martedì, settembre 18, 2007

Streghe verdi

Stamattina, in una breve pausa da lavoro, sono capitata sul blog di un'amica (uellà, Witch of Oz! Come te la passi down under?) e da lì al sito della produzione australiana di Wicked, in programma a Melbourne per il 2008. Mi guardo il trailer, che avevo già visto in qualche altro sito, e mi ritrovo a pensare... ma com'è che finora, di tutte le Elphaba che ho visto dal vivo o in video, la stra-mitica stra-adorata e stra-famosa Idina Menzel è quella che mi piace di meno?
Oh, brava, per carità... e adoro la sua Maureen nel film di Rent... però, una "No Good Deed" in versione Kerry Ellis (la Elphaba della foto qui di fianco) o una "Defying Gravity" in versione Stephanie Block me le godo di più, che ci devo fare...

lunedì, settembre 17, 2007

Art Collection - 9

Voglia di post, questa sera (tanto, dopo una pulizia a fondo come quella a cui la mia dentista mi ha sottoposta oggi, sono troppo rintronata per lavorare). Ero incerta su quale disegno inserire stavolta, ma ho pensato di sfoggiare questo perché ha a che vedere con le mie vacanze estive, di cui narrerò presto qualcosina.
Questo è il disegno che nel maggio 2002, in occasione della chiusura della produzione londinese di Cats, i membri del forum appunto dedicato a Cats sul sito musicals.net (vedi link a destra) hanno fatto stampare su un tot di magliette che si sono poi auto-acquistati. Con i soldi investiti, in sostanza abbiamo avuto le magliette per noi, le abbiamo regalate ai membri del final London cast, e ci è scappata pure una donazione in beneficenza.
Da allora, di cose ne sono successe tante, ed è incredibile come certe reazioni a catena, una volta innescate, non si fermino più. Tanto per citare le prime cose che mi vengono in mente, senza l'interesse per Cats non avrei iniziato a bazzicare il mondo dei musical in generale, avrei viaggiato molto meno di quanto ora cerco di fare, avrei conosciuto molte meno persone, avrei persino portato avanti diversamente (e con meno soddisfazione) certe cose di lavoro.
Tornando al disegno, esso è stato realizzato da Jennifer Starling aka Erikonil, giovane disegnatrice americana che si diletta a realizzare fumetti insieme a sua sorella gemella Renee aka Idiosylph (la quale secondo me ha un ottimo senso del ritmo e padronanza dei dialoghi). Bei tempi quando abitavano a Londra e avevamo potuto incontrarci in più di un'occasione (sono state loro a portarmi per la prima volta a Camden Town, insieme all'indimenticabile Scottish mistress Rio!), ora invece sono tornate negli States già da due o tre anni.
Comunque, siccome questo disegno, seppure nella sua semplicità, rappresentava per me un ricordo importante, ho acquistato da Jen l'originale in bianco e nero, e pure lo schizzo preparatorio... evvoilà il trittico al completo.

Cosa era successo sabato 21 luglio

Un paio di post fa, avevo accennato che sabato 21 luglio mi era successa una cosa molto bella. Sono quasi passati due mesi e ancora non ho spiegato che cos'è, ho continuato a dimenticarmi di provvedere. Allora, la cosa bella è che ho vinto un premio... cioè, il mio libro (quello che per gli amici si intitola "Come e perché i supereroi si menano") ha vinto un premio, che io stessa più di dieci anni fa ho contribuito a fondare e di cui ho curato la segreteria per un sacco di tempo. Ma poi mi sono appunto ritrovata io stessa con un testo di saggistica in mano, e mi faceva piacere partecipare. Così, col dovuto anticipo, mi sono autoeliminata dalla segreteria del suddetto premio, lasciandolo completamente in mani altrui e senza volerne sapere più nulla nemmeno col lanternino. E con mio sommo gaudio, mi sono portata a casa il "trofeo", a pari merito con un altro autore. Qui non sto a dettagliare la cosa più di tanto, perché questo resta pur sempre un blog più personale, che professionale. I dettagli "ufficiali" sono sul sito internet del mio editore: beccateveli qui, con tanto di microintervista alla sottoscritta.
A farmi andare in brodo di giuggiole non è mica il premio in quanto tale, e infatti non è che lo abbia sbandierato ai quattro venti, la vivo come una cosa tutto sommato abbastanza intima (anche se c'è stata la premiazione ufficiale in pubblico, ecc). Però, c'è il fatto che quel libro è dedicato a qualcuno, e aver ricevuto questo riconoscimento è un modo per onorare ulteriormente questo qualcuno. Un modo per dire "tu sei dentro ogni singola riga di questo libro, e sei insieme a me in ogni mio passo". E scusate tanto, ma questo per me non è poco. Anzi, è semplicemente tutto.

domenica, settembre 16, 2007

Beh... io... ecco...

Ci voleva un piccolo e graditissimo shock emotivo per farmi tornare sul blog in questi giorni in cui sono un po' fiacca.
Una certa persona, senza che io lo sapessi fino a qualche secondo fa, mi ha definita "una delle sue due migliori amiche nel mondo intero". Considerando che (A) questa persona mi è molto ma molto ma molto cara, e (B) so benissimo chi è l'altra ragazza a cui fa riferimento e l'immensa quantità di affetto che prova per lei...
...bè, sarò una schifosa ed egocentrica narcisista, ma mi sono commossa.

sabato, settembre 01, 2007

Perla tecnologica

Post sempre più rarefatti, lo so: ma non è tutta colpa mia. Prima ci si è messo il computer a traballare, e poi sono stata via da casa per tre settimane. Rimedierò appena possibile. Intanto però questa volevo segnarmela e condividerla, perché merita.

Nel mezzo di una appassionante discussione con mio marito su alcuni ricordi d'infanzia, sigle di cartoni animati e cose del genere, lui assume un'espressione pensierosa, corruccia lo sguardo - insomma riflette seriamente su qualcosa, non per scherzo - e asserisce:

"Comunque, secondo me il problema più grosso per la costruzione di Goldrake sono le guarnizioni".

Bisogna parlarne col dottor Procton quanto prima!!!

sabato, luglio 28, 2007

Guardando indietro

E così, con la serata di ieri, anche Cartoon Club 2007 è finito.

Bè... finito finito no... martedì restano da smontare le mostre, e poi ci sono vari altri strascichi di cui bisogna prendersi cura... ma il grosso è andato.

Cosa rimane?

Strette di mano, pacche sulle spalle, arrabbiature, risate... il solito repertorio. Soddisfazione completa? Nah, nemmeno per sogno, io sono sempre quella che critica ogni cosa con il senno di poi. Questo poteva essere fatto meglio, quest'altro non è stato ben organizzato a sufficienza, quell'altro ancora avrebbe meritato maggior spazio... ci fosse una volta che mi va bene qualcosa, vero?

Ma alla fine, anche con tutti i distinguo possibili, è stato un anno di lavoro che mi ha dato più di quanto mi abbia tolto. Ci sono cose da cambiare, da migliorare, da rivoluzionare. Ci sono nuove idee da buttare sul piatto, c'è una riorganizzazione radicale che vorrei aiutare ad avviare (se mi verrà concesso). Ci sono fornitori da cambiare, ci sono nuovi collaboratori da tenere stretti. Ci sono belle possibilità di joint-venture con altri enti e persone che mi piacciono molto.

Ma per una sera mi piacerebbe, invece del solito guardare al passato da criticona e guardare al futuro da famelica sognatrice, riuscire a guardare al passato con soddisfazione. In fondo, cosa mi rimane di questo lavoro se non il sapore del tempo trascorso con gli amici e i colleghi a cui voglio più bene?



Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
Five Hundred Twenty-Five Thousand Moments so dear
Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
How Do You Measure - Measure A Year?
In Daylights, In Sunsets, In Midnights, In Cups Of Coffee
In Inches, In Miles, In Laughter, In Strife, In
Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
How Do You Measure A Year In The Life?

How About Love? How About Love? How About Love?
Measure In Love
Seasons of Love
Seasons of Love

Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
Five Hundred Twenty-Five Thousand Journeys To Plan
Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
How Do You Measure The Life Of A Woman Or A Man

In Truth That She Learned Or In Times That He Cried
In Bridges He Burned Or The Way That She Died

It's Time Now To Sing Out Though The Story Never Ends
Let's Celebrate Remember A Year In The Life Of Friends

Remember the Love / Oh you got to you got to remember the love
Remember the Love / You know that love is a gift from up above
Remember the Love / Share love, give love, spread love
Measure In Love / Measure, measure your life in love

Seasons Of Love
Seasons Of Love / Measure your life, measure your life in love

mercoledì, luglio 25, 2007

Veloce comunicazione di servizio

Più di un mese senza nuovi post... un bruttissimo record negativo!

In realtà anche questo post serve solo a segnalare che sono viva ma sono ancora assorbita dal lavoro e non posso fare diversamente, nonostante sia l'umore che la salute inizino a risentirne. Io non ho quasi mai somatizzato nulla, ma ultimamente non sto bene per niente e la cosa NON mi piace. Mi rimetterò, spero.

Spero anche quantomeno di inserire presto un post su una cosa bellissima che mi è successa sabato scorso (gli amici/colleghi "fumettosi" sanno già di cosa si tratta). Insomma sono qui, sono a pezzi, sono preda di attacchi d'ansia e quant'altro, ma non mollo. 'spettate solo qualche settimana e torno meglio di prima.
:-)

sabato, giugno 23, 2007

Due lezioncine e qualche pensierino

Adesso vado dietro la lavagna e scrivo cento volte: "Smetterò di fare le cose più grosse di quello che sono, smetterò di fare le cose più grosse di quello che sono, smetterò di fare le cose più grosse di quello che sono..."

Cioè: almeno, tenterò.

Ieri ho rovesciato addosso un sacco di tensioni e preoccupazioni alla povera Tawerny la quale ha ascoltato pazientemente, offerto qualche parere, dato il tipo di conforto che lei sa dare (è che è molto). A fine serata, sempre la Tawerny guarda me e Purplecri e commenta energicamente: "oh, dai ragazze, ma che sono 'ste facce distrutte che avete?"
Purplecri risponde (più o meno): "E' perché noi siamo gente che lavora!"
E la Tawerny, provocando: "Perché io invece che faccio? Mi gratto?!?"

In effetti. E' vero che in questi giorni dormo poco e lavoro tanto. E' anche vero che il suddetto lavoro è pesante anche e soprattutto da un punto di vista emotivo, perché il mio rapporto con la Grande Capessa è molto stretto anche dal lato personale (lei è una specie di amica e sorella e a volte anche madre, tutto insieme). Ma lasciarmi piallare in questo modo, dovrei cercare di evitarlo. Forza! Ce la posso fare. Respirare a fondo, ricordare che è la vita che ho scelto, pensare che non devo timbrare cartellini, riflettere sulle grandi botte di culo che ho avuto. E' il mio lavoro, lo so che in questo periodo dell'anno va così, lo so che con la Capessa a volte è difficile, ma è la mia vita e mi sta bene così. Avanti!

La seconda lezioncina arriva proprio dalla Grande Capessa. Ho trascorso giorni a preoccuparmi e a perdere il sonno per un certo aspetto lavorativo che secondo me lei aveva trascurato, che ci avrebbe portato problemi, che poteva risolversi in un disastro. Ci avrei scommesso, che oggi sarebbe scoppiato questo casus belli e sarebbe successo il finimondo. E dentro di me non riuscivo a non essere da un lato arrabbiata con lei (perché, per sua stessa ammissione, aveva appunto trascurato la cosa quando era il momento di pensarci), e da un lato preoccupatissima (perché non sapevo come avrebbe potuto cavarsela, alla resa dei conti, né avevo idea di come avrei potuto aiutarla).

E invece?
Nessun casus belli, niente apocalisse. Alla fine, grazie a una veloce correzione in corso d'opera, tutto liscio come l'olio. Tutte le mie previsioni e inquietudini, sbagliate.

Nuova frase da scrivere cento volte dietro la lavagna: "Fidati della Grande Capessa, fidati della Grande Capessa, fidati della Grande Capessa.."

E questa è una lezione che ad anni alterni imparo e poi dimentico. Sarà una casinista, sarà la donna dai mille problemi, sarà la direttrice artistica che salva i file sbagliati nel posto sbagliato e corregge le cose che non deve correggere, sarà la persona che il giorno prima mi gratifica più di ogni altra e il giorno dopo con una parola può spezzarmi il cuore, ma sa il fatto suo, conosce il suo mestiere, alla fine cade sempre in piedi ed è sempre un passo avanti a me e agli altri.
Porcozzimbolo, ci sarà un motivo se comanda lei!

Mi basterebbe che riuscisse a gestire la sua vita privata con la stessa grinta ed energia con cui gestisce il lavoro, e invece si trascura e si tratta male su tanti, troppi aspetti. Chi le vuole bene cerca in ogni modo di "ricondurla sulla retta via", perché questa sua vita convulsa le fa del male, e di converso lo fa anche a noi altri. Nutre per me e per certe altre persone un affetto sconfinato, e mi scopro a pensare che per ciascuno di noi sarebbe pronta a morire.

Ma è pronta a vivere?

martedì, giugno 19, 2007

24 ore non-stop (quasi)

Ieri (domenica) sera mi fa lavorare...
Stamattina mi fa partire la mattinata per una singola riunione...
Poi mi tira fuori un'informazione confidenziale in ritardo di appena un anno...
Oggi pomeriggio mi combina un casotto bestiale con la struttura di un palco...
Stasera mi fa di nuovo lavorare...

Praticamente 24 ore (eccettuati i pasti e qualche ora di sonno) al servizio della Capessa.

Ma confesso: in questi giorni sfibranti in cui tendo un po' a "perdermi", se non ci fosse lei a mettermi in riga sarei ben incasinata.

Quindi va bene così.

sabato, giugno 16, 2007

E venne il Re

Ho trascorso due giornate un po' pesantucce in Val Trebbia (dintorni di Piacenza), dove ha le sue origini il ramo materno della mia famiglia, e dove pertanto si è svolto il funerale di mia nonna, per l'esattezza in un paesottolo sperduto chiamato Scabiazza (un nome un programma), arroccato su un monticelllo.
Sono partita (insieme a mia madre) con l'idea che sarebbero stati due giorni un po' deprimenti, ma che in sostanza, per le ragioni che ho espresso nel post precedente, non mi avrebbero toccata più di tanto.

Un cavolo!

Mi sono ritrovata coi nervi a fior di pelle e tanta, ma tanta irritazione. Io già coi riti ci vado poco d'accordo; con quelli funebri, men che meno. Solitamente, tendo ad assistere tenendomi un pochino da parte, con la massima discrezione, il che secondo me è anche un modo per manifestare rispetto per chi sta soffrendo.
Tendo anche a evitare tante chiacchiere e a manifestare il mio affetto e la mia vicinanza, alle persone più coinvolte, semplicemente con un tocco della mano o un abbraccio.
Cerco anche di scappare da veglie, rosari e quant'altro, un po' perché non ci credo da un punto di vista religioso, un po' perché trovo che spesso si tirino dietro una dose di formalità che, in momenti del genere, andrebbe dimenticata a favore dell'onestà più pura.
Ma, in questo caso, non solo non mi era possibile starmene per conto mio, bensì ho anche dovuto adattarmi ai riti locali che sono un po' più, come dire, incisivi rispetto a quelli a cui sono abituata.

Anzitutto: all'interno della camera ardente, allestita all'ospedale di Bobbio (dove la nonna era stata ricoverata quando si è sentita male), bara scoperchiata fino all'ultimo momento. Cosa per me totalmente inaspettata: vedere all'improvviso 'sta cassa da morto aperta, con il corpo di mia nonna dentro, di quel colore livido/giallastro/opaco, coperto di cerone, non è stata un'esperienza che ripeterei. Dopo la sorpresa iniziale, ci ho messo parecchie ore prima di avere il coraggio di guardarla (e ancora mi chiedo perché l'ho voluto fare).
Poi: obbligo di tenere la camera ardente aperta in continuazione, tranne qualche ora la notte, e guai al mondo se fosse rimasta senza nessuno. Come se la nonna avesse avuto ancora interesse che ci fosse gente intorno alla bara e al suo corpo. Cose che per me non hanno senso, ma mia zia dava evidentemente per scontato che dovessero funzionare così (il che glielo si perdona, per carità, considerate le circostanze: dico solo che a me, 'ste robe fanno salire la pressione).
Rosario serale: anche quello dentro la camera ardente, sempre in presenza di 'sta bara aperta, e poi altre ore di veglia. Il mattino dopo, ancora veglia, poi benedizione e infine trasporto alla chiesa di Scabiazza, per funerale e tumulazione.

Di tutta la parte in camera ardente, io ho sopportato qualche quarto d'ora sparso, preferendo starmene subito fuori, o nel giardinetto dall'altra parte della strada. La brezza della sera, che da quelle parti è sempre molto piacevole, il vociare lontano dei ragazzini che andavano in giro per le strade (proprio come facevamo mia cugina ed io quando avevamo la loro età e passavamo lì le vacanze), il panorama della Val Trebbia con le sue montagne, mi hanno messa in una disposizione d'animo molto più bendisposta alla riflessione e alla meditazione di quanto avrebbe fatto qualsiasi camera ardente.

Ho scovato inaspettate risorse di pazienza anche ricevendo saluti e condoglianze di persone che nemmeno mi conoscono, ma che si sentivano sempre e comunque in dovere di dire qualcosa a tutti i parenti, dando così il segnale di partenza alla sagra della banalità, da "almeno non ha sofferto", a "certo che novantasei anni sono tanti". Ovviamente non è mancata la gara a chi ha i parenti o genitori più anziani e più malati, e non ci si poteva esimere da commenti sul tempo ("fa un bel caldo, eh?") e sul clima ("non esiste più la mezza stagione"). Ennesima dimostrazione del mio teorema secondo cui il mondo ha dimenticato il valore del silenzio e della semplice presenza, dell'esserci, essere lì.

Eppure... eppure, al termine di una giornata durante la quale in ogni istante pensavo di voler andare via da quei luoghi che per tutta la vita ho amato pazzamente, probabilmente gli unici luoghi in cui sento di avere (forse) radici... ecco, improvvisamente la Val Trebbia si è riappropriata di me e del mio affetto.

Appena rientrata in casa dei miei zii, dopo il rosario serale e le successive ore di veglia, passo davanti alla finestra, spalancata per far entrare un po' d'aria fresca, e nel silenzio della notte sento un curioso brusio di sottofondo. Mi avvicino alla finestra, cercando di identificare il misterioso rumore, e improvvisamente eccolo, capisco cos'è.

E' il mormorio del Trebbia che scorre a fondovalle.

Annuso la brezza, con i profumi che si porta dietro. Guardo fuori, i profili delle montagne che si stagliano contro il cielo illuminato da qualche stella, i boschi che coprono i fianchi dei monti, il vecchio ponte di pietre con le sue arcate e le sue gobbe, e sotto di esso lui, il grande fiume, l'incontrastato Re della vallata.

E finalmente, per quei meravigliosi istanti in cui mi balza il cuore in gola e un paio di lacrime cercano di farsi strada (a fatica, beninteso - ho pur sempre un personaggio da mantenere), mi sento di nuovo a casa.

mercoledì, giugno 13, 2007

Spaventoso sollievo

Oggi è morta la mia nonna materna, in modo abbastanza inaspettato: da anni in stato di quasi totale incoscienza, e bisognosa di essere accudita in tutto e per tutto, nell'arco di un paio di giorni ha "deciso" che era tempo di andare. Domattina porto mia madre a Piacenza, dove mia nonna viveva, e torneremo giovedì sera, dopo il funerale.
In effetti, non mi sento addolorata. O meglio: mi sento molto dispiaciuta per mia madre, che senz'altro è enormemente addolorata. Ma la scomparsa della nonna in quanto tale, semmai suscita in me un innegabile quanto spaventoso senso di sollievo.
Sollievo perché, con la sua dipartita, le persone che la accudivano (a semestri alterni, mia madre e mia zia) sono ora "libere", e di conseguenza lo sono anche le altre persone che in parte venivano condizionate dalla situazione (io, mia sorella, mio padre, mio zio, mia cugina...).
Spaventoso perché si porta dietro dei margini di egocentrismo piuttosto inquietanti.
E la finisco qui, perché al momento non mi viene nemmeno da trarre nessuna conclusione né sparare qualche massima di quelle belle ciniche che mi piacciono tanto. Mi resta solo questo fastidioso senso di disagio interiore (ed è un bel po' egocentrico anche lui, porcomondo se lo è).

giovedì, giugno 07, 2007

Trascendo...?

Oggi, pranzo del giovedì con Monica, mia migliore amica di una vita. Fra le varie chiacchiere, le accenno anche di alcuni provvedimenti che sto per prendere riguardo a un paio di inestetismi che mi porto appresso da un po'.

Lei: "Non avrei mai detto... io nemmeno li noto, su di te. Queste cose, tu le trascendi."

Non "Sei una burina tamarra a cui dell'estetica non è mai fregato niente..."
Non "Alla buon'ora hai pensato di prenderti cura di te..."

Tutte cose che lei sarebbe autorizzata a dirmi, peraltro.

Bensì: "Queste cose, tu le trascendi".

E' o non è la mia migliore amica? ^___^

Quando si accende la lampadina

Per la serie "piccole soddisfazioni".

Stavo rimuginando, devo dire senza nemmeno troppo impegno, su come organizzare una mostra. In sintesi, la situazione è che ho a disposizione una sala molto ma molto grande, ed è difficile trovare materiale a sufficienza per riempirla. Ovviamente presupponendo di organizzare, suddividere ed esporre il suddetto materiale in modo creativo e interessante, perché a raccogliere roba e buttarla lì, è bravo qualsiasi cretino.

Dovevo partire da un certo numero di sezioni, ideate dal mio arcinoto collega Caos Incarnato, ma necessitavo di integrarle, di ampliarle, insomma di fare qualcosa di più.

E d'improvviso... TAK! La luce si accende. Sono i momenti del mio lavoro che amo di più. Quando arriva l'idea giusta, quando un insieme di esigenze, necessità e ipotesi si amalgamano e trovano un'armonia inedita, che prima non avevano ma ora possono avere. La scintilla all'inizio è vaga, poi si concretizza e si frantuma in una serie di dettagli, nuove ipotesi, accorgimenti tecnici... niente che meriti un Nobel, per carità, ma esattamente quella cosa che mi serviva. Mi butto a pesce sulla tastiera del PC ed elaboro il tutto in mezza paginetta, da sottoporre a Caos Incarnato.

Ma lo so che può funzionare, che viene fuori una cosa ben fatta, che offre un servizio in più al visitatore. Sì sì, funziona. FUNZIONA.

martedì, giugno 05, 2007

Adesso basta.

Oggi potrebbe facilmente venirmi voglia di insultare / picchiare / maledire qualcuno.

Per l'ennesima e ultima volta in circa quattro mesi, mi sono state cambiate le carte in tavola su un lavoro che avevo in ballo e a cui tenevo molto. Questa non solo è la volta definitiva, ma è anche quella che mi leva questo lavoro dalle mani NON per darlo a qualcun altro, ma semplicemente per nullificarlo, dato che l'evento in questione non si terrà più.

"Perché vedi, il manager tal dei tali mette i bastoni fra le ruote, e poi ci sono conflitti tra gli sponsor e le categorie merceologiche, e allora io non me la sento di affrontare il progetto in via definitiva, e allora non se ne fa più niente e mi dispiace tantissimo e grazie lo stesso".

Umanamente, per carità, lo so che è dispiaciuto.

Professionalmente, però, ciò non toglie che sia stata una solenne inculata. Altrimenti detta: "non me la sento di sopportare il rischio imprenditoriale che questa attività comporterebbe, quindi il rischio imprenditoriale diventa tutto tuo, che lavoravi da quattro mesi a questa cosa. Io non ci rimetto denaro, tu ci rimetti (solo) tempo e frustrazione".

Almeno fosse stata una sola e definitiva volta. Uno dice: sembrava che potessimo fare questa cosa, invece così non è stato, mi dispiace, sarà per un'altra volta. E basta. Invece, cambi di carte in tavola ce n'erano stati già: si fa, non si fa, si potrebbe fare ma non è detto, tu continua pure perché vedrai che si fa, però forse sorge un problema, sì è confermata, no non è confermata, sì adesso lo è...

Dovevo capirlo. Dovevo capirlo e basta, che non c'era da contarci. Se dopodomani qualcuno se ne esce a dirmi (di nuovo!) che le cose stanno cambiando e c'è ancora speranza e tutto sommato si potrebbe tentare di aggirare l'ostacolo, e cazzi e mazzi vari, stavolta giuro che rispondo di no. E il prossimo che mi si para davanti lasciando intendere che ha per le mani una bella opportunità legata a un personaggio famoso, lo prendo a calci nelle palle prima che possa dire bao.

mercoledì, maggio 30, 2007

Lessico familiare: Mùk mùk?

Natalia Ginzburg lo sapeva bene.
Chiunque di noi ha nel suo bagaglio linguistico una serie di parole, suoni, modi di dire che derivano da esperienze personali, familiari, intime e chissà che altro.

E le loro origini non sono nemmeno raccontabili.
Bè: tecnicamente sì. Ma raccontarli non trasmette quel sapore di memoria e nostalgia, o comicità, o umorismo, o qualunque cosa sia, che sentiamo sulla lingua quando li pronunciamo.

Quindi non ci proverò nemmeno. A raccontare la genesi del mio lessico familiare.
Ma qualche perla esemplificativa ogni tanto, perché no?

Si inizia con una frase di cortesia. Nel vocabolario swanico, "Mùk mùk?" (detto da persona che sta sgranocchiando o bevendo qualcosa) significa: "Ne vuoi un po'?"

Adesso potete incamerarlo e farne sfoggio con la sottoscritta al momento opportuno, mandandola in brodo di giuggiole perché vuol dire che avete letto il suo blog.

lunedì, maggio 21, 2007

Il porcospino nella nebbia

Normalmente non sono una fan del cinema d'animazione "d'autore". Nemmeno del fumetto "d'autore", se è per quello. Di solito amo un certo tipo di connubio tra autorialità e mainstream, quella specie di magica fusione che ha generato opere come Ken Parker o Allegro non troppo.
Eppure i cortometraggi di Yuri Norstein mi toccano dentro. Razionalmente faccio quasi fatica a seguirli... il ritmo è lento, lo stile non è chiaro né immediato. Ma ci sono piccoli dettagli che non trovo altrove.
Il porcospino nella nebbia è uno dei miei preferiti. C'è tanto stupore e tanta confusione negli occhi di questo piccolo porcospino che si perde, tanta tenerezza nel suo desiderio di contare le stelle insieme al suo amico orsetto, tanta maestà nell'immagine del cavallo bianco che gli appare.
Magari è solo che siamo tutti dei piccoli porcospini, desiderosi di fare le piccole cose che ci piacciono, sempre a rischio di perderci nella nebbia, sempre custodi in cuor nostro della speranza che un maestoso cavallo bianco ci protegga quando ci perdiamo.

sabato, maggio 19, 2007

Passaggio di proprietà

Sono un po' tanti... cioè un po' troppi... gli autori (di fumetti o altro) che si sparlano addosso magnificando certi loro lavori e lamentandosi che il pubblico e/o la critica, a seconda dei casi, non se li sono filati abbastanza.

Così facendo, trascurano un piccino piccino sebbene cruciale dettaglino.
E cioè che, una volta che hai scritto/disegnato una cosa, una volta che l'hai pubblicata o comunque diffusa (via carta stampata, web, fotocopie...), quella cosa non è più tua. MAI PIU'. Ormai è passata di proprietà. Adesso appartiene al pubblico e SOLO a lui.

Tu potevi aver voluto dire centinaia di cose con quell'opera, potevi averci messo dentro le tue budella cucinate con mille spezie... ma se il pubblico quei sapori non li ha sentiti, è perché evidentemente li hai amalgamati male, oppure lo hai fatto benissimo ma con un gusto e con dei criteri che hanno eccessivamente precorso i tempi, e quindi magari sei pure un genio ma non puoi farne un caso di stato se il pubblico non se ne è accorto.

"Considero questa mia graphic novel uno dei miei lavori meglio riusciti, ma la gente non l'ha apprezzata".
"In questo albo ho messo tutto me stesso, eppure non ha avuto l'accoglienza che avrebbe meritato".
"Questo ciclo di episodi rappresentava una rivoluzione nel panorama narrativo preesistente, ma nessuno l'ha voluto capire".

E certo, bravi. Tutti pirla tranne voi.

Per carità, la reazione istintiva un po' la capisco. Magari passo due giorni a stendere un articolo che mi pare tanto interessante e ben scritto, e nessuno se lo fila. La volta dopo scrivo un coacervo di cazzate in un'oretta scarsa, perchè devo tappare di corsa una pagina buca, e dopo un po' qualcuno mi viene a dire che magari gli articoli mi venissero tutti così.

E per carità numero due, nessuno più di me sostiene la tesi che l'80% della gente è composta da una massa di pecoroni ignoranti che non capiscono una cippa.
Ma io almeno ho l'onestà di dire che quell'80% non è un valore assoluto, e non è formato sempre dalla stessa fauna (anche se uno zoccolo duro giurerei che ci sia). Tutti noi andiamo a farne parte di volta in volta, perché possiamo essere competenti e preparati su certe cose, ma del tutto pirla su altre.

Insomma il genio incompreso mi ha stufato. Magari se quella graphic novel non ha venduto sfracelli di copie, è perchè non era 'sto granché. Magari se la tal rivista non ti ha recensito o considerato, è perché ha avuto pietà, e ha voluto farti un favore a non stroncarti. Magari se il tal lavoro non è conteso a colpi d'arma bianca da tutti gli editori nel raggio di mille chilometri quadrati, è perché non sei un nuovo Hemingway.

E poi, scusate: ma è un concetto così complicato da doverlo spiegare?!?

Qualcosa ha fatto click

Diego Cajelli è uno sceneggiatore di fumetti bravo, una persona simpatica, un commentatore sagace. Ha un blog, intitolato Diegozilla, che non leggevo da un po' di tempo. Ora vedo che ci ha inserito alcuni post taaanto, taaanto caruuuucci su una sua vacanza londinese.

A parte che mi ha suscitato più di un sorriso vedere fotografie di luoghi e personaggi che io sento ormai familiari...
A parte che ci sono brevi commenti e freddure sulla differenza tra Inghilterra e Italia (nonché tra inglesi e italiani) che toccano corde del mio animo molto ben predisposte in tal senso...
A parte le piccole perle di aneddotica del viaggiatore, sempre molto gradite anche perché ogni viaggiatore ha le sue, che non sono di nessun altro, ed è bello che le condivida...

...detto questo, per un istante mi sono sentita follemente innamorata di Diego alle seguenti parole (nel post Conflitto di interessi): "Forse, se sui palchi dei nostri teatri non ci fossero i primi pirla che passano in televisione, la gente riempirebbe i teatri anche qui."

Che magari non è per niente detto sia vero, dal momento che gli spettacoli privi di nomi televisivi, qui in effetti guadagnano molto meno degli altri... e anche a Londra non è che ci sia più il purismo di una volta da questo punto di vista (la degenerazione da starlette c'è anche da loro, meno evidente ma c'è anche da loro, basta guardare come si susseguono i vari cast di Chicago)... e né Londra né l'Inghilterra in fondo sono paradisi terrestri.

Ma sentire qualcosa dentro fare click e combaciare perfettamente con una parte di te, fosse pure solo per un'infinitesimale frazione di secondo, e solo per aver letto due righe su un blog altrui, è sempre una bella sensazione.

Questi sono i link alle quattro puntate del "diario londrese" pubblicate finora. Non ho idea se ce ne siano altre in arrivo, comunque il link al blog di Diego è qui nella colonna di destra, quindi non potete dire di non trovarlo più!

venerdì, maggio 18, 2007

Creatività lessicale

Una intensa discussione di lavoro con Colei Che Può è stata bruscamente interrotta da un mio attacco di riso convulso davanti a questa sua affermazione:

"Scordati di fare come ti pare, perché non è possibile che ogni volta devi metterti in mezzo! Guarda che ti avviso, sai??? Perché la Madonna è morta e tu sei già sull'orlo del buratello!!!!"

Giuro, eh? Testuale.

Scelta? Quale scelta?!?

Bene bene bene: mi trovo in un mezzo casino che DEVO pur risolvere in qualche modo, e i casi sono due. Inizialmente poteva sembrare che ci fosse una gamma di scelte più ampia, ma vedo che tante alternative si scartano praticamente da sole...

Caso A - svicolo agilmente tra le mie responsabilità, mettendo una pezza qui e là alla meno peggio, e lascio che la situazione si risolva un po' alla volta limitando il mio coinvolgimento personale.
Contropartita: qualcuno a cui voglio immensamente bene avrà di che rimetterci (professionalmente e psicologicamente).
Caso B - prendo bene di petto la cosa, lasciandomene coinvolgere fino in fondo e trovando così una soluzione più rapida e con meno strascichi.
Contropartita: il qualcuno di cui sopra si opporrà con tutte le sue forze e me ne dirà quante a un cane.

Ora, diciamolo chiaramente e ammettiamolo fino in fondo: ma veramente c'è una scelta fra i due casi?!?
E infatti il problema non è mica scegliere. È percorrere l'unica via possibile senza che mezzo mondo debba cercare di impedirmelo, porcozzimbolo!!!!!!