime la svolta al comportamento e alle azioni di Guido? Il fatto che l'amante si sia quasi uccisa? Il fatto che la moglie lo abbia piantato? Aver sognato la madre che gli dice (udite udite) "solo tu puoi decidere il tuo cammino"? I due anni passati lontano da tutto e da tutti? La chiacchierata con l'amica costumista? Insomma cosa? Potrebbe essere uno di questi elementi, potrebbe essere un misto di tutti, potrebbe essere la semplice consapevolezza di essere un cretino e un bugiardo senza spina dorsale; qualunque cosa sia, io non l'ho capito.
Il cast.
Lui, bravo. Il doppiatore, no. Il personaggio in quanto tale è di quelli che a me fanno saltare i nervi dopo un quarto d'ora ma questo è un problema mio, non sopporto i molluschi che passano il tempo ad autocommiserarsi. Nella vita come nei film.
Judi Dench, Fergie e Marion Cotillard: brave a recitare come a cantare, il che in un musical è un elemento un filino importante. Personaggi, forti e credibili, espressivi. Il meglio del film.
Kate Hudson: lei sarà anche brava ma il suo personaggio è inutile, una sciacquetta prevedibile e scontata. Se non altro, ha la funzione di mettere in moto la prima, vaga presa di coscienza del protagonista che, miracolo, decide di non andare con una sciacquetta.
Sofia Loren: poco più di un cameo, ma ben riuscito. Se lui per la madre deve avere questa specie di ammirazione divina, e se bisogna insistere sull'italianità del tutto, chi meglio di una leggenda vivente come la Loren.
Penelope Cruz e Nicole Kidman: che spreco. Per il personaggio di Carla, della serie "sembro una sciocchina ma in fondo non lo sono", non c'era bisogno di scomodare la Cruz. Quanto alla Kidman, va bene la necessità di inserire una vera diva nel ruolo, appunto, della diva, ma santo cielo se una poi deve cantare "Unusual Way", almeno che sappia cantare! (soprattutto quando nel CD più recente che c'è in commercio, il Broadway Revival 2003, "Unusual Way" è cantata da Laura Benanti, mica una vocina qualsiasi, quasi un'ottava sopra).
Qui, una ripresa pirata di Nine a Broadway (con Laura Benanti e Antonio Banderas); "Unusual Way" inizia circa a metà video.
Qui, "Unusual Way" cantata da Nicole Kidman e montata su immagini del film. Scremando il tutto dai miracoli degli studi di registrazione, credo si capisca cosa intendevo dire.
La colonna sonora: c'è chi lamenta la mancanza di grandi pezzi memorabili, a parte "Be Italian" e (forse) "Cinema Italiano". Ma è un musical, mica la Pausini. Non deve contenere brani orecchiabili al primo ascolto, deve essere qualcosa di più raffinato, qualcosa che si impara col tempo. La "Overture delle Donne" e la stessa "Unusual Way" a me sembrano deliziose (quest'ultima anzi direi struggente, la classica canzone sui rimpianti e le occasioni mancate). Che Maury Yeston non sia un mostro sacro del teatro musicale si sa, eppure qui ha fatto un lavoro onesto.
Belli l'opening e l'ending. Quest'ultimo, in particolare, con la carrellata delle protagoniste che riemergono poco a poco dalla scenografia, mi pare un bell'equivalente filmico dei final bows teatrali, che io trovo sempre commoventi.

L'inserimento dei numeri musical nel film: un po' troppo autoscopiazzato da Chicago. Preferisco i film dove la musica e il canto fanno parte della trama senza cercare scuse o escamotage; come in Moulin Rouge, per intenderci. Se il musical è un genere, teatrale e cinematografico, in cui i personaggi comunicano e si esprimono cantando e ballando oltre che parlando, allora che lo facciano e buonanotte, senza andare a scomodare allucinazioni, sogni, incubi e visioni. Per esempio la scena della fontana (quella fra Guido e Claudia) mi è piaciuta, altre molto meno.
Grandeur. La cosa buona dei musical hollywoodiani è che non hanno problemi di budget. Questo significa scenografie enormi, sfondi e panorami infiniti (Roma da tutte le parti, Roma nei palazzi e nei monumenti, Roma nelle fontane e nei tramonti, Roma, Roma, Roma!), orchestra numerosa, cori idem. Tutto ciò che può essere potenziato rispetto alla versione teatrale, che lo sia! Altrimenti perché farlo al cinema? E un bel po' di quel sette o sette e mezzo, alla fine sta proprio qui. Sta nella potenza: degli arrangiamenti, delle scenografie, e di quei due o tre personaggi di cui sopra. Da soli, tengono in piedi la baracca e la risollevano dal livello medio-basso a cui troppo spesso si avvicina.
mercoledì, febbraio 03, 2010
Tea, anyone?
Se potessi mettermi a collezionare qualcos'altro, invece che limitarmi a fumetti, tazze e altri biricoccoli, mi butterei sulle teiere: trasparenti, metalliche, colorate, disegnate... adesso poi che a cinquecento metri da casa mia hanno aperto una piccola sala da tè con annessa vendita di miscele e attrezzeria varia, la tentazione è forte e viene frenata solo dalla consapevolezza che poi non saprei dove metterle, tutte le teiere che mi piacerebbe acquistare.
Il tè non è solo una bevanda che mi piace, calda o fredda che sia. E' il sapore che la mattina mi fa superare la pigrizia e mi aiuta a mettermi in moto; è la pausa pomeridiana quando inizio ad avvertire la stanchezza della giornata; è l'aroma che mi dà la buonanotte prima di andare a letto.
Ma è anche il ricordo di interminabili merende collettive a Bologna, ai tempi dell'università; di riunioni di lavoro condite da torte e biscottini nel salotto della Grande Capessa; di chiacchiere rilassate nel nido di PurpleCri; di raduni "girls only" tra mia sorella e le sue amiche, che mi lasciavano partecipare anche se ero piccola; di graditissimo calore nelle mani dentro i locali londinesi; di lunghi racconti arretrati a casa di Monica; di qualcuno che in casa mia indugiava davanti alla tazza prima di rassegnarsi ad andare a un appuntamento di cui non aveva voglia; di momenti di relax solitari prima di intraprendere qualche nuova attività; e di tante altre cose.
Magari non potrò mettermi a collezionare teiere; però qualche aggiunta all'attrezzeria domestica penso che la farò, e otterrò qualche spunto per nuovi ricordi.
Il tè non è solo una bevanda che mi piace, calda o fredda che sia. E' il sapore che la mattina mi fa superare la pigrizia e mi aiuta a mettermi in moto; è la pausa pomeridiana quando inizio ad avvertire la stanchezza della giornata; è l'aroma che mi dà la buonanotte prima di andare a letto.
Ma è anche il ricordo di interminabili merende collettive a Bologna, ai tempi dell'università; di riunioni di lavoro condite da torte e biscottini nel salotto della Grande Capessa; di chiacchiere rilassate nel nido di PurpleCri; di raduni "girls only" tra mia sorella e le sue amiche, che mi lasciavano partecipare anche se ero piccola; di graditissimo calore nelle mani dentro i locali londinesi; di lunghi racconti arretrati a casa di Monica; di qualcuno che in casa mia indugiava davanti alla tazza prima di rassegnarsi ad andare a un appuntamento di cui non aveva voglia; di momenti di relax solitari prima di intraprendere qualche nuova attività; e di tante altre cose.
Magari non potrò mettermi a collezionare teiere; però qualche aggiunta all'attrezzeria domestica penso che la farò, e otterrò qualche spunto per nuovi ricordi.
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