Questo è il blog di Valentina Semprini. Parla di fumetti, musical, vita privata e altro. Quindi contiene chiacchiere, segnalazioni, immagini, video, riflessioni, sfoghi, recensioni... insomma, è un blog: che vi aspettavate? :-)
domenica, settembre 16, 2007
Beh... io... ecco...
Una certa persona, senza che io lo sapessi fino a qualche secondo fa, mi ha definita "una delle sue due migliori amiche nel mondo intero". Considerando che (A) questa persona mi è molto ma molto ma molto cara, e (B) so benissimo chi è l'altra ragazza a cui fa riferimento e l'immensa quantità di affetto che prova per lei...
...bè, sarò una schifosa ed egocentrica narcisista, ma mi sono commossa.
sabato, settembre 01, 2007
Perla tecnologica
Post sempre più rarefatti, lo so: ma non è tutta colpa mia. Prima ci si è messo il computer a traballare, e poi sono stata via da casa per tre settimane. Rimedierò appena possibile. Intanto però questa volevo segnarmela e condividerla, perché merita.
Nel mezzo di una appassionante discussione con mio marito su alcuni ricordi d'infanzia, sigle di cartoni animati e cose del genere, lui assume un'espressione pensierosa, corruccia lo sguardo - insomma riflette seriamente su qualcosa, non per scherzo - e asserisce:
"Comunque, secondo me il problema più grosso per la costruzione di Goldrake sono le guarnizioni".
Bisogna parlarne col dottor Procton quanto prima!!!
sabato, luglio 28, 2007
Guardando indietro
Bè... finito finito no... martedì restano da smontare le mostre, e poi ci sono vari altri strascichi di cui bisogna prendersi cura... ma il grosso è andato.
Cosa rimane?
Strette di mano, pacche sulle spalle, arrabbiature, risate... il solito repertorio. Soddisfazione completa? Nah, nemmeno per sogno, io sono sempre quella che critica ogni cosa con il senno di poi. Questo poteva essere fatto meglio, quest'altro non è stato ben organizzato a sufficienza, quell'altro ancora avrebbe meritato maggior spazio... ci fosse una volta che mi va bene qualcosa, vero?
Ma alla fine, anche con tutti i distinguo possibili, è stato un anno di lavoro che mi ha dato più di quanto mi abbia tolto. Ci sono cose da cambiare, da migliorare, da rivoluzionare. Ci sono nuove idee da buttare sul piatto, c'è una riorganizzazione radicale che vorrei aiutare ad avviare (se mi verrà concesso). Ci sono fornitori da cambiare, ci sono nuovi collaboratori da tenere stretti. Ci sono belle possibilità di joint-venture con altri enti e persone che mi piacciono molto.
Ma per una sera mi piacerebbe, invece del solito guardare al passato da criticona e guardare al futuro da famelica sognatrice, riuscire a guardare al passato con soddisfazione. In fondo, cosa mi rimane di questo lavoro se non il sapore del tempo trascorso con gli amici e i colleghi a cui voglio più bene?
Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
Five Hundred Twenty-Five Thousand Moments so dear
Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
How Do You Measure - Measure A Year?
In Daylights, In Sunsets, In Midnights, In Cups Of Coffee
In Inches, In Miles, In Laughter, In Strife, In
Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
How Do You Measure A Year In The Life?
How About Love? How About Love? How About Love?
Measure In Love
Seasons of Love
Seasons of Love
Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
Five Hundred Twenty-Five Thousand Journeys To Plan
Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
How Do You Measure The Life Of A Woman Or A Man
In Truth That She Learned Or In Times That He Cried
In Bridges He Burned Or The Way That She Died
It's Time Now To Sing Out Though The Story Never Ends
Let's Celebrate Remember A Year In The Life Of Friends
Remember the Love / Oh you got to you got to remember the love
Remember the Love / You know that love is a gift from up above
Remember the Love / Share love, give love, spread love
Measure In Love / Measure, measure your life in love
Seasons Of Love
Seasons Of Love / Measure your life, measure your life in love
mercoledì, luglio 25, 2007
Veloce comunicazione di servizio
In realtà anche questo post serve solo a segnalare che sono viva ma sono ancora assorbita dal lavoro e non posso fare diversamente, nonostante sia l'umore che la salute inizino a risentirne. Io non ho quasi mai somatizzato nulla, ma ultimamente non sto bene per niente e la cosa NON mi piace. Mi rimetterò, spero.
Spero anche quantomeno di inserire presto un post su una cosa bellissima che mi è successa sabato scorso (gli amici/colleghi "fumettosi" sanno già di cosa si tratta). Insomma sono qui, sono a pezzi, sono preda di attacchi d'ansia e quant'altro, ma non mollo. 'spettate solo qualche settimana e torno meglio di prima.
:-)
sabato, giugno 23, 2007
Due lezioncine e qualche pensierino
Cioè: almeno, tenterò.
Ieri ho rovesciato addosso un sacco di tensioni e preoccupazioni alla povera Tawerny la quale ha ascoltato pazientemente, offerto qualche parere, dato il tipo di conforto che lei sa dare (è che è molto). A fine serata, sempre la Tawerny guarda me e Purplecri e commenta energicamente: "oh, dai ragazze, ma che sono 'ste facce distrutte che avete?"
Purplecri risponde (più o meno): "E' perché noi siamo gente che lavora!"
E la Tawerny, provocando: "Perché io invece che faccio? Mi gratto?!?"
In effetti. E' vero che in questi giorni dormo poco e lavoro tanto. E' anche vero che il suddetto lavoro è pesante anche e soprattutto da un punto di vista emotivo, perché il mio rapporto con la Grande Capessa è molto stretto anche dal lato personale (lei è una specie di amica e sorella e a volte anche madre, tutto insieme). Ma lasciarmi piallare in questo modo, dovrei cercare di evitarlo. Forza! Ce la posso fare. Respirare a fondo, ricordare che è la vita che ho scelto, pensare che non devo timbrare cartellini, riflettere sulle grandi botte di culo che ho avuto. E' il mio lavoro, lo so che in questo periodo dell'anno va così, lo so che con la Capessa a volte è difficile, ma è la mia vita e mi sta bene così. Avanti!
La seconda lezioncina arriva proprio dalla Grande Capessa. Ho trascorso giorni a preoccuparmi e a perdere il sonno per un certo aspetto lavorativo che secondo me lei aveva trascurato, che ci avrebbe portato problemi, che poteva risolversi in un disastro. Ci avrei scommesso, che oggi sarebbe scoppiato questo casus belli e sarebbe successo il finimondo. E dentro di me non riuscivo a non essere da un lato arrabbiata con lei (perché, per sua stessa ammissione, aveva appunto trascurato la cosa quando era il momento di pensarci), e da un lato preoccupatissima (perché non sapevo come avrebbe potuto cavarsela, alla resa dei conti, né avevo idea di come avrei potuto aiutarla).
E invece?
Nessun casus belli, niente apocalisse. Alla fine, grazie a una veloce correzione in corso d'opera, tutto liscio come l'olio. Tutte le mie previsioni e inquietudini, sbagliate.
Nuova frase da scrivere cento volte dietro la lavagna: "Fidati della Grande Capessa, fidati della Grande Capessa, fidati della Grande Capessa.."
E questa è una lezione che ad anni alterni imparo e poi dimentico. Sarà una casinista, sarà la donna dai mille problemi, sarà la direttrice artistica che salva i file sbagliati nel posto sbagliato e corregge le cose che non deve correggere, sarà la persona che il giorno prima mi gratifica più di ogni altra e il giorno dopo con una parola può spezzarmi il cuore, ma sa il fatto suo, conosce il suo mestiere, alla fine cade sempre in piedi ed è sempre un passo avanti a me e agli altri.
Porcozzimbolo, ci sarà un motivo se comanda lei!
Mi basterebbe che riuscisse a gestire la sua vita privata con la stessa grinta ed energia con cui gestisce il lavoro, e invece si trascura e si tratta male su tanti, troppi aspetti. Chi le vuole bene cerca in ogni modo di "ricondurla sulla retta via", perché questa sua vita convulsa le fa del male, e di converso lo fa anche a noi altri. Nutre per me e per certe altre persone un affetto sconfinato, e mi scopro a pensare che per ciascuno di noi sarebbe pronta a morire.
Ma è pronta a vivere?
martedì, giugno 19, 2007
24 ore non-stop (quasi)
Stamattina mi fa partire la mattinata per una singola riunione...
Poi mi tira fuori un'informazione confidenziale in ritardo di appena un anno...
Oggi pomeriggio mi combina un casotto bestiale con la struttura di un palco...
Stasera mi fa di nuovo lavorare...
Praticamente 24 ore (eccettuati i pasti e qualche ora di sonno) al servizio della Capessa.
Ma confesso: in questi giorni sfibranti in cui tendo un po' a "perdermi", se non ci fosse lei a mettermi in riga sarei ben incasinata.
Quindi va bene così.
sabato, giugno 16, 2007
E venne il Re
Sono partita (insieme a mia madre) con l'idea che sarebbero stati due giorni un po' deprimenti, ma che in sostanza, per le ragioni che ho espresso nel post precedente, non mi avrebbero toccata più di tanto.
Un cavolo!
Mi sono ritrovata coi nervi a fior di pelle e tanta, ma tanta irritazione. Io già coi riti ci vado poco d'accordo; con quelli funebri, men che meno. Solitamente, tendo ad assistere tenendomi un pochino da parte, con la massima discrezione, il che secondo me è anche un modo per manifestare rispetto per chi sta soffrendo.
Tendo anche a evitare tante chiacchiere e a manifestare il mio affetto e la mia vicinanza, alle persone più coinvolte, semplicemente con un tocco della mano o un abbraccio.
Cerco anche di scappare da veglie, rosari e quant'altro, un po' perché non ci credo da un punto di vista religioso, un po' perché trovo che spesso si tirino dietro una dose di formalità che, in momenti del genere, andrebbe dimenticata a favore dell'onestà più pura.
Ma, in questo caso, non solo non mi era possibile starmene per conto mio, bensì ho anche dovuto adattarmi ai riti locali che sono un po' più, come dire, incisivi rispetto a quelli a cui sono abituata.
Anzitutto: all'interno della camera ardente, allestita all'ospedale di Bobbio (dove la nonna era stata ricoverata quando si è sentita male), bara scoperchiata fino all'ultimo momento. Cosa per me totalmente inaspettata: vedere all'improvviso 'sta cassa da morto aperta, con il corpo di mia nonna dentro, di quel colore livido/giallastro/opaco, coperto di cerone, non è stata un'esperienza che ripeterei. Dopo la sorpresa iniziale, ci ho messo parecchie ore prima di avere il coraggio di guardarla (e ancora mi chiedo perché l'ho voluto fare).
Poi: obbligo di tenere la camera ardente aperta in continuazione, tranne qualche ora la notte, e guai al mondo se fosse rimasta senza nessuno. Come se la nonna avesse avuto ancora interesse che ci fosse gente intorno alla bara e al suo corpo. Cose che per me non hanno senso, ma mia zia dava evidentemente per scontato che dovessero funzionare così (il che glielo si perdona, per carità, considerate le circostanze: dico solo che a me, 'ste robe fanno salire la pressione).
Rosario serale: anche quello dentro la camera ardente, sempre in presenza di 'sta bara aperta, e poi altre ore di veglia. Il mattino dopo, ancora veglia, poi benedizione e infine trasporto alla chiesa di Scabiazza, per funerale e tumulazione.
Di tutta la parte in camera ardente, io ho sopportato qualche quarto d'ora sparso, preferendo starmene subito fuori, o nel giardinetto dall'altra parte della strada. La brezza della sera, che da quelle parti è sempre molto piacevole, il vociare lontano dei ragazzini che andavano in giro per le strade (proprio come facevamo mia cugina ed io quando avevamo la loro età e passavamo lì le vacanze), il panorama della Val Trebbia con le sue montagne, mi hanno messa in una disposizione d'animo molto più bendisposta alla riflessione e alla meditazione di quanto avrebbe fatto qualsiasi camera ardente.
Ho scovato inaspettate risorse di pazienza anche ricevendo saluti e condoglianze di persone che nemmeno mi conoscono, ma che si sentivano sempre e comunque in dovere di dire qualcosa a tutti i parenti, dando così il segnale di partenza alla sagra della banalità, da "almeno non ha sofferto", a "certo che novantasei anni sono tanti". Ovviamente non è mancata la gara a chi ha i parenti o genitori più anziani e più malati, e non ci si poteva esimere da commenti sul tempo ("fa un bel caldo, eh?") e sul clima ("non esiste più la mezza stagione"). Ennesima dimostrazione del mio teorema secondo cui il mondo ha dimenticato il valore del silenzio e della semplice presenza, dell'esserci, essere lì.
Eppure... eppure, al termine di una giornata durante la quale in ogni istante pensavo di voler andare via da quei luoghi che per tutta la vita ho amato pazzamente, probabilmente gli unici luoghi in cui sento di avere (forse) radici... ecco, improvvisamente la Val Trebbia si è riappropriata di me e del mio affetto.
Appena rientrata in casa dei miei zii, dopo il rosario serale e le successive ore di veglia, passo davanti alla finestra, spalancata per far entrare un po' d'aria fresca, e nel silenzio della notte sento un curioso brusio di sottofondo. Mi avvicino alla finestra, cercando di identificare il misterioso rumore, e improvvisamente eccolo, capisco cos'è.
E' il mormorio del Trebbia che scorre a fondovalle.
Annuso la brezza, con i profumi che si porta dietro. Guardo fuori, i profili delle montagne che si stagliano contro il cielo illuminato da qualche stella, i boschi che coprono i fianchi dei monti, il vecchio ponte di pietre con le sue arcate e le sue gobbe, e sotto di esso lui, il grande fiume, l'incontrastato Re della vallata.
E finalmente, per quei meravigliosi istanti in cui mi balza il cuore in gola e un paio di lacrime cercano di farsi strada (a fatica, beninteso - ho pur sempre un personaggio da mantenere), mi sento di nuovo a casa.
mercoledì, giugno 13, 2007
Spaventoso sollievo
In effetti, non mi sento addolorata. O meglio: mi sento molto dispiaciuta per mia madre, che senz'altro è enormemente addolorata. Ma la scomparsa della nonna in quanto tale, semmai suscita in me un innegabile quanto spaventoso senso di sollievo.
Sollievo perché, con la sua dipartita, le persone che la accudivano (a semestri alterni, mia madre e mia zia) sono ora "libere", e di conseguenza lo sono anche le altre persone che in parte venivano condizionate dalla situazione (io, mia sorella, mio padre, mio zio, mia cugina...).
Spaventoso perché si porta dietro dei margini di egocentrismo piuttosto inquietanti.
E la finisco qui, perché al momento non mi viene nemmeno da trarre nessuna conclusione né sparare qualche massima di quelle belle ciniche che mi piacciono tanto. Mi resta solo questo fastidioso senso di disagio interiore (ed è un bel po' egocentrico anche lui, porcomondo se lo è).
giovedì, giugno 07, 2007
Trascendo...?
Lei: "Non avrei mai detto... io nemmeno li noto, su di te. Queste cose, tu le trascendi."
Non "Sei una burina tamarra a cui dell'estetica non è mai fregato niente..."
Non "Alla buon'ora hai pensato di prenderti cura di te..."
Tutte cose che lei sarebbe autorizzata a dirmi, peraltro.
Bensì: "Queste cose, tu le trascendi".
E' o non è la mia migliore amica? ^___^
Quando si accende la lampadina
Per la serie "piccole soddisfazioni".martedì, giugno 05, 2007
Adesso basta.
Per l'ennesima e ultima volta in circa quattro mesi, mi sono state cambiate le carte in tavola su un lavoro che avevo in ballo e a cui tenevo molto. Questa non solo è la volta definitiva, ma è anche quella che mi leva questo lavoro dalle mani NON per darlo a qualcun altro, ma semplicemente per nullificarlo, dato che l'evento in questione non si terrà più.
"Perché vedi, il manager tal dei tali mette i bastoni fra le ruote, e poi ci sono conflitti tra gli sponsor e le categorie merceologiche, e allora io non me la sento di affrontare il progetto in via definitiva, e allora non se ne fa più niente e mi dispiace tantissimo e grazie lo stesso".
Umanamente, per carità, lo so che è dispiaciuto.
Professionalmente, però, ciò non toglie che sia stata una solenne inculata. Altrimenti detta: "non me la sento di sopportare il rischio imprenditoriale che questa attività comporterebbe, quindi il rischio imprenditoriale diventa tutto tuo, che lavoravi da quattro mesi a questa cosa. Io non ci rimetto denaro, tu ci rimetti (solo) tempo e frustrazione".
Almeno fosse stata una sola e definitiva volta. Uno dice: sembrava che potessimo fare questa cosa, invece così non è stato, mi dispiace, sarà per un'altra volta. E basta. Invece, cambi di carte in tavola ce n'erano stati già: si fa, non si fa, si potrebbe fare ma non è detto, tu continua pure perché vedrai che si fa, però forse sorge un problema, sì è confermata, no non è confermata, sì adesso lo è...
Dovevo capirlo. Dovevo capirlo e basta, che non c'era da contarci. Se dopodomani qualcuno se ne esce a dirmi (di nuovo!) che le cose stanno cambiando e c'è ancora speranza e tutto sommato si potrebbe tentare di aggirare l'ostacolo, e cazzi e mazzi vari, stavolta giuro che rispondo di no. E il prossimo che mi si para davanti lasciando intendere che ha per le mani una bella opportunità legata a un personaggio famoso, lo prendo a calci nelle palle prima che possa dire bao.
mercoledì, maggio 30, 2007
Lessico familiare: Mùk mùk?
Chiunque di noi ha nel suo bagaglio linguistico una serie di parole, suoni, modi di dire che derivano da esperienze personali, familiari, intime e chissà che altro.
E le loro origini non sono nemmeno raccontabili.
Bè: tecnicamente sì. Ma raccontarli non trasmette quel sapore di memoria e nostalgia, o comicità, o umorismo, o qualunque cosa sia, che sentiamo sulla lingua quando li pronunciamo.
Quindi non ci proverò nemmeno. A raccontare la genesi del mio lessico familiare.
Ma qualche perla esemplificativa ogni tanto, perché no?
Si inizia con una frase di cortesia. Nel vocabolario swanico, "Mùk mùk?" (detto da persona che sta sgranocchiando o bevendo qualcosa) significa: "Ne vuoi un po'?"
Adesso potete incamerarlo e farne sfoggio con la sottoscritta al momento opportuno, mandandola in brodo di giuggiole perché vuol dire che avete letto il suo blog.
lunedì, maggio 21, 2007
Il porcospino nella nebbia
Eppure i cortometraggi di Yuri Norstein mi toccano dentro. Razionalmente faccio quasi fatica a seguirli... il ritmo è lento, lo stile non è chiaro né immediato. Ma ci sono piccoli dettagli che non trovo altrove.
Il porcospino nella nebbia è uno dei miei preferiti. C'è tanto stupore e tanta confusione negli occhi di questo piccolo porcospino che si perde, tanta tenerezza nel suo desiderio di contare le stelle insieme al suo amico orsetto, tanta maestà nell'immagine del cavallo bianco che gli appare.
Magari è solo che siamo tutti dei piccoli porcospini, desiderosi di fare le piccole cose che ci piacciono, sempre a rischio di perderci nella nebbia, sempre custodi in cuor nostro della speranza che un maestoso cavallo bianco ci protegga quando ci perdiamo.
sabato, maggio 19, 2007
Passaggio di proprietà
Così facendo, trascurano un piccino piccino sebbene cruciale dettaglino.
E cioè che, una volta che hai scritto/disegnato una cosa, una volta che l'hai pubblicata o comunque diffusa (via carta stampata, web, fotocopie...), quella cosa non è più tua. MAI PIU'. Ormai è passata di proprietà. Adesso appartiene al pubblico e SOLO a lui.
Tu potevi aver voluto dire centinaia di cose con quell'opera, potevi averci messo dentro le tue budella cucinate con mille spezie... ma se il pubblico quei sapori non li ha sentiti, è perché evidentemente li hai amalgamati male, oppure lo hai fatto benissimo ma con un gusto e con dei criteri che hanno eccessivamente precorso i tempi, e quindi magari sei pure un genio ma non puoi farne un caso di stato se il pubblico non se ne è accorto.
"Considero questa mia graphic novel uno dei miei lavori meglio riusciti, ma la gente non l'ha apprezzata".
"In questo albo ho messo tutto me stesso, eppure non ha avuto l'accoglienza che avrebbe meritato".
"Questo ciclo di episodi rappresentava una rivoluzione nel panorama narrativo preesistente, ma nessuno l'ha voluto capire".
E certo, bravi. Tutti pirla tranne voi.
Per carità, la reazione istintiva un po' la capisco. Magari passo due giorni a stendere un articolo che mi pare tanto interessante e ben scritto, e nessuno se lo fila. La volta dopo scrivo un coacervo di cazzate in un'oretta scarsa, perchè devo tappare di corsa una pagina buca, e dopo un po' qualcuno mi viene a dire che magari gli articoli mi venissero tutti così.
E per carità numero due, nessuno più di me sostiene la tesi che l'80% della gente è composta da una massa di pecoroni ignoranti che non capiscono una cippa.
Ma io almeno ho l'onestà di dire che quell'80% non è un valore assoluto, e non è formato sempre dalla stessa fauna (anche se uno zoccolo duro giurerei che ci sia). Tutti noi andiamo a farne parte di volta in volta, perché possiamo essere competenti e preparati su certe cose, ma del tutto pirla su altre.
Insomma il genio incompreso mi ha stufato. Magari se quella graphic novel non ha venduto sfracelli di copie, è perchè non era 'sto granché. Magari se la tal rivista non ti ha recensito o considerato, è perché ha avuto pietà, e ha voluto farti un favore a non stroncarti. Magari se il tal lavoro non è conteso a colpi d'arma bianca da tutti gli editori nel raggio di mille chilometri quadrati, è perché non sei un nuovo Hemingway.
E poi, scusate: ma è un concetto così complicato da doverlo spiegare?!?
Qualcosa ha fatto click
venerdì, maggio 18, 2007
Creatività lessicale
"Scordati di fare come ti pare, perché non è possibile che ogni volta devi metterti in mezzo! Guarda che ti avviso, sai??? Perché la Madonna è morta e tu sei già sull'orlo del buratello!!!!"
Giuro, eh? Testuale.
Scelta? Quale scelta?!?
Bene bene bene: mi trovo in un mezzo casino che DEVO pur risolvere in qualche modo, e i casi sono due. Inizialmente poteva sembrare che ci fosse una gamma di scelte più ampia, ma vedo che tante alternative si scartano praticamente da sole...giovedì, maggio 17, 2007
"Aire"... ovvero "aria" in spagnolo.
Questa è stata una di quelle notti.
mercoledì, maggio 16, 2007
Sbranare per sport
Io lì a Torino non c'ero: questioni varie mi hanno impedito di andarci, e forse, considerato quel che ho sentito, è andata meglio così. Ma tutti i malfunzionamenti e le discriminazioni di questo mondo (discriminazioni, naturalmente, da parte della cultura "ufficiale" nei confronti di quella "bassa e popolare") non giustificano l'operazione di sciacallaggio che alcuni soggetti stanno operando nei confronti dello staff di Torino Comics, staff del quale conosco benissimo da anni il responsabile, Vittorio Pavesio, persona di rara correttezza e competenza. Il quale ha certo commesso degli errori (sostanzialmente riconducibili a un eccesso di fiducia nei confronti dei suoi "nobili" interlocutori), dei quali è giusto e sacrosanto discutere, ma non merita il fango che in troppi gli stanno gettando addosso.
Questa è la sua lettera aperta, dalla quale traspare tanta amarezza per il modo in cui certi "professionisti" si sono comportati. E poi lamentiamoci se l'editoria a fumetti va a ramengo.
venerdì, maggio 04, 2007
48 ore di paura...
Due anni mi sembrano un tempo più che ragionevole per meditare un giudizio, e nonostante le ottime esperienze fatte, purtroppo non ci siamo. Gli insegnanti fanno parte di una compagnia che ama il teatro d'avanguardia e di sperimentazione; peccato che io proprio NON lo ami, questo tipo di teatro. Io sono rimasta a Shakespeare, Goldoni e i musical. Non me ne frega niente di mettere in scena spettacoli il cui fine ultimo è la denuncia sociale, la propaganda culturale, ecc ecc. Mi annoiano, non mi divertono, non mi appassionano, non mi fanno venir voglia di invitare gli amici a vederli. Mi diverto di più a lavorare! E quindi, nonostante mi dispiaccia immensamente abbandonare le mie compagne di corso, che sono persone meravigliose, ho chiuso qui: fra 48 ore.
Che peraltro sono 48 ore terrorizzanti! Va bene che 'sto spettacolo non mi sembri granché (ed è comunque moooolto meglio di quello dell'anno scorso), ma una volta che l'impegno è preso, bisogna dare il massimo e pregare tutti gli Eros del mondo (questa la capiscono appunto le altre della compagnia) che vada bene. C'è sempre una gran paura. Panico panico panico! Insomma: fingers crossed, e che gli Eros ce la mandino buona. Help...