giovedì, febbraio 12, 2009

Neanche fosse un call-center

Stasera mi sono imbattuta nel nuovo spot televisivo della Tim. C'è un tizio che telefona in continuazione alla sua ragazza chiedendole "E adesso mi ami?", e lei di volta in volta gli risponde cose mooooolto originali, tipo "da pazzi", "da non crederci", "da capogiro" e roba del genere (non che si possano trovare risposte particolarmente creative alla domanda di cui sopra).

Adesso, a parte che questi due evidentemente non hanno un accidente da fare tutto il giorno (mai vederli ripresi a studiare o lavorare, noooo, sempre e solo attività ricreative) tranne starsene attaccati ai telefonini come cozze, mi chiedo quanto possa durare una relazione in cui uno/a dei due telefona di continuo all'altro/a (manco avesse a disposizione un esercito di centralinisti) con questa fissazione di vedersi confermare il reciproco amore. Dopo il primo giorno, secondo me ci scappa il morto (condito da crisi isterica del tipo "Sì!!! Maledizione, ti ho detto di sì!!! E' tutto il giorno che te lo ripeto, pezzo di deficiente!!!!!").

E sia chiaro, non parlo in astratto, così per fare una battuta. Il mio ragazzo pre-Ghigo, l'ho mollato perché era oltremodo appiccicoso, e quella volta i telefonini nemmeno c'erano...

giovedì, febbraio 05, 2009

Stordita ma felice

Certe giornate sembrano fatte apposta per riappacificarti con il mondo.
Sono stata in giro tutto il giorno fra trasferte di lavoro, riunioni (quattro in un giorno!) e altra roba varia, quindi stanca morta ma comunque molto contenta per i risultati ottenuti e gli intoppi sempre ben risolti.
Dopodiché, la telefonata più inaspettata del mondo e una voce che non sentivo da anni ma che ho riconosciuto alla prima sillaba. Ho dovuto sedermi dall'emozione.
I dettagli prossimamente, ma almeno un breve post-ricordo in data odierna lo dovevo scrivere.

mercoledì, gennaio 28, 2009

Ben svegliati

Qualche giorno fa, prendo accordi con il committente di un certo lavoro per stabilire la scadenza entro cui devo consegnare la mia parte.
Oggi, il committente chiama per dire che a giorni uno dei suoi collaboratori parte per una tourné di due mesi, e quindi ha bisogno che io anticipi la scadenza in modo che il collaboratore, prima di partire, possa fare uso della mia parte.

Ieri, il funzionario/capo di un certo ufficio pubblico chiede alla Grande Capessa (e di conseguenza anche a me) di preparare un documento che servirà a promuovere un certo progetto che abbiamo in comune.
Stamattina alle 9:30, la sua segretaria chiama per dire che il funzionario/capo vuole il documento entro le 12:00 di oggi, altrimenti non se ne fa più niente.

Ma 'sta gente è capace di aprire un'agenda ogni tanto, o naviga sempre a vista?!? >___<

lunedì, gennaio 26, 2009

Mi segno pure questa, va'.

Non paga di aver linkato questo post appena tre o quattro giorni fa, ne cito un altro pezzetto qui sotto, che è quasi meglio dell'altro. Fa riferimento al modo in cui sul web uno può selezionare amicizie, incontri e conoscenti, mentre in Real Life impara a relazionarsi anche con le persone anche quando vorrebbe farne a meno; il che aiuta a riflettere e maturare.

Gli amici e le persone che la pensano solo come voi sono utili come un auricolare infilato nel culo, spesso le migliori amicizie nascono proprio dalla risoluzione di un conflitto, c’è qualcosa di estremamente forte in un legame che NON si basa soltanto su un interesse comune.
[…]
Quanti insulti vi beccate ogni giorno se frequentate un forum? Quante persone passano il tempo a vomitarsi addosso tonnellate di spazzatura “tanto nel mezzo c’è lo schermo”?
[…]
Adesso ditemi, quante critiche avete ricevuto?
E non confondete le due cose, un insulto è qualcosa detto da una persona che non conoscete e di cui non ve ne potrebbe fregare di meno, una critica è il tentativo di qualcuno di aiutarvi a migliorare dicendovi qualcosa che non vorreste sentirvi dire.
Avete presente quelle situazioni di merda in cui abbassate gli occhi, oppure vi incazzate e vi ripetete che non è vero… quelle situazioni FASTIDIOSE (e qui torniamo sul bisogno dei rompicoglioni) che però vi aiutano a crescere?

domenica, gennaio 25, 2009

Alla faccia della pernacchia

Pare che il film The Women abbia preso non so quale anti-premio cinematografico (si chiama tipo "Pernacchia d'Oro" o qualcosa di simile) tra i più temuti e spaventosi...
Stranamente è un film che ho visto, io che al cinema non vado tantissimo, e che fosse una colossale boiata di film l'avevo capito anche da sola; eppure le ansie isteriche di Jada Pinketts Smith nella scena finale della sala parto mi hanno fatto ridere fino a versare lacrime e ad avere mal di stomaco. In fondo, cinque minuti di risate a crepapelle sono sempre un piccolo e sottovalutato tesoro.
[Nota 1: la parte in questione inizia verso 3:15 del filmato qui sotto... ma non può essere goduta appieno se uno non ha conosciuto il personaggio nel resto del film].
[Nota 2: No, Jada Pinketts Smith non è quella che partorisce, è quella che si aggira per la sala parto in preda a svenimenti e crisi di nervi.]

giovedì, gennaio 22, 2009

Questa me la segno

Saltellando di blog in blog, trovo un rimando a questo post, che fa alcune considerazioni sulla differenza tra Real Life e Net Life. Ne riporto qui il capoverso che mi piace di più (puro stile Garth Ennis, ma in un certo senso anche puro stile John Wayne), sperando che l'autore non se ne abbia a male.

Non ci vuole tanta scienza, siamo animali sociali e come scrive il tizio di Into the Wild, la felicità è reale solo se condivisa. Cucinate per i vostri genitori, fate una telefonata a qualcuno, parlate col vecchio in fila alla posta anche se vi manderà in culo, costruite un modellino, insomma staccatevi dal pc (ma non troppo), toglietevi il trucco emo, smettete di vivere ogni difficoltà della vita come se fosse un fottuto melodramma, smettete di di dire che “gli altri non vi capiscono” e capiteli voi, fate qualcosa che potete toccare con mano.

E con questo, mi pare ovvio, spengo il PC e vado a leggermi un libro, oppure a rufolarmi sul divano con le micie, o tutte e due le cose insieme.

Abbigliamento pre-maman

Nel mio solito giaccone non ci sto più: inutile insistere, la pancia impedisce alla cerniera di chiudersi, e non ci sono santi che tengano.
Quindi, siccome non sono così rintronata da comprarmi un giaccone nuovo di formato supermegaextralarge per usarlo solo tre mesi, mi sono fatta prestare dal Ghigo un grezzissimo giacchettone imbottito, molto ma molto calduccio, targato Suzuki, che gli è stato dato in omaggio dal MediaWorld anni fa. Credo che anche alla fine del nono mese potrei starci tre volte, quindi è decisamente quello che mi serviva, e non me ne frega niente se il giro manica mi arriva a mezzo braccio, e se complessivamente ricordo un bambino delle elementari con la giacca del fratello liceale, o Guccini quando canta "Eskimo".
Ma il commento migliore l'ha fatto mia sorella: "Con quell'affare addosso non sembri una donna incinta, sembri un benzinaio". 'Azz se ha ragione.

venerdì, gennaio 16, 2009

Sopravvissuta

Oggi ho avuto una delle conversazioni più complicate della mia vita, che avevo una gran paura di affrontare perché avrebbe potuto avere conseguenze molto tristi sul piano personale. Invece sia io che la mia interlocutrice siamo riuscite a mettere le cose giuste al posto giusto, senza fare inutili semplificazioni (visto che l'argomento semplice non era) ma anche senza oltrepassare il limite del buon senso e senza arroccarci sulle rispettive posizioni, visto che in caso di un "arroccamento" eccessivo il prezzo da pagare sarebbe stato troppo alto, per tutte e due. Insomma mi sento emotivamente stremata, ma contenta. Mi portavo dietro questo chiodo fisso da prima di Natale, mi stavo logorando, a volte mi toglieva il sonno. Avevo una paura tremenda che andasse a finire male, ma così invece non è stato. Stanotte si dorme. :-)

giovedì, gennaio 15, 2009

Piccolezze varie ed eventuali

Qualche giorno fa ho cenato un po' tardi e, mentre finivo di mangiare, mi sono zuzzata in tivù i primi 10 minuti di X-Factor. Una roba talmente pacchiana e kitsch (presentatore che invece di parlare urla, testi che manco i politici in campagna elettorale, luci stroboscopiche a tutto spiano) che difficilmente potrò dimenticarla. Mai più accendere il televisore quel giorno a quell'ora su quel canale.

La ministra francese della Giustizia, Rachida Dati, partorisce: tutto il mondo lì a chiedersi chi è il padre, mentre le associazioni femministe hanno da protestare perché la signora ha partecipato a un consiglio dei ministri appena cinque giorni dopo il parto. Nel frattempo, la ministra spagnola della Difesa, Carme Chacon, si presenta a una cerimonia ufficiale senza indossare l'abito da sera, e giù una montagna di critiche e rimbrotti. Ma dei bei "chìssene", mai?!

Tutti a bocca aperta ("Ooooooh!") perché il volto del nuovo presidente degli USA campeggia a tutto spiano sulla copertina di un numero di Spider-Man. Ma esattamente, dove starebbe la notizia? Capirai che scoop, l'apparizione di un presidente USA su un comic-book americano. Mah.

Recensioni negative all'unanimità per il film The Spirit diretto da Frank Miller, a confermare la sensazione già ricevuta da poster e immagini promozionali. So che dovrei andare a vederlo per ragioni professionali, ma c'è un limite a tutto. Lo aspetterò comodamente in DVD (pirata).

Dopo due anni di tentativi e ricerche a vuoto, ho finalmente trovato e acquisatato su ebay un libro che un tempo avevamo in casa, ma poi era sparito in quanto prestato e mai più tornato. I 5 euro meglio spesi della settimana.

Dopo tanto tempo passato a temporeggiare e cincischiare, ho fatto la checklist degli albi e dei volumi a fumetti che vorrei acquistare per ragioni di lavoro, di svago, in alcuni casi di puro collezionismo (andiamo, non ha senso avere una serie di 82 albi completa tranne che per un numero). Praticamente devo mettere da parte tre stipendi. Ho anche fatto due conti su come l'arrivo della nascitura frugoletta inciderà sul bilancio domestico... beh, tutto sommato credevo peggio, almeno per un po' direi che non finiamo sotto un ponte.

Ho scoperto l'esistenza di un sito/blog senza il quale non sarei mai riuscita a completare la checklist di cui sopra. Jenny Sparks santa subito, alleluja alleluja.

Ho scoperto che è sempre più in voga, in diversi ambiti, l'atteggiamento "ci sarebbe questa cosa da sistemare, ma per quieto vivere (o per interesse specifico) faccio prima a lasciar perdere, sperando che non se ne parli più e che cada nel dimenticatoio". Fate pure, io non ho né la voglia né il tempo di inseguire tutti gli interessati, quindi è probabile che, effettivamente, non se ne parli più. Ma il dimenticatoio, temo sia chiedere troppo.

Shock odierno, durante la consueta sfogliata dei principali quotidiani. Se mi avessero mai detto che un giorno sarei stata d'accordo con Veltroni su qualcosa, avrei avuto un attacco di riso convulso. Invece, guarda un po', è successo... mai porre limiti al destino.

sabato, gennaio 10, 2009

venerdì, gennaio 09, 2009

Uffa, però, che fatica...

Daria Bignardi conclude un bel post del suo blog con la frase: "forse è arrivato il momento di non perdonarli più tanto facilmente, quelli che non sanno chi sono e cosa fanno".

Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi, autori del blog Figli e soldi che ho recentemente aggiunto qui nella colonna di destra, insistono un post sì e l'altro pure sulla necessità di sfuggire ai tabù conversazionali (incluso quello economico) e di armarsi di tanta lucidità e consapevolezza, per affrontare problemi e situazioni varie.

Me li tengo cari, questi blog, perché mi danno un po' di conforto quando mi viene da pensare che il prezzo da pagare per seguire certi principi a volte può risultare altuccio. Nevvero?

mercoledì, gennaio 07, 2009

Di mamme ce n'è una sola, grazie al cielo

Per combinazione, mi trovo a scrivere le prime righe di questo post mentre ascolto la colonna sonora di Chess (quella originale con Judy Kuhn) e in particolare il brano "Someone Else's Story", in cui la voce narrante racconta una serie di cose che riguardano palesemente se stessa, ma sempre parlandone in terza persona come se avessero a che fare con qualcun altro; solo nell'ultima riga ammette finalmente "the problem is that girl is me".

Dico che è una curiosa combinazione perché questo è il mio secondo post sul "fenomeno gravidanza" (il primo è qui) e perfino adesso che siamo al sesto mese inoltrato, a volte fa ancora capolino la sensazione che la diretta interessata non sia io ma, che so, un mio clone su un altro pianeta o qualcosa del genere. Diverse volte nell'arco della giornata mi "sveglio" improvvisamente da qualsiasi cosa stia facendo (lavoro, faccende, lettura...) e mi ritrovo a dirmi "oddio sono incinta!!!" sgranando gli occhi, come se fosse sempre una novità.

Mah. Misteri della psiche. Oppure "paturnie del tuo cervello bacato", come direbbe mia madre. E proprio la nonna della nascitura ha dato il meglio di sé nel mitico D-Day... ovvero il giorno dell'amniocentesi. Che detto così non ispira niente di particolarmente originale o divertente, ma per noi è stata un'impresa tipo attraversare l'oceano in barca a vela.

Ordunque, il fatidico giorno è stato il 3 novembre, data praticamente obbligata perché, visto lo spudorato ritardo con cui 'sta benedetta gravidanza è venuta fuori, e vista la necessità di fare l'amniocentesi entro un determinato momento, non è che fossero rimasti tanti buchi liberi nella lista d'attesa dell'ospedale.
Decido che è il caso di non andarci da sola perché, dopo essermi sentita ripetere a sfinimento che l'esame comporta una piccola percentuale di rischio per il feto, e che dopo l'esame avrei dovuto stare a riposo totale - drastico - assoluto per almeno 24 ore, mi viene da pensare che potrei farmi accompagnare, così da non dover nemmeno guidare per tornare a casa. E avendo in precedenza deciso che le 24 ore di super-riposo le avrei trascorse a casa di mia madre (in modo da non essere sola nel seppur remotissimo caso di complicazioni post-esame), va da sé che la candidata più ovvia per l'operazione accompagnamento era appunto la suddetta madre . Così, la mattina lei mi passa a prendere a casa, imbarchiamo in macchina il mio zainetto con pigiama e spazzolino (più ovviamente il portatile, perché a stare 24 ore ferma in un letto senza nemmeno poter lavorare divento idrofoba), e ci dirigiamo verso l'ospedale. Lei tutta tronfia di essere stata deputata a questo ruolo, io terrorizzata per due motivi: primo, l'amniocentesi stessa, e secondo, la guida di mia madre (che è fin troppo arzilla e si porta benissimo i suoi 74 anni, tranne che al volante).

Ci piazziamo in sala d'aspetto e attendiamo finché non mi chiamano. Entro nell'ambulatorio, mi fanno un po' di domande su gruppo sanguigno e altri dettagli vari, mi fanno firmare non so quante liberatorie e finalmente mi fanno piazzare sul lettino, a pancia scoperta. Da lì, è tutto un susseguirsi di cotone, disinfettante e copertine di tela verde (con effetto molto E.R.) che mi mettono addosso una dietro l'altra, finché ecco apparire, nelle mani del medico, l'oggetto più temuto di tutta la giornata: la siringa da amniocentesi. Che in realtà è fatta come una normalissima siringa se non fosse per l'ago, lungo quanto una matita... ma nei miei ricordi deliranti, ha più o meno questo aspetto:


[Inciso 1: la foto l'ho trovata su un sito di attrezzature ippiche...]

Dottore e infermiera partono con l'ecografia di monitoraggio. Le condizioni di base ci sono tutte, quindi si procede a inserire l'ago.
«Le assicuro che non si sente quasi niente», aveva detto l'altro dottore all'incontro di preparazione, «è come fare un'iniezione qualsiasi, tipo un vaccino». Verissimo, peccato però che un vaccino duri tre o quattro secondi, mentre qui per spedire l'ago bene fino in fondo e fargli superare i vari strati (tra cui, ehm, lo strato adiposo che nel mio caso non è trascurabile), di tempo ce ne mettono, e ovviamente quando uno è lì sotto, sembra che non finisca mai.
Sempre il dottore dell'incontro preliminare: «Se a un certo punto sente come una specie di scossa non si preoccupi, è una contrazione dell'utero che reagisce al foro». Non la definirei esattamente una scossa, diciamo pure il morso isterico di un chihuahua a pieni canini, ma capisco che per un medico non sarebbe appropriato usare un simile termine di paragone.
Ad ogni modo resto lì più immobile che posso (l'infermiera: «Signora, guardi che può respirare, sa?») e attendo stoicamente che il tutto sia finito. Dopo un po' arriviamo all'estrazione dell'ago, con altre cinquecento passate di cotone e disinfettante, via tutte le copertine verdi, e finalmente mi fanno uscire dall'ambulatorio, con l'ordine di rimanere in sala d'aspetto una mezz'ora, dopodiché sarei stata richiamata dentro per un ulteriore controllo ecografico (insomma prima di mandare via la gente vogliono essere sicuri di non aver causato nessun danno).

Quindi mi ri-piazzo in sala d'aspetto, racconto a grandi linee l'accaduto a mia madre (che è curiosa come una bertuccia perché per lei tutte queste cose sono fantascienza), e trovo pure la voglia di dare un colpo di telefono a mia suocera per una verifica sul gruppo sanguigno del Ghigo, che a memoria non mi ricordavo e il dottore mi aveva chiesto. Insomma, lì per lì tutto bene.
Poi iniziano i dolorini in corrispondenza dell'iniezione, inizia un senso generale di malessere e mi sento accaldata.
Mia madre: «Che hai? Non ti sentirai mica male adesso?!?»
Io: «Boh, mi sento un po' rincretinita, ma niente di grave, me ne sto qui buona buona...»
Lei: «Ti devo chiamare l'infermiera?»
Io: «No, no, ma figuriamoci, cosa la chiami a fare, non ho niente.»
Tempo cinque secondi, inizia a girarmi la testa e mi sento le orecchie che si tappano, classici sintomi di svenimento in arrivo.
«Mamma?»
«Eh.»
«Chiamami un po' l'infermiera, va'...»
Lei schizza via come una lucertola, mentre io bofonchio «Non correre, mamma, non sto morendo», e in capo a due secondi mi rimedia un'infermiera che prima mi ribalta di novanta gradi in modo da sdraiarmi sulle sedie della sala d'aspetto, poi mi tira su le gambe e aspetta che la mia faccia riassuma un'espressione coerente. In realtà allo svenimento completo non ci arrivo, appunto perché l'infermiera mi ribalta in tempo... e quindi sento perfettamente l'amabile genitrice confidare all'infermiera e a tutti i presenti della sala d'aspetto:
«Eh, cosa vuole, fa sempre così, lì per lì regge benissimo e poi molla di colpo!»
Terra inghiottimi, terra inghiottimi, terra inghiottimi...
«Mamma, ti prego!!!» °___°

[Inciso 2: «fa sempre così» si riferisce ad un'unica altra occasione in cui, dopo essere uscita da un ambulatorio dove mi avevano bruciato una verruca su una mano con l'azoto liquido, mi sono sentita male. Avrò avuto undici anni, tanto per capire con quale spropositata frequenza sono soggetta a tali fenomeni. Altre volte sono svenuta per dei cali di pressione o perché mi sono fatta male, tipo tagliandomi un dito con un coltello da cucina, ma anche qui parliamo di occasioni abbastanza rare.]

Probabilmente spronata dall'attacco di vergogna, in capo a pochi secondi mi riprendo e mi dichiaro pronta a rialzarmi, ma l'infermiera no, per sicurezza mi piazza supina su una barella e mi scarrozza (con mia madre che ci trotta dietro tipo Lassie) in una saletta poco lontana, dove ci lascia parcheggiate «il tempo necessario a essere certa che non ci siano problemi».

Il tutto accade intorno alle dieci. Passata l'una, siamo ancora lì in attesa a fare chiacchiere e inizia a venirci il dubbio di essere state dimenticate.
«Accidenti, mamma, che gran perdita di tempo... e c'ho pure una fame...»
Lei si avventa fuori dalla saletta e si piazza in agguato sulla soglia finché, combinazione, vede passare proprio la "mia" infermiera.
«Scusi, signora, mi sa dire quanto tempo manca ancora? Perchè sa, mia figlia ha fame!»
«MAAAAMMAAAAAA...!!!!!!» >___<
«Che c'è? Me l'hai detto tu che hai fame!»
«Sì... cioè... però non... insomma...!»
L'infermiera ride sotto i baffi, replica "ah guardi, signora, anche io non vedo l'ora di avere finito e di andare a casa a mangiare", e dopo una decina di minuti mi chiama dentro per il controllo, che ringraziando il cielo va liscio come l'olio (compresa un'altra siringata da cavallo di immuno-non-so-cosa dovuta alla differenza di fattore RH tra me e il Ghigo).
Mi riempiono nuovamente di raccomandazioni («Stia calma e tranquilla, riposo assoluto, nessuno sforzo di nessun tipo, tantomeno in zona addominale», ecc ecc) e finalmente, verso l'una e mezza, usciamo dall'edificio dell'ospedale e ci avviamo all'uscita dal cortile... dove, prima che io me ne renda conto, mia madre inforca il tornello dal verso sbagliato proprio mentre io lo sto attraversando, e me lo fa arrivare di schianto dritto sulla pancia.
«Maaammaaaaaaa...» *___*
«Che c'è?»
«No, niente... lascia stare...»
«Umf. Ma che ha 'sto coso, che non gira?»
«Di qua, mamma, da questa parte, in senso orario...»
«Ah ecco, mi pareva.»

Ultimo atto, lungo la strada passiamo a casa di mia sorella, che doveva allungarmi un libro. Io resto in macchina buona buona, mentre mia madre va a citofonare. Mia sorella scende col libro e, alla domanda «Allora com'è andata? Ci avete messo un sacco di tempo!», qual è la risposta di mia madre, con tanto di tono scocciato?
«Per forza, quell'oca di tua sorella ha pensato bene di mettersi a svenire!»

domenica, gennaio 04, 2009

Abbasso il politically correct

Il politically correct è una di quelle cose verso cui nutro molto rancore: lo trovo inutile, falso, retorico, fuorviante e un mucchio di altre cose. Anni fa, il gruppo di lavoro con cui collaboro mise insieme una mostra (peraltro molto bella e ben fatta) sulla rappresentazione dell'handicap nel fumetto, e optò per il titolo "Diversabili". Io non avevo mai sentito prima questa parola e mi chiedevo se l'avesse inventata il curatore della mostra o se l'avesse semplicemente presa a prestito. Comunque fosse, la trovavo disgustosamente politically correct e provai più volte ad oppormi, a dire che era una schifezza di titolo, che era una presa in giro... non fui ascoltata, ma tutto sommato nessuno dice che io dovessi per forza avere ragione, né che potessi avere un'opinione a ragion veduta su un tema così delicato.

Oggi è la seconda volta che mi sento rincuorata all'idea di non essere la sola a snobbare il politically correct anche in contesti complicati e difficili da capire per chi non li vive in prima persona. La prima volta fu diversi mesi fa, alla vista di un cartellone pubblicitario, che aveva a che fare con la legge 68/99 sull'obbligo di assunzione di dipendenti disabili da parte delle aziende con più di 15 dipendenti, e recitava "Chiamateci disabili. Chiamateci svantaggiati o diversamente abili. Però chiamateci." Secondo me, era folgorante e colpiva nel segno, mettendo il dito proprio nella piaga della differenza tra forma e sostanza, tra l'inutilità di un mucchio di gentili diciture e l'utilità concreta di una legge.

Oggi, poi, trovo sul Giornale questa lunga intervista al comico spastico David Anzalone (autore del libro "Handicappato e carogna" e protagonista dello spettacolo teatrale "Targato H"), di cui riporto questi stralci illuminanti.

Giornalista (citando un passo dal libro di Anzalone): «Se devo dirla tutta, la mirabolante e diffusissima idea che gli handicappati siano persone normali, come tutte le altre, è veramente la più grande cazzata in circolazione oggi nel mondo», scrive nel libro. L’avessi detto io, mi sarei beccato una querela.
Anzalone: «Ma è la verità! Noi handicappati non siamo normali. Siamo diversi. È importante ricordarselo, sempre. Le faccio un esempio: se lo tenessero ben presente gli architetti che progettano le case e le città, sicuramente ci sarebbero meno barriere architettoniche. Il fatto che lei non lo possa scrivere la dice lunga su quanto siano radicati il pregiudizio e la paura del diverso».
Giornalista: Come vuol essere definito? Handicappato? Disabile? Diversamente abile?
Anzalone: «Handicappato mi va benissimo. Detesto gli eufemismi che servono a mascherare la paura dell’incontro con l’altro».
Giornalista: Come mai la gente non sospetta che un handicappato possa essere anche una carogna?
Anzalone: «Perché la gente è vittima dei preconcetti. Considerare buoni a priori gli handicappati è un modo per tenerli a distanza. I preconcetti sono armi per difenderci, goffamente, da tutto ciò che è diverso da noi».
Giornalista: Ha cercato anche l’amore a pagamento, ma nemmeno le prostitute l’hanno presa sul serio. Non è degradante contrattare la carne umana?
Anzalone: «Ero molto combattuto. L’amore non si compra, mi dicevo. Poi però, razionalizzando, sono giunto alla conclusione che, almeno nel mio caso, si sarebbe trattato di un noleggio. Era una straniera. La mia camminata ondulatoria la convinse che mi fossi perso per strada. La cosa bella fu che, non appena provavo a spiegarle le mie serie intenzioni di acquirente, lei mi ripeteva: “Tranquillo, non agitare, essere io qua con te! Non agitare, adesso chiamo polizia e faccio accompagnare te a casa”. Ho voluto raccontare questa vicenda paradossale per sottolineare che anche una persona ai margini della società, come una prostituta, può diventare prigioniera del pregiudizio secondo cui l’handicappato è asessuato».

Adesso, non dubito che ci siano occasioni e circostanze in cui uno non può andare avanti a spada tratta senza il minimo riguardo e rischiare di essere offensivo nei riguardi di persone che hanno già abbastanza gatte da pelare, eppure una posizione così aperta e combattiva non può non suscitare tutta la mia ammirazione.

mercoledì, dicembre 17, 2008

Costruirsi un'opinione

Mi trovo sempre in imbarazzo quando leggo contributi diversi, ma entrambi sensati, sullo stesso tema. Mi è capitato ieri sull'argomento "donne in pensione a 65 anni" leggendo questo articoletto di Filippo Facci (che è poi una rielaborazione di questo decisamente più vecchiotto), e questo post di Daria Bignardi.
Difficile farsi un'opinione, quando entrambi i punti di vista suonano tanto convincenti.

domenica, dicembre 14, 2008

La madre dei cretini, ecc ecc

Con un paio di giorni di ritardo, leggo questo trafiletto su Repubblica...

12 dicembre
Studenti murano filiale Unicredit. "C'è la crisi, banca sanzionata"
Assi di legno, tubi e lo striscione 'Banca sanzionata. La crisi pagatela voi". Così un gruppo di studenti dell'assemblea no Gelmini di Torino, che partecipa al corteo per lo sciopero generale, sta manifestando il suo dissenso nei confronti della crisi 'murando' l'ingresso di una filiale Unicredit in via Po all'angolo con via Carlo Alberto. Ad accompagnare l'iniziativa alcuni fumogeni colorati e slogan come 'Noi la crisi non la paghiamo e le banche le sanzioniamo'. Davanti alla banca è subito intervenuta la polizia. Il corteo torinese si sta concentrando in piazza per il comizio del segretario della Cgil Enrico Panini.

...accompagnato da alcune foto (copyright Photonews), tra cui questa mi pare venuta non troppo male:


Intanto, sinceramente mi stupisco che un quotidiano di un certo rilievo e generalmente serio come Repubblica, dia spazio (seppure poco) a un gesto così evidentemente idiota e privo di qualsiasi senso di concretezza e intelligenza, buttato lì giusto per fare casino e sporcare un muro.
In secondo luogo, c'è da morire dal ridere a leggere parole come "dissenso nei confronti della crisi"... e certo, perché da un crisi si "dissente", vero? Come dire, c'è chi con la crisi ci va d'accordo e chi no, chi acconsente e chi dissente.
Ancora più ridicola la pretesa di "sanzionare le banche"... perché ovviamente l'Unicredit (il più grosso gruppo bancario italiano insieme a Intesa San Paolo e al Monte Dei Paschi) presta taaaaanta attenzione alle "sanzioni" di una banda di cretini con le bombolette colorate.
Ma lo slogan più bello, secondo me, resta l'ormai classico "noi la crisi non la paghiamo", visto e stravisto anche negli striscioni e nelle scritte sui muri dei vari cortei anti-Tremonti e anti-Gelmini. Per esempio qui (foto presa da 02blog):

Adesso, io ammetto subito di partire moooolto prevenuta sulle manifestazioni di piazza in generale, di qualunque sponda esse siano. Mi annoiano e mi irritano nel loro complesso, le trovo antiquate e inutili in un Paese in cui si vota e quindi si mettono in piedi dei governi che hanno appunto il compito di governare. Se quel governo non ti piace, la prossima volta torna a votare sperando che vinca una parte politica di tuo gradimento (che quindi si presume governi come piace a te), ma se poi non succede, non rompere le balle. Io la vedo così, tant'è vero che anche durante i due governi Prodi, da me aborriti, qualsiasi manifestazione di piazza organizzata dal centrodestra mi sembrava solo una gran perdita di tempo: ci sono state le elezioni, Prodi ha vinto, quindi governa lui e poche palle.
Quindi, dicevo, parto prevenuta, ma con una onesta prevenzione "bipartisan".

Detto questo, mi fa veramente girare le scatole questa storia che "la crisi loro non la pagano".
Ah no? E tu, scioperato che vai in giro a urlare slogan e fare casino, chi saresti per non dover pagare una crisi internazionale che colpisce praticamente qualsiasi paese, ceto e categoria? Ti andava bene il "sistema" (incluso quello bancario) finché funzionava come un orologio ben oliato, vero? Ti andava bene fare shopping, guidare la macchina, navigare in internet, smanettare col telefonino e fare tutte quelle altre belle cosine che il benessere complessivo non di una nazione, ma di svariate nazioni messe insieme, grazie proprio a quel "sistema", ti aveva concesso di goderti, vero?
Adesso però che le cose non funzionano, perché è ovvio che periodicamente non funzionino, perché sono sempre esistite le bolle speculative (che a un certo punto scoppiano) e le crisi economiche, anzi adesso che il mondo vive una crisi peggiore del solito e quindi l'unica cosa sensata sarebbe rimboccarsi le maniche e sopportare, lavorare, produrre, darsi da fare, tu no, povero piccino, tu la crisi non la vuoi pagare perché piove governo ladro, ed è solo colpa degli adulti che sono tanto brutti e cattivi. E tu non c'entri niente con tutto questo, tu vuoi vivere in un'isola felice dove quando le cose funzionano, ne trai (direttamente o indirettamente) gli ovvi vantaggi, quando invece non funzionano scrivi su uno striscione che deve pensarci qualcun altro.

Sei giovane? Non hai avuto voce in capitolo sui processi storici ed economici che ti hanno preceduto? E chi se ne frega, sempre di quei processi fai parte, volente o nolente. Quando finì la Seconda Guerra Mondiale, mio padre era poco più che diciottenne, quindi non aveva decisamente mosso un dito né per innescare la guerra, né tantomeno (andando a ritroso) per favorire l'ascesa del Duce, né nulla del genere, non aveva responsabilità per lo stato di fame e miseria in cui lui e i suoi amici e familiari si trovavano. Ma non mi risulta che la sua generazione si sia messa a piagnucolare come un gruppo di bambinetti frignoni dicendo che "loro il dopoguerra non lo pagavano". Hanno fatto sacrifici, hanno lavorato e hanno ricostruito, fine della storia.

Noi invece ci ritroviamo con sindacalisti e studenti che nei cortei, prima di chiarire cosa farebbero loro al posto dei decreti o delle leggi che disapprovano, si premurano di rendere noto che davanti a un problema comune non intendono muovere un dito, anzi vogliono praticamente esserne esentati.
Sì certo, e infatti i coccodrilli svolazzano, come diceva il padre di Pierino.

Il segreto di Pulcinella

Bene bene bene, ormai il silenzio stampa è caduto praticamente con tutte le persone che conosco... di conseguenza tanto vale fare outing pure qui, e sfruttare il blog per fornire aggiornamenti futuri cumulativi.
Insomma, in casa Swan c'è una bimba in arrivo, presumibilmente a metà aprile (altrimenti detto: sono alla ventiduesima settimana di gravidanza). L'atmosfera domestica oscilla fra l'incredulità e il timor panico, spero solo che i prossimi quattro mesi bastino a metterci in un ordine di idee un po' più normale... non dico idilliaco, ma se non altro sereno.

L'incredulità e il timor panico di cui sopra derivano sostanzialmente da due questioni... la prima è che, sebbene non siamo mai stati ossessionati dal desiderio di procreare, ormai il Ghigo ed io eravamo entrati nell'ordine di idee che la natura avesse deciso diversamente per noi, considerato quanto si è sempre impegnata per incasinare ben benino le mie ovaie, i miei ormoni, il mio ciclo, ecc. Insomma ci dicevamo: "Se un bimbo arriva, bene, se non arriva, pazienza, ma qui il tempo passa e sembra proprio che non arrivi."

E invece, di punto in bianco, eccolo qui (anzi, eccolA qui).

Dico "di punto in bianco" non a caso, perché l'iter di tutta la questione è stato abbastanza originale... e questo è il secondo motivo per cui siamo ancora un po' increduli. Vo' a raccontare, e voi sedetevi, che la storia è lunga.

Fine luglio: ciclo un po' in ritardo, il che nel mio caso non significa assolutamente nulla, visto che le famigerate ovaie micropolicistiche ci godono, a far tardare il ciclo più che possono, e ormai ci ho fatto l'abitudine. Però però, sentivo qualche strana inappetenza, un generale senso di malessere non meglio identificato, qualche leggerissima nausea occasionale... insomma abbastanza da farmi sorgere il dubbio. Sicché, passato quel minimo di tempo necessario a rendere i test affidabili, mi compro un bel test di gravidanza in farmacia (doppio!) e faccio le prove del caso.

Test 1: negativo.
Test 2: negativo.

"Va bè", mi dico, "è semplicemente il quadro ovarico generale che sta di nuovo dando i numeri, probabilmente a causa del superlavoro e dello stress dell'ultimo anno" (in questo calderone infatti possiamo infilarci: malattia + morte di mio padre, mole disumana di lavoro su più di un fronte, mancanza di sonno per diversi mesi consecutivi, forte coinvolgimento nei problemi familiari/depressivi di una cara amica, ecc ecc).
Ad ogni modo, per scrupolo vado dal medico, che sostanzialmente convalida la mia auto-diagnosi ma dice anche: "se proprio vogliamo essere sicuri che non ci sia di mezzo una gravidanza, ti prescrivo le analisi del sangue: quelle non sbagliano mai, mentre il test della farmacia a volte può anche non prenderci. Se in effetti le analisi del sangue confermano l'esito del test fatto in casa, ti restano due strade: o vai dal ginecologo, o dall'endocrinologo, ma in entrambi i casi fai un bello screening della situazione facendoti prescrivere degli esami specifici".

E così (primi di agosto), trotterello al laboratorio delle analisi e parte l'infallibile verifica.
Negativa.
Decido quindi di aspettare l'autunno per iniziare il giro dei medici, e nel frattempo sopporto quei leggeri malesseri che ogni tanto si fanno ancora sentire.

Nella seconda metà di agosto il Ghigo ed io ci concediamo pochi giorni di vacanza sul Lago di Garda, con la sola e categorica intenzione di cercare un po' di pace e silenzio, visto che dopo il superlavoro di luglio ci sentiamo entrambi ridotti a due stracci. Ricarichiamo un po' le pile e torniamo a casa abbastanza rilassati.

Nemmeno 24 ore dopo il ritorno, paf! Ciclo. "Olè, ci siamo", mi dico, "piano piano lo stress e la stanchezza mollano la presa e le cose si rimettono in carreggiata. Dài che forse arrivo dai vari specialisti senza essere proprio ridotta a uno strano caso da laboratorio!"

Invece no: dopo quel ciclo, passa qualche giorno "normale" e poi ri-paf! Un altro. E a distanza di pochi giorni, un altro ancora, condito da notevole mal di pancia.
"Okay: strano caso da laboratorio. Prima due mesi senza manco un vago accenno, adesso praticamente butto sangue come una fontana tre settimane su quattro".

Decido a malincuore di iniziare le consultazioni dagli specialisti, e di cominciare con la ginecologa: chiamo per prendere l'appuntamento e mi ritrovo con una bella lista d'attesa prima di me. Non solo, ma proprio i giorni in cui avrei potuto prendere l'appuntamento vanno ad accavallarsi con quelli in cui sarebbe venuta a trovarmi dal Canada "la mia fidanzata", alla quale avevo promesso un tour per diverse città italiane, e pure qualche giorno insieme in Germania. Insomma faccio due conti, e prendo l'appuntamento per lunedì 13 ottobre.

A metà settembre gli strani cicli a ripetizione si fermano: poi arriva la mia fidanzata e, di treno in treno, giriamo per Milano, Pisa, Firenze, Roma, Pompei, quindi veloce tappa di riposo a casa mia, poi prendiamo la macchina, il Ghigo si unisce a noi e tocchiamo Venezia, Innsbruck, Nechwenstain, Stoccarda e Monaco. Il tutto in dieci giorni, una vera maratona. A Monaco le nostre strade si dividono: la mia fidanzata prosegue il suo giro turistico dell'Europa, mentre il Ghigo ed io torniamo a casa.

Durante l'intero "tour", ogni sera mi schianto nel letto con addosso una stanchezza fuori dal mondo e non faccio che ripetermi: "Mai più andare in giro con una persona tanto più giovane di me (13 anni di differenza)... è un massacro, questa mi ammazza, non sono più in grado di tenere il passo, oddio la vecchiaia avanza", ecc ecc.

Venerdì 10 ottobre, ricevo una telefonata dalla segretaria della ginecologa, che mi chiede se posso anticipare al sabato l'appuntamento che avevo preso per il lunedì. Impegni per sabato non ne ho, quindi non faccio problemi e dico di sì.

E' così che, a mezza mattina dell'11 ottobre, me ne vo dalla dottoressa M.G., a cui racconto tutta la sfilza delle stranezze estive: "Bla bla, malessere generale, bla bla, ciclo in ritardo, bla bla, poi tre cicli di seguito, bla bla, casino bestiale, bla bla..."
Lei prende appunti, rimane un po' perplessa, e poi mi dice: "Va bè, senta, adesso intanto passiamo alla visita, e poi cerchiamo di capire come muoverci".

Nota: la dottoressa M.G. è una quarantaseienne di grande simpatia ed energia, di quelle senza tanti fronzoli né tante chiacchiere, praticamente un sergente maggiore: il mio genere di medico. Quindi, senza tanti complimenti, mi parcheggia sul lettino e parte con tutto l'ambaradàn, in particolare una bella ecografia per verificare se e quanto è peggiorato lo stato delle famose ovaie micropolicistiche. Io me ne sto lì, occhi al cielo, già rassegnata a sentirmi dire che tanto per cambiare c'è un bel pastrocchio, che delle ovaie incasinate quanto le mie sono una rarità, e tutto il resto del repertorio che ormai so a memoria.

"Mo vèh! Ma signora, per forza che non le viene il ciclo, lei è incinta di tredici settimane!"

O______O

Il mio hard disk interno inizia a sfrigolare. Dati incoerenti - deduzione illogica - impossibile - impossibile - impossibile...

Riguadagno un attimo di lucidità e istantaneamente mi rilasso, pensando che ovviamente c'è un errore. "Ma noooooo, guardi che si sbaglia, non è possibile... cioè, non è che mesi fa un vago dubbio non mi fosse venuto, ma poi le analisi del sangue negative, e i cicli mestruali a ripetizione... no no, c'è un errore, mi dia retta, c'è un errore."

Leggo nel suo sguardo il chiarissimo interrogativo Ma ci fai o ci sei?, e la guardo armeggiare ulteriormente con l'ecografo e pigiarmi il sensore sulla pancia da ogni verso.

"Dica un po' quello che vuole, ma questo qui è un bambino... guardi, guardi pure il monitor."

O_________O

"Un baaa... un ba-baaa... in che senso, un baaa..."

"Feto singolo, direi in perfetta salute, come le dicevo siamo a tredici settimane, e posso anche dirle che è femmina. Uuuh, guardi che carina, si muove!"

O__________O

Inizia a girarmi la testa e mi sembra di avere un'allucinazione. Non so con quale neurone cerebrale ancora attivo, sfodero il mio migliore aplomb e me ne esco con questa frase modello Ufficiale e gentiluomo:
"Do-dottoressa, lei avrà la co-cortesia di scusarmi s-se a questo pu-punto mi lascio p-prendere da una le-leggera crisi di n-nervi, v-vero?"

Qui per la prima volta vedo la dottoressa M.G. guardarmi con un velo di preoccupazione.
"Ma... non capisco, è contenta oppure no? C'è qualche problema? Oddio, non è che si sta separando da suo marito o qualcosa del genere?"
"Chi? Come? Io? No no no, ma quale separazione, per carità, è solo che sa... cioè... non capisco... il test di gravidanza, le analisi del sangue..."
"Evidentemente erano sbagliate. D'altra parte, con delle ovaie messe come le sue..."

Ecco, mi pareva che quelle bastarde non ne avessero combinata un'altra delle loro. Pure le analisi del sangue espressamente finalizzate alla verifica di gravidanza, sono riuscite a incasinare.

"Comunque adesso si rivesta pure, e poi esaminiamo il da farsi".
"Rivesto... sì... da farsi... ghhh..."

In qualche modo caracollo fino alla scrivania, e lì il mio cervello ha un altro lampo di funzionamento. "Scusi, ma io ho avuto tre cicli mestruali di fila fino a un mese fa! Come faccio a essere incinta di tredici settimane?!?"

"Ma quali cicli mestruali! Le sue erano minacce d'aborto, e pure molto serie!"
Mi tremano le gambe e mi siedo.
"Cioè io credevo che... e invece..."
"Guardi, se avessi saputo come stavano le cose, io avrei dovuto farla ricoverare per un mese e tenerla inchiodata a un letto. Pensi a quanto è stata fortunata! Si è risparmiata tre mesi di preoccupazioni e angosce, è andata tranquillamente avanti con la sua vita, e adesso la bambina è in ottima forma, cosa vuole di più?"
"Minacc... abort..."
"Per curiosità, ha fatto qualcosa di particolare negli ultimi tre mesi? Si è affaticata molto?"
"Ehm... chiusura di un festival, manovalanza a una fiera di fumetti, scarpinate varie su e giù per Italia e Germania..."
"Eh, però ha visto? Questa bambina si è aggrappata in tutti i modi e ha tenuto duro!"
"Ah non ne dubito... io non le ho certo facilitato il compito..."
"Comunque adesso lei se ne sta bella tranquilla e senza preoccupazioni, i primi tre mesi li ha superati e da adesso in poi è tutta discesa. Adesso le spiego cosa è necessario fare nelle prossime settimane, ci sono degli esami obbligatori e altri facoltativi, qui bisogna recuperare un po' di tempo perduto e muoversi di corsa..."

Esco dall'ambulatorio stordita, piena di appunti fogli e foglietti. Guido fino a casa come una specie di automa e cerco le parole per raccontare tutta la storia al Ghigo... ovviamente senza trovarle.

Rientro in casa, e trovo il Ghigo ancora spaparanzato nel letto nonostante sia quasi l'una (ma per lui è abbastanza normale fare uso del weekend per recuperare tutto il sonno che perde nei giorni feriali).
"Ciao, sono tornata."
"Ao..."
"Sarebbe ora di alzarsi..."
"Umf... 'desso arrivo..."

Dopo qualche minuto me lo vedo sbucare in salotto con quella bella faccia da pesce lesso del sabato mattina.
"Grnmf... com'è andata?"
"Eeeeehhh..."
"Molto casino?"
"Di più."
"Cioè? Che è successo?"
"Senti... siccome non so da dove cominciare per dirtelo, quasi quasi faccio prima a fartelo vedere..."
E gli schiaffo in mano le foto dell'ecografia.
Silenzio.
Occhi pallati.
E un solo commento:
"Ma dài...?"

Ecco. Tuttora, siamo praticamente fermi lì. "Ma dài...?"

Beh, proprio fermi lì del tutto no, perché nel frattempo sono passate molte settimane, intervallate da una pletora di controlli, test, esami e varie ed eventuali, ma arrotondando in maniera molto grossolana, la sensazione resta quella. Però abbiamo altri quattro mesi per mettere a fuoco, via.

Direi che per oggi basta, ma la prossima volta vi racconto il capitolo amniocentesi, dove la star della giornata è stata mia mamma con una serie di uscite da manuale. Un vero fenomeno.

martedì, dicembre 09, 2008

Dentro una rosa

Sempre più brava e sempre meno applaudita, 'sta donna...

domenica, dicembre 07, 2008

Premio Scerbanenco 2008 a Paola Barbato

Grande Paola! Congratulazioni! ^___^

Dal sito ufficiale del Courmayer Noir Festival:

Mani nude di Paola Barbato, edito da Rizzoli, ha vinto il Premio Giorgio Scerbanenco 2008.
La Giuria Letteraria composta da Nico Orengo (Presidente), Valerio Calzolaio, Loredana Lipperini, Carlo Oliva, Gianfranco Orsi, Sergio Pent, Cecilia Scerbanenco, Sebastiano Triulzi, John Vignola e Lia Volpatti, ha motivato il Premio col seguente giudizio:

“Il romanzo traccia a tinte forti una realtà oscura e alternativa fatta di violenze sotterranee e destini emarginati ed è caratterizzato da una scrittura cupa e claustrofobica che preme sulla pagina come una cappa di piombo dalla quale i personaggi non riescono ad emergere. Ma nel suo delirante parossismo il romanzo delinea le coordinate di un mondo in cui la quotidianità diventa il miraggio a cui i protagonisti neanche provano ad aspirare dal basso del loro delirio di violenza”.

martedì, dicembre 02, 2008

Soldi pubblici buttati a mare

L'ho sentito chiamare "Progetto Strategico", "Piano per la città", "Forum per lo sviluppo urbano" e in mille altri modi. Non ho idea se porterà mai a qualcosa di vagamente decente o utile, ma fino ad ora, per quello che si può desumere dal sito ufficiale, è difficile trovare altrove un così alto tasso di stronzate ed aria fritta radical-chic, tutte insieme.

lunedì, dicembre 01, 2008

Tre link nuovi

Ultimamente ho aggiunto tre link qui nella colonna di destra, sezione Blog.

Cuore di China è il blog di Marco M. Lupoi, supremo editor della Panini Comics, nonché uno dei blogger "reclutati" dal Sole 24 Ore per il progetto Nova100. Il blog di Marco mi piace perché mescola storie di vita vissuta e riflessioni personali con recensioni di libri / film / fumetti e commenti di varia attualità. Non condivido ogni riga che Marco scrive, però intanto mi godo la sua scrittura, chiara e scorrevole, e imparo cose nuove.

Barbablog è il blog di Daria Bignardi, che secondo me resta una delle voci giornalistiche e televisive più acute e precise del nostro tempo. E poi, di una che ha saputo togliersi dal carrozzone del Grande Fratello al momento giusto, senza lasciarsene inglobare pur essendo stata lei a lanciarlo, non si può dire che non sia persona in gamba.

Infine, DIS.AMB.IG.UANDO è il blog di Giovanna Cosenza, docente e ricercatrice presso l'Università di Bologna proprio in quell'Istituto di Scienze della Comunicazione che io ho abbandonato undici anni fa, prima ancora di imparare a frequentarlo sul serio. Nostalgie giovanili a parte, credo che la prof.ssa Cosenza sia una docente come poche se ne trovano, e il suo blog è sempre, dico sempre, ricco di spunti e riflessioni interessantissime, scritte con il raro dono della sintesi e della chiarezza.

Il tutto per la serie "nuova politica dei blog linkati": che ci siano blog interessanti da cui si impara qualcosa, e non solo blog di aggiornamenti reciproci tra amici.

X-goduria

Settimana nuova, lavori in corso nuovi. E stavolta la soddisfazione è notevole. :-)

domenica, novembre 30, 2008

Perle televisive

Il lungo periodo di reclusione domestica a cui sono costretta, causa influenza che non passa mai, ha avuto fra le sue conseguenze un discreto ingurgitamento di televisione. Non solo DVD, ma anche programmi vari su canali vari: alcuni talk-show tipo Matrix, diverse serie televisive americane, le sempreverdi Invasioni barbariche, e - lo confesso a capo chino - perfino qualche telefilm all'italiana.

Due le battute che mi sono rimaste impresse.

Numero 1, dallo sceneggiato Amiche mie. La vamp della situazione, alle amiche che le chiedono cosa le sia venuto in mente di andare a letto con il tal Tizio, risponde:
"Vabbè, ho fatto prima a dargliela che a spiegargli perché non gliela volevo dare!"
Ineccepibile. ^___^ Solo Elena Sofia Ricci può recitare una cosa simile con una faccia di bronzo sufficientemente credibile!

Numero 2, qualche settimana fa su Otto e mezzo. Lilli Gruber chiede a Giovanna Melandri:
"Ma secondo lei, che cos'ha Barack Obama che manca a Walter Veltroni?"
Già la domanda era fin troppo infelice. E la Melandri cosa risponde? Fa una risatina e dice:
"Beh, guardi, su questo argomento ci potremmo anche fare un'intera puntata!"

venerdì, novembre 28, 2008

Mai successo prima (ovvero, la mamma è sempre la mamma)

Ieri, causa quantitativi mal calcolati, mi ritrovo in casa un sostanzioso avanzo di frittata con cipolle e zucchine e decido di portarlo a mia mamma, visto che io di 'sta frittata ne ho già mangiata anche troppa.
Quindi arrivo a casa sua e le dico: "Ammetto che è ridicolo che sia IO a portare delle cibarie a TE, però mi è avanzata questa mezza frittata, se può farti comodo... altrimenti, male che vada la butterai nel pastone dei polli!"
Lei, ridacchiando: "Va bene, la tengo per domani a pranzo, ora mettiamola in dispensa al fresco".

Oggi dopo pranzo mi chiama per una serie di piccoli aggiornamenti su alcune cose, poi mi chiede a bruciapelo e pure con tono un po' sospettoso:
"Ma quella frittata che mi hai portato ieri, chi l'ha fatta?"
"Eh... io."
"Sicura?"
"Ma certo che sono sicura!"
"Era buoniiiissimaaaaa! Cottura, proporzioni, sale, era assolutamente perfetta!"
"Ah... er... davvero? G-grazie, anche a me era piaciuta ma alla fine era una banale frittata..."
"Ma nnnoooooo, era così buooonaaaa! Credevo che l'avesse fatta Gianluca!"
"No mamma, l'ho fatta IO..."
"Ooooh, ma guarda un po', NON L'AVREI MAI DETTO!"

Eh. Son soddisfazioni...

sabato, novembre 22, 2008

Il trionfo del nastro americano

Serata di quasi-burrasca, ieri: buio pesto e un vento dell'altro mondo. Tanto che, durante la cena, il Ghigo ed io sentiamo distintamente un gran fracasso arrivare dal terrazzo.
"Alè", dico io, "è venuto di nuovo giù lo sportello della caldaia".
Tiriamo su la tapparella, ci avventuriamo sul terrazzo, e infatti la caldaia è scoperchiata, senza il suo sportello.

Ma lo sportello dov'è?
Non è sul terrazzo.
Non è giù di sotto, o almeno da qui non lo vediamo, coi terrazzi dei piani sottostanti che limitano la visuale.
Non è sul tetto della casa vicina (che è un po' più basso del nostro terrazzo), o almeno con quel buio non si vede.

Il Ghigo si arma di giaccone ed esce alla ricerca. Cinque minuti dopo, torna con lo sportello sottobraccio.
"L'hai trovato! Era qui di sotto?"
"Era in mezzo alla strada".
Quindi lo sportello è volato via dal nostro terrazzo, è passato sopra il tetto dei vicini, se lo è percorso tutto filato, ed infine è piombato giù in strada.
Non abbiamo potuto non ringraziare tutti i santi per il fatto che evidentemente in quel momento non passava nessuno. Lo sportello non è pesantissimo, ma è pur sempre fatto di lamiera che, se arriva di spigolo addosso a una macchina, un pedone o un tizio in bicicletta, può accoppare il povero malcapitato.
Già mi vedevo in galera per omicidio preterintenzionale o qualcosa del genere... già mi vedevo confessare che sì, lo sportello si era già staccato, in passato.

Stasera, al mio ritorno da un impegno fuori città, il Ghigo mi dice: "Ah, oggi ho dato una sistemata allo sportello della caldaia, adesso non si muove più".
Io: "Viti e bulloni?"
Lui: "Nastro americano".

Esteticamente non sarà il massimo della vita, ma non c'è dubbio sul fatto che TIENE. Diciamo pure che non si muove nemmeno a forzarlo con un piede di porco.
Evidentemente il Ghigo ha deciso di non voler più rischiare che ci scappi il morto (poi se finiamo in galera, chi le bada le micie?) e ci è andato giù pesante. Tanto di cappello.
Però, la prossima volta che dobbiamo dare un ritocco alla pressione dell'acqua nell'impianto dei termosifoni, voglio proprio vedere come facciamo...

giovedì, novembre 20, 2008

London calling

Obiettivo generale: vacanzina londinese pre-natalizia.

Obiettivi specifici:

1. Maria Friedman in "Re-Arranged", ai Trafalgar Studios. L'abbiamo già vista alla Menier Chocolate Factory e siamo usciti entusiasti. Un bis ci vuole proprio. Un'oretta e mezza senza interruzioni di cabaret come sa farlo lei, tra musica, recitazione e improvvisazione. Sta in scena solo dal 4 dicembre al 4 gennaio, chi è interessato approfitti finché può...

2. "Avenue Q". Questo non ha bisogno di presentazioni, ma visto che a fine marzo chiude, un'ultima occhiata gliela darei...

3. "Sunset Boulevard" al Comedy Theatre, perché sono ANNI che dispero di poter vedere questo musical, poco rappresentato per via degli alti costi di produzione... e invece adesso le produzioni di Sunset sbucano come funghi: ma questa è la più vicina e la più comprensibile, essendo in lingua originale (l'alternativa in questo periodo è il tour olandese).

4. "Piaf" al Vaudeville Theatre, perché non ho mai sentito Elena Rogers dal vivo e perché gli one-woman.show di solito mi piacciono molto.

5. "La Cage Aux Folles" al Playhouse Theatre, perché non l'ho mai visto e perché questa produzione vanta recensioni superbe.

6. "Chicago" al Cambridge Theatre: non ho idea di chi ci sarà nel cast ma tornerei a vederlo anche se fosse interpretato da Nonna Abelarda, visto che sarà l'ultimo per qualche tempo, ed è l'unico della mia "triade del cuore" (Cats, Follies, Chicago) ad essere attualmente in scena.

Eh, poi lo so che c'è tanta altra roba, lo so... adesso vediamo quanti giorni possiamo rimanere da quelle parti, va bene?

mercoledì, novembre 19, 2008

Lavori in corso

Questo, ringraziando tutti i santi, ormai è andato...




















...mentre salutiamo con immensa gioia il ritorno di Zatch! ^___^

Tutti cuggggini

Al fatto che giornali, telegiornali e talk-show campino su notizie di cronaca più o meno nera, più o meno morbosa, non ci faccio nemmeno più caso.
Mi stupisce però la tendenza (recente? forse no, però io l'ho notata da poco) a chiamare i protagonisti di certe vicende troppo spesso per nome, manco fossimo tutti loro amici o parenti. Beppino, Eluana, Amanda, Meredith, Olindo, Rosa...

Quando poi non si arriva al soprannome: "Elu", "Metz"...
Ma chi è, tua cuggggina?!?

Immagino che la molla psicologica, sotto sotto, sia simile a quella che conduce certi fan a fare la stessa cosa con i personaggi dello spettacolo per cui stravedono. "Gigi è stupendo", "Raffaella è sempre sulla cresta dell'onda", "Billy è tanto sensibile"... e certo, perché sono amici tuoi, li conosci di persona, ci esci a mangiare la pizza.

"Conosco (o faccio finta di conoscere) persona famosa, ergo sono un po' famoso anche io".
Che poi la persona famosa sia un cantante o un omicida (o la vittima di un omicida), è cosa marginale.

Tornare a chiamare la gente con nome e cognome no, eh?
Figuriamoci, troppa fatica.

domenica, novembre 09, 2008

The Cats Will Know















The Cats Will Know

di Cesare Pavese

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l'alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole -
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l'alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell'alba,
viso di Primavera.

sabato, novembre 08, 2008

Ops, sorry

Mica bello, segnalare in un post che si ha a che fare con una cosa grossa e che si è un tantinello tesi, e poi non dire più niente in merito. Ehm, ehm.
Okay, per ora è andata, diciamo che sono sopravvissuta. Il resto, lo saprò in tempi non troppo biblici. Prima o poi vi aggiorno sul serio, per ora la scaramanzia vuole la sua parte.

domenica, novembre 02, 2008

Fingers crossed

Domani giornata importante.
Speriamo che tutto vada bene, speriamo speriamo speriamo.
Senti, tu, parlo con te: se per caso stai ancora razzolando da queste parti, tienimi d'occhio e metti una buona parola.
Ci conto, eh?

sabato, novembre 01, 2008

Sto invecchiando

"Sto invecchiando" è la frase di rito che tira fuori la mia amica Monica quando vuole lamentarsi di qualcosa e ridere di se stessa dicendo che un tempo era più tollerante, meno irritabile, più "vivi e lascia vivere".
Se dunque lo scorrere del tempo è causa di irrigidimento e intolleranza, allora ultimamente anche io sono mostruosamente invecchiata, e ci sono svariate cose / persone / situazioni che non sopporto più.
Nell'ordine...

Mi hanno stufato i "protestatori", di ogni genere: sindacati, politici, associazioni, occupanti, rompipalle vari che per qualsiasi cosa non trovano di meglio da fare che fischiare, battere mani e piedi, urlare slogan, insomma un gran casino. Questo governo non sarà il massimo della vita, ma in puri termini di comunicazione, al confronto di 'sta gente sta facendo un figurone (nonostante la suddetta gente abbia un sacco di spazio sui mass media).

Mi hanno stufato i "partigiani", quelli che invece di affrontare gli argomenti con uno straccio di raziocinio, modellano le loro opinioni sulla base di preconcetti culturali e politici. In questo calderone ci stanno i vari Santoro, Fede, Feltri, Travaglio, insomma tutti quelli che vedono il mondo in bianco e nero, e hanno pure il coraggio di farlo con quell'aria da puzzetta sotto il naso che nemmeno vivessero nelle fogne di Bucarest.

Mi ha stufato la categoria dei parenti acquisiti, non dico i miei (pochissimi) che se ne stanno fin troppo nel loro, ma la categoria in generale, che ultimamente nel mio giro di amicizie e conoscenze ha pretese da far rizzare i capelli in testa. Certe volte una ha già le sue difficoltà a relazionarsi con il marito, figuriamoci con la di lui madre, sorella, cugina e quant'altro. Un parente acquisito, se non è comunque una persona piacevole per carattere, modi, interessi o altro, per quel che mi riguarda vale meno del due di coppe quando comanda bastoni.

Mi hanno stufato i blogger più o meno famosi (scrittori, sceneggiatori, artisti, disegnatori, compositori...) che invece di usare i loro blog per parlare del loro lavoro, li usano per giustificare il loro lavoro quando non riscuote gli sperati consensi da parte di pubblico e/o critica, e soprattutto cercano di farlo con tale casuale nonchalance da risultare automaticamente ridicoli e semplicemente incapaci di accettare le regole del gioco.

Mi ha stufato la frequente mancanza di chiarezza di ministri, banchieri ed economisti sulle conseguenze della crisi finanziaria per quel che riguarda i piccoli risparmiatori: non ho niente da eccepire sulle misure straordinarie che sono state adottate, ma secondo me le idee chiare sul destino (non necessariamente catastrofico, sia chiaro) dei propri risparmi non le hanno in molti.

Ma più di tutto mi hanno immensamente stufato Papa, cardinali, vescovi, CEI, e tutto quel serraglio lì, quando parlano e straparlano di questioni sempre più complicate e delicate come accanimento terapeutico, terapia del dolore, eutanasia et similia. Argomenti dalle centomila sfumature, ma loro no, quando mai ammettere che c'è caso e caso, sempre dritti come una lancia, sempre difendere la vita ad ogni costo e la divina (e solo divina) patria potestà sulla suddetta vita. Quando uno di loro si ammalerà di qualche roba grave e finirà in un letto d'ospedale a gridare per il dolore, sarà interessante vedere se davvero saprà resistere senza invocare di farla finita. Per carità, so di gente che ne è stata in grado, gente che ha resistito e non ha mollato neanche per un attimo; ma pretendere che tutti debbano condividere un tale spirito di sacrificio e una tale fedeltà a un ideale che non condividono... insomma, perché?!

lunedì, ottobre 27, 2008

Sentivo giusto la mancanza

Mi sono imbattuta in questo trafiletto su un quotidiano online:

Irruzione alla borsa di Francoforte
Un blitz che ha sorpreso tutti, anche gli uomini della sicurezza, attentissimi di solito ad impedire l'ingresso ai non addetti ai lavori. Alla borsa di Francoforte sono arrivati gli attivisti del movimento anti-establishment per denunciare il tracollo dei mercati finanziari.

Ah, complimenti. Meno male che c'erano loro a "denunciare", se no il tracollo dei mercati mica lo notava nessuno.

martedì, ottobre 14, 2008

Eventi di portata storica

Fugaci momenti di gloria nel fare l'adattamento dei dialoghi di una serie a cartoni animati di stampo romantico/umoristico, caratterizzata da una vaaaghiiissiiimaaa tendenza ad allungare il brodo...

ALLELUJA SI SONO BACIATIIIIIIIIIII!!!

Dopo appena diciotto puntate, dico DICIOTTO, i due bradipi protagonisti sono riusciti a scambiarsi il loro primo bacio!!! Gaudio e giubilo nei cieli e sulla terra, NON SE NE POTEVA PIU'!!!

Adesso hanno altre sei puntate per mandare tutto a puttane, ricominciare da capo il corteggiamento e, se gli dèi sono propizi, rimettersi insieme (magari prima che ripassi la cometa di Halley). Per il mondo c'è ancora speranza.

domenica, ottobre 12, 2008

Oddio che weekend...

Venerdì sera cinema, FINALMENTE per vedere Mamma Mia!, che rivedrei cento volte anche subito, e questo non è un evento di chissà quale rilevanza, ma per una stakanovista di clausura come me, non è nemmeno una cosa da scartare.

Ieri ho fatto la scoperta più inaspettata e sconvolgente che l'intero pianeta potesse riservarmi, e no, non scrivo di cosa si tratta perché ancora ci sono alcune cose da chiarire, ma la data dell'11 ottobre è di quelle da segnare sul calendario.

Oggi infine ho ritrovato la voglia di mettermi a lavorare su una cosa che ultimamente proprio non mi ispirava nemmeno da lontano, ma soprattutto ho passato tutta la giornata in un'alternanza di stato catatonico ed euforico che spero non duri troppo a lungo, se no vado in manicomio.

Mi rendo conto che è un post criptico, perdonatemi, ma mi tocca scriverlo così. Più avanti ne verrò a capo meglio.

venerdì, settembre 19, 2008

Tele2, se sei in ascolto...

...il motivo per cui intendo disdire il contratto con te è che ne ho i coglioni pieni dei tuoi centralinisti che mi telefonano per chiedermi se voglio disdire il canone, attivare la preselezione automatica, informarmi sulle nuove offerte, e altra roba varia.

Sì, avevo fatto un contratto con te perché lo trovavo vantaggioso.
Sì, lo disdirò entro la fine dell'anno perché mi hai rotto le palle.
E perché il mio tempo ha un valore economico non indifferente, quindi tutti i minuti che PERDO rispondendo alle tue telefonate, vanno automaticamente ad azzerare (se non peggio) il vantaggio che il tuo contratto mi procurava.

Quindi stammi fuori dalle palle.

E' abbastanza chiaro, o devo ripeterlo ad altri ventimila centralinisti?

giovedì, settembre 11, 2008

A testa china sul PC

Tanto per farvi capire che i periodi di latitanza da questo blog hanno praticamente sempre ragioni lavorative, ecco una minicarrellata.

Lavoretti passati (Happy Lucky Bikkuriman)...



...presenti (Lovely Complex)...



[NOTA: in rete non c'è la sigla di Lovely Complex, che è deliziosa. Ho trovato solo i soliti, patetici mischioni di immagini e sottofondi musicali.]

...e futuri (nuove puntate di Zatch Bell).

giovedì, agosto 21, 2008

Recensione libro: "Mani nude"

Tanto per andare dritti al punto: bello bello.
Già Paola Barbato scrive in un modo che a me piace, già mi ero goduta il primo romanzo Bilico, già ho letto sue storie di Dylan Dog niente male, ma con questo Mani nude mi ha proprio colpita.
C'è un contesto (gli incontri clandestini e le organizzazioni criminali che li gestiscono) e ci sono dei personaggi, inseriti in questo contesto a seconda dei ruoli che ricoprono. Anzi, molti di loro (quasi tutti) si identificano talmente tanto con il proprio ruolo che non hanno più nemmeno un nome bensì un soprannome, insomma un nome in codice che contribuisce a spolverare via la loro identità precedente in favore di quella nuova.
Però. Però, poi, quella benedetta identità non scompare mai del tutto e insiste a fare capolino, perché quello non vuole sentire parolacce, quell'altro vuole fare l'amicone a tutti i costi, quell'altro ancora è geloso di qualcuno in relazione a qualcun altro, e ce ne fosse uno, dico uno, che risulti un pochettino stereotipato, uno zinzinino macchietta, una mollichina tagliato col coltello. No, macché. Talmente veri da fare impressione, perché le botte da orbi e gli snuff movies dai cattivi da operetta te li aspetti, ma da persone vere te li aspetti di meno (anche se sai che ne esistono, di persone vere che in 'ste cose ci sguazzano).
Ti aspetti anche meno gli eventi, man mano che accadono. Mezzo libro a farti credere che ormai il giochino l'hai capito e l'andazzo sarà più o meno in un certo modo, poi l'altro mezzo a scombinarti le carte in continuazione, a prenderti per mano (no, meglio: a trascinarti per un polso) e a costringerti a riorganizzare tutto il tuo riassunto mentale, pagina dopo pagina. E sei talmente presa da questo lavoro di interpretazione e re-interpretazione, sei talmente intenta alla lettura, che arrivi a un certo punto in cui leggi, su una pagina bianca, una sola parola: "Due".
Ti chiedi: oh questa poi, ma fino ad ora non avevo mai cambiato capitolo?
E no, che non l'avevi cambiato, ti eri sorbita tipo 300 pagine senza nemmeno accorgerti che erano appunto tutte in fila, senza sosta.
Da lì, altro tour de force di lettura, le cose sembrano cambiare, poi rimanere uguali per un po', ma lasciandoti ben capire che qualcosa deve succedere, che una vera soluzione non può esserci, che 'sti personaggi ancora non hanno dato tutto quello che potevano, che perfino le comparse meno presenti un ruolo importante ce l'hanno (la ragazzina?! pure la ragazzina adesso! e però il cane no, eh? no, Paola ti prego, tutto quello che vuoi ma il cane nooo!), che il bello deve ancora arrivare.
Altra pagina bianca: "Dieci".
Come, dieci? Uno, due, e dieci? Eh. proprio così.
Andiamo pure avanti con il dieci, allora, la parte in fondo meno interessante, perché 'sta menata dei combattimenti quasi speravo di essermela lasciata alle spalle, erano i personaggi e le loro motivazioni più o meno inaspettate a interessarmi, di scontri ne erano già stati descritti diversi, e di ossa rotte, milze spappolate e occhi cavati dalle orbite avevo già fatto il pieno. Ma va bene, andiamo avanti, arriviamo in fondo, che sarà mai qualche cadavere in più o in meno, adesso voglio proprio sapere cosa faranno e perché lo faranno.
Scoprirlo è affare di un Minuto, tanto per fare un patetico giochino di parole. Anzi, un minuto e due pagine. La cosa sbagliata fatta dalla persona sbagliata chiude tutto quanto, bàm, sei a pagina 430 e il meglio che riesci a fare è ridere sonoramente di te stessa fino alle lacrime perché ti sei lasciata fregare (come peraltro era successo, a suo tempo, a pagina 142 di Bilico), sorprendere, stupire. E lo stupore, quando leggi un libro, è un regalo che ti viene elargito sempre più raramente. Quei regali che custodisci con affetto ma al tempo stesso non vedi l'ora di condividere.
Inizio già a pensare a chi regalarlo, quest'attimo di stupore "allegato" a Mani nude, e pregusto la sua, di risata.

lunedì, agosto 11, 2008

Ottobre?!?

No, un attimo... fatemi capire...
Tutto il mondo ha visto questo film già dal mese scorso, e in Italia dobbiamo aspettare il 3 ottobre?!?
Signùr...

venerdì, agosto 08, 2008

Dentisti, dottori e politica

Oggi il Ghigo mi raccontava di un suo conoscente che fa il dentista e abita in un paesottolo minuscolo della pianura padana, fra canali, nebbia e zanzare. Il paesottolo conta una quantità miserrima di abitanti, talmente miserrima che questo tizio non è UN dentista, ma IL dentista del paese. Oltre che dentista, è anche IL medico di base, insomma quello della mutua, e per qualche anno ha svolto pure la mansione di assessore a non so cosa.

E raccontava: "Mi avrebbero anche chiesto di fare il sindaco ma onestamente non è possibile, è un incarico troppo gravoso e se lo accettassi, poi non riuscirei più a fare il medico come si deve".

C'è di che riflettere, per diversa gente...

Iniziamo pure a sbavare

La colonna sonora mi pare abbastanza repellente, ma per il resto... minkia.
Mi rimane il solito dubbio: per buona che sia la sceneggiatura, col capitolo IX come la mettiamo?

Tremonti qualche buona idea ce l'ha

Ho parlato pochissime volte di politica in questo blog, perché non è uno dei miei interessi principali. Anzi, per dirla tutta, io sono di un tale relativismo in questo ambito, che farei solo molta confusione. In teoria sarei tendenzialmente di centro-destra, ma poi in pratica condivido molte "battaglie sociali" che, non so per quale distorta visione manichea delle cose, appartengono a ben altri schieramenti politici (ad esempio, se dipendesse da me, legalizzerei i matrimoni gay anche adesso).

Sono comunque a favore del libero mercato e della libera impresa, sicché guardo con interesse a qualsiasi cosa vada nella direzione di semplificare le regole e responsabilizzare i diretti interessati (anche quando nella pratica questo pensiero mi si ritorce contro), e sono anche a favore di una situazione politica chiara e stabile, dove la maggioranza governa, l'opposizione fa l'opposizione, e i mini-micro-partitini spariscono dalla faccia della terra (sicché, da questo specifico punto di vista, le ultime elezioni per me sono state un godimento atomico).

Ad ogni modo, sia chiaro, NON condivido ogni passo dell'attuale governo: però un paio di "nod nod" mi sono scappati, leggendo l'articolo di Reuters che riassume le linee guida della finanziaria appena approvata. Per l'esattezza, è questa parte che mi piace davvero tanto:

ENTI LOCALI: CAMBIA PATTO STABILITÀ INTERNO, STOP DERIVATI
Dal nuovo patto di stabilità interno con gli enti locali arrivano risparmi da circa 3 miliardi nel 2009, 9 nel 2011. Previste sanzioni per chi sfora nei saldi e premi per gli enti virtuosi. Taglio del 30% sugli stipendi dei sindaci che non rispettano il patto. Stop per almeno un anno all'utilizzo di derivati da parte degli enti locali e alle emissioni bullet con rimborso di capitale e interessi alla scadenza.

Non sono i tagli agli enti locali che mi mandano in brodo di giuggiole, anche perché non ho gli strumenti per capire se siano effettivamente una buona idea oppure no. Ma il resto mi piace davvero.

- Sei un ente locale sprecone, il cui bilancio a fine anno dimostra incompetenza? SANZIONE.
- Sei un ente locale ben amministrato? PREMIO.
- Sei un sindaco incapace, che ha messo insieme una giunta inadeguata all'amministrazione del tuo Comune? SANZIONE CHE PESCA DIRETTAMENTE DALLE TUE TASCHE.
- Sei un sindaco (o un assessore, o una giunta) e vorresti fare i giochini in borsa e investire in warrant e derivati, ovvero in strumenti finanziari rischiosi e complicati anche per chi di mestiere lavora negli uffici titoli delle banche? NON CI PENSARE NEMMENO.

Poi, per carità: 'sta finanziaria non è tutta rose e fiori. E dentro 'sto governo ci sono certi personaggi che... roba da commedia napoletana (o meneghina). Ma l'idea che i responsabili della cosa pubblica (sì, insomma, quella che dal momento che è di tutti, è come se non fosse di nessuno) siano veramente responsabili, e costretti a PAGARE se fanno delle stronzate, che ci posso fare, è il genere di cosa che mi dà gusto.

Che fate sabato sera?

Se passate da queste parti e vi va di sbafarvi una cena, ascoltare musica e fare due chiacchiere, io sono qui (Bagno 47/48, ristorante "Il basilico", Rimini).

giovedì, agosto 07, 2008

Brutto segno



Umpf. Quando mi viene la tentazione di rileggere questo (superbo) libro, significa che sto rientrando in una delle mie fasi nichiliste. Speriamo che passi presto.

sabato, agosto 02, 2008

Bello senz'anima

Che posso farci? Non mi ha entusiasmata.

I comprimari, sì. Inutile tessere le lodi di Heath Ledger, lo hanno già (giustamente) fatto tutti. Inutile puntualizzare quanto sono bravi Michale Caine e Morgan Freeman, niente di nuovo sotto il sole. Inutile anche sospirare di sollievo all'idea che Maggie Gyllenhaal abbia sostituito lei, lì, come si chiama, non mi ricordo, quella morettina insipida dell'altro film.

Però, però... quanta carne al fuoco, tanta, troppa. E la genesi di Due Facce, e il Joker che stesse mai fermo e zitto un minuto, e uno sbarello di mafiosi che la metà bastavano, e i poliziotti corrotti, e il contabile che scopre l'identità di Batman per caso, e la famiglia di Jim Gordon in pericolo... e in tutto questo, Batman nemmeno ho capito dov'era e se c'era.

Bello il costume, per carità, e bella Gotham, belle le vetrate, le strade, le luci. Tante belle cose, ma del film, più che "carino" non riesco a dire.

La classe non è acqua

Stavo archiviando un tot di vecchissima posta elettronica e ho ripescato una mail di cui quasi non mi ricordavo più.

Quasi.

Diverso tempo fa, capitò che un mio collega avesse inviato a un certo numero di editori una proposta pubblicitaria, che in soldoni diceva: "se vuoi ci sono degli spazi pubblicitari disponibili sulla nostra rivista, costano così e cosà, speriamo che l'offerta ti interessi".

Come sempre, alcuni dicono di sì, altri dicono di no. Tutto normale.

Un bel po' di mesi dopo, succede che sulla rivista venga pubblicata una recensione negativa su un fumetto pubblicato da uno degli editori che avevano risposto di no. Anche questo è normale, le recensioni negative sono sempre esistite, e prima o poi toccano un po' a tutti.

Il numero esce, e dopo un po' mi arriva una mail dall'editore in questione, che chiede: "Questo è ciò che otteniamo per non aver acquistato spazi pubblicitari?"

Bella, l'editoria a fumetti (e non sto parlando solo di quella italiana).
A volte, basta che uno stia seduto su una poltrona un po' più grande delle altre, e si sente in dovere di mostrare al mondo quanto è figo, cinico e spavaldo.

Oppure - punti di vista - quanto è un completo cazzone.