lunedì, ottobre 15, 2007

Umor nero

Come qualche mio blog-lettore amico sa, ho trascorso un weekend allucinante, passato a seguire dolorose vicissitudini che riguardano una persona a cui tengo molto. Dalle dieci e mezza di sabato mattina, non ho passato un solo momento senza questo chiodo fisso in testa, scandito da eventi sempre più incasinati e più devastanti, ai quali ne seguiranno altri nelle settimane e nei mesi a venire. Non mi riguardano direttamente, ma il fatto che abbiano a che vedere con qualcuno di speciale per me, è sufficiente a ribaltarmi lo stomaco.

Sorvolando sul cosa e come sta accadendo, c'è ovviamente il momento in cui si cercano colpe e responsabilità. E' il genere di momento in cui solitamente cerco di essere obiettiva, di non condannare mai, di non giudicare, di ritrovarmi consapevole che nessuno è un mostro, che Bene e Male convivono in ciascuno di noi, che nelle giuste (o sbagliate) condizioni chiunque è capace di compiere azioni esecrabili (me compresa).

Di solito vado orgogliosa di questa mia capacità di rimanere lucida.

Ma a 'sto giro, scusatemi tanto, non ce la faccio e (qui sta il punto) non ce la VOGLIO fare. Quando un simile carico di dolore e sofferenza si riversa addosso a qualcuno sotto i miei occhi, quando azioni e reazioni sono così evidentemente sbilanciate da una parte invece che da un'altra (e anche con tutta la lucidità del mondo, il susseguirsi degli eventi non fa che confermare questo dato di fatto), allora divento una belva e in questo momento mi sento rabbiosa. Tanto che se incontrassi la persona che mi fa sorgere dentro questo rancore cieco, direi e farei sicuramente delle cose orribili. Già sabato ci sono andata vicino, ma ancora le cose non erano precipitate. Ora, è diverso.

Già, di solito mi chiedo chi sono io per giudicare o condannare. Stavolta non me ne frega un cazzo. Se uno entra in banca per fare una rapina a mano armata, e sotto la minaccia della sua pistola ci sono io, sinceramente me ne frego se magari, sotto sotto, è un poveraccio disperato, uno che ha perso la testa, uno che in realtà non è cattivo. Non avrò il diritto di giudicare, ma ho TUTTO il diritto di selezionare i miei pensieri, che in questo momento non fanno che ripetere "stai facendo del male (tanto, TROPPO male) a qualcuno che amo".

E per sprezzante che sia, come atteggiamento, è così immensamente liberatorio.

sabato, ottobre 13, 2007

Cinquantacinque per cento?!?

Si vede che in questi due giorni sono in vena di polemiche di natura economica.

Qualche giorno fa mi è arrivata la comunicazione che devo fare la revisione della macchina entro fine ottobre. Benissimo, penso io, posso farla verso fine mese, diciamo dal 25 in poi, perché prima sono molto occupata con tre grosse scadenze di lavoro.

E invece cosa scopro? Che mi tocca andarci la settimana prossima, complicando enormemente gli altri impegni che avrei.

Perché? Perché quella cotica di primo ministro che c'abbiamo, ovviamente supportato da quei bei due esperti di economia che si porta dietro (uno più ufficiale e uno più ufficioso), nella finanziaria ha inserito un aumento del CINQUANTACINQUE PER CENTO sui costi di revisione delle auto, e questo aumento scatta il 20 ottobre, e io COL CAVOLO che per quest'anno mi faccio fregare da lui!!!

venerdì, ottobre 12, 2007

Abitudini dure a morire

Succede che mio marito sia andato per lavoro in Slovacchia, a visitare l'azienda di un cliente dell'azienda per cui lavora appunto mio marito. Si tratta di una ditta (quella slovacca, dico) che si occupa della lavorazione industriale di metalli, e quindi hanno dei capannoni con dei macchinari che fanno appunto questa cosa.

Ora, nel capannone più recente, ci sono una ventina di macchine che sono state acquistate con un ingente finanziamento della Comunità Europea... sono quei bestioni di macchinari dove uno inserisce un pezzo di metallo, poi avvia la macchina, e questa lavora il metallo in lungo e in largo finché, ad operazione ultimata, è ora di tirare via il pezzo lavorato e inserire un nuovo pezzo grezzo.

Bene, facciamo due conti.

Venti macchine, ciascuna delle quali ha un tempo di lavorazione di diciassette minuti. Ovvero, dal momento in cui l'operaio avvia il macchinario al momento in cui lo spegne, passano diciassette minuti.

Serve inoltre un minuto o poco più per inserire il pezzo di metallo grezzo, fissarlo coi morsi, ecc ecc, e un altro minuto o poco meno per togliere il pezzo lavorato e appoggiarlo sulla pila dei pezzi lavorati. Diciamo, per comodità di calcolo, che tra mettere e togliere se ne vanno altri tre minuti. Quindi, 20 minuti in tutto per l'intero ciclo di lavorazione di una macchina.

Ne consegue che, in teoria, un solo operario potrebbe gestire tutte e venti le macchine o quasi, avviandole a un minuto di distanza l'una dall'altra. Diciamo pure che, per evitare un ritmo troppo serrato, per aiutare a risolvere eventuali intoppi, per permettergli di andare in bagno, e per dare al primo operaio uno straccio di contatto umano, anche un secondo operaio potrebbe essere addetto allo stesso gruppo di macchine.

Questa la teoria.

La pratica: quanti operai lavorano in quel capannone?

L'indizio: anni fa, la Slovacchia faceva ovviamente parte del blocco sovietico, e certe abitudini sono dure a morire.

La risposta: venti macchine = venti operai.

Ciascuno dei quali lavora UN minuto circa per inserire il metallo grezzo, poi UN altro minuto circa per togliere il pezzo lavorato, e nei restanti DICIASSETTE minuti sta SEDUTO A GUARDARE LA MACCHINA.
O in alternativa a fumarsi una sigaretta, passeggiare per il capannone, chiacchierare coi colleghi.

A parte che c'è ancora gente che si chiede machissàcomemai è crollata l'Unione Sovietica... e certo, con dei simili tassi di produttività, è giusto domandarsi perché non godessero tutti di un benessere praticamente illimitato e non fossero al settimo cielo.

Ma poi... a noi chi lo restituisce l'ingente finanziamento della Comunità Europea che serve a mettere lì 18 operai a grattarsi gli zebedei?!? Minkia! Pure il festival con cui io collaboro riceveva, tempo fa, una sovvenzione (minima, NON ingente) dall'Europa, ma noi dello staff lavoriamo dodici ore al giorno (quando va bene) a ritmi inumani! Questi stanno DICIASSETTE MINUTI a non fare un cazzo, poi DUE O TRE MINUTI a togliere e mettere, e poi di nuovo DICIASSETTE MINUTI a non fare un cazzo, e via così tutto il dannatissimo giorno!!!

Adesso, per me la Slovacchia dovrà anche metterci il suo tempo a guarire dalle abitudini, facciano pure. Ma almeno coi soldi degli altri, potrebbero pure sforzarsi un attimo di più. Io non potrò andare in Slovacchia ad avviare venti macchine una dietro l'altra, ma se questo è il modo in cui vengono usati gli investimenti fatti con le nostre tasse nei paesi in via di sviluppo, allora hai voglia quanto tempo gli serve, prima di sviluppare!

Io nel frattempo mi faccio l'idea che, di 'sto passo, tentare di evadere le tasse diventa impresa nobile ALMENO quanto cercare il Graal. Eccheccavolo.

mercoledì, ottobre 10, 2007

Smaccata self-promotion

Eravamo in argomento già dall'ultimo post... quindi, seppure con lieve imbarazzo, riporto questa newsletter del Centro Fumetto "Andrea Pazienza" di Cremona.

Sabato 20 ottobre, presso la sede del Centro Fumetto "Andrea Pazienza":
UN POMERIGGIO TRA LE NUVOLE

Preambolo: ore 15.45
INAUGURAZIONE ANNO BIBLIOTECARIO CENTRO ANDREA PAZIENZA 2007 -2008
Breve presentazione servizi, orari e attività della più importante biblioteca specializzata del settore
Partecipano i responsabili del CFAPaz e del servizio.

Prima parte: ore 16.00
PAROLE E MATITE
Quattro nuovi libri di critica del fumetto e un'antologia presentati dai rispettivi autori.
Partecipano i critici Luca Boschi, Valentina Semprini, Paolo Interdonato, Juri Meda, e l'autore Stefano Misesti.
- IRRIPETIBILI. Una storia corale del fumetto italiano di Luca Boschi - Coniglio Editore.
- BAM! SOCK! LO SCONTRO A FUMETTI Dramma e spettacolo del conflitto nei comics d'avventura di Valentina Semprini - Tunué Edizioni (trionfatrici, con questo testo, al Premio Franco Fossati 2007).
- SPARI D'INCHIOSTRO. Appunti per un canone del fumetto di Paolo Interdonato - Gruppo Perdisa Editore.
- STELLE E STRIPS La stampa a fumetti italiana tra americanismo e antiamericanismo (1935-1955) di Juri Meda - Edizioni Universitarie Macerata.
- MACISTE (e altre storie) di Stefano Misesti - Edizioni BD - Alta Fedeltà
L'incontro sarà commentato dalle vignette in diretta di Stefano Misesti. Sarà presente anche l'editore Marco Schiavone.

Seconda parte: ore 18.00
VOLTO NASCOSTO
Presentazione della nuova miniserie immatricolata Bonelli
In contemporanea con l'uscita nelle edicole della nuova miniserie della Sergio Bonelli Editore, ambientata nell'Africa coloniale di fine Ottocento, gli autori Gianfranco Manfredi e Giovanni Freghieri raccontano il progetto del fumetto e i retroscena della creazione del personaggio.

L'iniziativa si tiene presso la nuova sede del Centro Fumetto "Andrea Pazienza" a Cremona in Piazza Giovanni XXIII, 1 (conosciuta anche come Piazza Vecchio Ospedale).
L'indirizzo completo è:Centro Fumetto "Andrea Pazienza" Piazza Giovanni XXIII, 1 - 26100 Cremona
(tel. e fax 0372/22207; email centrofumetto.apaz@e-cremona.it; Web: http://www.cfapaz.org)
Per ricevere la newsletter gratuita del Centro, inviare una mail a: cfapaz_members-subscribe@yahoogroups.com

martedì, ottobre 09, 2007

...e tre!

Terza, lusinghierissima recensione del mio libro. Mi fa un po' effetto che sia stata pubblicata proprio sulla rivista specializzata per cui lavoro (Fumo di China), ma il recensore l'ha scritta di sua completa iniziativa e l'ha inserita, com'è suo diritto, nella rubrica che cura mensilmente. Nessuna spinta da parte mia (anzi rigoroso silenzio tombale, come sempre), nessun favoritismo da parte sua (Giulio Cesare Cuccolini è un fior di critico e giornalista, dotato di integerrima coscienza professionale). E per giunta il numero di FdC su cui è stata pubblicata è proprio quello nel quale non ho nemmeno lontanamente messo le mani, perché è stato redatto da altre persone mentre io ero in vacanza in USA e Canada. E quindi sono più che contenta.

domenica, ottobre 07, 2007

Distribuzione musicale alternativa

Ricevo da una cara amica e istantaneamente divulgo:

Come i più appassionati sapranno già, è uscita ieri la notizia che i Radiohead stanno per far uscire il loro nuovo album.
La notizia non è tanto questa (che si sapeva già qualche mese fa), ma il fatto della modalità di uscita.
Il 10 ottobre sul sito www.inrainbows.com sarà disponibile in download il nuovo album, e il prezzo lo decideremo noi acquirenti!!!
Tanto per dare credito a questa notizia (che, ripeto, molti già sapranno) andate a dare un'occhiata in questo link: http://www.rockstar.it/news.asp?ID=4506
Comunque non voglio farla troppo lunga, il succo è:
Calcolando che i Radiohead non hanno più contratto discografico (quindi non sono vincolati da nulla), calcolando CHI sono i Radiohead ora, e calcolando il polverone creatosi intorno a questa notizia a sole 24 ore dall'uscita, la prospettiva potrebbe essere che...
se tutti i gruppi importanti cominciassero a fare così, ad utilizzare il mercato della rete in questo modo, che fine farebbero le principali major del mondo???
Continuerebbero a vendere le compilation di singoli dell'estate, ma quanto andrebbero avanti?
Forse è un'utopia, ma forse, se noi che vogliamo l'album lo scaricassimo dando diciamo 10€ tanto per fare un esempio, invece di sfruttare l'occasione gratuita, daremmo un messaggio importante al mercato discografico.
E' chiaro che se lo facciamo solo io e pochi altri cambia poco, è qui che diventa importante dare credito (stavolta) a questa catena di mail.
INOLTRATE A TUTTI QUELLI CHE POTETE!
E MANDIAMO A CAGARE QUESTE MAJOR CHE NON FANNO ALTRO CHE UCCIDERE LA MUSICA "VERA"... OLTRE CHE SVUOTARCI IL PORTAFOGLIO... OLTRE CHE BLOCCARE GLI EMERGENTI... e tanti altri "oltre"!

martedì, ottobre 02, 2007

I love Brad Meltzer

Ci sono autori che riescono ancora a farmi sentire una teenager deficiente che strilla e si dimena al passaggio del suo cantante preferito. Sono quegli autori che senza tirarsela, senza la pretesa di essere dei nuovi Alan Moore e senza la spocchia di rifiutare il fumetto mainstream, sanno mettere insieme storie avvincenti, che ti fanno venire voglia di arrivare fino in fondo alla lettura e ti lasciano un bel senso di contentezza e soddisfazione quando hai finito.

Questo fumetto qui (appena uscito per Planeta De Agostini) non l'ho ancora comprato, ma se Brad Meltzer riesce a imbastire una vicenda che mi appassioni anche solo la metà del suo precedente lavoro con la JLA (ovvero la miniserie Identity Crisis), allora finisce veramente che gli scrivo una lettera d'amore.

lunedì, ottobre 01, 2007

Mai dire giammai

Chiacchierando di politica con un amico.

Lui (esasperato): "Di questo passo, alle prossime elezioni io nemmeno ci vado, a votare. Ormai non è più questione di schieramenti, è proprio che mi hanno rotto, tutti quanti."

Io (in uno slancio di idealismo): "Astensione? Giammai! Il diritto al voto è una cosa sacrosanta che i nostri padri hanno conquistato con sangue e sudore, non importa quanto oggi i politici ci facciano imbestialire, a quel diritto non possiamo e non dobbiamo rinunciare."

Lui (scettico): "Sì sì. Poi quando mandiamo su la destra fanno ministro Calderoli, quando mandiamo su la sinistra fanno ministro Mastella..."

Io:

domenica, settembre 30, 2007

Non sono portata per gli scoop

Nell'attività giornalistica (che porto avanti in un settore editoriale di nicchia, ma sempre attività giornalistica è), ci sono un paio di cose che, mi rendo conto sempre più, non appartengono al mio carattere.

Una sono "le esclusive".
Cioè: capisco che se tu, e solo tu, ottieni una dichiarazione o un'intervista o una notizia esclusiva su qualcosa, sei felice e contento, e i tuoi lettori apprezzano.
Ma da qui a etichettare ogni minima idiozia come "esclusiva", ce ne corre. Leggo spesso, su riviste amatoriali o siti internet, cose tipo "intervista esclusiva a Pinco Pallino!".
Allora: o Pinco Pallino è un autore di fama mondiale, noto per essere un eremita che non concede interviste mai o quasi mai, o chi se ne frega se tu consideri questa intervista "esclusiva". E' esclusiva nel senso che quella intervista gliel'hai fatta tu e la pubblichi tu e non la pubblicano altri, fine della storia. Non può diventare uno slogan da usare per ogni stronzata.

L'altra sono "gli scoop".
Scoop! Ecco chi saranno gli autori al lavoro sulla nuova serie di "Capitan Cozza"!
Scoop! Nel numero di "I segreti di Roccacannuccia" in edicola il mese prossimo, si scopre che Carmencita in realtà è un trans!
Scoop! L'autore Gonzo Bongo annuncia di essere al lavoro su una nuova originalissima serie, ambientata nel Saskatchewan, dove sta per abbattersi un meteorite! Riusciranno gli eroi a salvare la terra?
'nuff said.

Io me stessa medesima, tra l'altro, in questo momento uno scoop per le mani ce l'avrei. Recepito nel modo più casuale del mondo (la figlia di un pezzo da novanta dei fumetti è andata a lavorare in un posto nel quale lavora anche un mio conoscente, e le è scappato di dire "il mio papà sta facendo questo e quest'altro"), sarebbe verificabile - credo - senza troppe difficoltà. Riguarda una cosa importante davvero, e se io ADESSO la sparassi in giro per internet o sulla rivista con cui collaboro, i lettori di mezza Italia tirerebbero su la testa con gli occhi fuori dalle orbite.
Ma non ho la minima intenzione di farlo. Se e quando le persone coinvolte riterranno di parlarne apertamente, sarò lì (come tutti) ad ascoltare, a riferire e a passare parola. Ma mettermi a fare quella che si intrufola e chiama in continuazione e preme per avere, che so... lo "scoop in esclusiva"? No, è proprio fuori dal mio carattere. Si vede che il giornalismo d'assalto non è fatto per me, devo dedicarmi ad altro. Vedremo a cosa.

sabato, settembre 29, 2007

Messaggio per niente subliminale

TAWERNY SIAMO TUTTI CON TE!!!


Ancora mi rode

Frugando in dei vecchi file del mio hard disk, mi sono ritrovata davanti alla fotografia della moto che avevo intenzione di comperare un po' di tempo fa. Kawasaki ZZR 250. L'avevo trovata su ebay, era tenuta benissimo, pochi chilometri, colore giusto, prezzo abbordabile, la fine del mondo, una roba da urlo... ma poi, nonostante io avessi regolarmente vinto l'asta, il venditore ci ha ripensato e non l'ha venduta più. E io che ci avevo sbavato sopra anche l'anima, sono rimasta inferocita molto, molto a lungo.

Poi, okay, ho trovato la mia attuale Suzuki Bandit 400, l'ho comprata, me la sono goduta un sacco, e anzi ora che c'è qualche timido giorno di sole me la godo ancora. Ma ogni volta che rivedo questa foto mi prende un groppo allo stomaco che se incontro quel maledetto venditore, lo investo di proposito!

venerdì, settembre 28, 2007

Beowulf

A vederlo così non sono sicura che mi dica moltissimo, ma una sceneggiatura di Neil Gaiman vorrà pur dire qualcosa...

giovedì, settembre 27, 2007

Finezze che penzolano

Non molto tempo fa, dal salumiere.

Due persone davanti a me: una vecchietta e un tizio sulla cinquantina, che si mette a chiacchierare con la commessa mentre quest'ultima serve la vecchietta. O meglio, è talmente loquace e caciarone da mettere la commessa nella condizione di conversare, quando è palese che avrebbe ben altro di cui occuparsi.

Insomma il classico soggetto a cui piace fare il simpatico e che tutti vorrebbero prendere a martellate nei maroni.

Nota a latere: appeso a un passante dei jeans, il soggetto ha un portachiavi costituito da una striscia di stoffa che gli arriva al ginocchio e che finisce appunto con l'anello metallico a cui sono attaccate le chiavi.

La commessa fa il conto alla vecchietta, poi la vecchietta paga ed esce, poi la commessa si prepara a servire il tizio. Quello si gira, mi guarda e, senza che nessuno gli abbia chiesto niente, dondolando il portachiavi fa alla commessa: "MO' SERVI PURE LA SIGNORINA, CHE LA FACCIO PASSARE AVANTI! SONO UN CAVALIERE, IO, UN GALANTUOMO, INSOMMA C'HO UN COSO CHE PENZOLA!"

La commessa si guarda intorno in cerca di una pala per scavare una buca e seppellircisi, io mi guardo intorno in cerca di una sega a nastro e sfoggio lo sguardo vitreo, con la palpebra a mezz'asta, che comunica concetti altrimenti inesprimibili a parole.

Cosa tocca sopportare per un etto di mortadella.

mercoledì, settembre 26, 2007

Manco fossero degli status symbol

Il dottore a mia sorella: "Hmmm... potrebbero essere diverticoli".

Il commento di mia madre: "Ecco, figurarsi, ormai ce li hanno tutti!"

sabato, settembre 22, 2007

E giù soldi.

Due - minuti - due su un sito di notizie, e uno cosa si trova di fronte?

Primo:
Roma, 22 set. (Apcom) - In arrivo una stangata sulle bollette di luce e gas. In seguito ai rialzi del prezzo del petrolio Nomisma energia prevede un incremento dal primo ottobre dell'1,6% per la bolletta della luce e del 2,3% per quella del gas.

Secondo:
Roma, 22 set. (Apcom) - I destini della Finanziaria e del governo Prodi si intrecciano sempre più saldamente. Se non passa la legge cade il governo e si va alle elezioni. E' la situazione che sta maturando all'interno delle forze politiche di maggioranza. [...] Il ritorno alle urne appare una conseguenza immediata anche a giudizio di Piero Fassino. "Penso - ha detto il segretario dei Ds - che tutti debbano essere consapevoli che un altro Governo non c'è e che, se cade questo governo, si andrà alle elezioni anticipate".

A me, sinceramente basterebbe che cadesse e che si facesse pure male.

In fondo non è impossibile

Forse un po' alla volta ne vengo a capo.
Per MusicalGab: ho ricevuto il tuo commento al post precedente proprio mentre stavo studiando la cosa. Mille grazie, ti sfrutterò alla prima occasione! (adesso vado anche a fare l'iscrizione a iobloggo)
Dovendo scegliere un brano di prova, avevo optato per "The Queen of Hollywood" dei Corrs. Ma non funzionava. Adesso riprovo e ne scelgo un'altra, "Old Town".
Vediamo se va...

Okay, non va manco questa. Cosa sto sbagliando?
Devo "comprare" la canzone dal sito di radioblog per fare in modo che sia "attiva"?
Uhm, no... Più probabilmente è un problema di fonte, cioè del server da cui l'mp3 viene scaricato. Magari è lento, magari è sovraffollato, magari la connessione zoppica...
Va bene: è un problema di file. Ne avevo beccati due sfigati e ho capito che PRIMA uno deve testarli direttamente da radioblogclub, e solo se funzionano bene, inserirli nella propria playlist... e a quel punto li piazza qui dentro.
Infatti questa qui funziona!

Olè, per oggi mi sento soddisfatta. ^__^

giovedì, settembre 20, 2007

Mi serve un blogghista informatico!

Sono capitata (di saltello in saltello) su un blog che non avevo mai visitato, questo qui, e ho visto quelle simpaticissime... uhm... barrettine colorate con un tasto "play", che se lo schiacci parte una canzone che c'ha il titolo scritto nella barretta.
Voglio sapere come si fa!!!
Sì, ho capito che c'è di mezzo un programmino, che uno deve scaricarselo e installarselo e farsi una propria libreria di mp3, ma a mettere la barrettina e a decidere quale canzone dev'essere collegata a quella certa barrettina in quel certo post, COME SI FA?!?!?
L'animale informatico di casa non è intenzionato a studiare il fenomeno, perché ne ha già un sacco e una sporta di cui occuparsi, e se mi guarda con l'occhio vitreo e mi dice "no, ti prego" vuol proprio dire che non ce la fa.
Quindi, se c'è qualche altro animale informatico là fuori, magari blogghista, posso pregarlo di indottrinarmi sulla fenomenologia delle barrette colorate che suonano? Thank you so much...

Creeaaak... sgneeeek...

Stasera ho fatto da autista/bodyguard ('sta cosa mi fa sempre molto ridere) alla Grande Capessa che doveva tenere una specie di conferenza sul tema "adolescenza e comunicazione"... o "sociologia dell'adolescenza"... o come diavolo si chiamava.
Un'oretta e mezza, non di più, per illustrare velocissimamente una panoramica sul concetto di adolescenza (da quando venne introdotto, ovvero negli anni '50, ai giorni nostri) e sulle dinamiche culturali e comunicative che con esso hanno a che fare (linguaggi, appartenenza a gruppi, controculture, subculture, generazione Y e via dicendo).
Anzi: in teoria si parlava di adolescenti, in pratica direi più di "giovani" in generale (qualsiasi cosa "giovani" voglia dire) e di gap generazionali.
Un'oretta e mezza in cui, forse complice un tema tutto sommato di mio interesse, ho sentito una parte del mio cervello rimettersi in modo dopo essere stata spenta molto a lungo. I neuroni hanno prodotto rumori sinistri e scricchiolii inquietanti, per "settarsi" finalmente su coordinate di attenzione, riflessione e stesura di appunti mentali che non ero nemmeno più sicura di ricordarmi.
La buona notizia è che quelle coordinate me le ricordo ancora.
La cattiva è che sono stata preda, per almeno dieci minuti, di un attacco di nostalgia studentesca. Chissà se un giorno ci torno, su quel pensierino della seconda laurea...

martedì, settembre 18, 2007

Streghe verdi

Stamattina, in una breve pausa da lavoro, sono capitata sul blog di un'amica (uellà, Witch of Oz! Come te la passi down under?) e da lì al sito della produzione australiana di Wicked, in programma a Melbourne per il 2008. Mi guardo il trailer, che avevo già visto in qualche altro sito, e mi ritrovo a pensare... ma com'è che finora, di tutte le Elphaba che ho visto dal vivo o in video, la stra-mitica stra-adorata e stra-famosa Idina Menzel è quella che mi piace di meno?
Oh, brava, per carità... e adoro la sua Maureen nel film di Rent... però, una "No Good Deed" in versione Kerry Ellis (la Elphaba della foto qui di fianco) o una "Defying Gravity" in versione Stephanie Block me le godo di più, che ci devo fare...

lunedì, settembre 17, 2007

Art Collection - 9

Voglia di post, questa sera (tanto, dopo una pulizia a fondo come quella a cui la mia dentista mi ha sottoposta oggi, sono troppo rintronata per lavorare). Ero incerta su quale disegno inserire stavolta, ma ho pensato di sfoggiare questo perché ha a che vedere con le mie vacanze estive, di cui narrerò presto qualcosina.
Questo è il disegno che nel maggio 2002, in occasione della chiusura della produzione londinese di Cats, i membri del forum appunto dedicato a Cats sul sito musicals.net (vedi link a destra) hanno fatto stampare su un tot di magliette che si sono poi auto-acquistati. Con i soldi investiti, in sostanza abbiamo avuto le magliette per noi, le abbiamo regalate ai membri del final London cast, e ci è scappata pure una donazione in beneficenza.
Da allora, di cose ne sono successe tante, ed è incredibile come certe reazioni a catena, una volta innescate, non si fermino più. Tanto per citare le prime cose che mi vengono in mente, senza l'interesse per Cats non avrei iniziato a bazzicare il mondo dei musical in generale, avrei viaggiato molto meno di quanto ora cerco di fare, avrei conosciuto molte meno persone, avrei persino portato avanti diversamente (e con meno soddisfazione) certe cose di lavoro.
Tornando al disegno, esso è stato realizzato da Jennifer Starling aka Erikonil, giovane disegnatrice americana che si diletta a realizzare fumetti insieme a sua sorella gemella Renee aka Idiosylph (la quale secondo me ha un ottimo senso del ritmo e padronanza dei dialoghi). Bei tempi quando abitavano a Londra e avevamo potuto incontrarci in più di un'occasione (sono state loro a portarmi per la prima volta a Camden Town, insieme all'indimenticabile Scottish mistress Rio!), ora invece sono tornate negli States già da due o tre anni.
Comunque, siccome questo disegno, seppure nella sua semplicità, rappresentava per me un ricordo importante, ho acquistato da Jen l'originale in bianco e nero, e pure lo schizzo preparatorio... evvoilà il trittico al completo.

Cosa era successo sabato 21 luglio

Un paio di post fa, avevo accennato che sabato 21 luglio mi era successa una cosa molto bella. Sono quasi passati due mesi e ancora non ho spiegato che cos'è, ho continuato a dimenticarmi di provvedere. Allora, la cosa bella è che ho vinto un premio... cioè, il mio libro (quello che per gli amici si intitola "Come e perché i supereroi si menano") ha vinto un premio, che io stessa più di dieci anni fa ho contribuito a fondare e di cui ho curato la segreteria per un sacco di tempo. Ma poi mi sono appunto ritrovata io stessa con un testo di saggistica in mano, e mi faceva piacere partecipare. Così, col dovuto anticipo, mi sono autoeliminata dalla segreteria del suddetto premio, lasciandolo completamente in mani altrui e senza volerne sapere più nulla nemmeno col lanternino. E con mio sommo gaudio, mi sono portata a casa il "trofeo", a pari merito con un altro autore. Qui non sto a dettagliare la cosa più di tanto, perché questo resta pur sempre un blog più personale, che professionale. I dettagli "ufficiali" sono sul sito internet del mio editore: beccateveli qui, con tanto di microintervista alla sottoscritta.
A farmi andare in brodo di giuggiole non è mica il premio in quanto tale, e infatti non è che lo abbia sbandierato ai quattro venti, la vivo come una cosa tutto sommato abbastanza intima (anche se c'è stata la premiazione ufficiale in pubblico, ecc). Però, c'è il fatto che quel libro è dedicato a qualcuno, e aver ricevuto questo riconoscimento è un modo per onorare ulteriormente questo qualcuno. Un modo per dire "tu sei dentro ogni singola riga di questo libro, e sei insieme a me in ogni mio passo". E scusate tanto, ma questo per me non è poco. Anzi, è semplicemente tutto.

domenica, settembre 16, 2007

Beh... io... ecco...

Ci voleva un piccolo e graditissimo shock emotivo per farmi tornare sul blog in questi giorni in cui sono un po' fiacca.
Una certa persona, senza che io lo sapessi fino a qualche secondo fa, mi ha definita "una delle sue due migliori amiche nel mondo intero". Considerando che (A) questa persona mi è molto ma molto ma molto cara, e (B) so benissimo chi è l'altra ragazza a cui fa riferimento e l'immensa quantità di affetto che prova per lei...
...bè, sarò una schifosa ed egocentrica narcisista, ma mi sono commossa.

sabato, settembre 01, 2007

Perla tecnologica

Post sempre più rarefatti, lo so: ma non è tutta colpa mia. Prima ci si è messo il computer a traballare, e poi sono stata via da casa per tre settimane. Rimedierò appena possibile. Intanto però questa volevo segnarmela e condividerla, perché merita.

Nel mezzo di una appassionante discussione con mio marito su alcuni ricordi d'infanzia, sigle di cartoni animati e cose del genere, lui assume un'espressione pensierosa, corruccia lo sguardo - insomma riflette seriamente su qualcosa, non per scherzo - e asserisce:

"Comunque, secondo me il problema più grosso per la costruzione di Goldrake sono le guarnizioni".

Bisogna parlarne col dottor Procton quanto prima!!!

sabato, luglio 28, 2007

Guardando indietro

E così, con la serata di ieri, anche Cartoon Club 2007 è finito.

Bè... finito finito no... martedì restano da smontare le mostre, e poi ci sono vari altri strascichi di cui bisogna prendersi cura... ma il grosso è andato.

Cosa rimane?

Strette di mano, pacche sulle spalle, arrabbiature, risate... il solito repertorio. Soddisfazione completa? Nah, nemmeno per sogno, io sono sempre quella che critica ogni cosa con il senno di poi. Questo poteva essere fatto meglio, quest'altro non è stato ben organizzato a sufficienza, quell'altro ancora avrebbe meritato maggior spazio... ci fosse una volta che mi va bene qualcosa, vero?

Ma alla fine, anche con tutti i distinguo possibili, è stato un anno di lavoro che mi ha dato più di quanto mi abbia tolto. Ci sono cose da cambiare, da migliorare, da rivoluzionare. Ci sono nuove idee da buttare sul piatto, c'è una riorganizzazione radicale che vorrei aiutare ad avviare (se mi verrà concesso). Ci sono fornitori da cambiare, ci sono nuovi collaboratori da tenere stretti. Ci sono belle possibilità di joint-venture con altri enti e persone che mi piacciono molto.

Ma per una sera mi piacerebbe, invece del solito guardare al passato da criticona e guardare al futuro da famelica sognatrice, riuscire a guardare al passato con soddisfazione. In fondo, cosa mi rimane di questo lavoro se non il sapore del tempo trascorso con gli amici e i colleghi a cui voglio più bene?



Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
Five Hundred Twenty-Five Thousand Moments so dear
Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
How Do You Measure - Measure A Year?
In Daylights, In Sunsets, In Midnights, In Cups Of Coffee
In Inches, In Miles, In Laughter, In Strife, In
Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
How Do You Measure A Year In The Life?

How About Love? How About Love? How About Love?
Measure In Love
Seasons of Love
Seasons of Love

Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
Five Hundred Twenty-Five Thousand Journeys To Plan
Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes
How Do You Measure The Life Of A Woman Or A Man

In Truth That She Learned Or In Times That He Cried
In Bridges He Burned Or The Way That She Died

It's Time Now To Sing Out Though The Story Never Ends
Let's Celebrate Remember A Year In The Life Of Friends

Remember the Love / Oh you got to you got to remember the love
Remember the Love / You know that love is a gift from up above
Remember the Love / Share love, give love, spread love
Measure In Love / Measure, measure your life in love

Seasons Of Love
Seasons Of Love / Measure your life, measure your life in love

mercoledì, luglio 25, 2007

Veloce comunicazione di servizio

Più di un mese senza nuovi post... un bruttissimo record negativo!

In realtà anche questo post serve solo a segnalare che sono viva ma sono ancora assorbita dal lavoro e non posso fare diversamente, nonostante sia l'umore che la salute inizino a risentirne. Io non ho quasi mai somatizzato nulla, ma ultimamente non sto bene per niente e la cosa NON mi piace. Mi rimetterò, spero.

Spero anche quantomeno di inserire presto un post su una cosa bellissima che mi è successa sabato scorso (gli amici/colleghi "fumettosi" sanno già di cosa si tratta). Insomma sono qui, sono a pezzi, sono preda di attacchi d'ansia e quant'altro, ma non mollo. 'spettate solo qualche settimana e torno meglio di prima.
:-)

sabato, giugno 23, 2007

Due lezioncine e qualche pensierino

Adesso vado dietro la lavagna e scrivo cento volte: "Smetterò di fare le cose più grosse di quello che sono, smetterò di fare le cose più grosse di quello che sono, smetterò di fare le cose più grosse di quello che sono..."

Cioè: almeno, tenterò.

Ieri ho rovesciato addosso un sacco di tensioni e preoccupazioni alla povera Tawerny la quale ha ascoltato pazientemente, offerto qualche parere, dato il tipo di conforto che lei sa dare (è che è molto). A fine serata, sempre la Tawerny guarda me e Purplecri e commenta energicamente: "oh, dai ragazze, ma che sono 'ste facce distrutte che avete?"
Purplecri risponde (più o meno): "E' perché noi siamo gente che lavora!"
E la Tawerny, provocando: "Perché io invece che faccio? Mi gratto?!?"

In effetti. E' vero che in questi giorni dormo poco e lavoro tanto. E' anche vero che il suddetto lavoro è pesante anche e soprattutto da un punto di vista emotivo, perché il mio rapporto con la Grande Capessa è molto stretto anche dal lato personale (lei è una specie di amica e sorella e a volte anche madre, tutto insieme). Ma lasciarmi piallare in questo modo, dovrei cercare di evitarlo. Forza! Ce la posso fare. Respirare a fondo, ricordare che è la vita che ho scelto, pensare che non devo timbrare cartellini, riflettere sulle grandi botte di culo che ho avuto. E' il mio lavoro, lo so che in questo periodo dell'anno va così, lo so che con la Capessa a volte è difficile, ma è la mia vita e mi sta bene così. Avanti!

La seconda lezioncina arriva proprio dalla Grande Capessa. Ho trascorso giorni a preoccuparmi e a perdere il sonno per un certo aspetto lavorativo che secondo me lei aveva trascurato, che ci avrebbe portato problemi, che poteva risolversi in un disastro. Ci avrei scommesso, che oggi sarebbe scoppiato questo casus belli e sarebbe successo il finimondo. E dentro di me non riuscivo a non essere da un lato arrabbiata con lei (perché, per sua stessa ammissione, aveva appunto trascurato la cosa quando era il momento di pensarci), e da un lato preoccupatissima (perché non sapevo come avrebbe potuto cavarsela, alla resa dei conti, né avevo idea di come avrei potuto aiutarla).

E invece?
Nessun casus belli, niente apocalisse. Alla fine, grazie a una veloce correzione in corso d'opera, tutto liscio come l'olio. Tutte le mie previsioni e inquietudini, sbagliate.

Nuova frase da scrivere cento volte dietro la lavagna: "Fidati della Grande Capessa, fidati della Grande Capessa, fidati della Grande Capessa.."

E questa è una lezione che ad anni alterni imparo e poi dimentico. Sarà una casinista, sarà la donna dai mille problemi, sarà la direttrice artistica che salva i file sbagliati nel posto sbagliato e corregge le cose che non deve correggere, sarà la persona che il giorno prima mi gratifica più di ogni altra e il giorno dopo con una parola può spezzarmi il cuore, ma sa il fatto suo, conosce il suo mestiere, alla fine cade sempre in piedi ed è sempre un passo avanti a me e agli altri.
Porcozzimbolo, ci sarà un motivo se comanda lei!

Mi basterebbe che riuscisse a gestire la sua vita privata con la stessa grinta ed energia con cui gestisce il lavoro, e invece si trascura e si tratta male su tanti, troppi aspetti. Chi le vuole bene cerca in ogni modo di "ricondurla sulla retta via", perché questa sua vita convulsa le fa del male, e di converso lo fa anche a noi altri. Nutre per me e per certe altre persone un affetto sconfinato, e mi scopro a pensare che per ciascuno di noi sarebbe pronta a morire.

Ma è pronta a vivere?

martedì, giugno 19, 2007

24 ore non-stop (quasi)

Ieri (domenica) sera mi fa lavorare...
Stamattina mi fa partire la mattinata per una singola riunione...
Poi mi tira fuori un'informazione confidenziale in ritardo di appena un anno...
Oggi pomeriggio mi combina un casotto bestiale con la struttura di un palco...
Stasera mi fa di nuovo lavorare...

Praticamente 24 ore (eccettuati i pasti e qualche ora di sonno) al servizio della Capessa.

Ma confesso: in questi giorni sfibranti in cui tendo un po' a "perdermi", se non ci fosse lei a mettermi in riga sarei ben incasinata.

Quindi va bene così.

sabato, giugno 16, 2007

E venne il Re

Ho trascorso due giornate un po' pesantucce in Val Trebbia (dintorni di Piacenza), dove ha le sue origini il ramo materno della mia famiglia, e dove pertanto si è svolto il funerale di mia nonna, per l'esattezza in un paesottolo sperduto chiamato Scabiazza (un nome un programma), arroccato su un monticelllo.
Sono partita (insieme a mia madre) con l'idea che sarebbero stati due giorni un po' deprimenti, ma che in sostanza, per le ragioni che ho espresso nel post precedente, non mi avrebbero toccata più di tanto.

Un cavolo!

Mi sono ritrovata coi nervi a fior di pelle e tanta, ma tanta irritazione. Io già coi riti ci vado poco d'accordo; con quelli funebri, men che meno. Solitamente, tendo ad assistere tenendomi un pochino da parte, con la massima discrezione, il che secondo me è anche un modo per manifestare rispetto per chi sta soffrendo.
Tendo anche a evitare tante chiacchiere e a manifestare il mio affetto e la mia vicinanza, alle persone più coinvolte, semplicemente con un tocco della mano o un abbraccio.
Cerco anche di scappare da veglie, rosari e quant'altro, un po' perché non ci credo da un punto di vista religioso, un po' perché trovo che spesso si tirino dietro una dose di formalità che, in momenti del genere, andrebbe dimenticata a favore dell'onestà più pura.
Ma, in questo caso, non solo non mi era possibile starmene per conto mio, bensì ho anche dovuto adattarmi ai riti locali che sono un po' più, come dire, incisivi rispetto a quelli a cui sono abituata.

Anzitutto: all'interno della camera ardente, allestita all'ospedale di Bobbio (dove la nonna era stata ricoverata quando si è sentita male), bara scoperchiata fino all'ultimo momento. Cosa per me totalmente inaspettata: vedere all'improvviso 'sta cassa da morto aperta, con il corpo di mia nonna dentro, di quel colore livido/giallastro/opaco, coperto di cerone, non è stata un'esperienza che ripeterei. Dopo la sorpresa iniziale, ci ho messo parecchie ore prima di avere il coraggio di guardarla (e ancora mi chiedo perché l'ho voluto fare).
Poi: obbligo di tenere la camera ardente aperta in continuazione, tranne qualche ora la notte, e guai al mondo se fosse rimasta senza nessuno. Come se la nonna avesse avuto ancora interesse che ci fosse gente intorno alla bara e al suo corpo. Cose che per me non hanno senso, ma mia zia dava evidentemente per scontato che dovessero funzionare così (il che glielo si perdona, per carità, considerate le circostanze: dico solo che a me, 'ste robe fanno salire la pressione).
Rosario serale: anche quello dentro la camera ardente, sempre in presenza di 'sta bara aperta, e poi altre ore di veglia. Il mattino dopo, ancora veglia, poi benedizione e infine trasporto alla chiesa di Scabiazza, per funerale e tumulazione.

Di tutta la parte in camera ardente, io ho sopportato qualche quarto d'ora sparso, preferendo starmene subito fuori, o nel giardinetto dall'altra parte della strada. La brezza della sera, che da quelle parti è sempre molto piacevole, il vociare lontano dei ragazzini che andavano in giro per le strade (proprio come facevamo mia cugina ed io quando avevamo la loro età e passavamo lì le vacanze), il panorama della Val Trebbia con le sue montagne, mi hanno messa in una disposizione d'animo molto più bendisposta alla riflessione e alla meditazione di quanto avrebbe fatto qualsiasi camera ardente.

Ho scovato inaspettate risorse di pazienza anche ricevendo saluti e condoglianze di persone che nemmeno mi conoscono, ma che si sentivano sempre e comunque in dovere di dire qualcosa a tutti i parenti, dando così il segnale di partenza alla sagra della banalità, da "almeno non ha sofferto", a "certo che novantasei anni sono tanti". Ovviamente non è mancata la gara a chi ha i parenti o genitori più anziani e più malati, e non ci si poteva esimere da commenti sul tempo ("fa un bel caldo, eh?") e sul clima ("non esiste più la mezza stagione"). Ennesima dimostrazione del mio teorema secondo cui il mondo ha dimenticato il valore del silenzio e della semplice presenza, dell'esserci, essere lì.

Eppure... eppure, al termine di una giornata durante la quale in ogni istante pensavo di voler andare via da quei luoghi che per tutta la vita ho amato pazzamente, probabilmente gli unici luoghi in cui sento di avere (forse) radici... ecco, improvvisamente la Val Trebbia si è riappropriata di me e del mio affetto.

Appena rientrata in casa dei miei zii, dopo il rosario serale e le successive ore di veglia, passo davanti alla finestra, spalancata per far entrare un po' d'aria fresca, e nel silenzio della notte sento un curioso brusio di sottofondo. Mi avvicino alla finestra, cercando di identificare il misterioso rumore, e improvvisamente eccolo, capisco cos'è.

E' il mormorio del Trebbia che scorre a fondovalle.

Annuso la brezza, con i profumi che si porta dietro. Guardo fuori, i profili delle montagne che si stagliano contro il cielo illuminato da qualche stella, i boschi che coprono i fianchi dei monti, il vecchio ponte di pietre con le sue arcate e le sue gobbe, e sotto di esso lui, il grande fiume, l'incontrastato Re della vallata.

E finalmente, per quei meravigliosi istanti in cui mi balza il cuore in gola e un paio di lacrime cercano di farsi strada (a fatica, beninteso - ho pur sempre un personaggio da mantenere), mi sento di nuovo a casa.

mercoledì, giugno 13, 2007

Spaventoso sollievo

Oggi è morta la mia nonna materna, in modo abbastanza inaspettato: da anni in stato di quasi totale incoscienza, e bisognosa di essere accudita in tutto e per tutto, nell'arco di un paio di giorni ha "deciso" che era tempo di andare. Domattina porto mia madre a Piacenza, dove mia nonna viveva, e torneremo giovedì sera, dopo il funerale.
In effetti, non mi sento addolorata. O meglio: mi sento molto dispiaciuta per mia madre, che senz'altro è enormemente addolorata. Ma la scomparsa della nonna in quanto tale, semmai suscita in me un innegabile quanto spaventoso senso di sollievo.
Sollievo perché, con la sua dipartita, le persone che la accudivano (a semestri alterni, mia madre e mia zia) sono ora "libere", e di conseguenza lo sono anche le altre persone che in parte venivano condizionate dalla situazione (io, mia sorella, mio padre, mio zio, mia cugina...).
Spaventoso perché si porta dietro dei margini di egocentrismo piuttosto inquietanti.
E la finisco qui, perché al momento non mi viene nemmeno da trarre nessuna conclusione né sparare qualche massima di quelle belle ciniche che mi piacciono tanto. Mi resta solo questo fastidioso senso di disagio interiore (ed è un bel po' egocentrico anche lui, porcomondo se lo è).

giovedì, giugno 07, 2007

Trascendo...?

Oggi, pranzo del giovedì con Monica, mia migliore amica di una vita. Fra le varie chiacchiere, le accenno anche di alcuni provvedimenti che sto per prendere riguardo a un paio di inestetismi che mi porto appresso da un po'.

Lei: "Non avrei mai detto... io nemmeno li noto, su di te. Queste cose, tu le trascendi."

Non "Sei una burina tamarra a cui dell'estetica non è mai fregato niente..."
Non "Alla buon'ora hai pensato di prenderti cura di te..."

Tutte cose che lei sarebbe autorizzata a dirmi, peraltro.

Bensì: "Queste cose, tu le trascendi".

E' o non è la mia migliore amica? ^___^

Quando si accende la lampadina

Per la serie "piccole soddisfazioni".

Stavo rimuginando, devo dire senza nemmeno troppo impegno, su come organizzare una mostra. In sintesi, la situazione è che ho a disposizione una sala molto ma molto grande, ed è difficile trovare materiale a sufficienza per riempirla. Ovviamente presupponendo di organizzare, suddividere ed esporre il suddetto materiale in modo creativo e interessante, perché a raccogliere roba e buttarla lì, è bravo qualsiasi cretino.

Dovevo partire da un certo numero di sezioni, ideate dal mio arcinoto collega Caos Incarnato, ma necessitavo di integrarle, di ampliarle, insomma di fare qualcosa di più.

E d'improvviso... TAK! La luce si accende. Sono i momenti del mio lavoro che amo di più. Quando arriva l'idea giusta, quando un insieme di esigenze, necessità e ipotesi si amalgamano e trovano un'armonia inedita, che prima non avevano ma ora possono avere. La scintilla all'inizio è vaga, poi si concretizza e si frantuma in una serie di dettagli, nuove ipotesi, accorgimenti tecnici... niente che meriti un Nobel, per carità, ma esattamente quella cosa che mi serviva. Mi butto a pesce sulla tastiera del PC ed elaboro il tutto in mezza paginetta, da sottoporre a Caos Incarnato.

Ma lo so che può funzionare, che viene fuori una cosa ben fatta, che offre un servizio in più al visitatore. Sì sì, funziona. FUNZIONA.

martedì, giugno 05, 2007

Adesso basta.

Oggi potrebbe facilmente venirmi voglia di insultare / picchiare / maledire qualcuno.

Per l'ennesima e ultima volta in circa quattro mesi, mi sono state cambiate le carte in tavola su un lavoro che avevo in ballo e a cui tenevo molto. Questa non solo è la volta definitiva, ma è anche quella che mi leva questo lavoro dalle mani NON per darlo a qualcun altro, ma semplicemente per nullificarlo, dato che l'evento in questione non si terrà più.

"Perché vedi, il manager tal dei tali mette i bastoni fra le ruote, e poi ci sono conflitti tra gli sponsor e le categorie merceologiche, e allora io non me la sento di affrontare il progetto in via definitiva, e allora non se ne fa più niente e mi dispiace tantissimo e grazie lo stesso".

Umanamente, per carità, lo so che è dispiaciuto.

Professionalmente, però, ciò non toglie che sia stata una solenne inculata. Altrimenti detta: "non me la sento di sopportare il rischio imprenditoriale che questa attività comporterebbe, quindi il rischio imprenditoriale diventa tutto tuo, che lavoravi da quattro mesi a questa cosa. Io non ci rimetto denaro, tu ci rimetti (solo) tempo e frustrazione".

Almeno fosse stata una sola e definitiva volta. Uno dice: sembrava che potessimo fare questa cosa, invece così non è stato, mi dispiace, sarà per un'altra volta. E basta. Invece, cambi di carte in tavola ce n'erano stati già: si fa, non si fa, si potrebbe fare ma non è detto, tu continua pure perché vedrai che si fa, però forse sorge un problema, sì è confermata, no non è confermata, sì adesso lo è...

Dovevo capirlo. Dovevo capirlo e basta, che non c'era da contarci. Se dopodomani qualcuno se ne esce a dirmi (di nuovo!) che le cose stanno cambiando e c'è ancora speranza e tutto sommato si potrebbe tentare di aggirare l'ostacolo, e cazzi e mazzi vari, stavolta giuro che rispondo di no. E il prossimo che mi si para davanti lasciando intendere che ha per le mani una bella opportunità legata a un personaggio famoso, lo prendo a calci nelle palle prima che possa dire bao.

mercoledì, maggio 30, 2007

Lessico familiare: Mùk mùk?

Natalia Ginzburg lo sapeva bene.
Chiunque di noi ha nel suo bagaglio linguistico una serie di parole, suoni, modi di dire che derivano da esperienze personali, familiari, intime e chissà che altro.

E le loro origini non sono nemmeno raccontabili.
Bè: tecnicamente sì. Ma raccontarli non trasmette quel sapore di memoria e nostalgia, o comicità, o umorismo, o qualunque cosa sia, che sentiamo sulla lingua quando li pronunciamo.

Quindi non ci proverò nemmeno. A raccontare la genesi del mio lessico familiare.
Ma qualche perla esemplificativa ogni tanto, perché no?

Si inizia con una frase di cortesia. Nel vocabolario swanico, "Mùk mùk?" (detto da persona che sta sgranocchiando o bevendo qualcosa) significa: "Ne vuoi un po'?"

Adesso potete incamerarlo e farne sfoggio con la sottoscritta al momento opportuno, mandandola in brodo di giuggiole perché vuol dire che avete letto il suo blog.

lunedì, maggio 21, 2007

Il porcospino nella nebbia

Normalmente non sono una fan del cinema d'animazione "d'autore". Nemmeno del fumetto "d'autore", se è per quello. Di solito amo un certo tipo di connubio tra autorialità e mainstream, quella specie di magica fusione che ha generato opere come Ken Parker o Allegro non troppo.
Eppure i cortometraggi di Yuri Norstein mi toccano dentro. Razionalmente faccio quasi fatica a seguirli... il ritmo è lento, lo stile non è chiaro né immediato. Ma ci sono piccoli dettagli che non trovo altrove.
Il porcospino nella nebbia è uno dei miei preferiti. C'è tanto stupore e tanta confusione negli occhi di questo piccolo porcospino che si perde, tanta tenerezza nel suo desiderio di contare le stelle insieme al suo amico orsetto, tanta maestà nell'immagine del cavallo bianco che gli appare.
Magari è solo che siamo tutti dei piccoli porcospini, desiderosi di fare le piccole cose che ci piacciono, sempre a rischio di perderci nella nebbia, sempre custodi in cuor nostro della speranza che un maestoso cavallo bianco ci protegga quando ci perdiamo.

sabato, maggio 19, 2007

Passaggio di proprietà

Sono un po' tanti... cioè un po' troppi... gli autori (di fumetti o altro) che si sparlano addosso magnificando certi loro lavori e lamentandosi che il pubblico e/o la critica, a seconda dei casi, non se li sono filati abbastanza.

Così facendo, trascurano un piccino piccino sebbene cruciale dettaglino.
E cioè che, una volta che hai scritto/disegnato una cosa, una volta che l'hai pubblicata o comunque diffusa (via carta stampata, web, fotocopie...), quella cosa non è più tua. MAI PIU'. Ormai è passata di proprietà. Adesso appartiene al pubblico e SOLO a lui.

Tu potevi aver voluto dire centinaia di cose con quell'opera, potevi averci messo dentro le tue budella cucinate con mille spezie... ma se il pubblico quei sapori non li ha sentiti, è perché evidentemente li hai amalgamati male, oppure lo hai fatto benissimo ma con un gusto e con dei criteri che hanno eccessivamente precorso i tempi, e quindi magari sei pure un genio ma non puoi farne un caso di stato se il pubblico non se ne è accorto.

"Considero questa mia graphic novel uno dei miei lavori meglio riusciti, ma la gente non l'ha apprezzata".
"In questo albo ho messo tutto me stesso, eppure non ha avuto l'accoglienza che avrebbe meritato".
"Questo ciclo di episodi rappresentava una rivoluzione nel panorama narrativo preesistente, ma nessuno l'ha voluto capire".

E certo, bravi. Tutti pirla tranne voi.

Per carità, la reazione istintiva un po' la capisco. Magari passo due giorni a stendere un articolo che mi pare tanto interessante e ben scritto, e nessuno se lo fila. La volta dopo scrivo un coacervo di cazzate in un'oretta scarsa, perchè devo tappare di corsa una pagina buca, e dopo un po' qualcuno mi viene a dire che magari gli articoli mi venissero tutti così.

E per carità numero due, nessuno più di me sostiene la tesi che l'80% della gente è composta da una massa di pecoroni ignoranti che non capiscono una cippa.
Ma io almeno ho l'onestà di dire che quell'80% non è un valore assoluto, e non è formato sempre dalla stessa fauna (anche se uno zoccolo duro giurerei che ci sia). Tutti noi andiamo a farne parte di volta in volta, perché possiamo essere competenti e preparati su certe cose, ma del tutto pirla su altre.

Insomma il genio incompreso mi ha stufato. Magari se quella graphic novel non ha venduto sfracelli di copie, è perchè non era 'sto granché. Magari se la tal rivista non ti ha recensito o considerato, è perché ha avuto pietà, e ha voluto farti un favore a non stroncarti. Magari se il tal lavoro non è conteso a colpi d'arma bianca da tutti gli editori nel raggio di mille chilometri quadrati, è perché non sei un nuovo Hemingway.

E poi, scusate: ma è un concetto così complicato da doverlo spiegare?!?

Qualcosa ha fatto click

Diego Cajelli è uno sceneggiatore di fumetti bravo, una persona simpatica, un commentatore sagace. Ha un blog, intitolato Diegozilla, che non leggevo da un po' di tempo. Ora vedo che ci ha inserito alcuni post taaanto, taaanto caruuuucci su una sua vacanza londinese.

A parte che mi ha suscitato più di un sorriso vedere fotografie di luoghi e personaggi che io sento ormai familiari...
A parte che ci sono brevi commenti e freddure sulla differenza tra Inghilterra e Italia (nonché tra inglesi e italiani) che toccano corde del mio animo molto ben predisposte in tal senso...
A parte le piccole perle di aneddotica del viaggiatore, sempre molto gradite anche perché ogni viaggiatore ha le sue, che non sono di nessun altro, ed è bello che le condivida...

...detto questo, per un istante mi sono sentita follemente innamorata di Diego alle seguenti parole (nel post Conflitto di interessi): "Forse, se sui palchi dei nostri teatri non ci fossero i primi pirla che passano in televisione, la gente riempirebbe i teatri anche qui."

Che magari non è per niente detto sia vero, dal momento che gli spettacoli privi di nomi televisivi, qui in effetti guadagnano molto meno degli altri... e anche a Londra non è che ci sia più il purismo di una volta da questo punto di vista (la degenerazione da starlette c'è anche da loro, meno evidente ma c'è anche da loro, basta guardare come si susseguono i vari cast di Chicago)... e né Londra né l'Inghilterra in fondo sono paradisi terrestri.

Ma sentire qualcosa dentro fare click e combaciare perfettamente con una parte di te, fosse pure solo per un'infinitesimale frazione di secondo, e solo per aver letto due righe su un blog altrui, è sempre una bella sensazione.

Questi sono i link alle quattro puntate del "diario londrese" pubblicate finora. Non ho idea se ce ne siano altre in arrivo, comunque il link al blog di Diego è qui nella colonna di destra, quindi non potete dire di non trovarlo più!

venerdì, maggio 18, 2007

Creatività lessicale

Una intensa discussione di lavoro con Colei Che Può è stata bruscamente interrotta da un mio attacco di riso convulso davanti a questa sua affermazione:

"Scordati di fare come ti pare, perché non è possibile che ogni volta devi metterti in mezzo! Guarda che ti avviso, sai??? Perché la Madonna è morta e tu sei già sull'orlo del buratello!!!!"

Giuro, eh? Testuale.

Scelta? Quale scelta?!?

Bene bene bene: mi trovo in un mezzo casino che DEVO pur risolvere in qualche modo, e i casi sono due. Inizialmente poteva sembrare che ci fosse una gamma di scelte più ampia, ma vedo che tante alternative si scartano praticamente da sole...

Caso A - svicolo agilmente tra le mie responsabilità, mettendo una pezza qui e là alla meno peggio, e lascio che la situazione si risolva un po' alla volta limitando il mio coinvolgimento personale.
Contropartita: qualcuno a cui voglio immensamente bene avrà di che rimetterci (professionalmente e psicologicamente).
Caso B - prendo bene di petto la cosa, lasciandomene coinvolgere fino in fondo e trovando così una soluzione più rapida e con meno strascichi.
Contropartita: il qualcuno di cui sopra si opporrà con tutte le sue forze e me ne dirà quante a un cane.

Ora, diciamolo chiaramente e ammettiamolo fino in fondo: ma veramente c'è una scelta fra i due casi?!?
E infatti il problema non è mica scegliere. È percorrere l'unica via possibile senza che mezzo mondo debba cercare di impedirmelo, porcozzimbolo!!!!!!

giovedì, maggio 17, 2007

"Aire"... ovvero "aria" in spagnolo.

Ci sono notti semplicemente perfette per respirare profondamente, godersi l'aria umida e fresca dopo un'acquazzone, e correre in moto nel buio, quando le strade sono vuote.

Questa è stata una di quelle notti.

mercoledì, maggio 16, 2007

Sbranare per sport

Da qualche giorno si rincorrono in rete commenti, critiche e attacchi all'arma bianca contro lo staff organizzativo di Torino Comics, colpevole di una sonora débacle scaturita da quella che doveva essere l'arma vincente dell'edizione di quest'anno: la joint-venture con la Fiera Del Libro.

Io lì a Torino non c'ero: questioni varie mi hanno impedito di andarci, e forse, considerato quel che ho sentito, è andata meglio così. Ma tutti i malfunzionamenti e le discriminazioni di questo mondo (discriminazioni, naturalmente, da parte della cultura "ufficiale" nei confronti di quella "bassa e popolare") non giustificano l'operazione di sciacallaggio che alcuni soggetti stanno operando nei confronti dello staff di Torino Comics, staff del quale conosco benissimo da anni il responsabile, Vittorio Pavesio, persona di rara correttezza e competenza. Il quale ha certo commesso degli errori (sostanzialmente riconducibili a un eccesso di fiducia nei confronti dei suoi "nobili" interlocutori), dei quali è giusto e sacrosanto discutere, ma non merita il fango che in troppi gli stanno gettando addosso.

Questa è la sua lettera aperta, dalla quale traspare tanta amarezza per il modo in cui certi "professionisti" si sono comportati. E poi lamentiamoci se l'editoria a fumetti va a ramengo.

venerdì, maggio 04, 2007

48 ore di paura...

E fu così che mancavano 48 ore alla performance teatrale di fine corso. Corso di teatro, intendo. Esperienza durata un paio d'anni (con un saggio al termine di ciascuno), interessante, istruttiva, significativa, ma... finita qui.

Due anni mi sembrano un tempo più che ragionevole per meditare un giudizio, e nonostante le ottime esperienze fatte, purtroppo non ci siamo. Gli insegnanti fanno parte di una compagnia che ama il teatro d'avanguardia e di sperimentazione; peccato che io proprio NON lo ami, questo tipo di teatro. Io sono rimasta a Shakespeare, Goldoni e i musical. Non me ne frega niente di mettere in scena spettacoli il cui fine ultimo è la denuncia sociale, la propaganda culturale, ecc ecc. Mi annoiano, non mi divertono, non mi appassionano, non mi fanno venir voglia di invitare gli amici a vederli. Mi diverto di più a lavorare! E quindi, nonostante mi dispiaccia immensamente abbandonare le mie compagne di corso, che sono persone meravigliose, ho chiuso qui: fra 48 ore.

Che peraltro sono 48 ore terrorizzanti! Va bene che 'sto spettacolo non mi sembri granché (ed è comunque moooolto meglio di quello dell'anno scorso), ma una volta che l'impegno è preso, bisogna dare il massimo e pregare tutti gli Eros del mondo (questa la capiscono appunto le altre della compagnia) che vada bene. C'è sempre una gran paura. Panico panico panico! Insomma: fingers crossed, e che gli Eros ce la mandino buona. Help...

sabato, aprile 28, 2007

Nostalgia della Città Di Smeraldo

Ohi, certo che 'sta donna SA cantare...

4 maggio: aggiunta per chi non sa di cosa si tratta: canzone "No Good Deed", tratta dal musical Wicked, nell'interpretazione di Kerry Ellis.

Di moto e di caschi

Per chi si stesse angosciando ponendosi la fatale domanda "ma allora se l'è comprata, 'sta moto, oppure no?!?", ecco la risposta: SIIIIIIIIIIIII!!!!!!!! ^__^
Ora fra passaggio di proprietà, assicurazione e robe varie, ci vorrà una decina di giorni prima che possa effettivamente piazzarmela sotto il sedere e andarci in giro, ma la soddisfazione già è tanta. L'unico neo di malinconia è l'idea di vendere la moto attuale che, con tutti i suoi difetti di "portabilità", però è una meraviglia... ci sono affezionata... insomma guardate un po' che bella:

Ci fosse qualche amico in ascolto che è interessato, mi faccia un fischio... venderla a qualcuno che si conosce sarebbe meno traumatico!

E visto che siamo al motorbike-showroom, ecco siore e siori anche il casco nuovo, acquistato alla fine dell'estate scorsa approfittando di uno sconto, mai collaudato finora. Quello vecchio ormai non si guardava più, e poi era talmente usurato da aver perso anche parte della sua efficacia. Quindi ecco quello nuovo...
Dicesi Matisse Titanium Modulare. La marca è la Airoh, il modello è OVVIAMENTE integrale, in virtù della mia ventennale campagna contro i caschi aperti, che ripareranno anche il dorso e la cima della zucca, ma se uno cade di faccia o di mento non proteggono un §#%%0. Uno dice, va bè, a cadere di faccia ti fai male ma non ti ammazzi. Sì sì, poi ne riparliamo quando hai la mandibola scardinata, le guance tumefatte e il setto nasale all'altezza dell'attaccatura dei capelli, eh?
Ma quanto sono simpatica stasera. Però ho un'ottima giustificazione: un'altalena di umore, nelle ultime 24 ore, che nemmeno un metereopatico. Cheddevodì? Succede!

mercoledì, aprile 25, 2007

Segni di cedimento

Scadenze, scadenze, scadenze. Una vita fatta di scadenze.
E ovviamente, per inseguirle, a volte si prendono delle cantonate... uffaaaaaaaaa...
Va bè, mettiamola così: la fretta mi ha indotta a non interpellare un collega nella preparazione di un documento, e il collega se l'è presa perché alcune cose contenute nel documento dovevano essere sotto la sua supervisione. Ed io me la sono presa perchè lui se l'è presa, in quanto dal mio punto di vista quel documento andava assolutamente preparato, se non ci avessi pensato io non ci avrebbe pensato nessuno, e non avevo il tempo di rivolgermi a tutte le parti in causa (ne ho selezionata solo una, che evidentemente non era QUEL collega).
Successo niente di catastrofico, per carità, è bastato discuterne un attimo, chiarire le rispettive esigenze e aspettative, seppellire l'ascia di guerra e ripartire. Tranquilli e riappacificati.
Ma il sintomo LO CONOSCO...
Insomma: dopo la crisi della Donna Burocratica, non molti giorni fa, oggi è toccato a me e a Caos Incarnato. E pure la Grande Capessa la vedo che perde colpi...

...staremo mica iniziando a cedere già adesso? E a fine luglio come ci arriviamo?!? °__°

domenica, aprile 22, 2007

Sarà mia

Tempo di vendite e acquisti.
Cioè: vendere la moto vecchia (Honda NSR 125 color giallo-blu-bianco) e acquistarne una nuova (più maneggevole, più comoda, con l'accensione elettrica, col manubrio più alto, col motore meno scorbutico, con la possibilità di andarci in autostrada, con un colore più discreto).
Si parte con le ricerche, ed inizialmente l'obiettivo è una Kawasaki ZZR 250, ma trovarla è un casino. Ce ne sono poche, e fra quelle poche, svariate sono di un insignificante color alluminio che mi fa passare la voglia di comprarla. Poi ne trovo una su ebay (color nero e blu, tenuta benissimo, prezzo abbordabile, una figata), mi ci butto anema e core, ma il venditore cambia idea (maledetto!) e decide che non vuole venderla più.
Allora mi incavolo, e oggi perdo il pomeriggio in giro per concessionari e rivenditori. E mi imbatto in questo gioiellino:
Dicesi Suzuki Bandit 400.
Vecchiotta, per carità... 15 anni sul groppone. Ma in fondo anche la mia attuale Honda di anni ne ha , e li porta benissimo. E poi questa Bandit è tenuta bene, è stata ben collaudata, risistemata, ha percorso 27.000 chilometri che non sono un'esagerazione, e da come si presenta potrebbe farne altri 50.000 come niente.
E poi è nera, un colore che le sta da dio.
Ci salto sopra, tolgo il cavalletto laterale, afferro il manubrio... come stare in poltrona. Sedile comodo, altezza perfetta, tocco terra con l'intera pianta del piede. Una goduria. Certo, l'estetica primi anni Novanta ha i suoi punti deboli: contachilometri e contagiri cromati sono inguardabili. Senza contare il fanale anteriore, rotondo tipo luna piena, e il clacson, anch'esso rotondo, che si lascia vedere senza ritegno proprio sotto il fanale:

Ma a casa indago un po' e scopro che c'è una soluzione... un cupolino con fanale annesso, e dietro il quale si possono nascondere tanto il clacson quanto il contachilometri e il contagiri. Insomma una piccola operazione di lifting che risolverebbe ogni guaio...Insomma è mia. Scanso imprevisti, E' MIA. Yeah...

mercoledì, aprile 11, 2007

La prima crisi di nervi dell'anno...

...non è stata mia! ^__^

Con balzo felino, in realtà abbastanza prevedibile, la Donna Burocratica batte in volata tutti gli altri membri dello staff di Cartoon Club e si lascia andare a un terrorizzante urlo di disperazione, seguito da sprezzante domanda retorica ("MA SIAMO MATTI?!?!?!"), dopo aver letto le istruzioni, arrivate via mail, sulle esigenze di allestimento di una delle mostre che dobbiamo mettere in piedi quest'estate.

Ed è solo l'11 aprile.

Chi sarà il prossimo a crollare...?

lunedì, aprile 09, 2007

E tu da che parte stai?

...ma da quella del Capitano, ovvio.

Ehm... questa la capiscono solo i comics-nerd, ma mi piaceva inserirla lo stesso.

www.civilwar.it

^__^

domenica, aprile 08, 2007

Loreena McKennitt in concert

Due settimane fa sono stata a Bologna per il concerto di Loreena McKennitt, che credo sia stato IL più bel concerto che io abbia mai visto. Assolutamente perfetto per me: a teatro e non in uno stadio né in un palazzetto; musica non mainstream ma nemmeno troppo originale da non capirci niente; una voce potente ma non inutilmente ostentata; un gruppo di musicisti affiatati (tra cui Caroline Lavelle che da sola sarebbe valsa il prezzo del biglietto); una scaletta equilibrata e coinvolgente.
La musica di Loreena McKennitt è ormai da tanti anni per me una presenza costante e discreta; nei miei momenti più felici questa musica c'era, nei momenti più oscuri anche. Dopo averla scoperta (come credo abbia fatto mezzo mondo) con l'album The Mask and Mirror, ho ripescato altri album, poi ho acquistato il doppio CD del suo primo live, allo stesso tempo apprendendo con tristezza del suo lungo ritiro dalle scene, dovuto a un triste evento nella sua vita privata. Ed ora, è stata una vera gioia assistere al suo trionfale ritorno, dopo parecchi anni di assenza.
Qui sotto, tre brani che mi sono cari: The Bonny Swans per ovvi motivi (^_^); The Highwayman perché è il mio genere preferito di canzone (ovvero racconta una storia - e qui caliamo un velo pietoso sul video amatoriale che ho trovato, ma non è che ci fossero tante alternative per sentire la canzone integralmente); e Tango to Evora perché è stato l'ultimo bis del concerto.





giovedì, aprile 05, 2007

Così di colpo

Ed ecco che inaspettatamente, senza preavviso...

Dopo più di un anno che quella certa persona che dico io non stava bene, perdeva peso, non riusciva a mangiare, vomitava quasi ogni giorno, soffriva di ipertensione, appariva debole, a volte faticava a stare in piedi...

Dopo mesi e mesi e mesi di preoccupazione, di tensione, di paura...

Dopo così tanto tempo in cui il mio chiodo fisso era "ti prego rimettiti in sesto, ti prego curati, ti prego fai il possibile per guarire" e la mia attività più frequente era trovare ogni possibile scusa per tenerla d'occhio...

...stasera come niente fosse mi dice "sono un po' ingrassata".

Ho un groppo in gola (di gioia, s'intende) e devo ancora riprendermi.

Ma di certo non ho mai avuto un più bel groppo in gola in vita mia.

giovedì, marzo 29, 2007

Un'altra recensione!

Il mio "parto" Bam! Sock! può vantare un'altra bella recensione: evviva! ^__^
Questa è stata pubblicata sulla rivista Fumetto (edita dall'A.N.A.F.I.) ed è stata scritta da Gianni Brunoro, il decano dei saggisti italiani, quindi per me di particolare valore. Accanto alla recensione del mio libro, c'è la recensione di Le regine del terrore, un testo sulle sorelle Giussani (le creatrici di Diabolik) scritto da Davide Barzi, stimato amico e collega. Cliccare sull'immagine per vederla ingrandita e leggibile.

Art Collection - 8

Visto che ero in argomento dal post precedente... questo è un disegno di Michela Da Sacco, realizzato l'anno scorso durante una manifestazione che avevo contribuito ad organizzare. In quell'occasione, avevamo raccolto alcuni disegni da vendere per beneficenza (incassi devoluti qui), e questo in particolare me l'ero comprato io stessa. Raffigura Desdemona Metus, protagonista della serie L'Insonne, creata da Giuseppe Di Bernardo e pubblicata da Free Books. Bello il personaggio, belle le storie, fenomenali le copertine (ah, ma prima o poi un disegno di Marco Checchetto riuscirò ad averlo!!!), ed intensamente affascinante questa pin-up.

Chiamale "modifiche redazionali"...

Oggi è "scoppiato" in rete un piccolo caso fumettistico che cito perché riguarda un'amica nei cui confronti nutro la massima stima e solidarietà. Si tratta di Michela Da Sacco, una delle componenti del gruppo EdenStudio del quale ho parlato su questo blog qualche mese fa. Michela ha lavorato per un annetto e mezzo su un episodio di Nick Raider che fa parte della miniserie dedicata dalle Edizioni If all'omonimo personaggio. Senonché la lavorazione procede a fasi alterne, tra infinite richieste di modifiche, pressioni di varia natura, momenti morti in cui era impossibile lavorare (se un disegnatore non riceve la sceneggiatura, su che base deve inventarsi le tavole?), pretese di velocizzazione che non possono non andare a scapito della qualità, e una serie di altre cose. Ultima delle quali, l'assegnazione dell'ultimo mazzetto di pagine a un altro disegnatore.
Sembrava finita lì (il che già non era esaltante). Invece ora l'albo esce in edicola e, sorpresa sorpresa... gran parte delle tavole di Michela è stata modificata e reinchiostrata da un altro disegnatore. Alcuni esempi di tavole originali e tavole pubblicate si trovano su questa pagina web.
Adesso io non dico che il lavoro di Michela fosse un capolavoro che non andava minimamente toccato: anzi, in passato ho visto tavole di Michela meglio riuscite di queste. Di sicuro il committente ha il diritto di dare il suo giudizio sul lavoro finito. E se ci sono delle correzioncine da fare, è prassi abbastanza consolidata che le faccia fare a qualche disegnatore in redazione, così ha subito sott'occhio il risultato. Però, (A) qui non si parla di qualche correzione ma di un intervento pesante e continuo, e (B) il risultato delle correzioni non sempre migliora le cose.
Insomma, un'azione eccessiva e scorretta, e soprattutto di cui Michela non è stata MAI neppure avvertita. Ennesimo caso di pressapochismo del fumetto italiano, e poi ci stupiamo se il settore è in crisi nera...!!!

Fresh Air Explosion

Spot Vigorsol esilarante... ^___^

Un ricordo londinese

L'ultima settimana è stata stracolma di cose da fare (sai che novità), ma complessivamente positiva e in grado di rimettermi in moto alcune rotelle che si erano fermate per un po'. Diciamo che al momento sono di buon umore, e quindi avevo pensato di buttare giù due righe sui famosi 15 giorni londinesi di febbraio. Eppure, più ci penso e più mi rendo conto che non ho nulla di poi così originale o interessante da raccontare. Immagino che non sorprenderei nessuno dicendo che i musical che sono andata a vedere mi hanno incantata (per la cronaca, erano Chicago, Cabaret, Blood Brothers, Wicked e Mary Poppins), come pure non sarei granché innovativa dicendo che a Londra mi sento ormai come a casa. Quindi mi limiterò a UN ricordo, di quelli che normalmente tenderei a snobbare, ma che vi devo dire, ogni tanto mi "abbasso" ai sentimentalismi. ;-)
Metropolitana, Circle Line. Seduti davanti a me, un lui e una lei... età complessiva, MENO dei miei anni. Lei, indiana o pakistana: carina, un bel sorriso, molto dolce, vestita con jeans, una maglietta e una giacchina, niente di che. La semplicità fatta persona. Lui, cresta punk alta 15 centimetri, maglietta bianca e giacca di pelle nera con borchie, pantaloni scozzesi (una gamba nera e gialla, l'altra gamba nera e blu) e anfibi d'ordinanza.
Me-ra-vi-glio-si. E innamorati cotti. Si guardavano come se sulla faccia della terra esistessero solo loro. A un certo punto lei si volta a guardare l'elenco delle fermate, ma lui non le toglie gli occhi di dosso un secondo. Era incredibile assistere alla scena di quel ragazzino conciato in quel modo, che presupporrebbe l'essere un "duro", ammirare la sua ragazza come fosse stata un angelo sceso in terra. Una dolcezza e un'adorazione che non ho visto tanto spesso.
Londra è un piccolo paradiso anche per questi spettacoli della durata di una dozzina di fermate, che valgono quanto i musical migliori. Anzi di più.

domenica, marzo 11, 2007

Smaccata autopromozione

Pianin pianino, il mio libro su "come e perché gli eroi dei fumetti si gonfiano di sberle" sta ottenendo qualche segnalazione - breve quanto vogliamo, ma utile a far sapere della sua esistenza. Quindi, pubblici ringraziamenti a quanti stanno aiutando in questo senso (e puntualizzo che lo stanno facendo completamente di loro iniziativa, io non ho nemmeno osato fare richieste in tal senso).

Quindi, Bam! Sock! è stato segnalato su AF News...

...citato sul blog di Daniele Barbieri in data 19 gennaio...

...e sul sito dell'AISS (Associazione Italiana di Studi Semiotici).

Un paio di recensioni, oltre a quella che ho segnalato qualche settimana fa, dovrebbero essere pubblicate nei prossimi mesi su carta. Il libro è inoltre stato messo in vendita in rete da diversi distributori, specializzati e non (Internet Book Shop, NDA, Kelkoo, Gullivertown, Hoepli e altri.
Bè, dai: sono contenta. :-)

venerdì, marzo 09, 2007

Piccolezze nel bene e nel male

Le ultime 48 ore sono state insolitamente irritanti - eccetto quelle utilizzate per dormire e per lavorare con il Tecnouomo e Colei Che Può. Alcune persone da cui attendevo notizie non me ne danno, altre mi danno notizie che non vorrei, altre spariscono dalla faccia della terra lasciandomi questa specie di senso di "abbandono" che razionalmente so non essere giustificato, ma emotivamente riesce a prendermi lo stesso (e permetto così che mi mettano nella condizione di fare lo stesso con altre persone che non c'entrano nulla). E poi mio marito è via tutta la settimana per lavoro. E poi è via anche la Grande Capessa. E poi non mi funziona il Messenger. E poi tre o quattro dei miei corrispondenti abituali sono via anche loro. E poi altri vengono meno ad alcuni impegni che in un certo senso avevamo deciso insieme (cose che forse per loro non contavano allo stesso modo in cui contano per me). E poi il forum di Cats è offline. UFFA. Da tempo non ero così scocciata e facilmente irritabile.
Ma a volte basta una sciocchezza per ritrovare un po' di buonumore. Questo trailer amatoriale (ma amatoriale mica poi tanto!) l'ho trovato per caso girellando su Youtube. Vecchio di due anni, ma assolutamente meraviglioso!

martedì, marzo 06, 2007

Due articoli belli

Fumetti di carta è un sito che parla non solo di fumetti, ma in generale di arte (tutta: letteratura, musica, cinema, ecc) e cultura, con una spruzzata di attualità.
Mi piace citare gli ultimi due aggiornamenti del sito perché ciascuno contiene almeno un articolo che ho apprezzato in modo particolare.
Uno lo ha scritto Alessandro Bottero e riguarda i libri di Gianpaolo Pansa (da Il sangue dei vinti in poi). Narcisisticamente parlando, questo articolo mi piace perché espone un punto di vista che condivido in pieno. Insomma è come se lo avessi scritto io (salvo che Bottero si è documentato meglio e più di me).
L'altro articolo è stato scritto da Orlando Furioso (è il suo vero nome!!!), una persona squisita che mi onoro di annoverare fra i miei amici, anche se lo sento pochissimo e lo vedo ancor meno. L'articolo parla di come, in un episodio di Diabolik, sia stato affrontato il tema dell'omosessualità. E anche qui mi trovo in pieno accordo con Orlando e soprattutto con la sua critica al concetto di "tolleranza". Da anni la penso esattamente come lui al riguardo, e mi fa piacere trovare nelle sue parole un riscontro esatto dei miei pensieri. Prossimamente su questi schermi, il mio spin-off all'articolo di Orlando.

domenica, marzo 04, 2007

So long, Mr Cavandoli

Vengo a sapere solo oggi che due giorni fa, a Milano, si è spento Osvaldo Cavandoli, uno dei più geniali cartoonist che il nostro paese abbia mai potuto vantare. Nell'ambito di Cartoon Club, il festival di fumetti e cartoni animati per cui lavoro, stavamo da tempo pensando all'ipotesi di allestire una mostra su di lui e sul suo mitico personaggio, la Linea. Purtroppo, l'età avanzata di Cavandoli e le sue condizioni di salute sempre più precarie ci hanno impedito di offrirgli questo omaggio finché era ancora in vita. Forse sarà possibile mettere in piedi la mostra uno dei prossimi anni, come tributo post-mortem. Ma non è la stessa cosa.
Io non ho mai conosciuto Cavandoli di persona; ricordo solo di averlo visto un paio di volte quando veniva qui come ospite di Cartoon Club (essendo presidente onorario delle giurie dei concorsi organizzati in seno al festival), ma non siamo mai stati presentati. Eppure, se penso alla genialità che aveva infuso nei suoi lavori e all'importanza che ha avuto negli anni passati per i miei colleghi, mi sembra di aver perso qualcuno di importante.
Buon viaggio, signor Cavandoli. So long!

lunedì, febbraio 26, 2007

Normalità...

Recente titolo del Wall Street Journal: "In Italia i governi tornano a cadere come le foglie: la politica a Roma è tornata alla normalità".
Insomma un grande passo (di gambero) verso la credibilità internazionale...

Vanteria

Questa recensione (cliccare sull'immagine per vederla ingrandita e leggibile) è stata pubblicata sul numero 49 del mensile Scuola Di Fumetto. Inutile dire che mi riempie di orgoglio e che lusinga come non mai il mio già elevato narcisismo. ^___^

domenica, febbraio 25, 2007

Così si fa!

Un paio di giorni fa, riunione di lavoro per pianificare la manifestazione estiva.

Grande Capessa raccomanda alla Donna Burocratica di tenere le fila per tutto quel che concerne affissioni di manifesti, striscioni, totem e affini. La Donna Burocratica prende appunti e poi puntualizza: "Prima di dare tutto per scontato, lasciami il tempo di fare una verifica sui costi, perchè potrebbero essere aumentati parecchio grazie alla nuova finanziaria. Fino all'anno scorso la radio privata per cui lavoro pagava 36 euro all'anno per tenere uno striscione affisso nella strada XY, quest'anno ci hanno comunicato che i 36 euro di tassa rimangono invariati, ma hanno aggiunto un canone di 150 euro all'anno..."

Io alzo gli occhi al cielo e commento: "Li avete già dovuti pagare?"

Lei: "Ma figurati, una radio piccola come la nostra? Abbiamo tolto lo striscione!"

Prenda nota, signora Finanziaria. E' così che si manda avanti l'economia di un paese, no? Ma andassero davvero a casa... *sigh*

martedì, febbraio 20, 2007

Metabolizzazione

Back home. Tornata a casa dopo un breve (brevissimo) periodo di "vacanza-studio-lavoro" a Londra. Ora lo so che amici e conoscenti vorrebbero leggere una sorta di cronaca, sapere di tutto di più, leggere chi ho visto - cosa ho fatto - dove sono stata, ecc. Abbiate pazienza: non ancora. Troppo spiazzante sul momento, troppo scoglionante ora.
Devo ancora metabolizzare (e il fatto di essere stata torturata dal dentista stamattina... come dire, non aiuta).