sabato, agosto 09, 2014

Probabile neve ad agosto


Mi sono licenziata.
Ommioddio, mi sono licenziata. Ce l'ho fatta.
Come minimo, nevicherà.

lunedì, agosto 04, 2014

Gallieno Ferri, Guthrum e il Kraken


Qualche giorno fa è uscito il secondo "Color Zagor", intitolato Il ritorno di Guthrum.


Storia gradevole, con il consueto dosaggio di avventura esotica e riferimenti storici. Non una lettura di quelle che rimangono per sempre nella memoria; eppure, vedere nuovamente Guthrum sulla copertina di un albo di Zagor mi ha riportato alla mente un'altra storia che in me, bambina di 8 anni, aveva lasciato un segno indelebile. Questa:


Credo che la metà della mia passione per i fumetti e per le storie fantastiche sia nata da questa copertina di Gallieno Ferri. Dalla paura che mi metteva il kraken, dalla determinazione di Zagor e Guthrum, dallo sfondo bianco su cui l'illustrazione si staglia (d'altra parte, è ormai opinione diffusa che Ferri dia il meglio come copertinista, piuttosto che come disegnatore tout-court). Ricordo anche perfettamente come andava a finire quella lunga storia, scritta da Guido Nolitta e disegnata da Pini Segna. Meglio di tutto, ricordo il finale con la disillusione dei coloni vichinghi, la tristezza per l'epilogo di una missione iniziata con tanta speranza.
Quella sì, una lettura che mi si era scolpita dentro.

mercoledì, luglio 23, 2014

Potenza di una treccia

Ieri si è conclusa la trentesima edizione di Cartoon Club, festival di fumetti e cinema d'animazione col quale collaboro da diciotto anni.
Durante una delle serate, ho assistito a un pezzetto di uno spettacolo organizzato dai BHC per il pubblico dei cosplayer: una selezione di videoclip e colonne sonore Disney. Poco più di una playlist in stile YouTube, con cui passare un po' di tempo.
Ho visto l'entusiasmo del pubblico all'apparire del video di "Let It Go", da Frozen, e soprattutto la vera e propria ovazione che si è scatenata in corrispondenza del momento in cui Elsa disfa la sua acconciatura e si lascia cadere la treccia sulla spalla (TC 3:02).
C'è più roba in quel gesto che in tutto il film, e quei furboni della Disney lo sanno, oh se lo sanno.

martedì, luglio 15, 2014

Speciale "Le Storie": Uccidete Caravaggio



Il mio iter scolastico è stato costellato, per la maggior parte, di insegnanti validi. In quasi tutte le materie, mi è stata data una preparazione più che discreta. È solo colpa mia se, col tempo, ho dimenticato molto di quanto appreso.
Con un'eccezione: la storia dell'arte.
Ho la colpa, quella certamente sì, di non essermela studiata per conto mio. Ma questo non toglie che, a scuola, io abbia sempre beccato insegnanti di arte completamente incapaci di trasmettermi il minimo interesse per la materia. Vedo un Canaletto e lo confondo con un Tintoretto, vedo un Giorgione e decido che mi piace, così in base all'istinto del momento, vedo un Picasso e non ci capisco una cippa.
Quindi, ogni occasione in cui trovo una via, un sentierino, un pertugio attraverso il quale imparare e capire qualcosa di arte, per me è oro colato.
È andata così con "Uccidete Caravaggio", di De Nardo e Casertano. Come si fa a non godersi una storia avventurosa, di ampio respiro, storicamente documentata, che per giunta parla di come l'arte si insinua nell'anima delle persone? 10 e lode.

sabato, aprile 12, 2014

Within Temptation alla Wembley Arena


Perché certi momenti non si possono rivivere almeno una dozzina di volte?
Immagino di dovermi accontentare di questa singola serata, che ricorderò per tutta la vita, e attendere l'uscita del DVD. E di un nuovo tour.

sabato, gennaio 18, 2014

Bye bye, tesserino


Questo mese avrei dovuto rinnovare l'iscrizione all'albo dei giornalisti pubblicisti, con il consueto versamento della quota annuale (un centinaio di euro), a seguito del quale avrei ricevuto per posta il consueto bollino da applicare sul tesserino.
È una cosa che non ho mai fatto con tanta convinzione. A dirla tutta, nel 2007 ho preso la tessera solo e unicamente per far contento mio padre, che mi chiedeva sempre di spiegargli, esattamente, quale fosse il mio lavoro. Qualunque cosa io gli rispondessi, non lo convinceva.
"Ma se scrivi degli articoli, vuol dire che sei una giornalista?"
"Ma se lavori da anni con incarichi di responsabilità per questo festival, perché non ti assumono?"
"Ma fare gli adattamenti per i cartoni animati, è un lavoro vero?"
Insomma, alla fine 'sta benedetta iscrizione l'avevo fatta e, ogni anno, la rinnovavo. Mai che mi sia servita a qualcosa. Niente, nemmeno entrare gratis o con qualche sconto a mostre, fiere o prime visioni. Mi risolveva solo qualche fastidio burocratico. Se dovevo inserire la mia professione in un modulo, potevo scrivere "giornalista" invece di "libera professionista".
Poi scopro che, dal 2014, per rinnovare l'iscrizione bisogna non solo pagare, ma anche frequentare obbligatoriamente dei corsi (gratuiti) durante l'anno. E a quel punto ho deciso di liberarmi all'istante dell'iscrizione a un ordine che, oltre a non servirmi a nulla, adesso voleva pure decidere al posto mio cosa fare o non fare per migliorare la mia preparazione. Dopo lo Stato mamma, pure l'Ordine papà.
Il tutto senza contare che l'Ordine ce l'abbiamo solo noi, credo in tutta Europa. Una specie di corporativismo, molto lontano dal libero mercato di cui ogni settore avrebbe bisogno.
A qualcuno servono degli articoli scritti da me? Dovrà commissionarmeli e pagarmeli.
Non servono? Oppure: servono, ma non abbastanza da pagarmeli? Bene, vorrà dire che la mia professionalità e le mie competenze non sono abbastanza spendibili e quindi, se voglio rimanere nel giro, dovrò migliorarmi, oppure promuovermi meglio, eventualmente anche frequentare dei corsi.
In ogni caso è un problema mio, non di un Ordine papà che decide al posto mio che cosa devo o non devo fare.
Fine del rinnovo, fine dell'iscrizione. Al prossimo modulo da compilare coi miei dati, tornerò a scrivere "libera professionista" - sperando di non essere confusa con Bree Daniels.


mercoledì, gennaio 01, 2014

My 2013 in two shots

The best of 2013...






...and my resolutions for 2014:
- complete first book
- complete unfinished short tales
- build an author's platform
- hold on with my diet
- organize p-e-r-f-e-c-t-l-y the new house
- at least 2 or 3 trips to UK, 1 to Canada

...and it's more than enough!

sabato, novembre 09, 2013

Hunab K'u



Infine la ragazza mosse  le labbra. Gli occhi di Werner brillarono.
Udii dire:
- Addio.
Bisognava averla attesa all'erta quella parola per poterla udire, ma infine la udii. Von Ebrennac pure la udì, e si raddrizzò, e il suo volto e tutto il suo corpo parvero distendersi come dopo un bagno riposante.
E sorrise, di modo che l'ultima immagine che io ebbi di lui fu un'immagine sorridente. E la porta si chiuse e i suoi passi svanirono in fondo alla casa.
L'indomani, quando scesi a prendere la mia tazza di latte mattutina, era partito. Mia nipote aveva preparato la colazione, come ogni giorno. Mi servì in silenzio. Bevemmo in silenzio. Fuori un pallido sole splendeva attraverso la nebbia. Mi parve che facesse molto freddo.
[Vercors, "Il silenzio del mare"]


venerdì, novembre 08, 2013

It's over!

Mi sono definitivamente ritirata a vita privata per quel che riguarda traduzioni e adattamenti. L'ho fatto per tanti anni e iniziavo ad essere annoiata, senza contare che la gratificazione economica non era più quella di un tempo. Ad ogni modo, questi sono gli ultimi titoli che mi sono passati per le mani  prima del ritiro.


Sword Art Online


Steins Gate


Mawaru Penguindrum

Gender gap e autogol finanziari

Tre settimane fa, sono andata a Bologna per un convegno, organizzato da www.rischiocalcolato.it, dal titolo "Sopravvivere alla Bancarotta".

Due relatori - Paolo Rebuffo e Giovanni Baudo - hanno illustrato una serie di argomenti che ruotavano, grosso modo, intorno a questi concetti:

1. L'Italia e l'Europa hanno davanti a sé anni catastrofici dal punto di vista economico

2. I redditi e i risparmi dei cittadini subiranno ogni genere di sventura

3. Meglio essere preparati e fare il possibile per reggere il colpo nel modo migliore

Circa un quarto del seminario è stato speso per illustrare i punti 1 e 2. I rimanenti tre quarti, per sviluppare il punto 3, parlando ad esempio di titoli in borsa, di beni rifugio (oro, argento, ecc), di mercato immobiliare e via dicendo.

Ho trovato il seminario interessante e, soprattutto, utile. Però c'è stata una cosa che mi ha stupita: la quasi totale assenza di donne nel pubblico.

Eravamo circa trecento in sala. Per quanto ho potuto vedere dando una rapida occhiata alla platea, di donne ce n'erano cinque (me compresa).

A questo si aggiunga che, occasionalmente, i relatori si sono sentiti in diritto di fare dello spirito sul ruolo delle donne quando si parla di economia: un ruolo nullo, quando non il ruolo di quelle che remano contro.

Due esempi (chiaramente non sto riportano delle dichiarazioni letterali, ma delle parafrasi, credo attendibili, di quanto ho ascoltato).

Paolo: "Se uno, come me, vuole prendere la residenza fuori dall'Italia - perché non è più disposto a sopportare questo vergognoso inferno fiscale e politico - ma non vuole costringere anche la famiglia a fare altrettanto - perché è comunque una scelta radicale, che compromette amicizie, affetti e quant'altro - allora deve chiedere la separazione. E vallo a spiegare a tua moglie che lo fai SOLO per una ragione pratica, che non hai smesso di volerle bene, che stai solo proteggendo i risparmi di una vita per la sicurezza dei vostri figli. Anche questo è un passaggio difficile, la moglie mica lo digerisce facilmente".

Giovanni: " Secondo me, al momento non conviene fare investimenti immobiliari, per le ragioni che abbiamo appena visto. Al limite come prima abitazione, ma non è detto. Anzi, meglio stare in affitto, e resistendo coraggiosamente contro le insistenze della moglie! Perché, lo sapete, la donna quando c'è di mezzo la casa... eh, le donne sono così, vogliono la casa, loro proprio ci tengono... e tu puoi spiegare all'infinito i motivi per cui è meglio lasciar stare, ma loro no, eh no, loro prima o poi ci tornano, ti dicono che sì, hai ragione, però, insomma, la casa, la casa, la caaaasaaaaaa..."

Il secondo esempio, in particolare, è stato abbondantemente condito da risatine e faccette buffe. Chiariamo: sto parlando sempre e comunque di due relatori preparati e competenti, che hanno messo in piedi un signor seminario, e non voglio fare della polemica fine a se stessa o metterli in cattiva luce. Eppure, l'inesistente partecipazione di pubblico femminile e l'atteggiamento cameratesco e ironico che emergeva da alcuni interventi andavano tutti in una sola direzione: di economia, di risparmi, insomma di cose serie, è meglio che si occupino gli uomini. Alle donne vogliamo bene, per carità, sono le nostre mogli, fidanzate e compagne, ma quando si parla di soldi, di investimenti, di mercati... inutile, a queste cose dobbiamo pensare noi. Noi uomini.

Quindi, se anche persone in gamba come loro fanno (più o meno consapevolmente) passare questo messaggio, la situazione è grave.

Eppure, sarebbe troppo facile prendersela con loro. Mi hanno dato fastidio le battutine e le risatine di quel genere? Un po' sì. Ma, sotto altri punti di vista, ho comunque trovato i due relatori persone simpatiche, colte, intelligenti. Qualche risatina in meno ci poteva stare: ma niente su cui non si potesse sorvolare.

Quello su cui invece NON si può sorvolare, è il fatto che su trecento iscritti, solo cinque fossero donne. Che a sentire un convegno - nemmeno troppo costoso, troppo tecnico o troppo difficile - su un argomento fondamentale come "il mio paese è in crisi nera, meglio avere gli strumenti giusti per non colare a picco", quasi nessuna donna abbia sentito il bisogno di dire "ci vado".

Sto parlando di una platea di persone appartenenti a uno strato sociale medio-alto, dal punto di vista sia culturale che economico. Gente che dovrebbe/potrebbe avere le basi necessarie per comprendere almeno la metà (e non è poco) di tutto ciò che veniva discusso, e per riprendere in un secondo momento l'altra metà.

Anche io non posso dire di aver capito proprio tutto - tutto - tutto. Ma un bel po' sì, e questo basta a farmi dire di aver speso bene la giornata.

Quindi, una domanda.

DONNE, DOVE ACCIDENTI ERAVATE, QUEL SABATO? DALL'ARROTINO?!?

O quantomeno, dove stavano le mogli, fidanzate e compagne di chi era presente?

A casa coi bambini? Okay, coi bambini qualcuno deve pur stare, e non sempre ci sono nonni o babysitter a disposizione.

Forse qualcuna era al lavoro. Chi per esempio ha un'attività commerciale, non può chiudere proprio di sabato.

Ma, insisto, signore mie, eravate tutte al lavoro? o tutte a casa coi bambini?

Non prendiamoci in giro: anche fra le mie conoscenze personali - e io di amiche, sparse per la penisola, ne ho veramente tante - non ce n'è UNA che si interessi, anche solo a livello dilettantesco, di economia (a meno che proprio non studino economia e commercio o non lavorino nell'ambiente, e per "ambiente" intendo qualcosa di più che stare allo sportello di una banca).

Versano i soldi dello stipendio in banca, pagano affitto e bollette, e fine della storia.

Qualcuna potrebbe dire: ma se arrivo sì e no a fine mese, una volta pagati affitto e bollette, cosa dovrei fare? Occuparmi di investimenti in borsa, per farci cosa? Non ce li ho, i soldi da investire!

No. Io stavo parlando - ribadisco - di persone appartenenti a un ceto economico almeno medio, gente che qualche soldino da parte lo ha messo. Donne che, se sabato fossero state lì, avrebbero imparato - per esempio - di quali strumenti servirsi per verificare che la loro sia una banca solida, di cui fidarsi. Avrebbero imparato che, se per caso la banca salta per aria, anche loro ne pagheranno le conseguenze, con i loro soldi (non entro nel dettaglio: se vogliono sapere come e perché, stavolta che si informino). Oppure avrebbero imparato che forse non è il momento più giusto per investire nel mattone (se per caso ci stavano pensando). Oppure avrebbero imparato cosa sta succedendo a certi beni rifugio come l'oro, e se e quanto varrebbe la pena di investirci.

Si parla tanto del gender gap index in Italia. Di una presenza scarsa, irrilevante, di donne nei ruoli chiave della politica, della scienza, della finanza, dell'economia.

Ogni tanto, seguo i blog e gli interventi televisivi o radiofonici di persone che del discorso "femminile" in Italia si occupano (ad esempio Giovanna Cosenza, Marina Terragni, Lorella Zanardo...). Non lo faccio con grande costanza, ma se mi capita di trovare una segnalazione su questi temi, o anche solo un link condiviso su Facebook, vado sempre a dare un'occhiata. Ormai ne ho letti a decine. Eppure non ricordo di aver letto interventi che perorassero la causa di una maggiore cultura economica e finanziaria nelle donne.

Ricordo male? Qualcuno ci sarà stato? Forse sì, ma se non hanno lasciato traccia nella mia memoria, vuol dire che non erano numerosi né incisivi. Mentre, secondo me, è un tema su cui si dovrebbe insistere.

Quindi, se anche persone in gamba come loro trascurano questo argomento, la situazione è grave.

Insomma: vuoi vedere che, in parte, la famosa irrilevanza ce la andiamo a cercare?

"Ah, no, io con quelle cose non voglio avere niente a che fare..."

"No, no, io no, quando si parla di soldi proprio non ci capisco niente, non sono capace..."

"Eh, ma noi donne siamo portate per altre cose, noi siamo più filosofiche, più artistiche, più spirituali, meno razionali..."

PALLE.

Io sono laureata in filosofia, ho lavorato per diciassette anni tra fumetti e cartoni animati, adesso mi sto dedicando a scrivere racconti e un romanzo, a casa mi prendo cura di una bambina, due gatte e un cane (e un marito). Sul mio computer, in questo momento, ho tre finestre aperte. Una è questo testo che sto scrivendo, poi ce n'è una con le slide del convegno, e un'altra dove ho cercato in rete una ricetta per delle stramaledette mele cotte (sono a dieta).

Non vedo dove stia la contraddizione. Non vedo perché, anche se mi piace leggere, andare al cinema e a teatro (dando così spazio ai miei gusti in fatto di emozioni, svago e cultura), questa sera io non possa usare un'oretta (mica chissà quanto, eh!) a ripassare come funzionano gli ETF.

La questione, su queste cose, non è se per quell'argomento tu sia portata o no.

(Portata. Ma per favore. In quanti si sentono portati per le analisi finanziarie o i grafici che misurano l'andamento dello spread?)

La questione è che, al punto in cui siamo, non ci possiamo permettere di rimanere nella più crassa ignoranza. Donne e uomini. Tutti. L'assenza di cultura economica e finanziaria è un cancro che corrode la nostra società, e permette a gente come Alessandro Profumo o Corrado Passera, o quelli ai vertici del MPS, di continuare a fare quello che vogliono senza pagarne le conseguenze, perché tanto nessuno ci capisce una mazza e quindi nessuno può davvero farsi un'opinione sul loro operato.

Se poi la donna media vuole sempre e comunque delegare ad altri (mariti, fidanzati, compagni) la gestione delle finanze di famiglia, nessuno può costringerla. Però, in due si ragiona meglio che in uno. E quattro occhi vedono meglio di due. E se fra qualche tempo, a causa della vostra incompetenza in materia (e solo a causa di quell'incompetenza) avrete fatto scelte stupide e rischiose, che vi porteranno sul lastrico, poi non venite a piangere da me. Perché l'unica differenza, tra me e voi, non è che io sia più intelligente o più portata. È solo che io, un'oretta ogni tanto, la uso per quelle robe lì. E il vergognoso gender gap index italiano a volte non è colpa nostra, ma a volte sì.


P.S. Due ottime persone (un uomo e una donna!) che, con parole e competenze migliori delle mie, parlano di cultura economica e - soprattutto - di come passarla alle giovani generazioni, sono Glauco Maggi e Maria Teresa Cometto. Qui c'è il loro blog: http://figliesoldi.ormedilettura.com/

venerdì, novembre 09, 2012

Not a day goes by


Gli altri pensano che il dolore sia una bomba che ti esplode nel cervello, ma non è così. Il dolore è come una bava di ragno che ti avvolge, e nemmeno la vedi, nemmeno la senti, finché non comincia a stringere e tagliarti la carne e entrarti dentro dappertutto.
E’ un filo sottile, il dolore. Un filo rosso. E ci lega, ci stringe, penetra così a fondo che ci dimentichiamo di averlo dentro. Curiamo le cicatrici, come se fossero quelle il male, Poi un giorno, improvvisamente, il filo si tende, strappa tutto, apre la pelle. E se lo segui, se guardi dove va a finire, va a finire dentro a un altro. Un altro come te. Un altro che lo sa.

[Paola Barbato, "Il filo rosso"]


venerdì, giugno 01, 2012

Torno?

Considerato quanto sono stati folli e complicati gli ultimi mesi, non è detto che sia davvero in grado di riprendere a curare il blog, ma quantomeno posso provarci. Per ora mi limito a segnalare le uniche tre cose a cui ho lavorato di recente ("lavorato" si fa per dire, visto che - almeno in un paio di casi - si è trattato di collaborazioni davvero molto marginali).

Solar Car

Face Off

Ano Hana

mercoledì, novembre 09, 2011

Unusual Way

In a very unusual way,
I owe what I am to you.
Though at times it appears
I won't stay, I never go.
Special to me in my life,
Since the first day that I met you.
How could I ever forget you,
Once you had touched my soul?
In a very unusual way,
You've made me whole.
[Maury Yeston, Nine, "Unusual Way".]


venerdì, settembre 30, 2011

Scadenze pressanti...

...ma se non altro è tutta roba buona. :-)


Claymore



Mazinkaiser SKL



Gundam Unicorn

giovedì, settembre 29, 2011

Goodbye

Questa mattina, a Milano, ultimo saluto a Sergio Bonelli.

Io non potrò esserci fisicamente, ma col cuore sì.


foto di Emanuela Oliva
emanuelaoliva@alice.it - 340.6997343

lunedì, settembre 26, 2011

sabato, settembre 17, 2011

Squalification

Stasera ho guardato la puntata d'esordio della nuova stagione di "In Onda" (La 7). Riassunto in tre battute:

1. Sostituita Luisella Costamagna con Nicola Porro. Avrei preferito di gran lunga che sostituissero Luca Telese (in casa mia detto "l'uomo dalla coda di paglia"), ma Nicola Porro ci può stare. Non è imparziale e prende posizioni prevedibili su ogni cosa... ma perché, la Costamagna e Telese (e un bel tot di altri giornalisti) non lo fanno? Almeno così ci sono in studio due visioni ben contrapposte. Però se qualcuno sa dove va a finire la Costamagna, me lo dica che vorrei seguirla ancora.

2. Primo ospite, Antonio Martino. Chiaro e preciso nell'esposizione delle sue tesi. Magari pessimista, magari disfattista, ma concreto e logico. Peccato solo che non potesse sparare a zero sui suoi colleghi di partito, come intimamente vorrebbe.

3. Secondo ospite, in collegamento da non so dove, Don Gallo. Un concentrato di sciocchezze e banalità, di frasi senza un capo né una coda, di slogan degni del peggior Facebook da osteria. Mi chiedo: ma invitare un soggetto così arruffapopolo e confusionario non squalifica automaticamente una trasmissione? Nella redazione di La 7 sono impazziti? Possibile che non ci fosse una persona in grado di esporre le stesse tesi ma argomentandole con uno straccio di logica e nel rispetto della lingua italiana?

La prossima puntata, non so mica se la guardo.


P.S.


Uh, questi mi piacciono. :-)

lunedì, agosto 22, 2011

Impegni recenti

Ultimamente, ecco a cosa mi sono dedicata (o mi sto ancora dedicando):


Cartoon Club


Tokyo Magnitude 8.0



Welcome to the N.H.K.



Dear Boys



Dancouga

mercoledì, marzo 23, 2011

Ingannevole o solo un po' viscida?

E' la domanda che mi pongo quando mi arriva una mail il cui oggetto è "Solo fino al 4 aprile, in regalo il 20% dei tuoi acquisti", e aprendola mi ritrovo questa pubblicità:


Adesso io non sono una pubblicitaria (Dio me ne scampi) né una comunicatrice professionista, però qualcosa che non mi quadra ci sta. Sicuro sicuro.

venerdì, marzo 04, 2011

Nuovo lavoro in corso

Di solito non amo le serie "scolastiche", questa invece non sembra male. :-)



Special A