sabato, novembre 01, 2008

Sto invecchiando

"Sto invecchiando" è la frase di rito che tira fuori la mia amica Monica quando vuole lamentarsi di qualcosa e ridere di se stessa dicendo che un tempo era più tollerante, meno irritabile, più "vivi e lascia vivere".
Se dunque lo scorrere del tempo è causa di irrigidimento e intolleranza, allora ultimamente anche io sono mostruosamente invecchiata, e ci sono svariate cose / persone / situazioni che non sopporto più.
Nell'ordine...

Mi hanno stufato i "protestatori", di ogni genere: sindacati, politici, associazioni, occupanti, rompipalle vari che per qualsiasi cosa non trovano di meglio da fare che fischiare, battere mani e piedi, urlare slogan, insomma un gran casino. Questo governo non sarà il massimo della vita, ma in puri termini di comunicazione, al confronto di 'sta gente sta facendo un figurone (nonostante la suddetta gente abbia un sacco di spazio sui mass media).

Mi hanno stufato i "partigiani", quelli che invece di affrontare gli argomenti con uno straccio di raziocinio, modellano le loro opinioni sulla base di preconcetti culturali e politici. In questo calderone ci stanno i vari Santoro, Fede, Feltri, Travaglio, insomma tutti quelli che vedono il mondo in bianco e nero, e hanno pure il coraggio di farlo con quell'aria da puzzetta sotto il naso che nemmeno vivessero nelle fogne di Bucarest.

Mi ha stufato la categoria dei parenti acquisiti, non dico i miei (pochissimi) che se ne stanno fin troppo nel loro, ma la categoria in generale, che ultimamente nel mio giro di amicizie e conoscenze ha pretese da far rizzare i capelli in testa. Certe volte una ha già le sue difficoltà a relazionarsi con il marito, figuriamoci con la di lui madre, sorella, cugina e quant'altro. Un parente acquisito, se non è comunque una persona piacevole per carattere, modi, interessi o altro, per quel che mi riguarda vale meno del due di coppe quando comanda bastoni.

Mi hanno stufato i blogger più o meno famosi (scrittori, sceneggiatori, artisti, disegnatori, compositori...) che invece di usare i loro blog per parlare del loro lavoro, li usano per giustificare il loro lavoro quando non riscuote gli sperati consensi da parte di pubblico e/o critica, e soprattutto cercano di farlo con tale casuale nonchalance da risultare automaticamente ridicoli e semplicemente incapaci di accettare le regole del gioco.

Mi ha stufato la frequente mancanza di chiarezza di ministri, banchieri ed economisti sulle conseguenze della crisi finanziaria per quel che riguarda i piccoli risparmiatori: non ho niente da eccepire sulle misure straordinarie che sono state adottate, ma secondo me le idee chiare sul destino (non necessariamente catastrofico, sia chiaro) dei propri risparmi non le hanno in molti.

Ma più di tutto mi hanno immensamente stufato Papa, cardinali, vescovi, CEI, e tutto quel serraglio lì, quando parlano e straparlano di questioni sempre più complicate e delicate come accanimento terapeutico, terapia del dolore, eutanasia et similia. Argomenti dalle centomila sfumature, ma loro no, quando mai ammettere che c'è caso e caso, sempre dritti come una lancia, sempre difendere la vita ad ogni costo e la divina (e solo divina) patria potestà sulla suddetta vita. Quando uno di loro si ammalerà di qualche roba grave e finirà in un letto d'ospedale a gridare per il dolore, sarà interessante vedere se davvero saprà resistere senza invocare di farla finita. Per carità, so di gente che ne è stata in grado, gente che ha resistito e non ha mollato neanche per un attimo; ma pretendere che tutti debbano condividere un tale spirito di sacrificio e una tale fedeltà a un ideale che non condividono... insomma, perché?!

lunedì, ottobre 27, 2008

Sentivo giusto la mancanza

Mi sono imbattuta in questo trafiletto su un quotidiano online:

Irruzione alla borsa di Francoforte
Un blitz che ha sorpreso tutti, anche gli uomini della sicurezza, attentissimi di solito ad impedire l'ingresso ai non addetti ai lavori. Alla borsa di Francoforte sono arrivati gli attivisti del movimento anti-establishment per denunciare il tracollo dei mercati finanziari.

Ah, complimenti. Meno male che c'erano loro a "denunciare", se no il tracollo dei mercati mica lo notava nessuno.

martedì, ottobre 14, 2008

Eventi di portata storica

Fugaci momenti di gloria nel fare l'adattamento dei dialoghi di una serie a cartoni animati di stampo romantico/umoristico, caratterizzata da una vaaaghiiissiiimaaa tendenza ad allungare il brodo...

ALLELUJA SI SONO BACIATIIIIIIIIIII!!!

Dopo appena diciotto puntate, dico DICIOTTO, i due bradipi protagonisti sono riusciti a scambiarsi il loro primo bacio!!! Gaudio e giubilo nei cieli e sulla terra, NON SE NE POTEVA PIU'!!!

Adesso hanno altre sei puntate per mandare tutto a puttane, ricominciare da capo il corteggiamento e, se gli dèi sono propizi, rimettersi insieme (magari prima che ripassi la cometa di Halley). Per il mondo c'è ancora speranza.

domenica, ottobre 12, 2008

Oddio che weekend...

Venerdì sera cinema, FINALMENTE per vedere Mamma Mia!, che rivedrei cento volte anche subito, e questo non è un evento di chissà quale rilevanza, ma per una stakanovista di clausura come me, non è nemmeno una cosa da scartare.

Ieri ho fatto la scoperta più inaspettata e sconvolgente che l'intero pianeta potesse riservarmi, e no, non scrivo di cosa si tratta perché ancora ci sono alcune cose da chiarire, ma la data dell'11 ottobre è di quelle da segnare sul calendario.

Oggi infine ho ritrovato la voglia di mettermi a lavorare su una cosa che ultimamente proprio non mi ispirava nemmeno da lontano, ma soprattutto ho passato tutta la giornata in un'alternanza di stato catatonico ed euforico che spero non duri troppo a lungo, se no vado in manicomio.

Mi rendo conto che è un post criptico, perdonatemi, ma mi tocca scriverlo così. Più avanti ne verrò a capo meglio.

venerdì, settembre 19, 2008

Tele2, se sei in ascolto...

...il motivo per cui intendo disdire il contratto con te è che ne ho i coglioni pieni dei tuoi centralinisti che mi telefonano per chiedermi se voglio disdire il canone, attivare la preselezione automatica, informarmi sulle nuove offerte, e altra roba varia.

Sì, avevo fatto un contratto con te perché lo trovavo vantaggioso.
Sì, lo disdirò entro la fine dell'anno perché mi hai rotto le palle.
E perché il mio tempo ha un valore economico non indifferente, quindi tutti i minuti che PERDO rispondendo alle tue telefonate, vanno automaticamente ad azzerare (se non peggio) il vantaggio che il tuo contratto mi procurava.

Quindi stammi fuori dalle palle.

E' abbastanza chiaro, o devo ripeterlo ad altri ventimila centralinisti?

giovedì, settembre 11, 2008

A testa china sul PC

Tanto per farvi capire che i periodi di latitanza da questo blog hanno praticamente sempre ragioni lavorative, ecco una minicarrellata.

Lavoretti passati (Happy Lucky Bikkuriman)...



...presenti (Lovely Complex)...



[NOTA: in rete non c'è la sigla di Lovely Complex, che è deliziosa. Ho trovato solo i soliti, patetici mischioni di immagini e sottofondi musicali.]

...e futuri (nuove puntate di Zatch Bell).

giovedì, agosto 21, 2008

Recensione libro: "Mani nude"

Tanto per andare dritti al punto: bello bello.
Già Paola Barbato scrive in un modo che a me piace, già mi ero goduta il primo romanzo Bilico, già ho letto sue storie di Dylan Dog niente male, ma con questo Mani nude mi ha proprio colpita.
C'è un contesto (gli incontri clandestini e le organizzazioni criminali che li gestiscono) e ci sono dei personaggi, inseriti in questo contesto a seconda dei ruoli che ricoprono. Anzi, molti di loro (quasi tutti) si identificano talmente tanto con il proprio ruolo che non hanno più nemmeno un nome bensì un soprannome, insomma un nome in codice che contribuisce a spolverare via la loro identità precedente in favore di quella nuova.
Però. Però, poi, quella benedetta identità non scompare mai del tutto e insiste a fare capolino, perché quello non vuole sentire parolacce, quell'altro vuole fare l'amicone a tutti i costi, quell'altro ancora è geloso di qualcuno in relazione a qualcun altro, e ce ne fosse uno, dico uno, che risulti un pochettino stereotipato, uno zinzinino macchietta, una mollichina tagliato col coltello. No, macché. Talmente veri da fare impressione, perché le botte da orbi e gli snuff movies dai cattivi da operetta te li aspetti, ma da persone vere te li aspetti di meno (anche se sai che ne esistono, di persone vere che in 'ste cose ci sguazzano).
Ti aspetti anche meno gli eventi, man mano che accadono. Mezzo libro a farti credere che ormai il giochino l'hai capito e l'andazzo sarà più o meno in un certo modo, poi l'altro mezzo a scombinarti le carte in continuazione, a prenderti per mano (no, meglio: a trascinarti per un polso) e a costringerti a riorganizzare tutto il tuo riassunto mentale, pagina dopo pagina. E sei talmente presa da questo lavoro di interpretazione e re-interpretazione, sei talmente intenta alla lettura, che arrivi a un certo punto in cui leggi, su una pagina bianca, una sola parola: "Due".
Ti chiedi: oh questa poi, ma fino ad ora non avevo mai cambiato capitolo?
E no, che non l'avevi cambiato, ti eri sorbita tipo 300 pagine senza nemmeno accorgerti che erano appunto tutte in fila, senza sosta.
Da lì, altro tour de force di lettura, le cose sembrano cambiare, poi rimanere uguali per un po', ma lasciandoti ben capire che qualcosa deve succedere, che una vera soluzione non può esserci, che 'sti personaggi ancora non hanno dato tutto quello che potevano, che perfino le comparse meno presenti un ruolo importante ce l'hanno (la ragazzina?! pure la ragazzina adesso! e però il cane no, eh? no, Paola ti prego, tutto quello che vuoi ma il cane nooo!), che il bello deve ancora arrivare.
Altra pagina bianca: "Dieci".
Come, dieci? Uno, due, e dieci? Eh. proprio così.
Andiamo pure avanti con il dieci, allora, la parte in fondo meno interessante, perché 'sta menata dei combattimenti quasi speravo di essermela lasciata alle spalle, erano i personaggi e le loro motivazioni più o meno inaspettate a interessarmi, di scontri ne erano già stati descritti diversi, e di ossa rotte, milze spappolate e occhi cavati dalle orbite avevo già fatto il pieno. Ma va bene, andiamo avanti, arriviamo in fondo, che sarà mai qualche cadavere in più o in meno, adesso voglio proprio sapere cosa faranno e perché lo faranno.
Scoprirlo è affare di un Minuto, tanto per fare un patetico giochino di parole. Anzi, un minuto e due pagine. La cosa sbagliata fatta dalla persona sbagliata chiude tutto quanto, bàm, sei a pagina 430 e il meglio che riesci a fare è ridere sonoramente di te stessa fino alle lacrime perché ti sei lasciata fregare (come peraltro era successo, a suo tempo, a pagina 142 di Bilico), sorprendere, stupire. E lo stupore, quando leggi un libro, è un regalo che ti viene elargito sempre più raramente. Quei regali che custodisci con affetto ma al tempo stesso non vedi l'ora di condividere.
Inizio già a pensare a chi regalarlo, quest'attimo di stupore "allegato" a Mani nude, e pregusto la sua, di risata.

lunedì, agosto 11, 2008

Ottobre?!?

No, un attimo... fatemi capire...
Tutto il mondo ha visto questo film già dal mese scorso, e in Italia dobbiamo aspettare il 3 ottobre?!?
Signùr...

venerdì, agosto 08, 2008

Dentisti, dottori e politica

Oggi il Ghigo mi raccontava di un suo conoscente che fa il dentista e abita in un paesottolo minuscolo della pianura padana, fra canali, nebbia e zanzare. Il paesottolo conta una quantità miserrima di abitanti, talmente miserrima che questo tizio non è UN dentista, ma IL dentista del paese. Oltre che dentista, è anche IL medico di base, insomma quello della mutua, e per qualche anno ha svolto pure la mansione di assessore a non so cosa.

E raccontava: "Mi avrebbero anche chiesto di fare il sindaco ma onestamente non è possibile, è un incarico troppo gravoso e se lo accettassi, poi non riuscirei più a fare il medico come si deve".

C'è di che riflettere, per diversa gente...

Iniziamo pure a sbavare

La colonna sonora mi pare abbastanza repellente, ma per il resto... minkia.
Mi rimane il solito dubbio: per buona che sia la sceneggiatura, col capitolo IX come la mettiamo?

Tremonti qualche buona idea ce l'ha

Ho parlato pochissime volte di politica in questo blog, perché non è uno dei miei interessi principali. Anzi, per dirla tutta, io sono di un tale relativismo in questo ambito, che farei solo molta confusione. In teoria sarei tendenzialmente di centro-destra, ma poi in pratica condivido molte "battaglie sociali" che, non so per quale distorta visione manichea delle cose, appartengono a ben altri schieramenti politici (ad esempio, se dipendesse da me, legalizzerei i matrimoni gay anche adesso).

Sono comunque a favore del libero mercato e della libera impresa, sicché guardo con interesse a qualsiasi cosa vada nella direzione di semplificare le regole e responsabilizzare i diretti interessati (anche quando nella pratica questo pensiero mi si ritorce contro), e sono anche a favore di una situazione politica chiara e stabile, dove la maggioranza governa, l'opposizione fa l'opposizione, e i mini-micro-partitini spariscono dalla faccia della terra (sicché, da questo specifico punto di vista, le ultime elezioni per me sono state un godimento atomico).

Ad ogni modo, sia chiaro, NON condivido ogni passo dell'attuale governo: però un paio di "nod nod" mi sono scappati, leggendo l'articolo di Reuters che riassume le linee guida della finanziaria appena approvata. Per l'esattezza, è questa parte che mi piace davvero tanto:

ENTI LOCALI: CAMBIA PATTO STABILITÀ INTERNO, STOP DERIVATI
Dal nuovo patto di stabilità interno con gli enti locali arrivano risparmi da circa 3 miliardi nel 2009, 9 nel 2011. Previste sanzioni per chi sfora nei saldi e premi per gli enti virtuosi. Taglio del 30% sugli stipendi dei sindaci che non rispettano il patto. Stop per almeno un anno all'utilizzo di derivati da parte degli enti locali e alle emissioni bullet con rimborso di capitale e interessi alla scadenza.

Non sono i tagli agli enti locali che mi mandano in brodo di giuggiole, anche perché non ho gli strumenti per capire se siano effettivamente una buona idea oppure no. Ma il resto mi piace davvero.

- Sei un ente locale sprecone, il cui bilancio a fine anno dimostra incompetenza? SANZIONE.
- Sei un ente locale ben amministrato? PREMIO.
- Sei un sindaco incapace, che ha messo insieme una giunta inadeguata all'amministrazione del tuo Comune? SANZIONE CHE PESCA DIRETTAMENTE DALLE TUE TASCHE.
- Sei un sindaco (o un assessore, o una giunta) e vorresti fare i giochini in borsa e investire in warrant e derivati, ovvero in strumenti finanziari rischiosi e complicati anche per chi di mestiere lavora negli uffici titoli delle banche? NON CI PENSARE NEMMENO.

Poi, per carità: 'sta finanziaria non è tutta rose e fiori. E dentro 'sto governo ci sono certi personaggi che... roba da commedia napoletana (o meneghina). Ma l'idea che i responsabili della cosa pubblica (sì, insomma, quella che dal momento che è di tutti, è come se non fosse di nessuno) siano veramente responsabili, e costretti a PAGARE se fanno delle stronzate, che ci posso fare, è il genere di cosa che mi dà gusto.

Che fate sabato sera?

Se passate da queste parti e vi va di sbafarvi una cena, ascoltare musica e fare due chiacchiere, io sono qui (Bagno 47/48, ristorante "Il basilico", Rimini).

giovedì, agosto 07, 2008

Brutto segno



Umpf. Quando mi viene la tentazione di rileggere questo (superbo) libro, significa che sto rientrando in una delle mie fasi nichiliste. Speriamo che passi presto.

sabato, agosto 02, 2008

Bello senz'anima

Che posso farci? Non mi ha entusiasmata.

I comprimari, sì. Inutile tessere le lodi di Heath Ledger, lo hanno già (giustamente) fatto tutti. Inutile puntualizzare quanto sono bravi Michale Caine e Morgan Freeman, niente di nuovo sotto il sole. Inutile anche sospirare di sollievo all'idea che Maggie Gyllenhaal abbia sostituito lei, lì, come si chiama, non mi ricordo, quella morettina insipida dell'altro film.

Però, però... quanta carne al fuoco, tanta, troppa. E la genesi di Due Facce, e il Joker che stesse mai fermo e zitto un minuto, e uno sbarello di mafiosi che la metà bastavano, e i poliziotti corrotti, e il contabile che scopre l'identità di Batman per caso, e la famiglia di Jim Gordon in pericolo... e in tutto questo, Batman nemmeno ho capito dov'era e se c'era.

Bello il costume, per carità, e bella Gotham, belle le vetrate, le strade, le luci. Tante belle cose, ma del film, più che "carino" non riesco a dire.

La classe non è acqua

Stavo archiviando un tot di vecchissima posta elettronica e ho ripescato una mail di cui quasi non mi ricordavo più.

Quasi.

Diverso tempo fa, capitò che un mio collega avesse inviato a un certo numero di editori una proposta pubblicitaria, che in soldoni diceva: "se vuoi ci sono degli spazi pubblicitari disponibili sulla nostra rivista, costano così e cosà, speriamo che l'offerta ti interessi".

Come sempre, alcuni dicono di sì, altri dicono di no. Tutto normale.

Un bel po' di mesi dopo, succede che sulla rivista venga pubblicata una recensione negativa su un fumetto pubblicato da uno degli editori che avevano risposto di no. Anche questo è normale, le recensioni negative sono sempre esistite, e prima o poi toccano un po' a tutti.

Il numero esce, e dopo un po' mi arriva una mail dall'editore in questione, che chiede: "Questo è ciò che otteniamo per non aver acquistato spazi pubblicitari?"

Bella, l'editoria a fumetti (e non sto parlando solo di quella italiana).
A volte, basta che uno stia seduto su una poltrona un po' più grande delle altre, e si sente in dovere di mostrare al mondo quanto è figo, cinico e spavaldo.

Oppure - punti di vista - quanto è un completo cazzone.

martedì, luglio 29, 2008

Cassandra once more

Piccola/grande soddisfazione.

Da tanto tempo ormai non sono altro che una lurker nel forum di Cats, che resta però un piccolo covo di mattacchioni ai quali sono molto affezionata. Proprio per via del fatto che non sono più un membro granché attivo della community, lo scorso gennaio mi ero volontariamente ritirata dal "Forum Casting", un gioco nel quale i membri del forum stilano un cast virtuale dello spettacolo abbinando altri membri del forum ai personaggi. Ovviamente, non conoscendoci di persona (quasi nessuno), per decidere gli abbinamenti ci si basa su quanto, a parere di ciascuno, la tal persona è affine al tal personaggio in termini di carattere, personalità, atteggiamenti, eccetera. Niente che abbia a che fare con l'aspetto fisico, insomma.

Nelle tante edizioni del Forum Casting a cui avevo partecipato, ho quasi sempre concorso per il ruolo di Cassandra, la gatta abissina, per il quale dovevo sempre competere con un'altra pretendente (SadieCass). A volte ho vinto io, a volte ha vinto lei... e si è comunque sempre trattato di una competizione molto sportiva, nella quale l'una votava per l'altra ed anche la "campagna elettorale" era condotta in termini molto scherzosi e affettuosi.

Poi, un po' alla volta, Sadie si è eclissata, mentre io ho continuato ad essere partecipe del Forum, e questo ha quasi automaticamente comportato che il ruolo di Cassandra fosse mio ad ogni edizione del Forum Casting. Da un lato l'assenza di Sadie rendeva il gioco molto meno avvincente, dall'altro mi faceva comunque piacere che gli altri partecipanti motivassero il loro voto nei miei confronti, e quindi che non fosse solo un'abitudine.

Lo scorso gennaio, come dicevo, mi sono tirata indietro spiegando a tutti che, vista la mia partecipazione quasi nulla al Forum stesso, era meglio che i nuovi membri più attivi si giocassero anche quel ruolo. E così è andata: quella del Forum Casting era una fase della mia vita che consideravo conclusa, un gioco che aveva fatto il suo tempo.

E ieri, che cosa scopro? Che si è tenuta l'edizione estiva del casting (edizione che io manco ho notato col binocolo, perché durante tutto il periodo di Cartoon Club ho lavorato sedici ore al giorno o anche più, senza certo avere il tempo di girare per forum)... e il ruolo di Cassandra è nuovamente mio! Insomma, non avendo io detto nulla al riguardo, gli altri non hanno dato per scontato che il mio ritiro di gennaio valesse anche per luglio, e mi hanno votata.

E' una sciocchezza, è un gioco, è una cosa di cui sorridere. Ma non riesco a non pensare con tenerezza a quella banda di mattacchioni che ancora si ricordano di me, e abbinano la mia personalità a quella di Cassandra scrivendo anche cose tipo "Swan will always be Cassandra to me". Gh. Sono quasi un po' commossa. ^__^

Edit: eccola, Cassandra, in un dipinto di Michaela Oloffson, con il volto un po' beffardo di Tiffany Graves che ha interpretato il suddetto personaggio nel Final London Cast.

domenica, luglio 27, 2008

Senza bisogno di scuse

Per caso sto bloggando troppo?
Va beh... è che dopo tanto tempo di astinenza, adesso me ne vengono in mente diverse. Questa non è particolarmente originale, ma si merita una citazione.

Ieri l'altro.
"Allora, domani a pranzo?"
"Domani a pranzo. L'unica cosa è che non so a che ora riesco ad arrivare, perché alle 12 devo andare dal medico, e spesso e volentieri c'è fila, quindi potrei fare un po' tardi."
"Senti, tu dammi un colpo di telefono quando hai un'idea di come sei messa e poi vediamo, al massimo mi raggiungi quando puoi, io nel frattempo do comunque da mangiare alla bambina... insomma fammi sapere, l'orario non è un problema."
"Andata. Allora ci vediamo domani."

Ieri, ore 9:45 circa.
"Pronto?"
"Buongiorno..."
"Hòla! Buongiorno a te!"
"Che fai di bello?"
"Solite cose... lavorini vari, poi più tardi devo andare dal dottore. Perché?"
"No, niente, cioè, volevo chiederti se oggi ti andava di pranzare da me, avrei bisogno un po' di sostegno psicologico..."
"Il tempo di finire col dottore e vengo da te."
"Sicura? Non ti incasino?"
"Non mi incasini. Ci vediamo dopo."

Sempre ieri, ore 12:00.
"Ciao, sono io".
"Ah ciao! Allora?"
"Sono arrivata dal dottore adesso, ho un po' di gente davanti..."
"Va bè, allora rimaniamo come avevamo detto, no? Quando hai fatto mi chiami."
"No, 'spetta, c'è un cambiamento di programma, mi è stata chiesta un po' di presenza da chi-sai-tu. Possiamo rimandare il nostro pranzo, vero?"
"Assolutamente sì. Vai tranquilla, non c'è il minimo problema, anzi poi fammi sapere come va, eh? Vai, muoviti!"
"Un attimo... prima il dottore... ma poi vado!"
"Mi raccomando, eh? Poi aggiornami su tutto!"
"Okay. Grazie mille."
"Ma niente, figurati! Ci sentiamo!"

Sarà perché anche lei ha un amico un po' particolare del quale a volte deve prendersi cura...
Sarà che fra di noi c'è questa specie di patto silenzioso per cui ciascuna si mette istantaneamente da parte quando l'altra è impelagata con il proprio "uccellino"...
Sarà che un pranzo saltato o un impegno rimandato per questo motivo non costituiscono nemmeno lontanamente un problema, per un rapporto di amicizia che non ha nessun bisogno di prove o dimostrazioni per sapere di essere solido...

...ma un ringraziamento "pubblico" qui ci stava tutto, sia per questa volta che per tutte le altre occasioni simili, in cui ho il privilegio di poter semplicemente dire le cose come stanno, senza cercare scuse o attenuanti, senza sentirmi in difetto, sapendo che va bene lo stesso e che non subirò alcun tipo di muso o malumore.

Grazie, Mo'.
Ti conosco e quindi so che a te sembra una cretinata, ma credimi non è da tutti.
Grazie davvero.

Quel poco che vale così incredibilmente tanto

Che ci vuole a prendere una canzone e dedicarla a qualcuno?
Niente, ci vuole. Un click su una tastiera, tre parole in una chat, un allegato ad una mail.
Eppure, con così poco, qualcuno mi ha triturato il cuore nel miglior modo possibile (come se già non lo facesse quotidianamente da sedici anni a questa parte).

sabato, luglio 26, 2008

Fenomenologia dell'SMS


Stamattina, ore 10:30 circa, mi dedicavo a un peccaminoso spaparanzamento atomico nel lettone, con encefalogramma praticamente piatto e animato solo da un minuscolo picco di tanto in tanto, corrispondente alla domanda "Tiro dritto a ronfare o do l'assalto al marito?"...

Ecco, nel mezzo di questa calma piatta...
Bip bip. Messaggio sul cellulare.

"Tutto ok?"

Mi gratto la testa con espressione acuta e mi chiedo il perché della domanda.
Avevo a mia volta scritto qualche SMS o email preoccupante durante la notte?
Avevo detto qualcosa di particolarmente brutto il giorno prima?

Mi pare di no. Quindi invio risposta: "Normale. Perché?"
Risposta: "Solo un saluto".

Adesso... questa fa il paio con le ormai numerose occasioni in cui io, siccome non voglio disturbare o siccome so che l'altra persona in quel momento ha da fare o siccome sto arrivando a fine credito, mando un SMS che dice "Mi chiami? Grazie".

Non: "Ho un problema, chiamami".
Non: "Sto male, fatti sentire".
Non: "Sto morendo, ho bisogno di aiuto".
Semplicemente: "Mi chiami? Grazie".

La telefonata che mi arriva, inizia immancabilmente con un impanicatissimo "Cosa è successo?!?". E già la dice lunga sul grado di pace, rilassatezza e tranquillità delle nostre vite quotidiane.

Adesso poi stiamo arrivando al paradosso.
Prima ancora di ricevere un qualsivoglia segnale che potrebbe anche forse ma sì quasi quasi essere interpretato come indizio rivelatore oltreché sintomatico di problemi, un banale saluto non è più "ciao, come va?"...
...o magari un più raffinato "Volevo darti il buongiorno ma forse a quest'ora del sabato mattina ti stai chiedendo se continuare a ronfare o dare l'assalto al marito"...
...bensì: "tutto ok?"

Qui urge un mese di relax in un centro benessere del Trentino fra pascoli e alberi di mele, altroché.

venerdì, luglio 25, 2008

Ma allora esistono davvero...

Perla velocissima.

Ho sempre pensato tutto il male possibile delle persone che ci tengono a vestirsi con capi firmati e a farlo notare. Per carità, un momento di vanità capita a tutti, e non è che gli stilisti in quanto tali siano dei mostri, e non ci vuole niente che una persona si senta più a suo agio o più attraente con degli abiti disegnati da Tizio invece che da Caio. A farmi venire la trebisonda è l'interesse compulsivo verso la firma di qua e la firma di là.

Ciò premesso, è però anche vero che non mi sono mai imbattuta in persone talmente infognate nella caccia all'abbigliamento firmato da farmi saltare i nervi. Va da sé che ciascuno frequenta le persone con cui si sente più a suo agio, e quindi nelle mie conoscenze è difficile che si annidino dei maniaci della griffe. Talmente difficile che iniziavo a pensare che tali maniaci fossero ormai bestie rare in via di estinzione, eccezion fatta per le star di Hollywood o gente del genere... iniziavo a pensare che, in fondo, nemmeno esistessero, che fossero leggende metropolitane.

E invece, ieri mi imbatto nel blog di un cretino (cioè, uno che ha già ampiamente dimostrato di essere un cretino, per via di una serie di cose che ha fatto), e fra le tante idiozie, in mezzo a un elenco di vanterie di varia natura sulla sua presunta bellezza, intelligenza, sexytudine e altro, cosa ti vado a leggere?

"Io vesto griffato".

MWAHAHAWHAHAHAHAWWAHAHAAWAHAHAHAAAAAAAA!!!!!!!!

Quindi esistono... esistono davvero...
Cazzo, è quasi meglio che aver preso contatto con degli UFO!!! ^___^

L'amore secondo Joss Whedon

Sono mesi che ho in mente una massima di cui mi piacerebbe elaborare una variante migliore, ma non ci riesco. Insomma alla fine me la tengo così, almeno per ora:

"L'amore non è meritocratico".

Servirebbe una variante migliore per almeno due motivi.
Il primo motivo è che la parola "amore" trae in inganno, perché in italiano la si usa prevalentemente per indicare l'amore di coppia mentre io avrei in mente un più generale sentimento di "voler bene" (no, la parola "affetto" non funziona perché guadagna in precisione semantica ma perde in intensità). Insomma ci vorrebbe un equivalente dell'inglese "love" ma quell'equivalente noi non ce l'abbiamo.
Il secondo motivo è che in realtà quella massima non è sempre e completamente vera... a volte l'amore è anche un po' meritocratico, a volte concetti come "gratitudine" o "merito" hanno un pochettino di voce in capitolo. Ma qui si apre un tale pozzo di situazioni, circostanze, contesti e casi particolari (tra cui il classico dei classici: "perché ci si innamora degli stronzi?"), che uno ci si perde.

La cosa bella è stata, alcuni mesi fa, quando già questa massima si aggirava in fase embrionale nella mia testa, imbattermi in una storia degli X-Men scritta da Joss Whedon (sì, quello di Buffy e bla bla bla, ha scritto delle X-storie con poco sugo ma dialoghi apprezzabili) e trovarne una emblematica "rappresentazione vignettoide".


E non c'è nient'altro da dire.

giovedì, luglio 24, 2008

Una briciolina di tristezza

La cosa bella di quando finisce un festival a cui hai lavorato come un'ossessa, è che ti riposi.

La cosa brutta è che sbatti improvvisamente il muso contro tutte le cose che il festival ti aveva fatto mettere da parte, nel bene e nel male. Quindi ci sono le cose belle che puoi finalmente curare, ma anche le cose brutte che adesso ti tocca affrontare.

Di quest'ultimo reparto, così per la cronaca, fa parte una bella figura di merda che NON descriverò nello specifico e che mi causerà guai per mesi. Ma va bè, si sopravvive lo stesso.

Sempre fra le cose brutte che per necessità logica si possono affrontare solo dopo la fine del festival, c'è il bilancio conclusivo dello stesso festival, che per sua storica definizione, a mente calda e fredda a fasi alterne, è un bilancio negativo. Per quanto le cose nei riguardi dell'utenza possano aver funzionato bene (con qualche eccezione che si fa presto a limare), nei riguardi miei sono andate maluccio. Come l'anno scorso? A dire il vero, peggio dell'anno scorso.

Troppa fatica. Troppo stress. Troppa agitazione. Troppi malumori. Ogni volta mi dico che niente sulla faccia della terra merita una tale quantità di fatica (psicologica ed emotiva, che sono due cose diverse), e ogni volta ci ricasco. Per carità, ci sono state soddisfazioni enormi, persone che ti guardano negli occhi, e ti ringraziano per le cose che hai fatto, e sono veramente piene di stima e gratitudine nei tuoi confronti... e lì per lì ti dici "ne è valsa la pena".

Poi fai i conti con certe conseguenze fisiche, e già inizi a scuotere la testa. Lo sai che non hai più 20 anni, lo sai che dovresti avere uno straccio di rispetto in più per il tuo corpo, il quale già ha determinati casini e tu non fai altro che aggravarglieli. Proprio in questi giorni sto affrontando un problema non grave ma quantomeno fastidioso, che riporta di attualità tutta una serie di cose poco simpatiche. E iniziano a girarmi i maroni, perché le magagne di salute già sono poco belle, ma andarsele pure a cercare è veramente da deficienti.

Andando avanti: ho trascurato mezzo mondo, ho lavorato molto male su altri fronti, e quando poi mi sorprendo a pensare che sì, dài, quantomeno valeva la pena di affrontare questa sfida per dare una bella mano al Capo ed evitarle l'ennesimo massacro di quest'anno, poi in fondo noto che la mia presenza è solo servita ad permettere al Capo di lasciarsi massacrare da altri eventi e circostanze invece che dal festival, ma sempre di massacri si è trattato. E allora che cazzo mi sono messa in mezzo a fare?

Non so. Questi sono i momenti in cui mi intristisco e penso che ogni tanto, forse potrebbe non essere brutto essere una persona normale. Quantomeno, un po' più normale di quanto io non sia. Lavoro regolare... stipendio regolare... previdenza... orari fissi... stabilità... la sera spegnere il computer e spegnere anche la parte di cervello deputata al lavoro...

Mah. Non ce la potrei mai fare, sia chiaro. Sono solo i classici momenti in cui l'erba del vicino è sempre più verde della mia. E mi ci intristisco un po'. Probabilmente, una volta che sarò riuscita ad arginare i danni della figura di merda, e che avrò risolto il fastidioso problemino, già vedrò le cose in maniera un po' diversa... stasera però avrei solo voglia di passeggiare per la città al buio per ore, prendendo a calci una lattina.

lunedì, luglio 21, 2008

E anche per quest'anno è andata

Fra giugno e luglio, questo blog viene sempre abbandonato.

E' una cosa fisiologica. E' che arriva Cartoon Club, il che significa che sparisco io. Iniziano le nottate a lavorare, iniziano le traduzioni, iniziano le centinaia di mail al giorno, iniziano anche le arrabbiature, gli screzi, le riappacificazioni, i momenti di soddisfazione e quelli di delusione: tutta roba normale, è solo il tasso di concentrazione che sale tutto in una volta.

Poi, di colpo, finisce. Di domenica, la sera. QUESTA sera.

Tra l'altro, quest'anno nello stesso periodo di cose ne sono finite diverse.

Anzitutto, per l'appunto, Cartoon Club. D'accordo, ci sono alcuni strascichi di cui occuparsi, ma le giornate più caotiche e difficili sono andate.

Pochi minuti fa ho pure consegnato l'ultimo copione che avevo promesso, e fino ai primi di agosto non voglio più vederne nemmeno uno. Lezione importante: mai più, dico MAI PIU', prendersi l'impegno di continuare a sfornare copioni anche durante Cartoon Club. Anzi, meglio ancora: mai più impegnarsi a sfornare copioni mentre sto facendo qualcos'altro che assorbe gran parte della mia attenzione, sia essa Cartoon Club o una vacanza. Quest'anno sono stata imbecille due volte: ho promesso che avrei sfornato copioni durante la vacanza in Canada, andando fin là armata di portatile, e poi durante Cartoon Club, portando avanti le due cose in contemporanea. Ripeto: mai più. Credo di essere viva per miracolo, e comunque ho scritto della roba indecente.

La settimana scorsa, ho visto stampato il primo numero di Fumo di China al quale NON ho lavorato. Cioè: ho scritto un articolo, ma in qualità di "collaboratrice qualsiasi", e non di redattrice. L'attività di redazione l'ho abbandonata, dopo dieci anni che la portavo avanti. Sono troppo assorbita da altre cose, sia di lavoro che personali, e un fronte andava per forza abbandonato. Dentro FdC ora ci sono forze nuove, più giovani, più entusiaste, più adatte di me. Non aveva senso rimanere. Ho addosso un po' di malinconia, ma sono molto convinta di aver fatto bene.

Tornando a Cartoon Club: com'è andato?
Boh... credo bene. Cioè: da un lato ho avuto tantissime soddisfazioni, conosciuto gente nuova, ricevuto complimenti e attestazioni di stima, fatto figuroni a cui in effetti tenevo, rivisto persone che non vedevo da un secolo e che mi hanno salutato con lo stesso entusiasmo con cui io ho salutato loro (Paola, rivederti è stato veramente un enorme piacere). Dall'altro lato non sono sicurissima che tutte queste cose siano valse la quantità di stress e di fatica accumulata negli ultimi mesi. Ohi, mica si può andare avanti così, ogni tanto voglio pure respiraaareeeeee...

Però, adesso basta con le geremiadi, dài che in fondo non va male. Ho solo bisogno di fare un po' di cura del sonno, che sarà mai. A questo punto mi resta solo da abbracciare virtualmente e pubblicamente i "compagni di avventura" che negli ultimi tre giorni mi hanno fatta più rilassare e divertire: Steve (sei un artista), il Topo (cazzo, Topo, ti ho appena ascoltato su MySpace! Ma canti benissimo!!!), Maggie (sei una vera professionista) e Svizzero (l'enciclopedia umana).

Tra i "colleghi / non colleghi", il primo posto in termini di simpatia, cortesia e gradevolezza va a pari merito a Lorenzo da una parte (con orchestra al seguito), e ad Elisabetta e Martina dall'altra. Fossero tutti così, gli ospiti!

Palma dello sbriciolamento di maroni a un certo gruppone di ospiti da un certo paese straniero. Se dovevate venire fino in Italia solo per fregarvene degli appuntamenti che il festival vi proponeva e affogarvi di Sangiovese, la prossima volta ditemelo che ve ne spedisco quattro casse direttamente a casa, e così potete sbronzarvi in totale autonomia.

E poi un abbraccio speciale alle due che, per cause di forza maggiore, NON sono venute... la Donna Bionica e PurpleCri. Ci siete mancate, ma proprio TANTO.

End of the story per quest'anno, si inizia a pensare al 2009.
Ma con calma, eh?

lunedì, giugno 09, 2008

Ricordi da Bognor Regis

Due piccole perle che risalgono a un paio di mesi fa, quando ero in Ingihlterra per vedere un festival di cinema indipendente e stare nella giuria della sezione competitiva per cortometraggi di animazione.

Perla numero uno. Mi guardo questo film intitolato Donovan Slacks, una coproduzione inglese, turca e non so che altro, molto più gradevole e visionabile di quanto mi fosse stato prospettato, con tanto di colonna sonora struggente e malinconica.
Insomma arriva un dialogo, fra il protagonista e la pescatrice di cui è innamorato, che suona più o meno così:
«Hai davvero bisogno di me... o mi stai solamente usando?»
«Tutti usano tutti, prima o poi. L'importante è essere sicuri che coloro che ci usano siano persone che ci piacciono.»
Questa cosa mi si è piantata nel cervello e non se ne va più.

Perla numero due. Fra i cortometraggi animati che ero chiamata a giudicare c'era tale Pushkin, realizzato da Trevor Hardy. Una delizia. Ha vinto proprio lui, e ne sono stata davvero contenta. Ecchelo qua: godetevelo.

domenica, giugno 01, 2008

Tornata

Giusto una comunicazione di servizio, per avvisare che sono di nuovo in zona, ormai da qualche giorno, ma ancora piallata dal jet-lag, a cui ho una resistenza davvero infima (sarà l'età).
Per chi non lo sapesse, sono stata una dozzina di giorni a ricaricare le batterie in Canada, prima a Toronto e poi a Vancouver. Dopo la sortita di quest'estate l'avevo detto che volevo tornare, no? E quindi l'ho fatto. E lo farò ancora. In fondo il volo non costa un'esagerazione, e una volta in loco ho amici che mi aiutano a spendere il meno possibile sul fronte vitto e alloggio.
Tra l'altro, prima del giro canadese, mi era toccato anche un giro inglese, mezzo di lavoro e mezzo di svago. Ho avuto occasione di soggiornare a Bognor Regis, sulla costa sud, e mi sono goduta il tepore e la brezza di un posto di mare in bassa stagione, con lunghe passeggiate solitarie, riflessi di sole sull'acqua del mare, e tanta musica che diversamente non avrei mai ascoltato con la stessa attenzione.
Per quel che riguarda la trasferta oltreoceano, temo di non essere in grado di spiegare quanto e come sono stata bene. In Canada ci ho lasciato un pezzo di cuore, strappatomi direttamente dal torace senza troppi riguardi, e questo è tutto quel che riesco a mettere insieme su quei giorni. Ma senza rimpiangerne neppure un secondo.

domenica, maggio 11, 2008

Ma santa pazienza...

...dimmi un po' tu se, di nuovo, devo farmi dare lezioni da Garth Ennis.

Non è uno sceneggiatore di quelli che adoro: è solo uno di quelli che mi piacciono. E uno che, anche se ricicla spesso le stesse idee, lo fa con uno stile ormai collaudato e di cui è totalmente padrone. Insomma, non sarà uno di quelli che tirerebbero fuori una mega-sceneggiatura anche dalla lista della spesa, ma, per dirla come la direbbe lui, ci va fottutamente vicino.

Poi, ogni tanto, mi costringe a spostare la mia attenzione dalla forma delle sue storie al contenuto, e nonostante un serie di eccessi, sbruffonate e panzane varie, infila dentro ai suoi fumetti pillole di buon senso al quadrato, che dopo averle lette sembrano tutte l'uovo di Colombo, ma prima lo sembrano molto meno.

Così va a finire che, persino in un volume ben poco significativo come Midnighter: macchina per uccidere, che ha a che fare con la solita storia dei viaggi nel tempo e delle possibili (o impossibili) modifiche agli eventi, mi ritrovo un insieme di frasi che, cucite insieme, compongono il seguente pistolotto: "Il passato è un po' bastardo. La gente ama l'idea di cambiarlo, crede che sia il modo per risolvere tutta la loro merda. Ma è inevitabile: è passato, è finito, e non può essere aggiustato come il lavoro fatto male di un idraulico. La gente fa schifo, il passato fa schifo. Ma non è una buona scusa per non voler cambiare il futuro. Cambiare ciò che è già successo non funziona: la maggior parte delle volte sono solo idioti troppo pigri per non cambiare quello che deve ancora venire".

Sarà anche un pistolotto farcito di banalità, ma è proprio il genere di fottuta risposta che volevo oggi.

sabato, maggio 10, 2008

Intermezzo isterico

Sgrunt.

Qualcuno mi spiega perché questo maledetto amor proprio / narcisismo / egocentrismo atomico che mi porto dietro dalla nascita, mi impedisce così tanto spesso di fare le cose nel modo migliore in assoluto, e mi spinge a fare le cose nel modo migliore per me?

Possibile che quando uno identifica un proprio difetto, un lato del carattere brutto, non sia quasi mai in grado di limarlo, di plasmarlo, di ridurlo ai minimi termini, di evolversi?

Davvero siamo così tanto immutabili? Ma per favore! Qualsiasi idiota è capace di dire "io sono così, punto e basta", ma questo significherebbe rinunciare in partenza alla possibilità di cambiare e migliorare.

Sono davvero stufa di sentirmi un'idiota qualsiasi, eppure il dato di fatto è che alla mia tenera età non vedo grandi margini di cambiamento.

lunedì, aprile 28, 2008

Brutta china all'orizzonte...

Oggi ho segnato la tacca delle undici ore di lavoro praticamente consecutive.
Me ne aspettano altre tre dopo cena (se va bene).
Domani, penso idem.
Mercoledì mattina, lavoro. Mercoledì pomeriggio, trasferta a Bologna, poi albergo, poi sveglia alle cinque del mattino, poi aereo, poi trasferta in Inghilterra.
Dormire come si deve, inizia a diventare pia illusione... -__-

sabato, aprile 26, 2008

Lezioncina da non dimenticare

E' ormai diverso tempo che ho appreso questa lezioncina, ma ora mi rendo conto che non l'ho mai appuntata sul blog, dove peraltro alcuni lettori potrebbero intuire il motivo di qualche mio cambiamento più o meno recente.

Allora...
Un po' di tempo fa, non specificherò quanto, mi sentivo alquanto insoddisfatta in un certo settore lavorativo. Avevo la sensazione (più o meno giustificata) di navigare a vista in un mare di approssimazione, improvvisazione, pressapochismo... insomma tutte cose che finivano per corrodere e far scadere anche gli aspetti positivi della situazione, che pure esistevano.
Ma ho tirato dritto senza esporre queste perplessità, ho pensato che margini di miglioramento ormai non ce ne fossero, ho ritenuto che fosse inutile affrontare la cosa.

Quando poi mi è stata offerta l'occasione di sfruttare un'alternativa, in un ambiente simile ma decisamente più organizzato sotto il profilo delle cose che "di là" mi infastidivano, ho preso l'occasione al volo. Professionalmente è stata una scelta che tuttora non rimpiango se non in minima parte, personalmente invece ho constatato che la mia scelta ha causato dispiacere a una persona (in realtà a diverse, ma per vari motivi una in particolare era quella più colpita).
La quale persona, posta di fronte alla mia scelta, non ha ritenuto opportuno espormi le sue perplessità e il fatto di essere stata almeno in parte ferita da me.

Risultato: ci sono voluti mesi perché io mi rendessi conto, annusando qui e là, che il mio operato non era stato preso bene. E mentre io me ne accorgevo e cercavo di capire se e dove avevo sbagliato, succedevano altre cose parecchio brutte, del tutto indipendenti da me, che però in circostanze diverse mi avrebbero vista in prima linea a reagire e a dare una mano (se possibile) a chi da queste cose brutte veniva ferito. Invece, non sapevo e non agivo.

E tutto questo perché?
Perché quando io ero insoddisfatta e pensierosa, non l'ho detto alla persona di cui sopra.
E quando la persona di cui sopra è rimasta dispiaciuta dalle mie azioni, non me lo ha detto.

La lezione, quindi, è semplice: mai tacere.

Se davvero si parla di persone che tengono le une alle altre, mai tenersi le cose dentro.
Quando si provano sensazioni importanti e persistenti, nel bene e nel male, sempre tirarle fuori. Se sono sensazioni belle (affetto, speranza, fiducia...), fa sempre bene sentirsele riportare. Se sono sensazioni brutte (insoddisfazione, dubbio, dispiacere), significa che c'è un problema e quindi bisogna almeno tentare di risolverlo. Altrimenti prima o poi i nodi vengono al pettine nel modo peggiore.

C'è un rovescio della medaglia?
Parziale. E' il concetto di "non te ne faccio più passare una".
E' un eccesso? Forse. Le punte hanno bisogno di tempo per essere smussate, e le lezioni hanno bisogno di esperienza per essere apprese e messe in pratica senza trasformarle in ciechi comandamenti.
Ma il punto di partenza, sono veramente convinta che sia giusto.
Mai tacere.

Mica facile

Una volta, tanto tanto tempo fa, l'idea di scrivere storie e magari sceneggiare fumetti non mi dispiaceva. Anzi, avevo pure cominciato... a scrivere storie, dico. E avevo iniziato a imparare qualcosina sull'arte della sceneggiatura. Anzi, di più: avevo iniziato a imparare dal più bravo sceneggiatore del mondo.

Poi, ormai più di dieci anni fa è successo qualcosa, e tutto è cambiato. Fine dell'ispirazione, fine del gusto per lo scrivere, fine dell'afflato creativo: perché va bene che spesso nella scrittura c'è tanto tanto tanto mestiere e poco poco poco sentimento, ma almeno quel poco bisogna pure che ci sia.

Insomma, un blocco. Il classico, maledetto blocco. La sensazione che nulla valga la pena. O che, al contrario, pochissime cose valgano la pena, ma poi la valgono talmente tanto (perché sono cose intense, enormi, importanti) che non sarei mai in grado di tirarle fuori in modo da rendere loro giustizia. Scriverei una certa frase, e chi legge ne capirebbe un'altra.
La sensazione persistente che non possa funzionare, che non servirebbe. E non dico che non servirebbe agli altri, ma proprio non servirebbe a me stessa: perché, quando anni e anni fa scrivevo, mica lo facevo sperando di pubblicare: mi mettevo semplicemente davanti al PC e partivo per la tangente e mi appassionavo, mi divertivo, passavo del tempo in un modo che mi piaceva. Non mi serviva altro.

Il blocco ha iniziato a sgretolarsi leggermeeeeente e lentameeeeente due o tre anni fa. E' fatto di una specie di cemento armato che si disgrega a spizzichi, a momenti, alla boia d'un giuda. Quando gli pare a lui. E con altrettanta imprevedibilità si ricostruisce i pezzetti che cadono. D'accordo, facendo una media posso dire che è più la materia che si sgretola, rispetto a quella che si ricostruisce, quindi a lungo andare dovrei recuperare la capacità di stare davanti al PC a divertirmi. Anzi, in parte l'ho già fatto buttando giù le minisceneggiature di alcune strisce umoristiche sui musical, per un progettino che però devo rimettere in piedi (fino all'anno scorso, né io né la persona che pensava ai disegni eravamo in grado di conciliare questa cosa con gli altri impegni di lavoro... poi con tutto il trambusto dovuto alla malattia e alla morte di mio padre, figuriamoci se ci sono tornata sopra).

Qualche mese fa, un bel pezzo di mattone è caduto tutto in una volta. Un'amica mi aveva chiesto se avrei potuto scrivere un breve quadro teatrale, su un determinato tema, perché voleva mettere in piedi un nuovo spettacolo di prosa con la sua compagnia amatoriale. Eravamo a cena fuori, sono tornata a casa verso mezzanotte. Mi sono piazzata al PC per appuntarmi due o tre cose che erano venute fuori nella nostra conversazione... e alle tre e mezza ero ancora lì, a scrivere come una forsennata, perché mi era già venuta l'idea, quell'idea che cercavo, proprio quella che secondo me si adattava alla richiesta dell'amica.
Poi il suo progetto teatrale è andato a monte per ragioni sue, ma io intanto avevo passato tre ore e mezza a scrivere di getto, di passione, di viscere. Non mi sentivo così bene da tanto di quel tempo. Non mi interessa se quel canovaccio sia venuto bene o male, non è quello il punto, anzi è senz'altro una cosa modesta. Ma intanto l'ho scritto, non è rimasto un'accozzaglia di appunti, l'ho proprio scritto. Per davvero!

Ora i mesi passano e io ogni tanto sento quel pizzicore in fondo allo stomaco, sento il baluginare di un'ideuzza, un leggero fremito alla punta delle dita. So di cosa vorrei raccontare, so che vorrei mettere in piedi un contesto di fantasia nel quale riversare pensieri e sensazioni fin troppo reali, so che vorrei recuperare un immaginario che mi appartiene da sempre e che di anno in anno muta e si trasforma, però senza mai abbandonare il suo nucleo originale.

I punti saldi quali sono?
Intanto vorrei una storia che parli prevalentemente di donne. Le vere protagoniste sarebbero tutte femminili. Certo, circondate da uomini, interagenti con uomini, amanti di uomini... ma la storia vera sarebbe la loro (e in un altro post spiegherò come mai).
Poi vorrei che ci fosse dell'azione. Azione epica, gloriosa, eroica. Quella che nel mondo vero non si trova quasi più da nessuna parte.
E poi vorrei storie che ruotassero intorno ai soli sentimenti per cui valga la pena stare al mondo, storie di fiducia anzi fedeltà, ma anche tradimenti e perdono, ma anche mera sopravvivenza e tutto cambia niente resta uguale, e prima parti prima torni, e amici diversi sono buoni in momenti diversi, storie di sentimenti a volte pragmatici e meschini, ma talmente umani da essere gloriosi a modo loro, storie di persone che sanno cosa vogliono e come, ma anche di persone che si dibattono nell'ansia e nel dubbio, la storia di chi non trova un senso alla propria vita e implora di poter almeno dare un senso alla propria morte...

Bè, come dire, sono di poche pretese.
Ma forse, un giorno, chissà.

giovedì, aprile 24, 2008

Il gioco delle parti

Negli ultimi... uhm... sei mesi circa, per ben QUATTRO volte dicansi QUATTRO, mi è capitato di andare a fare shopping.
Una volta in centro nella città dove abito, un paio di volte a Bologna, la quarta ieri a Lucca.

Adesso, sia chiaro, io DETESTO fare shopping PER ME. Mi annoio a morte. Non sopporto l'idea di perdere più di cinque minuti in un negozio di abbigliamento (cinque minuti? cin-que-mi-nu-ti?!? ma scherziamo? ma io c'ho da fare!!!) e digerisco a fatica l'idea che, se proprio mi servono un paio di jeans da mettermi addosso, è ragionevole provarli per evitare di fare un acquisto sbagliato. Fare le prove dei vestiti per me è quella cosa che mi fa perdere minuti e minuti di vita per un obiettivo che mi interessa quanto mi interessano le omelie papali la domenica.
Sì, d'accordo, si salvano quei rari casi in cui vedo una maglietta con un bel disegno che mi folgora (spesso pacchiano, truzzo e tamarro), mi si accendono gli occhi e penso "MIA!". Ma sono eccezioni.

Però ho scoperto che mi diverte andare a fare shopping con gli altri e godermi il loro divertimento. In particolare, lo strano soggetto che ho accompagnato di recente in giro per negozi ha un talento naturale per scovare abitini, vestitini, toppettini e tanti altri "ini", che se li mettessi io mi sentirei (e sembrerei) la Strega Bacheca, ma su di lei, vuoi per abitudine, vuoi per stile, vuoi per forma fisica, ammetto che funzionano una meraviglia (fermo restando che i vestitini per me restano una roba odiosa, scomoda, inutile e - la cosa in assoluto più detestabile - che ti costringe a portarti dietro una borsetta).

Risultato, mi ritrovo non solo a fare la voce della coscienza in termini economici, ma pure a fornire opinioni, e a volte perfino ci azzecco.
"Questo è troppo corto".
"Questo assomiglia a uno che hai già".
"Uhm... ti fascia un po' troppo i fianchi."
"Questo è troppo leggero per una freddolosa come te."
"Questo ti sta una meraviglia."
"Trasparente? Ma quale trasparente? Sei paranoica!"
"Questo non azzardarti a prenderlo, è troppo caro".

Credo perfino di aver sfornato un "Ma poi con che scarpe lo metti?", che detto da me è miracoloso quanto lo sarebbe per un matematico risolvere il Teorema di Fermat con il pallottoliere.

Resta divertente questa specie di gioco di ruolo che scatena sguardi di perplessità nelle commesse. Io sembro una specie di scaricatore di porto in visita a un museo d'arte contemporanea, con l'occhio a metà fra lo sprezzante e il superiore. Lei tutta moine e sorrisini, evidentemente preda di un delirante scompenso ormonale che causa shopping ossessivo-compulsivo, fruga disinvoltamente fra scaffali e attaccapanni come fosse roba sua.
"Provo questo, questo e anche questo, poi magari quello e possibilmente quell'altro".

Dal momento in cui il camerino viene colonizzato, a volte tocca a me fare la spola tra lei e la commessa. "Questo lo prende, questo no perché le ingrossa il sedere, di questo serve una taglia in meno, questo se ci fosse di un'altra fantasia..."
Le commesse non hanno mai ben chiaro se stanno parlando con un'amica, una segretaria, una guardia del corpo, una parente... c'hanno un po' l'occhio vitreo, che torna normale quando lei esce dal camerino per guardarsi meglio allo specchio. Allora si rasserenano, si tranquillizzano: hanno nuovamente davanti un soggetto canonico con cui possono parlare la stessa lingua, un prototipo collaudato di acquirente, uno standard riconosciuto di cliente divertita e vanitosa da intortare, un essere umano con cui sono in grado di instaurare una conversazione adatta al contesto.

Il massimo che riescono a ottenere da me è una cosa del genere:
"Questo no, è un po' troppo corto".
"Ma come, arriva appena al ginocchio..."
"Lei se lo vede corto".
"Forse con una taglia in più potrebbe..."
"E'. Troppo. Corto."
Sguardi feroci. Le poverine non si rendono conto che sto solo alleviando le loro sofferenze, perché se lei si mette in testa che è troppo corto (o peggio, il cielo non voglia, che le fa il culo grosso), possono star tranquille che non hanno speranza di venderglielo. Ma le buone azioni non sempre vengono premiate.

Devo darle atto che ha gusto (sempre per quel niente che ne capisco). L'ultima volta a Bologna ha comprato un abito che, se lo indossa in una certa occasione formale e di lavoro che dico io, possiamo considerare la serata ben riuscita fin d'ora.

Comunque, alla fine di queste trasferte perditempo ci ritroviamo a girare per la città cariche di pacchetti e pacchettini (tutti suoi), esibendoci in dialoghi come:
"Quello viola era bellissimo, vero?"
"Nah... costava un casino."
"Che c'entra, io dicevo solo che era bello. Magari più tardi ripassiamo da lì."
"Non vorrai tornare a prenderlo! Non te lo puoi permettere, costava un pozzo di soldi!!!"
"Eeeh, però se li meritava tutti."
"Maddeché? Ti faceva due fianchi come le Dolomiti!"
"Non è vero!"
"Ma certo che non è vero, scema."
"Eh?"
"Almeno, se ti dico così non lo compri."
"Vaffanculo."

Alla fine, come tante cose nella vita, è un gioco delle parti.
Tipo, che ne so...
Lei, Pretty Woman.
Io, Gegia.

sabato, aprile 19, 2008

Grandi soddisfazioni con antiche radici

Ieri, nel corso di un viaggio di lavoro, ho avuto occasione di incontrare e rivedere, dopo parecchio tempo, un amico che in passato, per un breve periodo, lavorò con me. Faceva parte di una squadra di ragazzi (ora non più sbarbini, eh no, il tempo passa anche per noi) che avevo messo insieme in una situazione abbastanza disperata, ma che avevo dovuto in qualche modo affrontare. Ovvero: prendere le redini di una rivista che era stata abbandonata dal suo direttore editoriale, per una serie di vicende che ovviamente vedevano torti e ragioni sia da parte sua che da parte dell'editore. Comunque fosse, a me era toccato il compito di rimettere in piedi questa rivista... diciamo pure un compito impossibile, dato il periodo e data l'inesperienza. Ma bisognava comunque provare.
Il risultato non mi hai mai soddisfatta in termini di durata: appena una decina di numeri... però mi ha lasciato enormi soddisfazioni in termini di lavoro di squadra. Molte delle persone che avevo coinvolto a suo tempo (vuoi perché le conoscevo di persona, vuoi perché erano conoscenti di conscenti) erano all'epoca studenti, o neolaureati, o semplici appassionati, tutti desiderosi di cimentarsi nella stesura di articoli o recensioni. Gente sveglia, attenta, curiosa, che si trovava sparsa per diverse città ma era contenta di avere questa cosa in comune e aveva palesemente una marcia in più.

Adesso, uno di loro è ricercatore universitario e sforna in continuazione libri (belli!) sui cartoni animati e i fumetti.
Un altro è un apprezzato sceneggiatore di cartoni animati, che ha lavorato anche per produzioni importanti.
Un altro è traduttore e adattatore di fumetti e serie animate giapponesi.
Un altro ha fondato un service di prodotti per l'editoria e gli audiovisivi, e si sta affermando come esperto di cinema d'animazione.
Un altro l'ho un po' perso di vista, ma so che ha scritto almeno un buon libro sul fumetto giapponese.
E un altro è appunto quello che ho incontrato ieri, nella sua veste di direttore di un nuovo festival di cinema d'animazione.

Non sono orgoliosa di tutte le mie esperienze lavorative passate. E quell'esperienza in particolare, è sempre stata molto controversa e pesante da molti punti di vista. Ma della squadra che avevo selezionato e che aveva lavorato insieme a me per quella rivista, sono (e sono sempre stata) molto fiera. Certo nessuno di loro è più lo sbarbino di allora, alcuni di loro non sono poi tanto distanti da me in termini di età, e parecchi di loro mi hanno sopravanzata in termini di carriera. Ma in fondo, almeno in parte non smetterò mai di considerarli "i miei ragazzi". :-)

giovedì, aprile 03, 2008

Ed è arrivata pure Suzumiya...

Poco ma sicuro, a volte il mio lavoro mi porta ad avere a che fare con piccole (ma divertenti) follie.

venerdì, marzo 28, 2008

AAA - collega cercasi

Annunciaziò, annunciaziò!

Alcuni miei colleghi ed io siamo alla ricerca di gente nuova da "tirare a bordo", perché il carico di lavoro aumenta e serve nuova linfa. Se qualcuno dei miei amici che segue questo blog è interessato, o conosce bene persone potenzialmente interessate, si faccia sentire. No completi sconosciuti, please.

I requisiti necessari sono:
- ottima conoscenza della lingua italiana (al rogo chi sbaglia i congiuntivi);
- scioltezza nell'uso della punteggiatura;
- propensione alla scrittura creativa;
- senso della puntualità e del dovere (se hai detto che consegni oggi, tu - consegni - oggi a costo di fare la notte in bianco o di sacrificare il weekend);
- elasticità mentale, capacità di affrontare le emergenze;
- la conoscenza di lingue straniere non è obbligatoria, ma può fare comodo.

Versante economico:
- retribuzione buona (i dettagli in privato);
- pagamento a 90 giorni;
- si lavora a cottimo, no assunzioni, no eterne garanzie: siamo liberi professionisti, scommettiamo e investiamo su noi stessi.

E dopo questa "pausa blog", forza e coraggio, si torna al lavoro!

domenica, marzo 23, 2008

The Corrs, dieci anni dopo

Ogni volta che mi trovo costretta a dare una riordinata al salotto di casa (che normalmente assomiglia più a un ufficio che a un salotto, se non fosse per i poster e le illustrazioni appese alle pareti), piazzo un CD o un DVD nel lettore per farmi compagnia. Stasera ho ripescato questo DVD: The Corrs - Live at the Royal Albert Hall, che risale al 1998 e ancora mi dà le stesse emozioni della prima volta che l'ho guardato e ascoltato, qualche anno fa.
Non che i Corrs siano delle perle di originalità nel panorama musicale contemporaneo: in fondo, ciò che fanno è mescolare la tradizione irlandese con il pop e un po' di rock melodico... però mi piacciono un sacco lo stesso (e infatti non vado mai in giro in macchina senza portarmi dietro il loro CD Unplugged).
Quindi, per farla breve... è un DVD vecchio di 10 anni, che ormai suppongo si trovi nei negozi o su internet a prezzi più che accessibili. Fateci un pensierino, ne vale la pena. Qui sotto, l'esecuzione di "Dreams", un brano dei Fleetwod Mac. E' quindi una cover e non un pezzo originale dei Corrs, ma è divertente da vedere grazie alla partecipazione speciale di Mick Fleetwood che secondo me è matto da legare. :-)

venerdì, marzo 21, 2008

Ce l'hanno tutti con me

Una settimana così piena di proteste e recriminazioni da amici e colleghi non l'avevo ancora mai avuta. A volte espresse con buon garbo, altre volte per niente, e pure io ho fatto la mia bella parte.
Uffa, come mi sento abbacchiata...

Aggiunta del sabato mattina: dimenticavo di dire che nelle ultime settimane mi sono pure andate a monte tre cose di lavoro a cui tenevo. Volevo mettere in piedi una certa mostra, e mi hanno detto di no (ma se non altro me l'hanno praticamente promessa per il 2009). Volevo occuparmi di un certo progettino editoriale, e mi hanno detto di no (adducendo due ragioni di cui una ci può anche stare, ma l'altra secondo me non tiene). Volevo invitare un certo ospite famoso in un certo posto, e mi ha detto di no (perché proprio in quei giorni ha il matrimonio del nipote, e pure lui ha dato disponibilità per il 2009). Probabilmente mi salta anche la trasferta di metà aprile all'IFFS, ma quella tutto sommato non è un grosso problema, anzi rimanere a casa in quei giorni mi facilita su altri fronti. Ma il resto, proprio mi rode. Me very unhappy.

mercoledì, marzo 19, 2008

Innamorarsi di un robot

Trovo che sia un atto di responsabilità morale divulgare e diffondere questo screensaver che si trova al momento sul mio schermo (cliccate l'immagine per visualizzare la versione grande). Il film dei Transformers non è stata certo una pietra miliare della storia del cinema, però a me questa sembra tanto la versione fantascientifica e robotica di un antico cavaliere della Tavola Rotonda o qualcosa del genere.
Dopo Richard Gere, John Barrowman e Mark Harmon (e ovviamente Mattia Bulgarelli che è un mio amico per niente famoso ma è un gran figo lo stesso, almeno per i miei gusti bislacchi e pure un po' pedofili), un nuovo ideale maschile fa breccia nel mio cuore.
Insomma mi sono innamorata di Optimus Prime.

Full Metal Panic 2nd Raid

Direttamente dal comunicato stampa...

Dynit presenta: FULL METAL PANIC - THE SECOND RAID

Dopo il grande successo televisivo tornano gli eroi di FULL METAL PANIC nella terza serie ricca di azione e di colpi di scena!

Kaname Chidori è una normale studentessa delle scuole superiori: una bella ragazza, un carattere solare e deciso, una spiccata predisposizione per le materie scientifiche. Il suo compagno di classe Sosuke Sagara, invece, non sembra affatto un normale studente: iperteso, sempre all’erta, ossessionato dal gergo militare, timoroso che mortali nemici e pericoli si nascondano dietro ogni angolo di strada e possano minacciare Kaname. Il suo bizzarro comportamento, però, ha delle ragioni: Sosuke è in realtà un agente di un’organizzazione paramilitare detta Mithril, a cui è stato dato l’incarico di sorvegliare e proteggere Kaname: la ragazza è infatti una Whispered, una persona la cui mente nasconde avanzatissime conoscenze di tecnologia bellica.

Dopo la parentesi scolastica/demenziale di Fumoffu?, The second raid è l’ideale seguito delle avventure narrate nella prima serie. La commedia romantica lascia il posto all’azione, al combattimento tra mecha e a nuovi risvolti psicologici dei personaggi.

A seguito riportiamo anche il CAST principale:

Sousuke Sagara - SIMONE D’ANDREA
Kaname Chidori - PERLA LIBERATORI
Kurz Weber - FRANCESCO PEZZULLI
Teresa "Tessa" Testarossa - LETIZIA CIAMPA
Melissa Mao - BARBARA DE BORTOLI
Andrei Kalinin - LESLIE LA PENNA
Richard
Mardukas - STEFANO MONDINI
Gauron - ROBERTO DRAGHETTI
Kyouko Tokiwa - FEDERICA DE BORTOLI
Shinji Kazama - ALESSIO DE FILIPPIS

13 episodi raccolti in 4 DVD
Collector's Box in omaggio con il dvd 1
In arrivo a Maggio.

martedì, marzo 18, 2008

La mia amica genio

Ho un'amica che è un genio.
Una di quelle che, qualsiasi attività intraprendano, brucia le tappe e arriva sempre un passo avanti agli altri, non di rado scalzando gli altri, e non perché sia spregiudicata e sleale (anzi!), ma semplicemente perché è talmente e spudoratamente fuoriclasse, da essere contesa a colpi d'arma bianca praticamente in qualsiasi ambito.
Insomma è un genio.
Ci vediamo tre o quattro volte l'anno quando siamo fortunate, ma siamo comunque molto unite, sia da una serie di interessi in comune, sia dai ricordi dei tempi in cui, frequentando la stessa università nella stessa città, eravamo solite incontrarci molto più spesso. E il fatto di aver attraversato insieme il periodo più triste e doloroso delle rispettive vite, diversi anni fa, ha creato un legame di quelli che non si spezzano più.

Ora, essendo lei sia un'amica che un genio, tendo a tenere in grande considerazione le sue idee e opinioni. Oggi me ne è tornata in mente una in particolare. Questa sua teoria dice che, nelle situazioni di crisi o emergenza, è meno strano di quanto sembri che la gente tiri fuori il meglio di sé e il massimo delle forze, proprio perché le crisi, i momenti particolari, le situazioni complicate inducono le persone a recuperare nuove energie e nuove capacità. Insomma, come dire che "quando il gioco si fa duro i duri incominciano a giocare" è un detto abbastanza insignificante, perché quando il gioco si fa duro, tutti (o quasi tutti) tendono a diventare dei duri.
Dove veramente puoi valutare il valore di una persona, continuava l'amica genio, è quindi nelle circostanze normali, nella vita quotidiana, nelle situazioni comuni. Inutile ammirare qualcuno per la sua prontezza e validità nei momenti critici, quando poi nella vita di tutti i giorni la stessa persona è pigra, o meschina, o arrendevole, eccetera.

Non so se essere del tutto d'accordo o no, anzi direi di no, sostanzialmente perché è difficile procedere per generalizzazioni in un ambito così vasto (non che l'amica genio non lo sappia, visto che - l'ho già detto? - è un genio). Però, ultimamente mi trovo a riflettere con difficoltà su questo suo principio, perché noto che ultimamente il concetto di "normale vita quotidiana" quasi non esiste più. La mia giornata media consiste di almeno due o tre emergenze da arginare, altrimenti dette "casini da risolvere", e un numero imprecisato ma abbondante di cose che vanno assolutamente fatte altrimenti ci sono conseguenze (scadenze, consegne, revisioni, ecc), non importa se nel frattempo uno ha un po' di influenza, o deve pensare anche alla vita privata, o più semplicemente è stanco morto.

Insomma... i duri giocano in continuazione perché ormai il gioco è sempre duro?!?

Non pretendo che questo post abbia un senso, mi rendo conto di avere le idee confuse, ma avevo voglia di scriverlo lo stesso.

domenica, marzo 16, 2008

Remake and update

Se c'è una cosa che Go Nagai sa fare, è riciclare i suoi successi... ammetto che le versioni "updated" dei suoi robot hanno un certo fascino.
:-)





Voglio rinascere gatto (domestico e viziato)

Chiunque abbia inventato l'amaca da termosifone per i gatti ha tutta la mia gratitudine perchè, mentre la micia più piccola e agile continua a sdraiarsi sul monitor del mio PC quando vuole stare al calduccio, ora anche la bestiona-idrovora-panzer ha il suo rifugio ideale.
Felicità è anche lo sguardo di un micio che si sente in completa sintonia con l'universo infinito.

giovedì, marzo 06, 2008

Allora dillo che cerchi rogne

Tantissimo tempo fa:
"Voi mi ignorate! Voi non parlate di me! Voi non mi recensite! Voi ordite una congiura del silenzio!"

Tanto tempo fa:
"Voi avete parlato male di me! Voi avete pubblicato una recensione cattiva sul mio lavoro! Voi mi avete criticato duramente!"

Un po' di tempo fa:
"Voi avete parlato bene di me nel modo sbagliato! Voi avete pubblicato una recensione buona sul mio lavoro ma in un modo che non condivido! Voi mi avete criticato positivamente ma mettendo in luce le cose sbagliate!"

Poi ci credo che mi vengono le emicranie...

mercoledì, marzo 05, 2008

So long, Gary


Non mi sentivo partecipe di un lutto "pubblico" da quando, nel settembre 1999, venne a mancare Marion Zimmer Bradley, che sarà anche stata una scrittrice di romanzetti in serie, ma in quei romanzetti aveva infilato un sacco di cose che mi piacevano e che mi avevano condotta a fare tante cose divertenti e a conoscere tante persone.
E adesso se ne va Gary Gygax. Sniff... in fondo... molto molto in fondo... devo un po' anche a lui se oggi sono felicemente sposata con il Ghigo più ghigoso delle terre emerse.

sabato, marzo 01, 2008

L'uovo di Colombo

Io a chi ha inventato 'sto coso gli darei il Nobel.

Ma ci voleva tanto a studiare una roba che ti protegga dall'acqua epperò ti lasci le mani libere?
Per una come me che a malapena sopporta di avere tra i piedi la borsa da lavoro, sarebbe una benedizione. Anche se resta pur sempre qualcosa che ti tocca portarti dietro... hmmm...

Va a finire che anche stavolta non cedo, e continuo a comprare giubbotti col cappuccio.
:-)

sabato, febbraio 23, 2008

Ci vado?


La tentazione di andare a questo summit è forte, ma ho pochi elementi per capire se vale davvero la pena, se mi fornirà qualcosa di veramente utile, quale sarà la percentuale di chiacchiere poco concrete. Mah. Però non mi dispiacerebbe per niente...

Aggiunta della domenica mattina: non mi dispiacerebbe per niente andare pure a questo qui. Meno male che è più vicino e non mi serve un mutuo!

Aggiunta del lunedì sera: CI VADO! A tutti e due, autorizzata e sponsorizzata dal capo. ^___^

Aggiunta del giovedì notte: vado pure a questo qui! E anche a quest'altro qua (per giunta come ospite e membro di una giuria)! Insomma una primavera di trasferte, speriamo positive.

Aggiunta del venerdì notte: porcozzìmbolo... se vado qui, non riesco ad andare qua. Uffa.
A meno di non fare un giro unico in più tappe: il 28 un salto a Milano, poi la sera stessa andare da lì a Roma, e il 30 tornare a casa. Quasi quasi...
Nel frattempo ho visto che l'esosa quota d'iscrizione del IFFS non si degna di comprendere il pernottamento. Questi sono pazzi! Vedrò come fare... ma su quella trasferta lì inizia ad esserci un po' di ipoteca. Snort.

Orizzonti economici

Stabilito che faccio un lavoro che solitamente mi dà qualcosa da mangiare (se non di più) tutti i mesi, ma è per sua natura precario (e mi sta bene così e il miraggio del posto fisso non mi interessa e il cartellino non lo voglio timbrare e tutto il resto del comizio che ormai conoscete a memoria)...
Stabilito che viviamo in un tempo di cambiamenti enormi, tecnologie che galoppano e tutto il resto di un repertorio anch'esso ormai ben noto...
Stabilito che i problemi strutturali dell'Italia e la mediocrità della nostra classe politica impediscono a questo paese di raggiungere risultati economici degni di nota, tanto più se la congiuntura mondiale è sfavorevole anzi disastrosa...

...ne consegue che inizia ad essere davvero ottuso, da parte mia, il continuare a navigare a vista fra gli strumenti economici e finanziari a disposizione dei piccoli risparmiatori senza aggiornarmi con un minimo di costanza e senza cercare di capirci qualcosa di più. Quindi mi riprometto di dare un'occhiata periodica a un paio di siti utili (Finanza.com e MorningStar.it) e di fare qualche piccolo e prudente esperimento tramite la IW Bank.

Come andrà a finire non lo so, ma almeno potrò dire di non essere rimasta impalata ad aspettare che qualcun altro (partiti, sindacati e altra gentaglia) decida come rendere sempre meno preziosi i miei risparmi.

mercoledì, febbraio 20, 2008

Commossa...

Io sottoscritta "Swan cuore di pietra" dichiaro pubblicamente di essermi molto ma molto commossa alla visione di questo video, che pertanto desidero condividere con gli amici visitatori di questo blog.
E il primo che mi dice "io non l'ho capito", come ha fatto qualcuno a cui avevo mandato il link, sa che rischia una bruttissima fine...

Sosuke & Chidori

Da alcune settimane ho interrotto il lavoro di adattamento su Zatch Bell perché era stata prevista una pausa nella lavorazione della serie. Così, il mio fraterno collega ed io ne abbiamo approfittato per metterci al lavoro su un altro adattamento, una cosa breve ma piacevole: Full Metal Panic - the Second Raid, miniserie di 13 episodi che riprende la precedente Full Metal Panic, quasi "scavalcando" l'intermezzo Full Metal Panic: Fumoffu.
Va bè, per chi non segue l'animazione giapponese sembra un grosso gioco di parole, ma in sostanza è la terza serie dedicata alle avventure di Sosuke Sagara, un soldato speciale che fa da guardia del corpo alla studentessa Chidori Kaname. Una bella altalena di avventura, dramma, commedia e umorismo, insomma mi sto divertendo.
Questa è la sigla di apertura... sì sì, è proprio il mio genere. :-)

martedì, febbraio 19, 2008

The wizard and I

«Pronto?»
«Ciao, capo, sono io.»
«Ah ciao! Allora?»
«Fatto! Finito! Lavoro consegnato, volevo farti partecipe di questo momento di trionfo. Puoi lanciarti in canti di giubilo, se vuoi.»
«Bene, allora puoi rilassarti un po'! Sono proprio contenta!»
«Tu che fai?»
«Ho lavorato tutto il giorno a una relazione, adesso sto andando da un notaio per una firma.»
«Finita, la relazione?»
«Ma va'... dovrò tirare dritto anche tutto domani.»
«Ma qual è, delle due che mi avevi detto?»
«Una nuova, che entro domani va finita.»
«Come, entro domani?! Ma da quand'è che sapevi di doverla fare?»
«Da venerdì.»
«Usti. Eh, non è che ti abbiano dato del gran preavviso... dài, stavolta non è colpa tua, sei innocente!»
«Grazie, vostro onore.»
«Invece le altre due che ti trascini da settimane, quelle sono colpa tua.»
«A rigrazie! Ma che carina che sei oggi, eh?»
«La prossima è quella per la conferenza del weekend, giusto?»
«Ti dirò, quella non mi preoccupa tanto... al limite improvviso, vado a braccio... è quella dopo ancora, che sarà un casino.»
«Ma che scadenza hai per consegnarla?»
«Martedì.»
«Bè... una settimana... anche mettendo in mezzo le altre cose che devi fare, secondo me ne vieni a capo.»
«E devo pure finire il libretto per l'Assessorato!»
«Ancora con 'sto ç@%%0 di libretto?!?»
«Eh sì, è tutto da rileggere e rivedere...»
«Questo entro quando?»
«Sempre martedì.»
«Come, sempre martedì?!?!?»
«Ohi, che ci devo fare... la scadenza è quella...»
«Santa pazienza... senti, io domani pomeriggio ho da fare ma la mattina sono libera... cosa dici, può servirti una letta al file, uno straccio di editing tanto per gradire?»
«Ah, dì... io sarò a casa che scrivo... quasi quasi, se vuoi...»
«Ti do un colpo di telefono domattina e ci mettiamo d'accordo... non potrò mica mollarti in mezzo a 'ste relazioni come niente fosse, che giovedì mi servi lucida alla riunione!»
«Va bene, ci sentiamo domani...»
«Jawhol! A domani, ciao!»
«Ciao!»

Facciamo un po' di bilancio preventivo.
Ci perdo un po' di tempo che potrei impiegare per fare altri lavori, questo sì.
Ci guadagno due o tre risate, sicuramente un tè caldo e, se ingraniamo come si deve, probabilmente un pasto al volo. Il tutto prima di andare a trovare alcuni amici e passare qualche ora in compagnia.
Alla fine, nella vita ci sono cose molto peggiori.

P.S. Il titolo del post è una citazione da Wicked. Non c'entra una cippa, ma mi piaceva.