lunedì, giugno 09, 2008

Ricordi da Bognor Regis

Due piccole perle che risalgono a un paio di mesi fa, quando ero in Ingihlterra per vedere un festival di cinema indipendente e stare nella giuria della sezione competitiva per cortometraggi di animazione.

Perla numero uno. Mi guardo questo film intitolato Donovan Slacks, una coproduzione inglese, turca e non so che altro, molto più gradevole e visionabile di quanto mi fosse stato prospettato, con tanto di colonna sonora struggente e malinconica.
Insomma arriva un dialogo, fra il protagonista e la pescatrice di cui è innamorato, che suona più o meno così:
«Hai davvero bisogno di me... o mi stai solamente usando?»
«Tutti usano tutti, prima o poi. L'importante è essere sicuri che coloro che ci usano siano persone che ci piacciono.»
Questa cosa mi si è piantata nel cervello e non se ne va più.

Perla numero due. Fra i cortometraggi animati che ero chiamata a giudicare c'era tale Pushkin, realizzato da Trevor Hardy. Una delizia. Ha vinto proprio lui, e ne sono stata davvero contenta. Ecchelo qua: godetevelo.

domenica, giugno 01, 2008

Tornata

Giusto una comunicazione di servizio, per avvisare che sono di nuovo in zona, ormai da qualche giorno, ma ancora piallata dal jet-lag, a cui ho una resistenza davvero infima (sarà l'età).
Per chi non lo sapesse, sono stata una dozzina di giorni a ricaricare le batterie in Canada, prima a Toronto e poi a Vancouver. Dopo la sortita di quest'estate l'avevo detto che volevo tornare, no? E quindi l'ho fatto. E lo farò ancora. In fondo il volo non costa un'esagerazione, e una volta in loco ho amici che mi aiutano a spendere il meno possibile sul fronte vitto e alloggio.
Tra l'altro, prima del giro canadese, mi era toccato anche un giro inglese, mezzo di lavoro e mezzo di svago. Ho avuto occasione di soggiornare a Bognor Regis, sulla costa sud, e mi sono goduta il tepore e la brezza di un posto di mare in bassa stagione, con lunghe passeggiate solitarie, riflessi di sole sull'acqua del mare, e tanta musica che diversamente non avrei mai ascoltato con la stessa attenzione.
Per quel che riguarda la trasferta oltreoceano, temo di non essere in grado di spiegare quanto e come sono stata bene. In Canada ci ho lasciato un pezzo di cuore, strappatomi direttamente dal torace senza troppi riguardi, e questo è tutto quel che riesco a mettere insieme su quei giorni. Ma senza rimpiangerne neppure un secondo.

domenica, maggio 11, 2008

Ma santa pazienza...

...dimmi un po' tu se, di nuovo, devo farmi dare lezioni da Garth Ennis.

Non è uno sceneggiatore di quelli che adoro: è solo uno di quelli che mi piacciono. E uno che, anche se ricicla spesso le stesse idee, lo fa con uno stile ormai collaudato e di cui è totalmente padrone. Insomma, non sarà uno di quelli che tirerebbero fuori una mega-sceneggiatura anche dalla lista della spesa, ma, per dirla come la direbbe lui, ci va fottutamente vicino.

Poi, ogni tanto, mi costringe a spostare la mia attenzione dalla forma delle sue storie al contenuto, e nonostante un serie di eccessi, sbruffonate e panzane varie, infila dentro ai suoi fumetti pillole di buon senso al quadrato, che dopo averle lette sembrano tutte l'uovo di Colombo, ma prima lo sembrano molto meno.

Così va a finire che, persino in un volume ben poco significativo come Midnighter: macchina per uccidere, che ha a che fare con la solita storia dei viaggi nel tempo e delle possibili (o impossibili) modifiche agli eventi, mi ritrovo un insieme di frasi che, cucite insieme, compongono il seguente pistolotto: "Il passato è un po' bastardo. La gente ama l'idea di cambiarlo, crede che sia il modo per risolvere tutta la loro merda. Ma è inevitabile: è passato, è finito, e non può essere aggiustato come il lavoro fatto male di un idraulico. La gente fa schifo, il passato fa schifo. Ma non è una buona scusa per non voler cambiare il futuro. Cambiare ciò che è già successo non funziona: la maggior parte delle volte sono solo idioti troppo pigri per non cambiare quello che deve ancora venire".

Sarà anche un pistolotto farcito di banalità, ma è proprio il genere di fottuta risposta che volevo oggi.

sabato, maggio 10, 2008

Intermezzo isterico

Sgrunt.

Qualcuno mi spiega perché questo maledetto amor proprio / narcisismo / egocentrismo atomico che mi porto dietro dalla nascita, mi impedisce così tanto spesso di fare le cose nel modo migliore in assoluto, e mi spinge a fare le cose nel modo migliore per me?

Possibile che quando uno identifica un proprio difetto, un lato del carattere brutto, non sia quasi mai in grado di limarlo, di plasmarlo, di ridurlo ai minimi termini, di evolversi?

Davvero siamo così tanto immutabili? Ma per favore! Qualsiasi idiota è capace di dire "io sono così, punto e basta", ma questo significherebbe rinunciare in partenza alla possibilità di cambiare e migliorare.

Sono davvero stufa di sentirmi un'idiota qualsiasi, eppure il dato di fatto è che alla mia tenera età non vedo grandi margini di cambiamento.

lunedì, aprile 28, 2008

Brutta china all'orizzonte...

Oggi ho segnato la tacca delle undici ore di lavoro praticamente consecutive.
Me ne aspettano altre tre dopo cena (se va bene).
Domani, penso idem.
Mercoledì mattina, lavoro. Mercoledì pomeriggio, trasferta a Bologna, poi albergo, poi sveglia alle cinque del mattino, poi aereo, poi trasferta in Inghilterra.
Dormire come si deve, inizia a diventare pia illusione... -__-

sabato, aprile 26, 2008

Lezioncina da non dimenticare

E' ormai diverso tempo che ho appreso questa lezioncina, ma ora mi rendo conto che non l'ho mai appuntata sul blog, dove peraltro alcuni lettori potrebbero intuire il motivo di qualche mio cambiamento più o meno recente.

Allora...
Un po' di tempo fa, non specificherò quanto, mi sentivo alquanto insoddisfatta in un certo settore lavorativo. Avevo la sensazione (più o meno giustificata) di navigare a vista in un mare di approssimazione, improvvisazione, pressapochismo... insomma tutte cose che finivano per corrodere e far scadere anche gli aspetti positivi della situazione, che pure esistevano.
Ma ho tirato dritto senza esporre queste perplessità, ho pensato che margini di miglioramento ormai non ce ne fossero, ho ritenuto che fosse inutile affrontare la cosa.

Quando poi mi è stata offerta l'occasione di sfruttare un'alternativa, in un ambiente simile ma decisamente più organizzato sotto il profilo delle cose che "di là" mi infastidivano, ho preso l'occasione al volo. Professionalmente è stata una scelta che tuttora non rimpiango se non in minima parte, personalmente invece ho constatato che la mia scelta ha causato dispiacere a una persona (in realtà a diverse, ma per vari motivi una in particolare era quella più colpita).
La quale persona, posta di fronte alla mia scelta, non ha ritenuto opportuno espormi le sue perplessità e il fatto di essere stata almeno in parte ferita da me.

Risultato: ci sono voluti mesi perché io mi rendessi conto, annusando qui e là, che il mio operato non era stato preso bene. E mentre io me ne accorgevo e cercavo di capire se e dove avevo sbagliato, succedevano altre cose parecchio brutte, del tutto indipendenti da me, che però in circostanze diverse mi avrebbero vista in prima linea a reagire e a dare una mano (se possibile) a chi da queste cose brutte veniva ferito. Invece, non sapevo e non agivo.

E tutto questo perché?
Perché quando io ero insoddisfatta e pensierosa, non l'ho detto alla persona di cui sopra.
E quando la persona di cui sopra è rimasta dispiaciuta dalle mie azioni, non me lo ha detto.

La lezione, quindi, è semplice: mai tacere.

Se davvero si parla di persone che tengono le une alle altre, mai tenersi le cose dentro.
Quando si provano sensazioni importanti e persistenti, nel bene e nel male, sempre tirarle fuori. Se sono sensazioni belle (affetto, speranza, fiducia...), fa sempre bene sentirsele riportare. Se sono sensazioni brutte (insoddisfazione, dubbio, dispiacere), significa che c'è un problema e quindi bisogna almeno tentare di risolverlo. Altrimenti prima o poi i nodi vengono al pettine nel modo peggiore.

C'è un rovescio della medaglia?
Parziale. E' il concetto di "non te ne faccio più passare una".
E' un eccesso? Forse. Le punte hanno bisogno di tempo per essere smussate, e le lezioni hanno bisogno di esperienza per essere apprese e messe in pratica senza trasformarle in ciechi comandamenti.
Ma il punto di partenza, sono veramente convinta che sia giusto.
Mai tacere.

Mica facile

Una volta, tanto tanto tempo fa, l'idea di scrivere storie e magari sceneggiare fumetti non mi dispiaceva. Anzi, avevo pure cominciato... a scrivere storie, dico. E avevo iniziato a imparare qualcosina sull'arte della sceneggiatura. Anzi, di più: avevo iniziato a imparare dal più bravo sceneggiatore del mondo.

Poi, ormai più di dieci anni fa è successo qualcosa, e tutto è cambiato. Fine dell'ispirazione, fine del gusto per lo scrivere, fine dell'afflato creativo: perché va bene che spesso nella scrittura c'è tanto tanto tanto mestiere e poco poco poco sentimento, ma almeno quel poco bisogna pure che ci sia.

Insomma, un blocco. Il classico, maledetto blocco. La sensazione che nulla valga la pena. O che, al contrario, pochissime cose valgano la pena, ma poi la valgono talmente tanto (perché sono cose intense, enormi, importanti) che non sarei mai in grado di tirarle fuori in modo da rendere loro giustizia. Scriverei una certa frase, e chi legge ne capirebbe un'altra.
La sensazione persistente che non possa funzionare, che non servirebbe. E non dico che non servirebbe agli altri, ma proprio non servirebbe a me stessa: perché, quando anni e anni fa scrivevo, mica lo facevo sperando di pubblicare: mi mettevo semplicemente davanti al PC e partivo per la tangente e mi appassionavo, mi divertivo, passavo del tempo in un modo che mi piaceva. Non mi serviva altro.

Il blocco ha iniziato a sgretolarsi leggermeeeeente e lentameeeeente due o tre anni fa. E' fatto di una specie di cemento armato che si disgrega a spizzichi, a momenti, alla boia d'un giuda. Quando gli pare a lui. E con altrettanta imprevedibilità si ricostruisce i pezzetti che cadono. D'accordo, facendo una media posso dire che è più la materia che si sgretola, rispetto a quella che si ricostruisce, quindi a lungo andare dovrei recuperare la capacità di stare davanti al PC a divertirmi. Anzi, in parte l'ho già fatto buttando giù le minisceneggiature di alcune strisce umoristiche sui musical, per un progettino che però devo rimettere in piedi (fino all'anno scorso, né io né la persona che pensava ai disegni eravamo in grado di conciliare questa cosa con gli altri impegni di lavoro... poi con tutto il trambusto dovuto alla malattia e alla morte di mio padre, figuriamoci se ci sono tornata sopra).

Qualche mese fa, un bel pezzo di mattone è caduto tutto in una volta. Un'amica mi aveva chiesto se avrei potuto scrivere un breve quadro teatrale, su un determinato tema, perché voleva mettere in piedi un nuovo spettacolo di prosa con la sua compagnia amatoriale. Eravamo a cena fuori, sono tornata a casa verso mezzanotte. Mi sono piazzata al PC per appuntarmi due o tre cose che erano venute fuori nella nostra conversazione... e alle tre e mezza ero ancora lì, a scrivere come una forsennata, perché mi era già venuta l'idea, quell'idea che cercavo, proprio quella che secondo me si adattava alla richiesta dell'amica.
Poi il suo progetto teatrale è andato a monte per ragioni sue, ma io intanto avevo passato tre ore e mezza a scrivere di getto, di passione, di viscere. Non mi sentivo così bene da tanto di quel tempo. Non mi interessa se quel canovaccio sia venuto bene o male, non è quello il punto, anzi è senz'altro una cosa modesta. Ma intanto l'ho scritto, non è rimasto un'accozzaglia di appunti, l'ho proprio scritto. Per davvero!

Ora i mesi passano e io ogni tanto sento quel pizzicore in fondo allo stomaco, sento il baluginare di un'ideuzza, un leggero fremito alla punta delle dita. So di cosa vorrei raccontare, so che vorrei mettere in piedi un contesto di fantasia nel quale riversare pensieri e sensazioni fin troppo reali, so che vorrei recuperare un immaginario che mi appartiene da sempre e che di anno in anno muta e si trasforma, però senza mai abbandonare il suo nucleo originale.

I punti saldi quali sono?
Intanto vorrei una storia che parli prevalentemente di donne. Le vere protagoniste sarebbero tutte femminili. Certo, circondate da uomini, interagenti con uomini, amanti di uomini... ma la storia vera sarebbe la loro (e in un altro post spiegherò come mai).
Poi vorrei che ci fosse dell'azione. Azione epica, gloriosa, eroica. Quella che nel mondo vero non si trova quasi più da nessuna parte.
E poi vorrei storie che ruotassero intorno ai soli sentimenti per cui valga la pena stare al mondo, storie di fiducia anzi fedeltà, ma anche tradimenti e perdono, ma anche mera sopravvivenza e tutto cambia niente resta uguale, e prima parti prima torni, e amici diversi sono buoni in momenti diversi, storie di sentimenti a volte pragmatici e meschini, ma talmente umani da essere gloriosi a modo loro, storie di persone che sanno cosa vogliono e come, ma anche di persone che si dibattono nell'ansia e nel dubbio, la storia di chi non trova un senso alla propria vita e implora di poter almeno dare un senso alla propria morte...

Bè, come dire, sono di poche pretese.
Ma forse, un giorno, chissà.

giovedì, aprile 24, 2008

Il gioco delle parti

Negli ultimi... uhm... sei mesi circa, per ben QUATTRO volte dicansi QUATTRO, mi è capitato di andare a fare shopping.
Una volta in centro nella città dove abito, un paio di volte a Bologna, la quarta ieri a Lucca.

Adesso, sia chiaro, io DETESTO fare shopping PER ME. Mi annoio a morte. Non sopporto l'idea di perdere più di cinque minuti in un negozio di abbigliamento (cinque minuti? cin-que-mi-nu-ti?!? ma scherziamo? ma io c'ho da fare!!!) e digerisco a fatica l'idea che, se proprio mi servono un paio di jeans da mettermi addosso, è ragionevole provarli per evitare di fare un acquisto sbagliato. Fare le prove dei vestiti per me è quella cosa che mi fa perdere minuti e minuti di vita per un obiettivo che mi interessa quanto mi interessano le omelie papali la domenica.
Sì, d'accordo, si salvano quei rari casi in cui vedo una maglietta con un bel disegno che mi folgora (spesso pacchiano, truzzo e tamarro), mi si accendono gli occhi e penso "MIA!". Ma sono eccezioni.

Però ho scoperto che mi diverte andare a fare shopping con gli altri e godermi il loro divertimento. In particolare, lo strano soggetto che ho accompagnato di recente in giro per negozi ha un talento naturale per scovare abitini, vestitini, toppettini e tanti altri "ini", che se li mettessi io mi sentirei (e sembrerei) la Strega Bacheca, ma su di lei, vuoi per abitudine, vuoi per stile, vuoi per forma fisica, ammetto che funzionano una meraviglia (fermo restando che i vestitini per me restano una roba odiosa, scomoda, inutile e - la cosa in assoluto più detestabile - che ti costringe a portarti dietro una borsetta).

Risultato, mi ritrovo non solo a fare la voce della coscienza in termini economici, ma pure a fornire opinioni, e a volte perfino ci azzecco.
"Questo è troppo corto".
"Questo assomiglia a uno che hai già".
"Uhm... ti fascia un po' troppo i fianchi."
"Questo è troppo leggero per una freddolosa come te."
"Questo ti sta una meraviglia."
"Trasparente? Ma quale trasparente? Sei paranoica!"
"Questo non azzardarti a prenderlo, è troppo caro".

Credo perfino di aver sfornato un "Ma poi con che scarpe lo metti?", che detto da me è miracoloso quanto lo sarebbe per un matematico risolvere il Teorema di Fermat con il pallottoliere.

Resta divertente questa specie di gioco di ruolo che scatena sguardi di perplessità nelle commesse. Io sembro una specie di scaricatore di porto in visita a un museo d'arte contemporanea, con l'occhio a metà fra lo sprezzante e il superiore. Lei tutta moine e sorrisini, evidentemente preda di un delirante scompenso ormonale che causa shopping ossessivo-compulsivo, fruga disinvoltamente fra scaffali e attaccapanni come fosse roba sua.
"Provo questo, questo e anche questo, poi magari quello e possibilmente quell'altro".

Dal momento in cui il camerino viene colonizzato, a volte tocca a me fare la spola tra lei e la commessa. "Questo lo prende, questo no perché le ingrossa il sedere, di questo serve una taglia in meno, questo se ci fosse di un'altra fantasia..."
Le commesse non hanno mai ben chiaro se stanno parlando con un'amica, una segretaria, una guardia del corpo, una parente... c'hanno un po' l'occhio vitreo, che torna normale quando lei esce dal camerino per guardarsi meglio allo specchio. Allora si rasserenano, si tranquillizzano: hanno nuovamente davanti un soggetto canonico con cui possono parlare la stessa lingua, un prototipo collaudato di acquirente, uno standard riconosciuto di cliente divertita e vanitosa da intortare, un essere umano con cui sono in grado di instaurare una conversazione adatta al contesto.

Il massimo che riescono a ottenere da me è una cosa del genere:
"Questo no, è un po' troppo corto".
"Ma come, arriva appena al ginocchio..."
"Lei se lo vede corto".
"Forse con una taglia in più potrebbe..."
"E'. Troppo. Corto."
Sguardi feroci. Le poverine non si rendono conto che sto solo alleviando le loro sofferenze, perché se lei si mette in testa che è troppo corto (o peggio, il cielo non voglia, che le fa il culo grosso), possono star tranquille che non hanno speranza di venderglielo. Ma le buone azioni non sempre vengono premiate.

Devo darle atto che ha gusto (sempre per quel niente che ne capisco). L'ultima volta a Bologna ha comprato un abito che, se lo indossa in una certa occasione formale e di lavoro che dico io, possiamo considerare la serata ben riuscita fin d'ora.

Comunque, alla fine di queste trasferte perditempo ci ritroviamo a girare per la città cariche di pacchetti e pacchettini (tutti suoi), esibendoci in dialoghi come:
"Quello viola era bellissimo, vero?"
"Nah... costava un casino."
"Che c'entra, io dicevo solo che era bello. Magari più tardi ripassiamo da lì."
"Non vorrai tornare a prenderlo! Non te lo puoi permettere, costava un pozzo di soldi!!!"
"Eeeh, però se li meritava tutti."
"Maddeché? Ti faceva due fianchi come le Dolomiti!"
"Non è vero!"
"Ma certo che non è vero, scema."
"Eh?"
"Almeno, se ti dico così non lo compri."
"Vaffanculo."

Alla fine, come tante cose nella vita, è un gioco delle parti.
Tipo, che ne so...
Lei, Pretty Woman.
Io, Gegia.

sabato, aprile 19, 2008

Grandi soddisfazioni con antiche radici

Ieri, nel corso di un viaggio di lavoro, ho avuto occasione di incontrare e rivedere, dopo parecchio tempo, un amico che in passato, per un breve periodo, lavorò con me. Faceva parte di una squadra di ragazzi (ora non più sbarbini, eh no, il tempo passa anche per noi) che avevo messo insieme in una situazione abbastanza disperata, ma che avevo dovuto in qualche modo affrontare. Ovvero: prendere le redini di una rivista che era stata abbandonata dal suo direttore editoriale, per una serie di vicende che ovviamente vedevano torti e ragioni sia da parte sua che da parte dell'editore. Comunque fosse, a me era toccato il compito di rimettere in piedi questa rivista... diciamo pure un compito impossibile, dato il periodo e data l'inesperienza. Ma bisognava comunque provare.
Il risultato non mi hai mai soddisfatta in termini di durata: appena una decina di numeri... però mi ha lasciato enormi soddisfazioni in termini di lavoro di squadra. Molte delle persone che avevo coinvolto a suo tempo (vuoi perché le conoscevo di persona, vuoi perché erano conoscenti di conscenti) erano all'epoca studenti, o neolaureati, o semplici appassionati, tutti desiderosi di cimentarsi nella stesura di articoli o recensioni. Gente sveglia, attenta, curiosa, che si trovava sparsa per diverse città ma era contenta di avere questa cosa in comune e aveva palesemente una marcia in più.

Adesso, uno di loro è ricercatore universitario e sforna in continuazione libri (belli!) sui cartoni animati e i fumetti.
Un altro è un apprezzato sceneggiatore di cartoni animati, che ha lavorato anche per produzioni importanti.
Un altro è traduttore e adattatore di fumetti e serie animate giapponesi.
Un altro ha fondato un service di prodotti per l'editoria e gli audiovisivi, e si sta affermando come esperto di cinema d'animazione.
Un altro l'ho un po' perso di vista, ma so che ha scritto almeno un buon libro sul fumetto giapponese.
E un altro è appunto quello che ho incontrato ieri, nella sua veste di direttore di un nuovo festival di cinema d'animazione.

Non sono orgoliosa di tutte le mie esperienze lavorative passate. E quell'esperienza in particolare, è sempre stata molto controversa e pesante da molti punti di vista. Ma della squadra che avevo selezionato e che aveva lavorato insieme a me per quella rivista, sono (e sono sempre stata) molto fiera. Certo nessuno di loro è più lo sbarbino di allora, alcuni di loro non sono poi tanto distanti da me in termini di età, e parecchi di loro mi hanno sopravanzata in termini di carriera. Ma in fondo, almeno in parte non smetterò mai di considerarli "i miei ragazzi". :-)

giovedì, aprile 03, 2008

Ed è arrivata pure Suzumiya...

Poco ma sicuro, a volte il mio lavoro mi porta ad avere a che fare con piccole (ma divertenti) follie.

venerdì, marzo 28, 2008

AAA - collega cercasi

Annunciaziò, annunciaziò!

Alcuni miei colleghi ed io siamo alla ricerca di gente nuova da "tirare a bordo", perché il carico di lavoro aumenta e serve nuova linfa. Se qualcuno dei miei amici che segue questo blog è interessato, o conosce bene persone potenzialmente interessate, si faccia sentire. No completi sconosciuti, please.

I requisiti necessari sono:
- ottima conoscenza della lingua italiana (al rogo chi sbaglia i congiuntivi);
- scioltezza nell'uso della punteggiatura;
- propensione alla scrittura creativa;
- senso della puntualità e del dovere (se hai detto che consegni oggi, tu - consegni - oggi a costo di fare la notte in bianco o di sacrificare il weekend);
- elasticità mentale, capacità di affrontare le emergenze;
- la conoscenza di lingue straniere non è obbligatoria, ma può fare comodo.

Versante economico:
- retribuzione buona (i dettagli in privato);
- pagamento a 90 giorni;
- si lavora a cottimo, no assunzioni, no eterne garanzie: siamo liberi professionisti, scommettiamo e investiamo su noi stessi.

E dopo questa "pausa blog", forza e coraggio, si torna al lavoro!

domenica, marzo 23, 2008

The Corrs, dieci anni dopo

Ogni volta che mi trovo costretta a dare una riordinata al salotto di casa (che normalmente assomiglia più a un ufficio che a un salotto, se non fosse per i poster e le illustrazioni appese alle pareti), piazzo un CD o un DVD nel lettore per farmi compagnia. Stasera ho ripescato questo DVD: The Corrs - Live at the Royal Albert Hall, che risale al 1998 e ancora mi dà le stesse emozioni della prima volta che l'ho guardato e ascoltato, qualche anno fa.
Non che i Corrs siano delle perle di originalità nel panorama musicale contemporaneo: in fondo, ciò che fanno è mescolare la tradizione irlandese con il pop e un po' di rock melodico... però mi piacciono un sacco lo stesso (e infatti non vado mai in giro in macchina senza portarmi dietro il loro CD Unplugged).
Quindi, per farla breve... è un DVD vecchio di 10 anni, che ormai suppongo si trovi nei negozi o su internet a prezzi più che accessibili. Fateci un pensierino, ne vale la pena. Qui sotto, l'esecuzione di "Dreams", un brano dei Fleetwod Mac. E' quindi una cover e non un pezzo originale dei Corrs, ma è divertente da vedere grazie alla partecipazione speciale di Mick Fleetwood che secondo me è matto da legare. :-)

venerdì, marzo 21, 2008

Ce l'hanno tutti con me

Una settimana così piena di proteste e recriminazioni da amici e colleghi non l'avevo ancora mai avuta. A volte espresse con buon garbo, altre volte per niente, e pure io ho fatto la mia bella parte.
Uffa, come mi sento abbacchiata...

Aggiunta del sabato mattina: dimenticavo di dire che nelle ultime settimane mi sono pure andate a monte tre cose di lavoro a cui tenevo. Volevo mettere in piedi una certa mostra, e mi hanno detto di no (ma se non altro me l'hanno praticamente promessa per il 2009). Volevo occuparmi di un certo progettino editoriale, e mi hanno detto di no (adducendo due ragioni di cui una ci può anche stare, ma l'altra secondo me non tiene). Volevo invitare un certo ospite famoso in un certo posto, e mi ha detto di no (perché proprio in quei giorni ha il matrimonio del nipote, e pure lui ha dato disponibilità per il 2009). Probabilmente mi salta anche la trasferta di metà aprile all'IFFS, ma quella tutto sommato non è un grosso problema, anzi rimanere a casa in quei giorni mi facilita su altri fronti. Ma il resto, proprio mi rode. Me very unhappy.

mercoledì, marzo 19, 2008

Innamorarsi di un robot

Trovo che sia un atto di responsabilità morale divulgare e diffondere questo screensaver che si trova al momento sul mio schermo (cliccate l'immagine per visualizzare la versione grande). Il film dei Transformers non è stata certo una pietra miliare della storia del cinema, però a me questa sembra tanto la versione fantascientifica e robotica di un antico cavaliere della Tavola Rotonda o qualcosa del genere.
Dopo Richard Gere, John Barrowman e Mark Harmon (e ovviamente Mattia Bulgarelli che è un mio amico per niente famoso ma è un gran figo lo stesso, almeno per i miei gusti bislacchi e pure un po' pedofili), un nuovo ideale maschile fa breccia nel mio cuore.
Insomma mi sono innamorata di Optimus Prime.

Full Metal Panic 2nd Raid

Direttamente dal comunicato stampa...

Dynit presenta: FULL METAL PANIC - THE SECOND RAID

Dopo il grande successo televisivo tornano gli eroi di FULL METAL PANIC nella terza serie ricca di azione e di colpi di scena!

Kaname Chidori è una normale studentessa delle scuole superiori: una bella ragazza, un carattere solare e deciso, una spiccata predisposizione per le materie scientifiche. Il suo compagno di classe Sosuke Sagara, invece, non sembra affatto un normale studente: iperteso, sempre all’erta, ossessionato dal gergo militare, timoroso che mortali nemici e pericoli si nascondano dietro ogni angolo di strada e possano minacciare Kaname. Il suo bizzarro comportamento, però, ha delle ragioni: Sosuke è in realtà un agente di un’organizzazione paramilitare detta Mithril, a cui è stato dato l’incarico di sorvegliare e proteggere Kaname: la ragazza è infatti una Whispered, una persona la cui mente nasconde avanzatissime conoscenze di tecnologia bellica.

Dopo la parentesi scolastica/demenziale di Fumoffu?, The second raid è l’ideale seguito delle avventure narrate nella prima serie. La commedia romantica lascia il posto all’azione, al combattimento tra mecha e a nuovi risvolti psicologici dei personaggi.

A seguito riportiamo anche il CAST principale:

Sousuke Sagara - SIMONE D’ANDREA
Kaname Chidori - PERLA LIBERATORI
Kurz Weber - FRANCESCO PEZZULLI
Teresa "Tessa" Testarossa - LETIZIA CIAMPA
Melissa Mao - BARBARA DE BORTOLI
Andrei Kalinin - LESLIE LA PENNA
Richard
Mardukas - STEFANO MONDINI
Gauron - ROBERTO DRAGHETTI
Kyouko Tokiwa - FEDERICA DE BORTOLI
Shinji Kazama - ALESSIO DE FILIPPIS

13 episodi raccolti in 4 DVD
Collector's Box in omaggio con il dvd 1
In arrivo a Maggio.

martedì, marzo 18, 2008

La mia amica genio

Ho un'amica che è un genio.
Una di quelle che, qualsiasi attività intraprendano, brucia le tappe e arriva sempre un passo avanti agli altri, non di rado scalzando gli altri, e non perché sia spregiudicata e sleale (anzi!), ma semplicemente perché è talmente e spudoratamente fuoriclasse, da essere contesa a colpi d'arma bianca praticamente in qualsiasi ambito.
Insomma è un genio.
Ci vediamo tre o quattro volte l'anno quando siamo fortunate, ma siamo comunque molto unite, sia da una serie di interessi in comune, sia dai ricordi dei tempi in cui, frequentando la stessa università nella stessa città, eravamo solite incontrarci molto più spesso. E il fatto di aver attraversato insieme il periodo più triste e doloroso delle rispettive vite, diversi anni fa, ha creato un legame di quelli che non si spezzano più.

Ora, essendo lei sia un'amica che un genio, tendo a tenere in grande considerazione le sue idee e opinioni. Oggi me ne è tornata in mente una in particolare. Questa sua teoria dice che, nelle situazioni di crisi o emergenza, è meno strano di quanto sembri che la gente tiri fuori il meglio di sé e il massimo delle forze, proprio perché le crisi, i momenti particolari, le situazioni complicate inducono le persone a recuperare nuove energie e nuove capacità. Insomma, come dire che "quando il gioco si fa duro i duri incominciano a giocare" è un detto abbastanza insignificante, perché quando il gioco si fa duro, tutti (o quasi tutti) tendono a diventare dei duri.
Dove veramente puoi valutare il valore di una persona, continuava l'amica genio, è quindi nelle circostanze normali, nella vita quotidiana, nelle situazioni comuni. Inutile ammirare qualcuno per la sua prontezza e validità nei momenti critici, quando poi nella vita di tutti i giorni la stessa persona è pigra, o meschina, o arrendevole, eccetera.

Non so se essere del tutto d'accordo o no, anzi direi di no, sostanzialmente perché è difficile procedere per generalizzazioni in un ambito così vasto (non che l'amica genio non lo sappia, visto che - l'ho già detto? - è un genio). Però, ultimamente mi trovo a riflettere con difficoltà su questo suo principio, perché noto che ultimamente il concetto di "normale vita quotidiana" quasi non esiste più. La mia giornata media consiste di almeno due o tre emergenze da arginare, altrimenti dette "casini da risolvere", e un numero imprecisato ma abbondante di cose che vanno assolutamente fatte altrimenti ci sono conseguenze (scadenze, consegne, revisioni, ecc), non importa se nel frattempo uno ha un po' di influenza, o deve pensare anche alla vita privata, o più semplicemente è stanco morto.

Insomma... i duri giocano in continuazione perché ormai il gioco è sempre duro?!?

Non pretendo che questo post abbia un senso, mi rendo conto di avere le idee confuse, ma avevo voglia di scriverlo lo stesso.

domenica, marzo 16, 2008

Remake and update

Se c'è una cosa che Go Nagai sa fare, è riciclare i suoi successi... ammetto che le versioni "updated" dei suoi robot hanno un certo fascino.
:-)





Voglio rinascere gatto (domestico e viziato)

Chiunque abbia inventato l'amaca da termosifone per i gatti ha tutta la mia gratitudine perchè, mentre la micia più piccola e agile continua a sdraiarsi sul monitor del mio PC quando vuole stare al calduccio, ora anche la bestiona-idrovora-panzer ha il suo rifugio ideale.
Felicità è anche lo sguardo di un micio che si sente in completa sintonia con l'universo infinito.

giovedì, marzo 06, 2008

Allora dillo che cerchi rogne

Tantissimo tempo fa:
"Voi mi ignorate! Voi non parlate di me! Voi non mi recensite! Voi ordite una congiura del silenzio!"

Tanto tempo fa:
"Voi avete parlato male di me! Voi avete pubblicato una recensione cattiva sul mio lavoro! Voi mi avete criticato duramente!"

Un po' di tempo fa:
"Voi avete parlato bene di me nel modo sbagliato! Voi avete pubblicato una recensione buona sul mio lavoro ma in un modo che non condivido! Voi mi avete criticato positivamente ma mettendo in luce le cose sbagliate!"

Poi ci credo che mi vengono le emicranie...

mercoledì, marzo 05, 2008

So long, Gary


Non mi sentivo partecipe di un lutto "pubblico" da quando, nel settembre 1999, venne a mancare Marion Zimmer Bradley, che sarà anche stata una scrittrice di romanzetti in serie, ma in quei romanzetti aveva infilato un sacco di cose che mi piacevano e che mi avevano condotta a fare tante cose divertenti e a conoscere tante persone.
E adesso se ne va Gary Gygax. Sniff... in fondo... molto molto in fondo... devo un po' anche a lui se oggi sono felicemente sposata con il Ghigo più ghigoso delle terre emerse.